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Mar 17 Mar 2009 15:01:58 PDT
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Date : Tuesday, Mar 17 2009, 11:01pm
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Reason : è già postato su roma.indy non serve spammare su tutti i nodi
--- Story 6133 ---
Title : Verso lo sciopero del 18: riprendiamo a surfare ancora un'altra Onda!
Subtitle :
Topic : Istruzione
Region : Italia
Type : Notizie
Language : Italiano (it)
Author : Uniriot Network
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Time Posted : Monday, Mar 16 2009, 6:16pm
--- Summary ---
<p><span style="font-size: x-small;">UN'ALTRA VOLTA, UN'ALTRA ONDA: mobilitazione diffusa e generalizzata dell'Onda!</span></p>
--- Content ---
<p style="font-weight: bold; font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"> </p>
<p style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Lo sciopero lanciato dalla Flc Cgil per il 18 marzo contro le politiche del governo su università e ricerca è stata colta dal movimento dell'Onda come una prima occasione di rilancio: <span style="font-weight: bold;">torniamo in piazza, riprendiamo a scioperare, costruiamo un'altra mareggiata!</span><br></span></p>
<p style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"><span style="font-weight: bold; font-size: x-small;">I</span><span style="font-weight: bold; font-size: x-small;"> comunicati dalle università in Onda:</span></p>
<p style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"><span style="font-weight: bold; font-size: x-small;">[Padova lunedi 16 assemblea: <a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=679&Itemid=100">scioperiamo tutti </a>][Torino: </span><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=677&Itemid=100">comunicato dell'assemblea generale dell'Onda</a></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: bold;">] [Bologna:<a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=664&Itemid=100"> assemblea pubblica verso lo sciopero</a>] [Palermo ore 9 dalla facoltà di Lettere:<span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><span style="font-size: x-small;"><a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=672&Itemid=100">l'Onda palermitana torna in piazza</a></span><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: bold;">] [Genova ore 9 piazza Caricamento: <a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=680&Itemid=100">appello dalle facoltà in lotta</a>] [Roma ore 9 piazzale della Minerva La Sapienza: <a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=678&Itemid=100">appello alla mobilitazione</a>] [Milano: ore 9 da Porta Venezia: <a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=683&Itemid=100">Sciopero, l'Onda torna in piazza</a>]<br></span></span></p>
<p style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"><span style="font-weight: bold;">Approfondimenti sullo sciopero: da GlobalProject <a href="http://www.globalproject.info/art-19189.html">Concretizzare lo sciopero per il movimento</a> / da Uniriot <a href="http://www.uniriot.org/index.php?option=com_content&task=view&id=665&Itemid=100">Sciopero, conflitti movimenti</a>.</span></span></p>
<p style="font-family: verdana,arial,helvetica,sans-serif; text-align: justify;"> </p>
--- Story Attachments ---
--- Attachment 3352 ---
Time Posted : Monday, Mar 16 2009, 6:16pm
Media Type : image
File : http://abruzzo.indymedia.org/attachments/mar2009/students_14.11.08.jpg
--- Story Comments ---
--- Comment 7491 ---
Title : allora iscriviamoci tutti al sindacato
Author : cf
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Time Posted : Monday, Mar 16 2009, 8:13pm
--- Comment Content ---
<p>se si può ripartire solo se un sindacato che ha firmato tutti gli accordi che hanno previsto il precariato selvaggio in università lancia una data allora iscriviamoci al sindacato.</p>
<p>da anni c'è l'impossibilità di sapersi rappresentare, di avere una forza che possa rappresentare qualcosa - si delega a chi rappresenta il lavoro dipendente di rappresentare anche il precariato</p>
<p>tutti allo sciopero della cgil - meglio di niente ma è anche vero che se ci si tirano martellate sui coglioni quando si smette si prova sollievo</p>
