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Ven 3 Lug 2009 03:19:24 PDT


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Date   : Friday, Jul 3 2009, 12:19pm
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Reason   : spostato in altri media

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--- Story 6716 ---
Title   : L'Aquila, siti non ideonei Saltano i programmi
Subtitle   : 
Topic   : Terremoto
Region   : LAquila
Type      : Altri Media
Language   : Italiano (it)
Author   : ilmanifesto
Organisation   : 
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Related Link   : 
Time Posted   : Friday, Jul 3 2009, 12:12pm
--- Summary ---
<p>Cinque dei venti siti che dovrebbero &ndash; secondo gli impegni del governo - ospitare i terremotati abruzzesi a partire dall&rsquo;autunno, non sono idonei dal punto di vista idrogeologico. Per quasi 2.500 persone &ldquo;salta&rdquo; cos&igrave; il tetto promesso &ldquo;entro sei mesi&rdquo;.</p>
--- Content ---
<p>E&rsquo; ci&ograve; che veniamo a sapere nel giorno della sedicesima visita a L&rsquo;Aquila di Silvio Berlusconi, svolta secondo un consueto copione: nessun bagno di folla a scanso di contestazioni, repentina convocazione dei media, rassicurazioni e promesse di fronte a telecamere che per tutta la giornata sono state trasportate da un angolo all&rsquo;altro della caserma della Guardia di Finanza, in attesa della conferenza stampa finale: &ldquo;I lavori stanno procedendo alacremente&rdquo;, ha assicurato il Cavaliere. Verissimo, per quanto riguarda il G8, con l&rsquo;inaugurazione del rinnovato aeroporto di Preturo, l&rsquo;ospedale da campo per i &ldquo;grandi&rdquo; a San Salvatore e la caserma di Coppito dove tutto &egrave; ormai pronto, compresa una nutrita presenza di servizi segreti mondiali. Molto meno aderenti alla realt&agrave; sono le previsioni del Presidente del Consiglio per quanto riguarda le case &ldquo;provvisorie&rdquo; che dovrebbero permettere lo smantellamento almeno di una parte delle tendopoli. Ma il premier insiste: &ldquo;Vorremmo che entro la fine dell&rsquo;anno tutte le persone che hanno perso un tetto possano avere una nuova casa completamente arredata&rdquo;. Magari gli arredi sono gi&agrave; in viaggio, ma per le abitazioni il presidente del Consiglio rimarr&agrave; deluso nel sapere &ndash; se gi&agrave; non lo sa &ndash; che auspici e promesse finiranno con l&rsquo;essere disattesi.<br />Per capirlo basterebbe fare un giro tra i venti siti predisposti a dar vita al &ldquo;progetto C.a.s.e.&rdquo;, la scelta che ha soppiantato i tradizionali container e prefabbricati, &ldquo;perch&eacute; innovativa e conveniente&rdquo;, come avevano assicurato i vertici della Protezione civile. Solo in cinque casi i lavori sono iniziati: a Bazzano - il cantiere &ldquo;di punta&rdquo; - si stanno appena predisponendo le piattaforme su cui sorgeranno gli edifici, mentre nella maggioranza degli altri terreni dominano piante ed erbacce. Ai tanti che a L&rsquo;Aquila si chiedevano il perch&eacute; di questo stallo ieri &egrave; arrivata una prima risposta: almeno cinque di questi siti sono risultati inidonei dal punto di vista idrogeologico. I terreni espropriati a Monticchio, Pianola, Roio Piano, Assergi e Paganica non potranno essere utilizzati, non sono adatti a &ldquo;sostenere&rdquo; degli edifici. Tutto (o quasi) da rifare: localizzazione dei terreni, rilievi, espropri.... Ovvio che, stando cos&igrave; le cose, ben pochi degli attuali 60.000 sfollati (tra tendopoli ed esuli sulla costa adriatica) potranno avere un tetto per l&rsquo;inverno. <br />La notizia non &egrave; ancora ufficiale, ma al comune dell&rsquo;Aquila il flop del &ldquo;progetto C.a.s.e.&rdquo; viene ormai considerato una dura realt&agrave;. Del resto da molti paventata quando &ndash; dopo le sparate sulle new town &ndash; Berlusconi e Bertolaso avevano presentato il progetto di questi piccoli villaggi (costo 700 milioni di euro) destinati a ospitare 9.000 persone a partire dalla fine del 2009 e poi &ndash; a ricostruzione avvenuta, dal 2020 in l&agrave; recita il &ldquo;decreto Abruzzo&rdquo; &ndash; ipotizzati come campus universitari. Edifici &ldquo;permanenti&rdquo; - non smontabili, come invece ha affermato ieri Berlusconi - , con tutte le incognite del caso, prima fra tutte quella di contribuire alla delocalizzazione di citt&agrave; e paesi in tanti piccoli borghi, con la conseguente distruzione delle relazioni sociali gi&agrave; disgregate dal terremoto e il pericolo che quella loro &ldquo;permanenza&rdquo; finisca col ritardare sine die la ricostruzione dei centri storici, in primis quello dell&rsquo;Aquila. Ora a questi dubbi e ai timori per simili danni si aggiunge la beffa dell&rsquo;inidoneit&agrave; dei siti scelti.<br />Ieri Berlusconi non ha parlato di tutto questo, anzi. Ha recitato la solita poesia dell&rsquo;efficienza, delle &ldquo;case giardino&rdquo;, del &ldquo;male da cui pu&ograve; scaturire un bene&rdquo;. Ha esibito ai giornalisti gli &ldquo;isolatori sismici &ndash; vanto della tecnica italiana &ndash; capaci di tenere in piedi un&rsquo;abitazione anche quando un terremoto determina oscillazioni di 20 centimetri&rdquo;. E ha negato qualunque ritardo nel piano di costruizione delle C.a.s.e. Tutt&rsquo;altro il clima che si respirava negli uffici comunali dell&rsquo;Aquila: a Monticchio, Pianola, Roio Piano, Assergi e Paganica avrebbero dovuto trovare un&rsquo;abitazione quasi 2.500 sfollati, ma non sar&agrave; cos&igrave;. Lo dicono le relazioni tecniche che denunciano la fragilit&agrave; dei terreni, lo confermano &ndash; seppur a mezza bocca &ndash; alla Protezione civile. Il risultato &egrave; che quasi un quarto delle 9.000 persone cui era stato fatto credere che era meglio passare qualche mese in tenda per poi avere una &ldquo;casa gi&agrave; arredata&rdquo;, rimarranno invece in tenda. Con il risultato che &ndash; se non si ricorrer&agrave; ai vituperati container e prefabbricati, come era stato fatto in tutti i terremoti del passato - dovranno essere fatti i decreti di restituzione per le aree inutilmente espropriate e si dovr&agrave; cercare altri terreni alternativi. Studiando come sono fatti &ldquo;sotto&rdquo;, prima di decidere ed esibire cosa costruirci &ldquo;sopra&rdquo;.</p>




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