[imc-abruzzo] Oscailt Module Update: edit document 3339 [it] Site:1 performed by vinc3nt

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Mer 24 Set 2008 08:48:57 PDT


Oscailt 3.0 Automatic Notification
Date   : mercoledì settembre 24, 2008 17:48
Action   : edit document 3339 [it]  Site:1 performed by vinc3nt
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Introduzione]]>
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<a href="#introduzione">Introduzione</a> [ripresa dalla feature]

E' ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi.

I dubbi sul progetto sono molti, legati alle tante omissioni nella relazione tecnica dell'Eni, che non ha specificato il sistema di trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti, le sostanze che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico, lo smaltimento dei rifiuti e l'esistenza o meno di eventuali fasi nocive di lavorazione degli oli estratti. Nonostante questo, la giunta regionale tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva l'impresa, con una tanto inusuale quanto sospetta velocità [la richiesta dell'ENI].

Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un'inchiesta sull'intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire se la contestatissima procedura amministrativa fosse "pulita", dall'altro vengono organizzate una serie di dimostrazioni e contestazioni al progetto.

Il tutto è condito da immancabili vicende di ordinari conflitti di interessi: il presidente di Confindustria Abruzzo, Calogero Marrollo, oltre ad essere preoccupato per “il ritardo dello sviluppo socio economico del Territorio” ha molti buoni motivi per sostenere il progetto, così come l'ingegnere ambientale che doveva fare lo studio "imparziale", Il Prof Andreussi, non è solamente il Direttore della Tea Sistemi SpA? (azienda legata alla ENI), ma è anche il padrone di alcune aziende che operano nello stesso settore.

Inoltre il sindaco di Ortona Nicola Fratino [e il suo braccio destro Remo di Martino, soprannominato da molti "io ti sparo in bocca" dopo un'uscita fatta ad una mamma ortonese attiva nel moviemento antipetrolifero], che con la sua giunta ha dato il via libera ai lavori, è guarda caso il titolare della ditta di spedizioni portuali ortonese "Fratino" [è facile immaginare i proventi di questa azienda con decine o centinaia di petroliere in viaggio] oltre che essere fondatore e membro del Consorzio Industriale Abruzzese che si è precostituito per costruire le infrastrutture del Centro Oli.

A condire d'amarezza ulteriore la vicenda, è la richiesta fatta dal consiglio comunale ortonese per l'abrogazione della legge regionale, faticosamente approvata, che aveva deciso di bloccare la costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della zona, signoli cittadini e dei comitati spontanei sorti nel corso dell'ultimo anno, che lottano in difesa del proprio territorio contro il centro oli.

L' intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il progetto del centro oli rimarrà congelato fino al nuovo anno, vanno avanti, invece, i lavori nei pressi del porto di Ortona per l'installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale.

L'obiettivo energia infatti viene ribadito dal presidente della Regione Del Turco, il quale ha dichiarato che in Abruzzo saranno costruiti 3 termovalorizzatori nelle aree interne

La cronologia degli eventi

21 LUGLIO 2006, Note sulla difformità urbanistiche in riscontro alla comunicazione dell'Eni dell'11 luglio 2006 del servizio urbanistica del Comune di Ortona;

24 LUGLIO 2006 domanda dell'Eni di permesso di costruire il centro oli;

10 AGOSTO 2006 richiesta dell'Eni di attivazione della procedura ex art. 5 Dpr 447/1998

24 AGOSTO 2006 parere contrario per difformità con il piano regolatore;

1 SETTEMBRE 2006 parere contrario dell'ufficio tecnico comunale di Ortona;

19 MARZO 2007 convocazione conferenze dei servizi del 20 aprile 2007 da parte del responsabile del procedimento del Comune di Ortona;