--- Comment 7492 ---
Title : Concretizzare lo sciopero per il movimento
Author : globalproject.info
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Time Posted : Monday, Mar 16 2009, 8:36pm
--- Comment Content ---
<p>Concretizzare lo sciopero per il movimento</p>
<p>di Luca Casarini</p>
<p>Giovedì 12 marzo 2009</p>
<p>Lo sciopero del prossimo 18 marzo indetto dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, con manifestazioni regionali in tutta Italia, merita qualche riflessione, che ci porti anche al di là dello specifico campo in cui esso si muove. Indubbiamente il contesto, quello del mondo della scuola e dell’università, del precariato cognitivo, del ciclo della formazione insomma, già di per sé non è cosa da poter essere trattata genericamente. Il movimento dell’Onda, con le decine di migliaia di studenti e ricercatori in piazza, annunciato da un’ampia mobilitazione di genitori e insegnanti, ancora rieccheggia all’interno di atenei e facoltà. E quindi, innanzitutto, il terreno in cui si inserisce questo sciopero è fino in fondo un terreno di movimento.</p>
<p>L’ampiezza della crisi e della recessione economica ci consegna un paese dove è l’intero corpo produttivo, in ogni sua declinazione settoriale, ad essere “centrale” per potenziali terreni di conflitto. Ma è fuori discussione che scuola ed università hanno sedimentato una prima traiettoria di lotta e ricomposizione possibile proprio perché fuori e contro lo schema rappresentativo e concertativo, anticipando ciò che oggi è un dato oggettivo: la fine o perlomeno la messa in crisi del classico rapporto virtuoso tra comando e triplice sindacale, che vedeva CGIL, CISL e UIL come la proiezione sul terreno della contrattazione del vecchio modello parlamentare: centro, destra e sinistra.</p>
<p>Quel vecchio assetto, compromesso dalla forzata semplificazione della rappresentanza in crisi, è crollato sotto i colpi dell’altra Crisi: oggi CISL e UIL vanno per la loro strada con un ruolo di compartecipazione al governo e la CGIL è stata scaricata. Tradotto: la sua funzione è finita, e il suo ruolo esaurito. La concertazione, al di là degli evidenti interessi e privilegi che assicurava al sindacato sulla pelle di milioni di lavoratori e lavoratrici ( altro che Di Vittorio!), si inseriva comunque in uno spazio definito, e possibile, di contrattazione sociale. Oggi l’esistenza di questo spazio è perlomeno da indagare, se non da reinventare completamente, e di sicuro, se potrà esistere, non sarà quello di prima.</p>
<p>E’ in questo quadro di grande difficoltà per sé stessa, per la sua esistenza e ruolo, che la CGIL si muove. E questa è una premessa che potrà sembrare scontata, ma è bene ribadire. Non vi è lettura anticipatoria e tendenziale sui processi di modificazione dei cicli produttivi, non vi è l’assunzione piena della crisi come scenario completamente sconosciuto di materiale modificazione della condizione sociale, a turbare i sonni di Epifani o dei suoi boys: è che fine faranno la sua organizzazione, i suoi dipendenti, i suoi funzionari, i suoi soldi e le sue fette di potere, ora che il padrone non sa che farsene di loro. Anzi ora che il padrone fa da solo, direttamente. E’ assodato poi che “dal basso” della struttura sindacale vengono e sono venute pressioni, riflessioni, sollecitazioni. Ma fintantochè non maturerà la decisione di sciogliere tutto in una grande assemblea costituente di qualcos’altro, è bene non credere alle favolette per bambini scemi: la CGIL è quella roba lì, con cui il capitalismo in crisi di oggi, ha potuto massacrare negli anni generazioni di uomini e donne messi sotto padrone.</p>
<p>La loro crisi, come sempre, apre nuove possibilità al conflitto sociale: forse, probabile, speriamo. Ma niente è frutto di automatismi e come sempre di mezzo ci sono almeno tre fattori: il caso, l’oggettivo e il soggettivo. Sul caso e sull’oggettivo, su ciò che accade per combinazioni inspiegabili e su quello che si determina per grandi mutamenti globali, nulla possiamo fare se non, almeno per il dato oggettivo, rendercene conto, saperlo cogliere. Invece è il ruolo della soggettività che ci compete, che possiamo modificare e su cui esercitiamo scelta e capacità. E allora è indubbio che l’azione politica sullo sciopero del 18, è importante, ed in generale, ci abitua, e oggi è fondamentale, a non dare nulla per scontato o peggio, per progressivo e lineare.</p>
