[imc-abruzzo] dossier
indigesta
indigesta a bastardi.net
Gio 25 Set 2008 09:38:31 PDT
indigesta ha scritto:
> Sto sistemando il dossier.
> ho cambiato un pò di pezzi per renderlo più scorrevole e ho aggiunto le
> ultime della nuova ftr
> appena fatto mando in lista ;)
>
>
>
>
>
>
di seguito:
(Ho cambiato varie cose nel testo, forma, cambiato posto a pezzi.
quindi è difficile andare a ritrovare pezzo per pezzo quello che ho
modificato, consiglio di sostituirlo.
tranne ho scritto in maiuscolo delle note dove propongo di eliminare
delle cose.
quindi non è da copiare e incollare direttamente.)
Introduzione
E' ormai nota la notizia della costruzione di un imponente centro di
prima raffinazione del greggio estratto dalle colline ortonesi.
I dubbi sul progetto sono molti, legati alle tante omissioni nella
relazione tecnica dell'Eni, che non ha specificato il sistema di
trasporto, il sistema di trasformazione dei gas estratti, le sostanze
che verranno utilizzate, i dettagli sulla rete, il fabbisogno idrico, lo
smaltimento dei rifiuti e l'esistenza o meno di eventuali fasi nocive di
lavorazione degli oli estratti. Nonostante questo, la giunta regionale
tra il 4 e il 27 aprile 2007 approva l'impresa, con una tanto inusuale
quanto sospetta velocità.
Se da un lato la procura di Chieti il 29 gennaio 2008 apre un'inchiesta
sull'intera vicenda avviando un lungo lavoro di indagine, per stabilire
se la contestatissima procedura amministrativa fosse "pulita",
dall'altro vengono organizzate una serie di dimostrazioni e
contestazioni al progetto.
Ma il consiglio comunale ortonese emette una richiesta per l'abrogazione
della legge regionale, faticosamente approvata, che andava a bloccare la
costruzione del Centro Oli fino al 31 dicembre 2008, minacciando a gran
voce di rivalersi con azioni legali nei confronti dei residenti della
zona, singoli cittadini e comitati spontanei sorti nel corso dell'ultimo
anno in difesa del proprio territorio.
L' intento di deturpare la regione dei parchi non ha tregua: se il
progetto del centro oli rimarrà congelato fino al nuovo anno, vanno
avanti, invece, i lavori nei pressi del porto di Ortona per
l'installazione di alcune piattaforme semisommergibili, destinate
all'estrazione di idrocarburi e di gas naturale.
L'obiettivo energia infatti viene ribadito dal presidente della Regione
Del Turco, il quale ha dichiarato che in Abruzzo saranno costruiti 3
termovalorizzatori nelle aree interne
La cronologia degli eventi
21 LUGLIO 2006, Note sulla difformità urbanistiche in riscontro alla
comunicazione dell'Eni dell'11 luglio 2006 del servizio urbanistica del
Comune di Ortona;
24 LUGLIO 2006 domanda di permesso dell'Eni di costruire il centro oli;
10 AGOSTO 2006 l'Eni richiede di attivare la procedura ex art. 5 Dpr
447/1998
24 AGOSTO 2006 parere contrario per difformità con il piano regolatore;
1 SETTEMBRE 2006 parere contrario dell'ufficio tecnico comunale di Ortona;
19 MARZO 2007 convocazione conferenze dei servizi del 20 aprile 2007 da
parte del responsabile del procedimento del Comune di Ortona;
3 APRILE 2007 parere dell'Arta; (CHE PARERE DÀ L'ARTA???)
4 APRILE 2007 Conferenza dei servizi Regione Abruzzo, unica e
conclusiva, decide solo sulle emissioni atmosferiche;
17 APRILE 2007 parere comitato regionale beni ambientali e nullaosta
della Direzione regionale Parchi;
18 APRILE 2007 determina dirigenziale di autorizzazione della Direzione
dei parchi
19 APRILE 2007 parere dei servizi del Genio civile regionale e parere
dell'Assessorato urbanistica provincia di Chieti;
20 APRILE 2007 conferenza dei servizi al Comune di Ortona per la
variante urbanistica;
23 APRILE 2007 parere del consorzio ASI Chieti e Pescara;
24 APRILE 2007 relazione tecnica descrittiva del progetto Eni;
26 APRILE 2007 parere del servizio prevenzione Asl sul parere settore
viabilità della Provincia di Chieti;
27 APRILE 2007 conferenza dei servizi conclusiva al Comune di Ortona per
la variante urbanistica
25 SETTEMBRE 2007 decisione del Consiglio comunale sulla variante al Prg
(IN FAVORE DELLA VARIANTE AL PIANOREGOLATORE?)
