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Link: http://abruzzo.indymedia.org/article/6044
--- Story 6044 ---
Title   : Chi ha paura dei sussidi di disoccupazione?
Subtitle   : 
Topic   : Lavoro-non-lavoro
Region   : Italia
Type      : Opinioni
Language   : Italiano (it)
Author   : Fabio Berton , Matteo Richiardi e Stefano Sacchi
Organisation   : 
Email   : 
Phone   : 
Address   : 
Related Link   : http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000949.html
Time Posted   : Tuesday, Feb 17 2009, 5:44pm
--- Summary ---
<p>Governo e Regioni hanno trovato l&rsquo;accordo per il finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga: 8 miliardi di euro per i prossimi due anni. A chi andranno? Lo decider&agrave; la contrattazione, e quindi probabilmente non ai lavoratori pi&ugrave; deboli.</p>
--- Content ---
<p><a href="http://www.lavoro.gov.it/Lavoro/Istituzionale/AreaStampa/comunicati/2009_02_12.htm">In una nota</a> il ministro Sacconi si prende gioco di chi auspica una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, spiegando che questa dovr&agrave; essere rinviata a tempi migliori. <strong>(1)</strong> D&rsquo;altra parte, &egrave; almeno dal 1988 che la formula &ldquo;in attesa della riforma organica degli ammortizzatori sociali&rdquo; viene usata per giustificare l&rsquo;adozione di provvedimenti soltanto contingenti. Nel frattempo, per&ograve;, l&rsquo;<strong>occupazione atipica</strong> &egrave; cresciuta, fino a rappresentare oltre il 20 per cento degli occupati. Molti di loro non hanno accesso all&rsquo;indennit&agrave; di disoccupazione, per non parlare poi di <a href="http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1000787.html">Cig, Cigs e mobilit&agrave;</a>. Gli 8 miliardi dell&rsquo;accordo potrebbero essere spesi meglio: sono maturi i tempi per una riforma organica degli ammortizzatori, tanto pi&ugrave; necessaria e urgente quanto pi&ugrave; profonda si far&agrave; la crisi. <br />Ma come dovrebbe essere articolata? Quanto costerebbe? Presentiamo qui tre proposte di <strong>riforma delle indennit&agrave; di disoccupazione</strong> (agricole e non agricole) e mobilit&agrave;. <strong>(2)</strong> Sono ispirate al principio per cui il mantenimento del reddito in caso di perdita o assenza di lavoro dovrebbe essere un <strong>diritto di tutti</strong> e non il risultato della contrattazione tra governo e parti sociali per i soli lavoratori dei settori forti. Nelle nostre proposte restano in piedi Cig e Cigs, anche se riteniamo che la prima debba essere lasciata agli enti bilaterali, mentre la seconda debba essere ricondotta agli intenti originari, eliminando drasticamente le possibilit&agrave; di proroghe, per poi essere eventualmente lasciata agli enti bilaterali.</p>
<p>PRIMA PROPOSTA</p>
<p>La prima proposta prende le mosse dalla constatazione che molti lavoratori dipendenti non hanno accesso all&rsquo;indennit&agrave; di disoccupazione a causa dell&rsquo;esistenza del cosiddetto requisito assicurativo: almeno due anni di iscrizione alla cassa. I parasubordinati, invece, ne sono completamente esclusi. Andrebbe quindi eliminato il <strong>requisito assicurativo</strong> per i dipendenti e introdotta un&rsquo;<strong>indennit&agrave; di disoccupazione</strong> per i lavoratori parasubordinati. Per i dipendenti, i requisiti contributivi, la durata e la misura delle prestazioni resterebbero quelli attuali. Per i parasubordinati, i requisiti sarebbero quelli ora previsti per l&rsquo;ottenimento dell&rsquo;indennit&agrave; di malattia e di maternit&agrave;: tre mesi di contributi effettivi negli ultimi dodici. L&rsquo;indennit&agrave; sarebbe