<p>Partendo dalle premesse di cui sopra, il rapporto con la CGIL non può né deve essere caratterizzato da idiozia: ci interessa in quanto essa è in crisi, non a prescindere. E il dato della sua crisi va verificato ogni giorno, perché anch’esso non è immutabile o unidirezionale. La CGIL può trasformarsi infatti, per uscire dalla crisi, in peggio di com’era prima, non solo in meglio. Può cercare di fare ancora di più il cane da guardia in cambio di quattro pezzi di pane, invece che scegliere il conflitto per la democrazia, il reddito e la libertà.</p>
<p>Scendiamo nel concreto di questo assunto: in questi ultimi giorni molte università sono state militarizzate, gli studenti che protestavano, da Torino a Pisa passando per Padova, caricati, presi a botte da celerini e carabinieri. La CGIL ha detto qualcosa a tal proposito da qualche parte? Qualcuno dei grandi ed illuminati dirigenti della FLC ha preso posizione per contrastare questa deriva autoritaria e violenta nei confronti del movimento? Certo, non siamo oggi nella fase dei cinquantamila in piazza, ma proprio per questo l’operazione silenzio, e nel caso di Padova appoggio, sulle cariche dentro l’università, non può non allarmarci.</p>
<p>Anche perché, se uno poi si guarda il manifesto d’indizione dello sciopero del 18, scopre che viene evocata L’Onda: quindi, quelli che tengono in piedi le lotte dentro l’università, la parte radicale e radicata che la mobilitazione d’autunno ci ha consegnato, sono da eliminare, e l’Onda è invece un terreno di conquista, di colonizzazione da parte della CGIL. Sinceramente il primo, logico pensiero è questo. Non è vero, oppure non è proprio così? Benissimo, chiediamo allora alla CGIL FLC, come condizione imprescindibile per qualsiasi tipo di relazione, che si esprimano contro le cariche di polizia dentro l’università, contro i divieti con cui molti atenei hanno blindato le inauguarazioni dell’anno accademico, contro la repressione, ormai sistematica, delle proteste studentesche. Nel caso in cui questo non si determini, allora prendiamo atto del segnale che la CGIL, per uscire dalla sua crisi, prende in seria considerazione il fatto di far fuori, e non di supportare, il movimento, almeno nella sua parte radicale. Per radicale si intenda “radicalmente altra”, irrapresentabile, ingovernabile.</p>
<p>E questo è già un paletto, soggettivo, per valutare che fare e perché il 18, e comunque valido in generale. Il secondo riguarda il senso dello sciopero. E’ forse possibile continuare con l’inganno che lo sciopero, inteso come astensione dal lavoro (e quindi per chi un tempo di lavoro ce l’ha riconosciuto) non retribuita, è l’unica forma di “conflitto” possibile? E’ possibile modificare i rapporti di forza con qualcosa che, oltre ad essere assolutamente previsto, nel caso dei metalmeccanici addirittura funzionale ( la produzione la arresta la crisi, non l’astensione degli operai ), è del tutto concordato e compatibile? Lo sciopero, la sua forma reale, deve tornare a fare male alla controparte, deve tornare alla sua funzione primaria: l’offesa, il danno, l’attacco.</p>
<p>Tralaltro l’azione governativa anticipa, come sempre, la CGIL anche su questo: il diritto di sciopero, così come si è trasformato lo sciopero stesso, è oggi così legato ad una concessione più che alle sue caratteristiche originarie di “pratica conquistata”, che può essere revocato dal sovrano.</p>