3 APRILE 2007 parere dell'Arta;

4 APRILE 2007 Conferenza dei servizi Regione Abruzzo, unica e conclusiva, si decide solo sulle emissioni atmosferiche;

17 APRILE 2007 parere comitato regionale beni ambientali e nullaosta della Direzione regionale Parchi;

18 APRILE 2007 determina dirigenziale di autorizzazione della Direzione dei parchi

19 APRILE 2007 parere dei servizi del Genio civile regionale e parere dell'Assessorato urbanistica provincia di Chieti;

20 APRILE 2007 conferenza dei servizi al Comune di Ortona per la variante urbanistica;

23 APRILE 2007 parere del consorzio ASI Chieti e Pescara;

24 APRILE 2007 relazione tecnica descrittiva del progetto Eni;

26 APRILE 2007 parere del servizio prevenzione Asl sul parere settore viabilità della Provincia di Chieti;

27 APRILE 2007 conferenza dei servizi conclusiva al Comune di Ortona per la variante urbanistica

25 SETTEMBRE 2007 decisione del Consiglio comunale sulla variante al Prg

I rischi per la salute

 * La comunità scientifica contro il Centro Oli:

L’idrogeno solforato si pone come il sotto-prodotto principale dell’opera di idro-desulfurizzazione del petrolio e pu`o essere presente sia sottoforma di componente intrinseca del petrolio naturale, sia come sostanza di risulta durante la sua lavorazione. Alla luce dei proposti progetti di estrazione, lavorazione ed incanalamento del petrolio ad Ortona, `e dunque necessario comprendere in maniera approfondita quali siano le conseguenze dell’H2S sulla nostra salute e sul nostro territorio. La letteratura scientifica e' unanime nel riconoscere la tossicit`a dell’H2S. Una esposizione ad alte dosi pu`o anche provocare la morte istantanea. Poich´e la proposta zona di realizzazione del centro oli Eni di Ortona ´e densamente abitata, l’eventualit´a di fuga di quantit´a considerevoli di H2S dagli impianti di idro-desulfurizzazione presenterebbe rischi notevoli per la popolazione locale. Esiste infatti ampia documentazione di accidentale emissione di H2S da impianti di lavorazione del petrolio, anche in tempi recenti. L’evidenza medico-scientifica mostra inoltre come anche un contatto quotidano con basse dosi di H2S, dell’ordine di grandezza delle normali immissioni nell’atmosfera da un centro di idro-desulfurizzazione, possa essere di alta tossicit`a sia per la salute umana che per quella animale e vegetale.

Nel dossier diffuso dalla professoressa Maria Rita Dorsogna [docente di fisica all'università ???] scaricabile per intero su indymedia abruzzo, si legge:

"L’evidenza scientifica vagliata porta alla conclusione che anche livelli di H2 S al di sotto delle norme stabilite per legge hanno gravissime potenzialit`a nocive per la popolazione. L’ H2 S , classificato ad alte concentrazioni come veleno, a basse dosi pu`o causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe essere collegato ad una maggiore incorrenza di aborti spontanei nelle donne. A volte questi danni sono irreversibili. Da risultati recentissimi emerge anche la sua potenzialit`a, alle basse dosi, di stimolare la comparsa di cancro al colon."

e nelle conclusioni:

_"In questo documento abbiamo riassunto i principali danni all’uomo dovuti all’esposizione all’idrogeno solforato, H2 S . I danni alle alte concentrazione sono noti ed includono la morte immediata. Sebbene alle basse concentrazioni sia pi `u difficile quantificare gli effetti a lungo termine dell’H2 S ed altri fattori adiuvanti potrebbero contribuire all’insorgenza di malattie e disturbi, il fatto che in tutti i centri di idro-desulfurizzazione analizzati la popolazione riporti simili esperienze di problemi respiratori, cardiaci, di apprendimento e neurologici, porta alla conclusione che l‘H2 S , anche alle base dosi sia nocivo alle popolazioni esposte."_

[http://abruzzo.indymedia.org/article/5438]

 * L'Appello dei Medici:

Il dr. Fabio Di Stefano, membro dell'Associazione Medici per l’Ambiente – Abruzzo, si appella al prossimo governatore della Regione per dire no al Centro Oli di Ortona: “Un Centro di estrazione e primo trattamento (comprendente la idrodesulfurizzazione) degli idrocarburi determina - spiega Di Stefano - la produzione di una serie di sostanze dannose per la salute umana ed aventi ormai ben note e classificate caratteristiche tossicologiche e cancerogene (polveri sottili, ossidi di zolfo, ossidi di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, idrogeno solforato). Gli effetti sulla salute da esposizioni acute in seguito ad incidenti o ad emissioni non controllate possono essere drammatici per la vicinanza dell’impianto a centri abitati e a zone popolate per la pratica della vitivinicoltura e per il turismo balneare. La valutazione dei possibili danni alla salute pubblica deve tener conto inoltre non solo della esposizione acuta a queste sostanze tossiche, ma anche e soprattutto dell’esposizione cronica a dosi molto basse che si rivela sempre subdola ed insidiosa, con particolare interessamento dei soggetti più a rischio quali anziani e bambini. L’unica prevenzione di possibili danni alla salute potenzialmente arrecabili dall’esposizione cronica a sostanze tossiche e/o cancerogene è evitare che ci sia l’esposizione, pertanto - conclude Di Stefano - il progetto è incompatibile con il principio di precauzione a difesa del diritto alla salute”.

[http://abruzzo.indymedia.org/article/5297?&condense_comments=false#comment6741]

Protagonisti e conflitti di interesse

 * Calogero Marrollo:

Riccardo Calogero Marrollo è il presidente di Confindustria Abruzzo dal gennaio 2006. Nato a Scerni nel 1934 e residente a Vasto, sposato con 5 figli, Marrollo opera nel settore dell'Industria dell'edilizia e dei prefabbricati da cinquant'anni.Con la sua iniziativa ha costruito una tra le più importanti e solide realtà imprenditoriali abruzzesi, gestita e amministrata interamente dalla sua famiglia. La sua società è nell'elenco del Consorzio CIA, l'insieme di ditte che potrebbero dividersi i quasi 200 milioni di euro messi in ballo dall'ENI per la costruzione del Centro Oli di Contrada Feudo di Ortona.

Le aziende del gruppo: Marrollo Costruzioni srl, Società meridionale inerti srl, Cipriani Artesio srl (costruzioni edili stradali), Sigma 90 srl (operante nel settore ecologia), Ciaf Ambiente srl, Marrollo Services srl, Società 2000 srl (operante nel campo della ricettività e delle attività congressuali), Tecnoasfalti srl.

Il Gruppo Marrollo oggi da occupazione a circa 450 addetti, con un fatturato complessivo di circa 50.000.000 euro.

Tra le opere più significative realizzate dal Gruppo la costruzione di grandi impianti per primarie società italiane quali Agip, Fiat, Enel, Ferrovie dello Stato, Anas, Autostrade, ecc., l'Interporto di Bologna, ipermercati Coop, il megaparcheggio in piazza 8 agosto a Bologna.

All'atto della sua nomina a presidente abruzzese di Confindustria, Marrollo ha tracciato alcune linee che avrebbero caratterizzato il suo mandato, evidenziando l'impegno a rendere Confindustria Abruzzo sempre più incisiva e propositiva sui temi della politica economica e occupazionale della regione, in linea con le indicazioni date a livello nazionale dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.

