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--- Story 6144 ---
Title   : 18 MARZO 1871: W LA COMUNE DI PARIGI!
Subtitle   : Da "COMUNISMO"	n. 48 - giugno 2000
Topic   : Storia e Memoria
Region   : Internazionale
Type      : Opinioni
Language   : Italiano (it)
Author   : Partito Comunista Internazionale
Organisation   : Partito Comunista Internazionale
Email   : icparty a international-communist-party.org
Phone   : 
Address   : 
Related Link   : http://www.international-communist-party.org/ItalianPublications.htm
Time Posted   : Wednesday, Mar 18 2009, 3:01pm
--- Summary ---
<p><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px; line-height: 15px;">
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE DEI LAVORATORI<br>CONFLUIRE GRANDIOSO DELLE LOTTE DEL PROLETARIATO E DELLA SUA COSTITUZIONE IN PARTITO RIVOLUZIONARIO</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;"><a title="http://www.international-communist-party.org/Comunism/Comuni48.htm" href="http://www.international-communist-party.org/Comunism/Comuni48.htm">http://www.international-communist-party.org/Comunism/Comuni48.htm</a></p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Indice:</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&mdash; Presentazione</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&mdash; PARTE PRIMA - 1864-1866<br>Una giovane Classe Operaia si afferma e sfida Borghesie vecchie o impotenti.<br>1.Repetita iuvant - 2. Sua Maest&agrave; l&rsquo;Inghilterra - 3. La questione tedesca - 4. Il lassallismo in Germania -<br>5. Una classe internazionale in formazione - 6. Origine della Associazione - 7. Cosa vuol essere<br>l&rsquo;Associazione Internazionale - 8. Il suffragio universale - 9. La Guerra di Secessione -<br>10. Importanza delle lotte economiche - 11. Sviluppo in Europa - 12. Marx, il marxismo, l&rsquo;Associazione -<br>13. L&rsquo;Associazione e le lotte operaie - 14. Imperialismo in Europa - 15. La Guerra austro-prussiana.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&mdash; PARTE SECONDA - 1866-1869<br>Crescita organizzativa e affinamento dottrinario.<br>1. Il Congresso di Ginevra (1866) - 2. Risorgente proudhonismo - 3. Una forza proletaria mondiale -<br>4. Il Congresso di Losanna - 5.Il Capitale per la classe operaia - 6. Crisi economica e risposta operaia -<br>7. Il Congresso di Bruxelles - 8. La scottante questione degli scioperi - 9. Posizioni corrette sugli scioperi - 10. Le risoluzioni di Bruxelles - 11.Trade Unions e questione irlandese - 12. Una classe che sa difendersi - 13. Il Partito Socialdemocratico Tedesco - 14. L&rsquo;anarchismo - 15. Il &laquo;personaggio&raquo; Bakunin -<br>16. Il Congresso di Basilea.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&mdash; PARTE TERZA - 1870-1871<br>La Comune di Parigi.<br>1. La Guerra franco-prussiana - 2. I Prussiani verso Parigi - 3. La Repubblica - 4. L&rsquo;assedio di Parigi -<br>5. "A la Commune! Aux armes!" - 6. La dittatura del proletariato - 7. La sconfitta -<br>8. La Comune e l&rsquo;Internazionale.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&mdash; PARTE QUARTA - 1871-1872<br>Il Congresso dell&rsquo;Aja, approdo storico del comunismo.<br>1. Controrivoluzione - 2. Per l&rsquo;azione politica della classe - 3. Le tesi degli "antiautoritari" - 4. Anarchismo e piccola borghesia - 5. In Italia e in Russia - 6. Rivoluzione borghese in Spagna - 7. Il Congresso anarchico di Rimini - 8. Le grandi consegne storiche del Congresso dell&rsquo;Aja - 9. Per il partito di domani.</p>
</p>
</span></p>
--- Content ---
<p><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px; line-height: 15px;">[...]</span></p>
<p><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px; line-height: 15px;">