<p>Ma che cosa sono questi scioperi in realtà? Occasioni per inscenare manifestazioni di pura rappresentanza. Costano carissimi ai lavoratori, il sindacato che ha più soldi ne fa di più spettacolari, e cosa cambia? Gli operai in cassaintegrazione e licenziati di Pomigliano sanno invece come diventa la situazione se il corteo va a bloccare l’autostrada. I piloti dell’Alitalia se si tengono a terra gli aerei. I guidatori di mezzi pubblici anche. Lo sciopero per fare male deve riversarsi sulle città e sulle metropoli come dispositivo di interruzione del loro normale, e produttivo, funzionamento. Oppure deve puntare a riappropriazione di merci, e quindi di reddito. O soddisfare dei bisogni fondamentali, come la casa, la mobilità, l’agibilità di spazi dentro la fabbrica sociale. O danneggiare qualche interesse della controparte, o bloccare strade ed autostrade. Indicare per lo meno che quella è la direzione, molteplice e multiforme, intelligente e indisciplinata, verso cui tutti dobbiamo convergere. Altrimenti lo sciopero equivale alla manifestazione (a pagamento) della propria rappresentanza. E’ cioè una rappresentazione, non un reale esercizio della propria autonomia.</p>
<p>Il 18 marzo, lo sciopero del comparto della scuola e dell’università della CGIL ripropone il modello della rappresentanza. Evoca l’Onda e vuole assumerne la rappresentanza. Riducendo quindi il movimento a qualcosa che si può dunque rappresentare e solo nelle sue parti compatibili. Allora il secondo punto di riflessione proposto è questo: lo sciopero va concretizzato.</p>
<p>“Non pagheremo noi la vostra crisi”: che significa concretamente in quella giornata? Casa, reddito, blocco delle città, autoriduzioni, occupazioni dei rettorati militari, e chi più ne ha più ne metta. Se la battaglia per il movimento è quella che si fonda nel rifiuto della rappresentanza giustamente intesa come assenza di conflitto, e quindi non efficace, il 18 non può diventare una serie di manifestazioni a cui accodarsi.</p>
<p>Tra le altre cose se l’essere in crisi della CGIL è l’unica cosa che la fa diventare potenzialmente interessante, il suo essere disponibile, almeno per quanto riguarda alcuni pezzi o gruppi di delegati e iscritti, a praticare insieme forme di sciopero metropolitano e contemporaneo, è l’unica maniera di verificare il tema delle alleanze: non è solo la comune condizione di crisi il parametro da utilizzare quando si parla di alleanze, ma anche la reale disponibilità alle pratiche di conflitto. Va da sé che il concetto di alleanza, in questa fase soprattutto, non può mai essere preso come dinamica sistemica e del lungo periodo.</p>
<p>L’alleanza è con i soggetti, non con le organizzazioni. E’ con dei pezzi che sono in crisi dove stanno, e mettono in crisi gli altri con cui stanno. L’alleanza è volta per volta e si misura sugli obiettivi comuni, poiché la loro pratica, gli esiti che determina, già superano l’alleanza stessa.</p>
<p>Tornando allo sciopero del 18, spicca con chiarezza dal suo manifesto rivendicativo che esso per la CGIL è un passaggio, importante ma parziale, verso lo sciopero generale del 4 aprile con manifestazione nazionale a Roma. Quindi va trattato anche da noi come tale. Ad esempio per costruire da questa data una verifica collettiva e dispiegata di come potrebbe essere l’attraversamento del corteo di Roma. Che non può e non deve essere un attraversamento debole. Deve rappresentare un rafforzamento sia dei terreni rivendicativi di movimento, sia del movimento stesso. L’Onda vuole tornare a dettare alla CGIL le scadenze e le mobilitazioni, gli obiettivi e le forme, o deve rassegnarsi a inseguirla, trascinata o risucchiata? Il 18 marzo può diventare un’occasione, nei propri territori, di costruire indicazioni reali di lotta, di sperimentare pratiche che immediatamente si possano configurare come nuovo linguaggio del movimento. Non serve a nulla, se non addirittura essere controproducente, trattare queste manifestazioni regionali del sindacato come un qualcosa di “normale” a cui partecipare senza produrre protagonismo, contraddizioni, nuove relazioni che mettono in crisi chi vorrebbe i movimenti afoni ed obbedienti. La giornata di sciopero in scuole e università non va sprecata: bisogna trovare forme originali e autonome di praticarla, di renderla vera, di utilizzarla per parlare di ciò che apre le contraddizioni dove abitiamo, studiamo lavoriamo, viviamo. Sulla base di queste riflessioni, e anche altre che spero arriveranno contribuendo al dibattito, si può capire, insieme il “che fare” e, cosa importante, il “perché fare”. Il 18 marzo, ma anche dopo.</p>
<p>articolo di Alternative visuali</p>
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