I rischi per la salute
* La comunità scientifica contro il Centro Oli:
L’idrogeno solforato si pone come il sotto-prodotto principale
dell’opera di idro-desulfurizzazione del petrolio e può essere presente
sia sottoforma di componente intrinseca del petrolio naturale, sia come
sostanza di risulta durante la sua lavorazione. Alla luce dei proposti
progetti di estrazione, lavorazione ed incanalamento del petrolio ad
Ortona, è dunque necessario comprendere in maniera approfondita quali
siano le conseguenze dell’H2S sulla nostra salute e sul nostro
territorio. La letteratura scientifica e' unanime nel riconoscere la
tossicità dell’H2S. Una esposizione ad alte dosi può anche provocare la
morte istantanea. Poichè zona proposta per la realizzazione del centro
oli Eni di Ortona è densamente abitata, l’eventualità di fuga di
quantità considerevoli di H2S dagli impianti di idro-desulfurizzazione
presenterebbe rischi notevoli per la popolazione locale. Esiste infatti
ampia documentazione di accidentale emissione di H2S da impianti di
lavorazione del petrolio, anche in tempi recenti. Le conoscenze
medico-scientifica mostrano inoltre come un contatto quotidiano con
basse dosi di H2S, rispetto alle normali immissioni nell’atmosfera,
emesse da un centro di idro-desulfurizzazione possa essere di alta
tossicità sia per la salute umana sia per quella animale e vegetale.
Nel dossier diffuso dalla professoressa Maria Rita D'Orsogna [docente di
fisica della California State University of Northridge] scaricabile per
intero su Indymedia Abruzzo, si legge:
/"L//’evidenza scientifica vagliata porta alla conclusione che anche
livelli di H2 S al di sotto delle norme stabilite per legge hanno
gravissime potenzialità nocive per la popolazione. L’ H2 S ,
classificato ad alte concentrazioni come veleno, a basse dosi può
causare disturbi neurologici, respiratori, motori, cardiaci e potrebbe
essere collegato ad una maggiore incorrenza di aborti spontanei nelle
donne. A volte questi danni sono irreversibili. Da risultati
recentissimi emerge anche la sua potenzialità, alle basse dosi, di
stimolare la comparsa di cancro al colon//."/
e nelle conclusioni:
"In questo documento abbiamo riassunto i principali danni all’uomo
dovuti all’esposizione all’idrogeno solforato, H2 S . I danni alle alte
concentrazioni sono noti ed includono la morte immediata. Sebbene alle
basse concentrazioni sia più difficile quantificare gli effetti a lungo
termine dell’H2 S ed altri fattori adiuvanti potrebbero contribuire
all’insorgenza di malattie e disturbi, il fatto che in tutti i centri di
idro-desulfurizzazione analizzati la popolazione riporti simili
esperienze di problemi respiratori, cardiaci, di apprendimento e
neurologici, porta alla conclusione che l‘H2 S , anche alle base dosi
sia nocivo alle popolazioni esposte."