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">LA COMUNE DI PARIGI</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">1. La Guerra franco-prussiana</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">A met&agrave; luglio 1870 la Francia di Napoleone III dichiarava guerra alla Prussia di Bismarck, guerra fra i due cesari che Marx ed Engels attendevano da almeno quattro anni, ovvero dalla vittoria del 1866 della Prussia sull&rsquo;Austria.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Questa guerra riveste per i marxisti un&rsquo;importanza enorme: sul piano politico sar&agrave; l&rsquo;ultima guerra progressista borghese in Europa occidentale; sul piano militare unificher&agrave; la Germania, nazione che diviene cos&igrave; centro nodale del movimento rivoluzionario mondiale; sul piano economico aprir&agrave; la fase imperialistica del capitalismo. La Guerra franco-prussiana avrebbe partorito inoltre il primo tentativo rivoluzionario del proletario, la Comune di Parigi.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Le cause della guerra non stanno ovviamente nella volont&agrave; del Boustrap&agrave; o del Bismarck di turno, ma nella necessit&agrave; di dare ossigeno agli interessi borghesi attraverso le armi. Se l&rsquo;Italia prima dell&rsquo;unificazione era frammentata in diversi Stati di dimensioni regionali, la Germania era invece ricca di staterelli spesso piccoli come una citt&agrave;. Il Regno di Prussia nel 1859 era uno di questi, sebbene il pi&ugrave; grande e gi&agrave; una potenza militare non secondaria dal XVIII secolo. Perch&eacute; potesse tenere il passo con le potenze capitalistiche europee doveva lasciare libero spazio a concessioni economiche e politiche di tipo borghese, che si riflettevano socialmente nell&rsquo;indebolimento della sempre pi&ugrave; parassitaria classe aristocratica.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;unificazione tedesca, che si pu&ograve; dire frutto della politica militare esercitata da Bismarck tra il 1859 e il 1871, &egrave; da ritenersi fenomeno positivamente rivoluzionario per lo sviluppo economico della Germania. Carattere peculiare di questa rivoluzione &egrave; che essa non fu prodotta da un urto popolare guidato dalla borghesia, come in Inghilterra, negli Stati Uniti ed in Francia, ma fu svolta dall&rsquo;alto, dal potere monarchico. La monarchia di Bismarck, a differenza di quella dei Romanov in Russia, porter&agrave; a compimento l&rsquo;opera lasciando la classe borghese tedesca a crogiolarsi nella sua incapacit&agrave; e codardia storica.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Gi&agrave; da alcuni decenni la Prussia aveva il controllo economico sui diversi staterelli tedeschi e li spingeva fortemente a distruggere i residui feudali. Dal 1859 estendeva su di loro il diretto controllo politico. Fra il 1859 e il 1870 la Prussia conquist&ograve; la regione dello Schleswig-Holstein, al confine con la Danimarca; sconfisse l&rsquo;Impero austro-ungarico, suo diretto avversario a sud; occup&ograve; prima la miriade di staterelli della Germania settentrionale e poi quelli del meridione. La Russia aveva reagito con il controllo sulla Polonia nel 1863 e ora alla Prussia toccava rispondere alla Francia per proteggere i territori dell&rsquo;Alsazia e della Lorena.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Marx ed Engels prevedevano che nel seno di questa guerra fossero gi&agrave; contenuti i motivi di una futura guerra fra Prussia e Russia. Scrissero Marx ed Engels al Comitato Operaio Socialdemocratico: &laquo;Chiunque non sia assordato dal clamore del momento e non abbia un interesse ad assordare il popolo tedesco, deve capire che la guerra del 1870 porta necessariamente in s&eacute; i semi di una guerra tra Germania e Russia, proprio come la guerra del 1866 ha generato quella del 1870&raquo;. Da una parte la Francia avrebbe chiesto aiuto alla Russia per la riconquista dell&rsquo;Alsazia e della Lorena, dall&rsquo;altra Germania e Russia si sarebbero contese violentemente tutta la regione balcanica. Il disegno della Guerra Mondiale del &rsquo;14 era dunque, nei suoi contorni fondamentali, gi&agrave; disegnato.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La previsione di Marx ed Engels non si limitava a questo: &laquo;Questa Guerra n. 2 far&agrave; anche da levatrice all&rsquo;inevitabile rivoluzione sociale in Russia&raquo; (lettera a Sorge del 1 settembre 1870).