[imc-abruzzo] Mafia in abruzzo
indigesta
indigesta a bastardi.net
Mer 1 Apr 2009 05:53:04 PDT
ecco al volo na bozza di ftr
i link ci sono ma non ho metto html
correggete e integrate ;)
ah è molto da cronaca ma io non so che analisi fare l'unica che mi viene
è che che tutte le scuole di finanza e caserme che ci sono in abruzzo
che cosa fanno? su cosa vigilano?
ma va be!
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Mafia in Abruzzo
Da recenti inchieste risulta che la tranquillità della nostra regione
sia stata scelta dalla malavita organizzata che quando ha voglia di
riposarsi opti proprio per la regione dei parchi
http://abruzzo.indymedia.org/article/802
Ovindoli, piccolo paese immerso nel verde dei pascoli e nella neve era
stato scelto da Giuliano Rocchetti, specializzato in traffico di
stupefacenti e usura dove aveva acquistato un appartamento e un garage,
entrambi confiscati . Nel 2002 solo a Roma a Rocchetti sono stati
confiscati oltre 2 miliardi di lire appartamento e garage.
Anche nel teramano sono stati confiscati beni a Gasparre Mione esponente
della mafia siciliana.
I beni confiscati alla mafia in Abruzzo nel decennio dal 1996 1l 2006
sarebbero 18 di cui 10 appartenenti a
a Enrico Nicoletti ritenuto il cassiere della Banda della Magliana
http://www.misteriditalia.it/banda-magliana/
due fabbricati e un terreno agricolo a Scurcola Marsicana provincia
dell'Aquila paesino con meno di 2500 abitanti a 700 metri sul livello
del mare; un fabbricato a Cappadocia comune sempre in provincia
dell'Aquila al confine con il Lazio che conta 520 abitanti. Due
appartamenti e un garage nella nota zona di montagna
Pescasseroli.
Anche Tagliacozzo si è rivelata essere non solo località per godersi il
riposo, approfittando della marginalità dell'entroterra abruzzerse,
Nicoletti aveva acquistato una villa, un appartamento e un garage, e una
volta ambientatosi, per riattivare gli sporchi affari. Infatti proprio a
Tagiacozzo http://abruzzo.indymedia.org/article/6132 un'inchiesta
dell'antimafia di Palermo ha rintracciato nella struttura turistica
“Alba d'oro” parte del "Tesoro di Vito Ciancimino" l'ex sindaco di
Palermo, a suo tempo arrestato per mafia e morto nel 2002 i cui beni
molto probabilmente rinvestiti in altre attività nel territorio abruzzese.
Secondo la Procura di Palermoinfatti il ricco tesoro sarebbe finito, per
opera dei figli, investito in altri beni e soprattutto nel settore del
gas, attraverso la Gas spa venduta nel 2004 ad una multinazionale
spagnola per 120 milioni di euro.
Prima della cessione agli spagnoli però le quote della Gas spa erano
detenute da Gianni Lapis, un professore tributarista che, per i
magistrati, agiva come prestanome dei Ciancimino e per alcuni pentiti
addirittura Provenzano e che era arrivato a Tagliacozzo attraverso la
società palermitana che gestisce la rete del gas del comune abruzzese.
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