pari al 60 per cento della retribuzione precedente per una durata massima di sei mesi. Come nell&rsquo;attuale sistema, la contribuzione figurativa ai fini pensionistici sarebbe per tutti calcolata sulla retribuzione precedente. Il costo di questa proposta, includendo i lavoratori agricoli, sarebbe stato nel 2008 di circa 11 miliardi di euro: 4 in pi&ugrave; dei 7 miliardi della spesa per indennit&agrave; di disoccupazione nel sistema vigente. <strong>(3)</strong> Le misure di questa proposta sarebbero <strong>interamente finanziate</strong> con un&rsquo;aliquota del 3,36 per cento su dipendenti e parasubordinati, e i loro datori e committenti, cio&egrave; circa un punto percentuale in pi&ugrave; dell&rsquo;aliquota che garantirebbe l&rsquo;equilibrio del sistema attuale. Il suo limite &egrave; che continuerebbe a <strong>escludere</strong> dall&rsquo;accesso all&rsquo;indennit&agrave; il 10 per cento degli apprendisti, il 20 per cento degli interinali e dei lavoratori a tempo determinato e quasi il 40 per cento dei parasubordinati.</p>
<p>SECONDA PROPOSTA</p>
<p>La seconda proposta mira a superare questo limite, introducendo un&rsquo;<strong>indennit&agrave; generalizzata di stampo universalistico</strong> rivolta a tutti i disoccupati (esclusi quanti in cerca di prima occupazione), a prescindere dalla loro occupazione precedente e senza alcun requisito, se non l&rsquo;immediata disponibilit&agrave; al lavoro. <strong>(4)</strong> Misura e durata ricalcano quelle dell&rsquo;attuale indennit&agrave; ordinaria di disoccupazione, con contribuzione figurativa calcolata sulla retribuzione precedente. <strong>(5)</strong> La spesa totale sarebbe stata nel 2008 pari a circa 18 miliardi di euro, 9 in pi&ugrave; della spesa attuale includendo l&rsquo;indennit&agrave; di mobilit&agrave;, che verrebbe in questa proposta abolita. Lo schema verrebbe interamente finanziato con un&rsquo;aliquota del 3,54 per cento, in questo caso applicata a tutti i lavoratori.</p>
<p>TERZA PROPOSTA</p>
<p>La terza proposta prevede una completa riforma del sistema di sostegno al reddito, ispirata all&rsquo;esperienza di alcuni paesi europei: Austria, Francia, Spagna, Portogallo e, seppur con alcune differenze, Germania. Si articola su <strong>tre livelli</strong>.<br />Il primo livello &egrave; di tipo <strong>assicurativo</strong>, riservato solo a quei lavoratori che hanno guadagnato, nei due anni che precedono la disoccupazione, una retribuzione imponibile media di almeno 1.000 euro mensili. La prestazione mensile &egrave; pari al 70 per cento di tale retribuzione, sulla quale viene calcolata anche la contribuzione figurativa. La durata massima &egrave; di 9 mesi, un periodo che dai dati in nostro possesso risulta in media sufficiente ai lavoratori che accedono a questo livello per trovare una nuova occupazione.<br />Il secondo livello &egrave; di tipo <strong>assistenziale</strong>, soggetto alla prova dei mezzi e rivolto a tutti i lavoratori che diventano disoccupati e non riescono a qualificarsi per l&rsquo;indennit&agrave; di primo livello e a quanti la esauriscono senza avere trovato una nuova occupazione. L&rsquo;ammontare massimo del beneficio, sul quale &egrave; calcolata la contribuzione figurativa, &egrave; di 700 euro mensili, e comunque non superiore al 90 per cento della retribuzione precedente. La durata massima &egrave; di 18 mesi (9 per chi proviene dal primo livello).<br />Il terzo livello fornisce una prestazione di <strong>reddito minimo garantito</strong> per i residenti. I contorni potrebbero ricalcare quelli del reddito minimo di inserimento sperimentato in Italia tra il 1998 e il 2002, con prestazioni massime di circa 800 euro al mese per una famiglia di quattro persone, 320 euro al mese per un single.