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Marx ed Engels rilevavano l&rsquo;affermazione crescente del proletariato tedesco, del quale intravedevano il grande ruolo nella futura nostra rivoluzione: &laquo;La preponderanza tedesca sposterebbe il centro di gravit&agrave; del movimento operaio dell&rsquo;Europa occidentale dalla Francia alla Germania, e baster&agrave; paragonare il movimento nei due paesi dal 1866 fino ad ora per vedere che la classe operaia tedesca &egrave; superiore a quella francese sia dal punto di vista teorico sia da quello organizzativo. La sua preponderanza nei confronti di quella francese sulla scena universale sarebbe allo stesso tempo la preponderanza della nostra teoria nei confronti di quella di Proudhon, ecc.&raquo; (Marx ad Engels, 20 luglio 1870).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;incapacit&agrave; della classe operaia tedesca di porsi ancora all&rsquo;altezza della propria responsabilit&agrave; storica si mostrer&agrave; sia nella sconfitta della Comune, quando non sar&agrave; capace di affratellarsi al proletariato di Parigi abbandonato alla reazione versagliese, sia nel 1919, cinquant&rsquo;anni dopo, quando la sconfitta della Rivoluzione in Germania sar&agrave; il segnale della sconfitta della dittatura proletaria in Russia. Finch&eacute; il proletariato tedesco non sapr&agrave; essere all&rsquo;altezza del suo ruolo storico, abbiamo pi&ugrave; volte detto, per i rivoluzionari europei difficile sar&agrave; la vittoria.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">2. I Prussiani verso Parigi</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Lo svolgersi della Guerra e i caratteri che and&ograve; ad assumere sono importanti per la nostra trattazione perch&eacute; saranno questi a spingere il proletariato parigino, gi&agrave; da anni decisamente combattivo, a rovesciare il Governo francese e a instaurare il potere proletario.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 15 luglio il Corp Legislatif votava i crediti di guerra e il 19 la guerra veniva ufficialmente dichiarata. Mentre i proletariati delle due nazioni si mandavano animati messaggi di fratellanza, subito il Consiglio Generale dell&rsquo;Internazionale incaricava Marx di stendere un Indirizzo al Proletariato Francese e Tedesco, che venne approvato il 26 e immediatamente tradotto dall&rsquo;inglese in francese, tedesco e russo. Grande previsione dell&rsquo;Indirizzo fu: &laquo;Qualunque possa essere il corso della guerra di Luigi Bonaparte contro la Prussia, a Parigi &egrave; gi&agrave; suonato il rintocco funebre del Secondo Impero&raquo;. La condanna iniziale era per Luigi Bonaparte, che con il plebiscito del maggio precedente aveva tentato di dare una legittimit&agrave; al suo potere, che l&rsquo;astensionismo dei proletari gli neg&ograve;. Dal plebiscito Luigi Napoleone iniziava la repressione sistematica dei militanti dell&rsquo;Internazionale, che per&ograve; non riusciva a far condannare.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Riguardo alla guerra si afferma: &laquo;Da parte della Germania, la guerra &egrave; una guerra di difesa. Ma chi ha messo la Germania nella necessit&agrave; di doversi difendere? Chi ha reso possibile a Luigi Bonaparte di condurre una guerra contro di essa? La Prussia! &Egrave; Bismarck che ha cospirato con lo stesso Luigi Bonaparte con l&rsquo;intento di schiacciate l&rsquo;opposizione popolare all&rsquo;interno e di annettere la Germania alla dinastia degli Hohenzollern&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Se la Francia avesse vinto il conflitto, il bonapartismo si sarebbe consolidato per anni. In questo caso il tanto sperato movimento operaio autonomo in Germania avrebbe stentato a delinearsi e a rafforzarsi, portandosi verso posizioni nazionaliste. Se avesse vinto invece la Germania, sarebbe stato sconfitto il bonapartismo, permettendo pi&ugrave; libert&agrave; di movimento agli operai francesi, e la classe operaia tedesca si sarebbe organizzata su pi&ugrave; vasta scala nazionale; inoltre una vittoria avrebbe spazzato le antiche rivalit&agrave; regionalistiche diffuse tra i tedeschi.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;Internazionale invitava poi i proletari tedeschi a difendere questa sorta di rivoluzione borghese dando cos&igrave; allo stesso tempo una mano al proletariato francese per liberarsi di Napoleone III. Il proletariato tedesco avrebbe dovuto per&ograve; opporsi alla guerra nel momento che essa avesse preso un carattere non pi&ugrave; difensivo ma offensivo, e si fosse posta cio&egrave; l&rsquo;obiettivo antiproletario e imperialistico dell&rsquo;occupazione dell&rsquo;Alsazia e della Lorena. In breve: la Germania doveva difendersi dalla Francia per salvare la propria rivoluzione borghese e non far tornare la storia indietro di decenni; era da appoggiare da parte degli internazionalisti fintanto che non avesse espresso mire espansionistiche.