[http://abruzzo.indymedia.org/article/5438]
* L'Appello dei Medici:
Il dr. Fabio Di Stefano, membro dell'Associazione Medici per l’Ambiente
Abruzzo, si appella al prossimo governatore della Regione per dire no al
Centro Oli di Ortona: “Un Centro di estrazione e primo trattamento
(comprendente la idrodesulfurizzazione) degli idrocarburi determina -
spiega Di Stefano - la produzione di una serie di sostanze dannose per
la salute umana ed aventi ormai ben note e classificate caratteristiche
tossicologiche e cancerogene (polveri sottili, ossidi di zolfo, ossidi
di azoto, monossido di carbonio, composti organici volatili, idrocarburi
policiclici aromatici, idrogeno solforato). Gli effetti sulla salute da
esposizioni acute in seguito ad incidenti o ad emissioni non controllate
possono essere drammatici per la vicinanza dell’impianto a centri
abitati e a zone popolate per la pratica della vitivinicoltura e per il
turismo balneare. La valutazione dei possibili danni alla salute
pubblica deve tener conto inoltre non solo della esposizione acuta a
queste sostanze tossiche, ma anche e soprattutto dell’esposizione
cronica a dosi molto basse che si rivela sempre subdola ed insidiosa,
con particolare interessamento dei soggetti più a rischio quali anziani
e bambini. L’unica prevenzione di possibili danni alla salute
potenzialmente arrecabili dall’esposizione cronica a sostanze tossiche
e/o cancerogene è evitare che ci sia l’esposizione, pertanto - conclude
Di Stefano - il progetto è incompatibile con il principio di precauzione
a difesa del diritto alla salute”.
[http://abruzzo.indymedia.org/article/5297?&condense_comments=false#comment6741]
Protagonisti e conflitti di interesse
La storia della costruzione del Centro Oli è condita da immancabili
vicende di ordinari conflitti di interessi:
*Calogero Marrollo*:
Riccardo Calogero Marrollo è il presidente di Confindustria Abruzzo dal
gennaio 2006. Nato a Scerni nel 1934 e residente a Vasto, sposato con 5
figli, Marrollo opera nel settore dell'Industria dell'edilizia e dei
prefabbricati da cinquant'anni. Con la sua iniziativa ha costruito una
tra le più importanti e solide realtà imprenditoriali abruzzesi, gestita
e amministrata interamente dalla sua famiglia. La sua società è
nell'elenco del Consorzio CIA, l'insieme di ditte che potrebbero
dividersi i quasi 200 milioni di euro messi in ballo dall'ENI per la
costruzione del Centro Oli di Contrada Feudo di Ortona.
Le aziende del gruppo: Marrollo Costruzioni srl, Società meridionale
inerti srl, Cipriani Artesio srl (costruzioni edili stradali), Sigma 90
srl (operante nel settore ecologia), Ciaf Ambiente srl, Marrollo
Services srl, Società 2000 srl (operante nel campo della ricettività e
delle attività congressuali), Tecnoasfalti srl.
Il Gruppo Marrollo oggi da occupazione a circa 450 addetti, con un
fatturato complessivo di circa 50.000.000 euro.
Tra le opere più significative realizzate dal Gruppo la costruzione di
grandi impianti delle più importanti società italiane quali Agip, Fiat,
Enel, Ferrovie dello Stato, Anas, Autostrade, ecc., l'Interporto di
Bologna, ipermercati Coop, il megaparcheggio in piazza 8 agosto a Bologna.
All'atto della sua nomina a presidente abruzzese di Confindustria,
Marrollo ha tracciato alcune linee che avrebbero caratterizzato il suo
mandato, evidenziando l'impegno a rendere Confindustria Abruzzo sempre
più incisiva e propositiva sui temi della politica economica e
occupazionale della regione, in linea con le indicazioni date a livello
nazionale dal presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.
Marrollo in quasi due anni di presidenza, ha espresso più volte il
bisogno di dover implementare il confronto con tutte le espressioni
istituzionali, politiche, sociali e culturali regionali, per
l'individuazione e la soluzione di tutti quei problemi che impediscono o
ritardano lo sviluppo socio economico del Territorio. Ha sempre
sottolineato la necessità e l'urgenza di richiamare la Regione al suo
ruolo guida e il mondo politico ad una maggiore e reale attenzione alle
istanze e alle proposte provenienti dal mondo imprenditoriale e civile.
(IO QUILA CHIUDEREI O VOLGIAMO RIPORTARE IL COMIZIO PER INTERO? IL SENSO
È CONDENSATO BENE )
chiedendo che, superando logiche e schematismi di parte, si pervenga
alla definizione di una programmazione regionale realmente capace di
incidere sull'ampliamento e il rafforzamento della base produttiva e
quindi dei livelli occupazionali, intervenendo su fattori di sviluppo,
quali la ricerca e l'innovazione, la capitalizzazione delle piccole e
medie imprese, la semplificazione amministrativa, il potenziamento della
dotazione infrastrutturale, la valorizzazione delle risorse umane ed
ambientali, il riequilibrio territoriale.
