[imc-abruzzo] dossier

indigesta indigesta a bastardi.net
Dom 5 Ott 2008 11:27:35 PDT


incollo la parte definitiva (leggetela e vedete se anche per voi può
esserlo) dell'Introduzione del dossier.

prima però una cosa.
queste righe qui di seguito l'ho riviste e integrate un pò di
informazioni, che sembrano scontate per noi, ma secondo me sono utili e
farebbero capire il senso d quello che stiamo distribuendo.
per la collocazione nel dossier si potrebbero mettere dove vi pare, non
vanno per forza all'inizio, anche nella prima pagina in basso  o di lato
in un riquadro, bo vedi un pò tu Rè dove ti garba.


      Questa pagina riporta off-line il dossier sul Centro Oli

il dossier elaborato in questa pagina verrà pubblicato in maniera più
completa, grazie alla possibilità di lincare direttamente sugli
approfondimenti, sul sito di *indymedia abruzzo* a questa pagina:
http://abruzzo.indymedia.org/dossiercentrooli
<http://abruzzo.indymedia.org/index.php?obj_id=3339>


      Introduzione

E' ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di
prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi. Il
proggetto rientra in un più ampio disegno governativo che vorrebbe
l'entroterra abruzzese adibito a risorsa da sfruttare per l'estrazione
di petrolio e discarica per i rifiuti industriali. Si è cominciato a
parlare a tal proposito di “petrolizzazione dell'Abruzzo”. L'obiettivo
energia portato avanti dall'ex presidente della Regione Del Turco in
ossequio con le direttive governative che stabiliscono in un documento
che Abruzzo e Basilicata sono regioni adibite * alla produzione di
energia fossile*, dà il via libera  alla costruzione di raffinerie,
pozzi e oleodotti per il 35% del territorio abruzzese coperto da
permessi estrattivi.

L'attuarsi di questa politica ha dato gia i suoi buoni frutti. Basta
volgere lo sguardo alla discarica più grande e pericolosa d'Europa,
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5485> quella di Bussi. Qui
convergono diversi insediamenti che ospitano tonnellate di rifiuti
pericolosi provenienti dai petrolchimici e dalle industrie chimiche di
tutta Italia che hanno provocato l'immissione di grossi quantitativi di
sostanze tossiche nelle acque del principale fiume della regione,
rendendolo un coacervo di veleni, compromettendo l'utilizzo stesso di
quell'acqua. Anche qui la vicenda non manca di risvolti allarmanti.

Silenzio, disinformazione e totale copertura da parte di politici, enti
e media su una *gravissima emergenza ambientale*.

Rimaniamo in provincia di Chieti. Ortona. I dubbi sul progetto di
costruzione degli impianti sono molti. E come non averne difronte alle
tante omissioni nella relazione tecnica dell'Eni, che non ha specificato
il sistema di trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti,
le sostanze che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il
fabbisogno idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l'esistenza o meno di
eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti. Nonostante
questo, la giunta regionale tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva
l'impresa, con una tanto inusuale quanto sospetta velocità.

Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un'inchiesta
sull'intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire
se la contestatissima procedura amministrativa fosse "pulita",
dall'altro cominciano ad essere organizzate una serie di dimostrazioni e
contestazioni al progetto.

Ma il consiglio comunale ortonese emette una richiesta per l'abrogazione
della legge regionale, faticosamente approvata, che andava a bloccare la
costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran
voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della
zona, singoli cittadini e comitati spontanei sorti nel corso dell'ultimo
anno in difesa del proprio territorio.

L' intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il
progetto del centro oli rimarrà congelato fino al nuovo anno, vanno
avanti invece i lavori nei pressi del porto di Ortona per
l'installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate
all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale.

Viene spontaneo a questo punto fare riferimento alla Basilicata dove a
distanza di 15 anni, dall'insediamento dell'ENI per l'estrazione del
petrolio, appaiono a tutte e tutti gli effetti devastanti
di quell'impianto che /non porta ricchezza /
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5498>e non risolve il problema del
lavoro.