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La sconfitta avrebbe inoltre contribuito a sgonfiare il troppo radicato sciovinismo dei francesi. Scrisse Engels a Marx il 13 agosto 1870: &laquo;Fintanto questo sciovinismo non sar&agrave; colpito alla testa e come si deve, la pace tra Germania e Francia &egrave; impossibile. Ci si poteva aspettare che questo lavoro sarebbe stato compiuto da una rivoluzione proletaria; ma dal momento che c&rsquo;&egrave; la guerra, ai tedeschi non rimane che farlo loro stessi e subito (...) Bismarck ora, come nel 1866, fa sempre un pezzo del nostro lavoro, a modo suo e senza volerlo, ma lo fa&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Napoleone III aveva l&rsquo;intenzione di attraversare velocemente il Reno entrando in territorio tedesco prima che il nemico potesse approntare la difesa. Ma l&rsquo;esercito francese non riusc&igrave; a prepararsi con la velocit&agrave; sperata e gli ufficiali temporeggiarono dinanzi all&rsquo;attacco. Gi&agrave; il 22 luglio Engels poteva constatare: &laquo;Come le cose stanno ora, ritengo cosa impossibile una campagna favorevole a Bonaparte&raquo;. Fu la Prussia ad organizzare pi&ugrave; velocemente l&rsquo;esercito e fu essa dunque ad attraversare il Reno, ad attaccare l&rsquo;esercito francese nelle proprie fortificazioni mettendo da subito in difficolt&agrave; i francesi. Gi&agrave; il 29 luglio, in una delle analisi sulla guerra che Engels teneva quasi giornalmente sulla "Pall Mall Gazette", poteva prevedere che &laquo;il vantaggio dei tedeschi &egrave; destinato a crescere, aumenter&agrave; se lo scontro decisivo verr&agrave; procrastinato, e raggiunger&agrave; il culmine alla fine di settembre&raquo;. L&rsquo;esercito europeo pi&ugrave; prestigioso, quello francese, faceva improvvisamente flop!</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 31 agosto Engels poteva ancora scrivere: &laquo;L&rsquo;organizzazione militare fa acqua da tutte le parti; una nazione nobile e valente vede vani tutti gli sforzi dispiegati in sua difesa perch&eacute; ha tollerato per vent&rsquo;anni che i suoi destini fossero affidati ad una banda di avventurieri che hanno trasformato l&rsquo;amministrazione, il governo, l&rsquo;esercito, la marina, la Francia tutta in una fonte di personale profitto&raquo;. Con la sconfitta di Sedan del 2 settembre 1870 la fine per il Secondo Impero era segnata. Dopo aver sbaragliato l&rsquo;esercito francese sul fronte orientale, i Prussiani distrussero sul nascere il tentativo di avanzata da Nord-Est: le principali fortezze francesi erano sfondate e l&rsquo;esercito di Bismarck e di Guglielmo I pot&eacute; marciare su Parigi.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">3. La Repubblica</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Gi&agrave; all&rsquo;inizio di agosto l&rsquo;insurrezione proletaria a Parigi si era posta all&rsquo;ordine del giorno. Il 10 agosto Engels scriveva a Marx: &laquo;Pare che la rivoluzione sar&agrave; resa molto facile alla gente; tutto si sfascia da s&eacute;, come non era da aspettarsi diversamente&raquo;. Nella situazione di instabilit&agrave; che si era creata, da una parte gli orl&egrave;anisti puntavano ad una restaurazione monarchica (anche provvisoriamente sotto veste repubblicana); dall&rsquo;altra c&rsquo;era la minaccia rivoluzionaria. Marx scriveva per&ograve; preoccupato ad Engels l&rsquo;8 agosto: &laquo;Se a Parigi scoppier&agrave; una rivoluzione, rimane il problema se hanno i mezzi e i capi per opporre una resistenza seria ai prussiani&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 2 settembre era fatto prigioniero di guerra Napoleone III, il 4 era proclamata la Repubblica. Questa subito si svel&ograve; per ci&ograve; che veramente era, cio&egrave; una vera e propria farsa orl&egrave;anista con a capo il generale Trochu. Commentava Engels sulla "Pall Mall Gazette": &laquo;&Egrave; nel fato del Secondo Impero e di ogni cosa che lo riguardi di cadere senza