<br />Il costo complessivo della proposta sarebbe stato nel 2008 di circa <strong>15,4 miliardi</strong> di euro, cos&igrave; ripartiti: 6,2 miliardi per il primo livello, 5,3 per il secondo e 3,9 per il terzo. Il primo livello potrebbe essere interamente finanziato con un&rsquo;aliquota contributiva dell&rsquo;1,22 per cento su tutti i lavoratori <strong>(6)</strong>. Il costo a carico della fiscalit&agrave; generale sarebbe quindi di 9,2 miliardi l&rsquo;anno. Dove recuperarli? Gi&agrave; oggi la spesa per indennit&agrave; di disoccupazione &egrave; ampiamente ripianata dallo Stato: oltre 2 miliardi di euro all&rsquo;anno nel periodo 2004-2006, con indennit&agrave; inferiori a quelle attuali. Le altre risorse necessarie potrebbero venire da un migliore targeting delle prestazioni di assistenza sociale, ad esempio applicando l&rsquo;Isee per le pensioni di invalidit&agrave; civile, che assorbono 13 miliardi di euro all&rsquo;anno. <strong>(7)</strong></p>
<p>COME SPENDERE BENE OTTO MILIARDI DI EURO</p>
<p>Le stime proposte si riferiscono al 2008, un anno difficile, ma meno di quanto si preannuncia essere il 2009. Per i prossimi due anni i nostri schemi sicuramente <strong>costerebbero di pi&ugrave;</strong>. Gli 8 miliardi dell&rsquo;accordo potrebbero allora essere utilizzati per finanziare la maggiore spesa. Con un dettaglio, che fa la differenza: oggi sono erogati in aggiunta a un sistema inaccessibile a molti disoccupati. Nelle nostre proposte sarebbero coperti tutti. Chi ha detto che non &egrave; tempo di riforme?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>(1)</strong> Nel frattempo il Partito democratico ha proposto una riforma degli ammortizzatori sociali, ma senza <a href="http://www.partitodemocratico.it/allegatidef/Opuscolo_piano_anti_crisi71755.pdf">specificarne i contenuti</a>.<br /><strong>(2)</strong> Per una discussione pi&ugrave; approfondita delle tre proposte e della metodologia utilizzata per le stime rimandiamo a Berton, Richiardi e Sacchi, <em>Flex-insecurity. Perch&eacute; in Italia la flessibilit&agrave; diventa precariet&agrave;</em>, in uscita per il Mulino<br /><strong>(3)</strong> In questa proposta l&rsquo;indennit&agrave; di mobilit&agrave; non viene toccata.<br /><strong>(4)</strong> La nostra proposta si differenzia quindi dal <em>sussidio unico di disoccupazione</em> proposto da Boeri e Garibaldi, nel quale &egrave; mantenuto un <a href="http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000747.html">periodo contributivo minimo</a>.<br /><strong>(5)</strong> Abbiamo inoltre immaginato l&rsquo;unificazione delle aliquote pensionistiche per tutti i lavoratori al livello attualmente previsto per i dipendenti.<br /><strong>(6)</strong> Poich&eacute; il livello dell&rsquo;aliquota di equilibrio &egrave; piuttosto modesto, si pu&ograve; pensare di aumentare la durata massima dell&rsquo;indennit&agrave;, a fronte ovviamente di un aumento dell&rsquo;aliquota. La proposta sul primo livello costituisce allora una pietra di paragone: proposte pi&ugrave; generose costerebbero di pi&ugrave;.<br /><strong>(7)</strong> Vedi M. Baldini, P. Bosi e S. Toso, &ldquo;Targeting Welfare in Italy: Old Problems and Perspectives on Reform&rdquo;, <em>Fiscal Studies</em>, 2002</p>
<p><strong></strong></p>
--- Story Attachments ---
--- Attachment 3309 ---
Time Posted   : Tuesday, Feb 17 2009, 5:44pm
Media Type   : image
File         : http://abruzzo.indymedia.org/attachments/feb2009/wolkers.jpg




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