Marrollo in quasi due anni di presidenza, ha espresso più volte il bisogno di dover implementare il confronto con tutte le espressioni istituzionali, politiche, sociali e culturali regionali, per l'individuazione e la soluzione di tutti quei problemi che impediscono o ritardano lo sviluppo socio economico del Territorio. Ha sempre sottolineato la necessità e l'urgenza di richiamare la Regione al suo ruolo guida e il mondo politico ad una maggiore e reale attenzione alle istanze e alle proposte provenienti dal mondo imprenditoriale e civile, chiedendo che, superando logiche e schematismi di parte, si pervenga alla definizione di una programmazione regionale realmente capace di incidere sull'ampliamento e il rafforzamento della base produttiva, e quindi dei livelli occupazionali, intervenendo su fattori di sviluppo, quali la ricerca e l'innovazione, la capitalizzazione delle piccole e medie imprese, la semplificazione amministrativa, il potenziamento della dotazione infrastrutturale, la valorizzazione delle risorse umane ed ambientali, il riequilibrio territoriale.

[http://abruzzo.indymedia.org/article/4752]

 * Ing. Andreussi

l'ingegnere ambientale che doveva fare lo studio "imparziale", non è solamente il Direttore della Tea Sistemi SpA? [azienda legata alla ENI], ma è anche il padrone di alcune aziende che operano nello stesso settore.

 * Nicola Fratino & Remo di Martino

Il sindaco di Ortona Nicola Fratino [e il suo braccio destro Remo di Martino, soprannominato da molti "io ti sparo in bocca" dopo un'uscita fatta ad una mamma ortonese attiva nel moviemento antipetrolifero], che con la sua giunta ha dato il via libera ai lavori, è guarda caso il titolare della ditta di spedizioni portuali ortonese "Fratino" [è facile immaginare i proventi di questa azienda con decine o centinaia di petroliere in viaggio] oltre che essere fondatore e membro del Consorzio Industriale Abruzzese che si è precostituito per costruire le infrastrutture del Centro Oli.

 * Ottaviano Del Turco

L'ex presidente della Regione Abruzzo tra i fautori della “riqualificazione” della regione in una macchina da soldi da trivellare e riempire di veleni a tutto vantaggio di multinazionali e piccoli impresari locali che cercano di accaparrarsi gli appalti. Ma ultimamente è stato occupato a divincolarsi dalle accuse che lo vedono uno dei protagonisti dello scandalo sulla Malasanità in Abruzzo. Eventi che mostrano ancora una volta quanto siano torpidi e aggrovigliati gli affari di poltrona.

Fatti e misfatti dell'ENI

 * un po di storia e nefandezze sul gigante italiano

Il gigante degli idrocarburi, fin dalla nascita uno dei maggiori potentati italiani, ha sepolto la bandiera dell'antimperialismo energetico usata per farsi strada ed è entrato tra le holding del mondo. Appoggiando qualsiasi governo gli garantisca il mantenimento dell'attuale ordine petrolifero, crea spesso instabilità politica e aumento della povertà nella ricerca di sempre nuove e differenziate fonti di approvvigionamento

L’ENI è la holding italiana che opera nel settore energetico: petrolio e gas naturale. Vi fanno capo decine di società, italiane e estere, partecipate o controllate, attive anche nella petrolchimica e nell’ingegneria e servizi, ma con forti interessi ramificati in ambiti non caratteristici.

Il censimento dettagliato della galassia di consociate richiederebbe una mappatura complicatissima e difficilmente decifrabile. Essa dovrebbe comunque comprendere oltre cento sigle, a cominciare da quella certamente più nota, l’Agip, denominazione con cui ha operato, fino al 1997, una società per azioni cui facevano riferimento più di sessanta altre aziende, operanti in ventitré paesi nelle attività di esplorazione e produzione di petrolio e gas, il cosiddetto upstream.

[tratto da TMcrew: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/eni_agip/index.html]

 * L’ultimo intervento sociale dell’ENI in Nigeria: 269 morti bruciati

Lo scoppio dell’oleodotto del quartiere Abule Egba di Lagos ha provocato 269 vittime, tutti poveri che si sono buttati su una perdita delle tubazioni per recuperare un po’ di petrolio e con esso un po’ di cibo per sfamarsi. Una cortina di silenzio s’è stesa sul fatto, cancellato da televisioni e giornali. L’ENI in Italia è potente. E’ proibito chiedersi dove finiscono i soldi pompati col petrolio, cosa ci fa l’ENI in Nigeria, perché tanta miseria e morte intorno ai pozzi così ricchi, perché i nigeriani devono rischiare la vita per mangiare, perché non hanno nemmeno l’ospedale per curarsi.