ispirare piet&agrave;. Neppure la commiserazione che in un modo o nell&rsquo;altro viene mai a mancare a tante disgrazie, sembra venirgli negata. Nonostante l&rsquo;honneur au courage malheureux (onore al coraggio sfortunato, ndr.) di questi tempi non si pu&ograve; evocare un francese senza una certa ironia&raquo;. In guerra le cose vanno necessariamente male &laquo;quando le operazioni militari vengono costantemente subordinate a considerazioni politiche&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La disfatta di Sedan mise definitivamente in moto il proletariato. Scrivemmo su La questione militare: fase della costituzione del proletariato in classe dominante, ne "il Programma Comunista" n. 2/4 del 1966: &laquo;Esso insorge, armi alla mano e con alla testa internazionalisti e socialisti proudhoniani e blanquisti travolge gli sbarramenti di guardie di citt&agrave; davanti al palazzo del Corpo Legislativo ed entra nell&rsquo;aula, dove il blanquista Granger intima ai deputati di decretare la caduta dell&rsquo;Impero e la proclamazione della Repubblica. Si ripete la scena del febbraio 1848 in cui la Seconda Repubblica veniva imposta dall&rsquo;operaio Raspail avendo dietro a s&eacute; il popolo armato. Ma, come allora, anche questa volta il proletariato, generoso e bonario, si lascia sfuggire il potere che pur gli apparteneva di diritto essendo questo fondato unicamente sulla forza&raquo;. Il proletariato viene abilmente raggirato in nome della formazione di un governo di Difesa nazionale con repubblicani e orl&egrave;anisti.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 5 settembre era formato per ogni circondario un comitato di vigilanza il quale nominava quattro delegati che facevano parte di un comitato centrale. A Parigi, col tempo, venendo per&ograve; meno le promesse fatte dai repubblicani (amnistia politica, abolizione della polizia, coscrizione obbligatoria), il 30 settembre i proletari e la Guardia Nazionale ripresero le agitazioni e il 5 e l&rsquo;8 ottobre ricominciarono le manifestazioni armate. La terra tremava sempre di pi&ugrave;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;insurrezione non era esplosa soltanto a Parigi ma in diversi punti della Francia, fra cui a Lione. Racconta Marx in una lettera a Beesly del 19 novembre: &laquo;All&rsquo;inizio and&ograve; tutto bene. Sotto la pressione dell&rsquo;Internazionale fu proclamata la repubblica ancor prima che Parigi avesse fatto questo passo. Subito fu costituito un governo rivoluzionario &mdash; La Commune &mdash; composto in parte da operai aderenti all&rsquo;Internazionale, in parte da repubblicani borghesi e radicali. Gli octroits (tasse sui consumi, ndr.) furono subito aboliti, e a ragione. Gli intriganti bonapartisti e clericali furono intimoriti. Furono prese energiche misure per armare il popolo intero (...) L&rsquo;azione di Lione ebbe subito ripercussione a Marsiglia e a Tolosa dove le sezioni dell&rsquo;Internazionale sono forti&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Riguardo a Lione Marx scriver&agrave; pi&ugrave; tardi: &laquo;I somari Bakunin e Cluseret arrivarono a Lione e guastarono tutto. Poich&eacute; ambedue fanno parte dell&rsquo;Internazionale ebbero purtroppo abbastanza influenza per condurre i nostri amici sulla strada sbagliata. Si impadronirono &mdash; per breve tempo &mdash; del municipio ed emanarono le folli leggi sulla abolition de l&rsquo;Etat e simili assurdit&agrave;&raquo;. Successe che &laquo;lo Stato, sotto le sembianze di due compagnie di guardie nazionali borghesi, entr&ograve; da una parte che ci si era dimenticati di sorvegliare, ripul&igrave; la sala, e ricacci&ograve; in tutta fretta Bakunin sulla strada di Ginevra&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">4. L&rsquo;assedio di Parigi</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Con la caduta di Napoleone III e la disfatta di Sedan si apriva la seconda fase della guerra: i Prussiani cinsero d&rsquo;assedio Parigi e rintuzzavano le sortite francesi, sebbene i civili combattessero una vera e propria guerriglia difensiva.