[http://abruzzo.indymedia.org/article/4752]
*Ing. Andreussi*
L'ingegnere ambientale incaricato di fare lo studio "imparziale", non è
solamente il Direttore della Tea Sistemi SpA^?
<http://docs.indymedia.org/edit/Local/SpA?topicparent=Local.ImcAbruzzoDossier>
[azienda legata alla ENI], ma è anche il padrone di alcune aziende che
operano nello stesso settore.
*Nicola Fratino & Remo di Martino*
Il sindaco di Ortona Nicola Fratino [e il suo braccio destro Remo di
Martino, soprannominato da molti "io ti sparo in bocca" dopo un'uscita
fatta ad una mamma ortonese attiva nel moviemento antipetrolifero], che
con la sua giunta ha dato il via libera ai lavori, è guarda caso il
titolare della ditta di spedizioni portuali ortonese "Fratino" [è facile
immaginare i proventi di questa azienda con decine o centinaia di
petroliere in viaggio] oltre che essere fondatore e membro del Consorzio
Industriale Abruzzese che si è precostituito per costruire le
infrastrutture del Centro Oli.
*Ottaviano Del Turco*
L'ex presidente della Regione Abruzzo tra i fautori della
“riqualificazione” della regione in una macchina da soldi da trivellare
e riempire di veleni a tutto vantaggio di multinazionali e piccoli
impresari locali che cercano di accaparrarsi gli appalti, tanto da
ritenere “UN DELITTO IMPEDIRE AD ENI DI INVESTIRE”. Ultimamente è stato
occupato a divincolarsi dalle accuse che lo vedono uno dei protagonisti
dello scandalo sulla Malasanità in Abruzzo. Eventi che dimostrano ancora
una volta quanto siano torpidi e aggrovigliati gli affari di poltrona.
(dichiarazione: http://abruzzo.indymedia.org/article/5520)
Fatti e misfatti dell'ENI
* un po di storia e nefandezze sul gigante italiano
Il gigante degli idrocarburi, fin dalla nascita uno dei maggiori
potentati italiani, ha sepolto la bandiera dell'antimperialismo
energetico usata per farsi strada ed è entrato tra le holding del mondo.
Appoggiando qualsiasi governo gli garantisca il mantenimento
dell'attuale ordine petrolifero, crea spesso instabilità politica e
aumento della povertà nella ricerca di sempre nuove e differenziate
fonti di approvvigionamento
L’ENI è la holding italiana che opera nel settore energetico: petrolio e
gas naturale. Vi fanno capo decine di società, italiane e estere,
partecipate o controllate, attive anche nella petrolchimica e
nell’ingegneria e servizi, ma con forti interessi ramificati in ambiti
non caratteristici.
Il censimento dettagliato della galassia di consociate richiederebbe una
mappatura complicatissima e difficilmente decifrabile. Essa dovrebbe
comunque comprendere oltre cento sigle, a cominciare da quella
certamente più nota, l’Agip, denominazione con cui ha operato, fino al
1997, una società per azioni cui facevano riferimento più di sessanta
altre aziende, operanti in ventitré paesi nelle attività di esplorazione
e produzione di petrolio e gas, il cosiddetto upstream.
[tratto da TMcrew:
http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/eni_agip/index.html]
<http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/eni_agip/index.html%5D>
* L’ultimo intervento sociale dell’ENI in Nigeria: 269 morti bruciati
Lo scoppio dell’oleodotto del quartiere Abule Egba di Lagos ha provocato
269 vittime, tutti poveri che si sono buttati su una perdita delle
tubazioni per recuperare un po’ di petrolio e con esso un po’ di cibo
per sfamarsi. Una cortina di silenzio s’è stesa sul fatto, cancellato da
televisioni e giornali.
L’ENI in Italia è potente. E’ proibito chiedersi dove finiscono i soldi
pompati col petrolio, cosa ci fa l’ENI in Nigeria, perché tanta miseria
e morte intorno ai pozzi così ricchi, perché i nigeriani devono
rischiare la vita per mangiare, perché non hanno nemmeno l’ospedale per
curarsi.