I <http://abruzzo.indymedia.org/article/5501>l ricorso al T.A.R. del WWF
<http://icolibri.blogspot.com/2007/12/comunicato-stampa-11-dicembre-2007.html>,
che chiedeva la sospensione dell'iter per la costruzione del Centro Oli
ad Ortona <http://abruzzo.indymedia.org/article/5297>, viene giudicato
"/sbagliato e inammissibile/".

Nelle poche righe della sentenza, il T.A.R. afferma testualmente che
l'interesse energetico è di pari valore (se non superiore) alla salute
pubblica <http://abruzzo.indymedia.org/article/5523>. Che quest'ultima
fosse da sempre ostaggio degli interessi economici e politici è una
verità senza tempo, ma averlo affermato in una sentenza è un ulteriore
conferma del ruolo servile dei tribunali di stato nonché di una sempre
più diffusa visione dell'ambiente e dei territori solo in termini di
profitto.

L'ENI festeggia, e il vero fine della classe politica che ha votato
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5505> per la costruzione del
Centro Oli, è svelato ancora una volta
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5512>.
Anche i sindacati confederali al gran completo [CIGL CISL UIL] fin
dall'inizio si sono schierati
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5514?author_name=CNT&comment_limit=0&condense_comments=false#comment6778>
al fianco di Confindustria ed ENI, sperando di convincere gli abruzzesi
dell'enorme opportunità offerta da questa infrastruttura in termini di
posti di lavoro e ricchezza economica, oltre ad offrire parole *senza
base scientifica <http://abruzzo.indymedia.org/article/5522>* per
rassicurare sulla salute di tutti.
Ciechi e sordi alle richieste dei cittadini
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5480>, gli interessi
<https://docs.indymedia.org/view/Local/Dossier#Protagonisti_e_conflitti_di_inte>
di chi, come loro <http://abruzzo.indymedia.org/article/5447>, continua
strenuamente a difendere l'insediamento petrolifero, col quale sono
compromessi, sono così convenienti da non scoraggiarli nell'arte
giornaliera del nascondere <http://abruzzo.indymedia.org/article/5520> i
pericoli agli abruzzesi.

Nonostante il via libera del T.A.R.un cavillo tiene in scacco la
costruzione del Centro Oli. L'ENI è attualmente proprietaria di 10
ettari di terreno in contrada Feudo, ma al centro del sito scelto per la
raffineria 2 ettari sono ancora in mano di contadini che ne *hanno
rifiutato la vendita*. Soggetti a continue
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5517>*intimidazioni e minacce
<http://abruzzo.indymedia.org/article/5517>*, con delle *macchine
dell'ENI costantemente parcheggiate sotto le loro case con fare
mafioso*, questi contadini resistono, e tengono in scacco i petrolieri.

Negli ultimi giorni è arrivata la notizia positiva che il Consiglio
Regionale ha portato il blocco alle attività petrolifere fino al 31
dicembre 2009 con la modifica della L.R. 10/03/2008 n. 2 per quel che
riguarda gli atti autorizzativi delle industrie insalubri di 1° classe
in materia di ricerca e lavorazione di idrocarburi derivanti da petrolio.

La risposta che l'Eni dà difronte a questa nuova situazione, il 4
ottobre, è un telegramma <http://abruzzo.indymedia.org/article/5545>
inviato ai proprietari dei due appezzamenti di terra, scrive: /"«Se
entro martedì 7 non firmate l’atto di vendita, oltre a restituirci il
doppio della caparra, ci pagherete anche i danni per la mancata
realizzazione del Centro Oli»"/. Una minaccia per nulla velata del
gigante del petrolio contro i due contadini e contro tutto il movimento
contro il Centro Oli.



-- 
" La barricata blocca la strada ma apre il cammino!" 






Maggiori informazioni sulla lista imc-abruzzo