Parlano di lotta alla fame e al sottosviluppo, ma intanto intascano profitti miliardari. Solo nel 2005, l’italiana ENI, che investe, insieme alla Shell, all’Elf e alla Chevron, da oltre quaranta anni nel Delta del Niger, ha dichiarato un utile netto di 8.788 milioni di Euro, mentre oltre 20 milioni di abitanti del Delta vivono con meno di un dollaro al giorno.

Dichiarano di perseguire lo sviluppo sostenibile, ma per estrarre 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno distruggono e saccheggiano interi territori, scacciandone gli abitanti.

Difesa dell’ambiente, ma per risparmiare sui costi di estrazione bruciano per 24 ore al giorno i gas naturali, inquinando così l’aria di tutta la regione.

Tutela dei lavoratori, ma gli operai locali, approfittando della fame e della disperazione degli abitanti, sono i peggio pagati, con salari bassissimi.

Rispetto dei diritti umani, ma la polizia privata al soldo delle multinazionali e le forze armate nigeriane reprimono ogni tentativo, anche pacifico, di ribellarsi all’oppressione, assassinando e torturando oppositori, bruciando interi villaggi. Solo poche briciole dei profitti intascati vengono restituiti dalle multinazionali alla borghesia nigeriana, a patto che questa tenga a bada col terrore le popolazioni locali.

Questo è il vero volto del “codice di comportamento”, della “responsabilità sociale d’impresa” tanto decantati dall’ENI. Solo barbarie e sfruttamento.

E’ merito indiscusso dei rivoltosi nigeriani l’aver smascherato con la loro lotta le menzogne dell’amministratore delegato dell’ENI, Paolo Scaroni, e del governo italiano. Compito immediato degli operai italiani è sostenere la lotta delle popolazioni del Delta del Niger. Un popolo che opprime altri popoli non sarà mai libero. Se lasceremo libero il governo e le multinazionali italiane di opprimere e sfruttare in Nigeria, saremo anche noi più schiavi, nelle fabbriche, sotto il dominio dei padroni.

[tratto da pane-rose: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o8431]

 * L'italia era in Iraq per proteggere l' ENI

La presenza dei militari italiani a Nassiriya aveva come chiaro obiettivo quello di proteggere oleodotti e raffinerie di petrolio. Il giacimento di Nassiriya, il quinto in ordine di importanza in Iraq con riserve stimate tra i 2,5 i 4 miliardi di barili. Le immagini di un reportage di RaiNew24? mostrano la raffineria di Nassiriya, e mostrano come i soldati italiani abbiano scortato migliaia di bidoni di petrolio e protetto zone ricche di giacimenti, anche giacimenti di uranio. Il confine di competenza italiana in Iraq comprende, guarda caso, proprio la raffineria di petrolio, il punto di stoccaggio e le paludi sotto cui risiedono i giacimenti petroliferi da sfruttare. Nel reportage: Benito Li Vigni, ex dirigente Gruppo Eni illustra l'enorme quantitativo potenziale di giacimenti petroliferi realmente presenti in Iraq (che l'Eni appurò essere superiori a quelli dell'Arabia Saudita); testimonia poi gli accordi tra Iraq ed Eni in merito ai giacimenti di Nassiriya risalenti agli anni '70 e segnala la strana coincidenza tra la presenza dei soldati italiani a Nassiriya e la presenza del giacimento petrolifero destinato all'Eni. Claudio Gatti, corrispondente per il Sole24Ore, che racconta (fonti alla mano) perchè l'obiettivo dell'attentato di Nassiriya non fossero i carabinieri, ma piuttosto l'operatore economico presente in quella zona, ovvero l'Eni.]]>
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