Parlano di lotta alla fame e al sottosviluppo, ma intanto intascano
profitti miliardari. Solo nel 2005, l’italiana ENI, che investe, insieme
alla Shell, all’Elf e alla Chevron, da oltre quaranta anni nel Delta del
Niger, ha dichiarato un utile netto di 8.788 milioni di Euro, mentre
oltre 20 milioni di abitanti del Delta vivono con meno di un dollaro al
giorno.
Dichiarano di perseguire lo sviluppo sostenibile, ma per estrarre 2,5
milioni di barili di petrolio al giorno distruggono e saccheggiano
interi territori, scacciandone gli abitanti.
Difesa dell’ambiente, ma per risparmiare sui costi di estrazione
bruciano per 24 ore al giorno i gas naturali, inquinando così l’aria di
tutta la regione.
Tutela dei lavoratori, ma gli operai locali, approfittando della fame e
della disperazione degli abitanti, sono i peggio pagati con salari
bassissimi.
Rispetto dei diritti umani, ma la polizia privata al soldo delle
multinazionali e le forze armate nigeriane reprimono ogni tentativo,
anche pacifico, di ribellarsi all’oppressione, assassinando e torturando
oppositori, bruciando interi villaggi. Solo poche briciole dei profitti
intascati vengono restituiti dalle multinazionali alla borghesia
nigeriana, a patto che questa tenga a bada col terrore le popolazioni
locali.
Questo è il vero volto del “codice di comportamento” e della
“responsabilità sociale d’impresa” tanto decantati dall’ENI. Barbarie e
sfruttamento.
E’ merito indiscusso dei rivoltosi nigeriani l’aver smascherato con la
loro lotta le menzogne dell’amministratore delegato dell’ENI, Paolo
Scaroni, e del governo italiano. Compito immediato degli operai italiani
è sostenere la lotta delle popolazioni del Delta del Niger.
DI SEGUITO È UN po' SLOGNISTICO, SI POTREBBE TOGLIERE PURE
Un popolo che opprime altri popoli non sarà mai libero. Se lasceremo
libero il governo e le multinazionali italiane di opprimere e sfruttare
in Nigeria, saremo anche noi più schiavi, nelle fabbriche, sotto il
dominio dei padroni.
[tratto da pane-rose: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o8431]
<http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o8431%5D>
* L'italia era in Iraq per proteggere l' ENI
La presenza dei militari italiani a Nassiriya aveva come chiaro
obiettivo quello di proteggere oleodotti e raffinerie di petrolio. Il
giacimento di Nassiriya, il quinto in ordine di importanza in Iraq con
riserve stimate tra i 2,5 i 4 miliardi di barili. Le immagini di un
reportage di RaiNew24^?
<http://docs.indymedia.org/edit/Local/RaiNew24?topicparent=Local.ImcAbruzzoDossier>
mostrano la raffineria di Nassiriya, e mostrano come i soldati italiani
abbiano scortato migliaia di bidoni di petrolio e protetto zone ricche
di giacimenti, anche giacimenti di uranio. Il confine di competenza
italiana in Iraq comprende, guarda caso, proprio la raffineria di
petrolio, il punto di stoccaggio e le paludi sotto cui risiedono i
giacimenti petroliferi da sfruttare. Nel reportage: *Benito Li Vigni*,
ex dirigente Gruppo Eni illustra l'enorme quantitativo potenziale di
giacimenti petroliferi realmente presenti in Iraq (che l'Eni appurò
essere superiori a quelli dell'Arabia Saudita); testimonia poi gli
accordi tra Iraq ed Eni in merito ai giacimenti di Nassiriya risalenti
agli anni '70 e segnala la strana coincidenza tra la presenza dei
soldati italiani a Nassiriya e la presenza del giacimento petrolifero
destinato all'Eni. *Claudio Gatti*, corrispondente per il Sole24Ore, che
racconta (fonti alla mano) perchè l'obiettivo dell'attentato di
Nassiriya non fossero i carabinieri, ma piuttosto l'operatore economico
presente in quella zona, ovvero l'Eni.
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" La barricata blocca la strada ma apre il cammino!"
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