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Le due previsioni enunciate da Marx nell&rsquo;Indirizzo si erano avverate, ovvero la caduta di Napoleone III e la falsit&agrave; del preteso carattere difensivo della guerra. Il Consiglio Generale incaric&ograve; Marx di redigere un Secondo Indirizzo ai proletari su questa nuova fase della guerra. In esso aspra &egrave; la critica alla classe media tedesca chiamata da Guglielmo I all&rsquo;impresa patriottica: &laquo;Questa classe media, che anche nelle sue lotte per le libert&agrave; civiche, dal 1846 al 1870, aveva dato un esempio inaudito di irresolutezza, di incapacit&agrave;, e di vigliaccheria, si sent&igrave; naturalmente profondamente lusingata di poter fare il suo ingresso sulla scena europea recitando la parte del leone ruggente del patriottismo tedesco&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nel Secondo Indirizzo Marx confuta la pretesa che esistano dei "giusti confini" per una nazione, spiegando che ogni confine nuovamente ottenuto avrebbe gi&agrave; in s&eacute; il germe di una futura guerra per renderlo ancora "pi&ugrave; sicuro". Viene a relativizzare i concetti di attacco e di difesa: &laquo;Tale &egrave; la lezione di tutta la storia: per le nazioni come per gli individui, per togliere la possibilit&agrave; di attaccare dovete privarli di tutti i mezzi di difesa. Non basta solo prenderli per la gola, bisogna ucciderli (...) La storia distribuir&agrave; le sue sanzioni non dal numero di chilometri quadrati strappati alla Francia, ma dall&rsquo;enormit&agrave; del crimine di aver fatto rivivere, nella seconda met&agrave; del secolo decimo nono, la politica di conquista&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il Partito Socialdemocratico Tedesco avrebbe dovuto opporsi al proseguimento della guerra, all&rsquo;annessione dell&rsquo;Alsazia e della Lorena e combattere per ottenere immediatamente &laquo;una pace dignitosa per la Francia e il riconoscimento della Repubblica francese&raquo;. Non che Marx nascondesse quanto di reazionario vi era in quella neo-proclamata Repubblica, la sua difesa, spiegava, era solo un momento di passaggio, prima del suo abbattimento da parte del proletariato. I proletari francesi &laquo;con calma e risolutezza devono approfittare della libert&agrave; repubblicana per procedere con metodo alla loro organizzazione di classe&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;Indirizzo si chiudeva con il riconoscimento del coraggio del proletariato inglese che con scioperi e dimostrazioni aveva imposto al Governo il riconoscimento della Repubblica francese, opponendosi allo smembramento della Francia.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La Francia borghese era invece sempre pi&ugrave; inchinata dinanzi all&rsquo;esercito prussiano. La scomparsa dell&rsquo;esercito regolare fin dal settembre aveva consegnato la difesa a nuove reclute inesperte e a gruppi partigiani formati da civili. Sarebbe stata la guerriglia fra Prussiani e partigiani francesi a creare dei serissimi problemi ai prussiani fiaccati per ben quattro mesi.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La Parigi borghese invece vivr&agrave; quattro mesi di completa immobilit&agrave;: Trochu non oser&agrave; minimamente attaccare i Prussiani, come del resto questi non tenteranno di entrare a Parigi. Lo spettro della Rivoluzione proletaria era ben pi&ugrave; tremendo dei Prussiani agli occhi di Trochu e della combriccola che con lui aveva assunto le redini del potere.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nel novembre e dicembre i Prussiani si lasciarono andare a requisizioni e a fucilazioni di civili che provocarono in vari punti delle vere e proprie rivolte popolari. Battaglie importanti per&ograve; non se ne vedevano pi&ugrave;. Engels scriveva in Note sulla Guerra: &laquo;Non sono pi&ugrave; le grandi battaglie a riempire gli elenchi dei morti ma le scaramucce in cui uno, due, cinque uomini vengono uccisi. L&rsquo;erosione costante delle onde della guerra popolare sgretola, disperdendone in frantumi nella risacca, anche i pi&ugrave; grossi eserciti che &mdash; ed &egrave; ci&ograve; che pi&ugrave; pesa &mdash; sembrano non ottenere alcun risultato&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 31 ottobre, all&rsquo;eco della caduta della fortezza di Metz, Parigi nuovamente insorse. Gli operai in armi fecero prigioniero l&rsquo;intero governo, ma il cosiddetto "governo di Giuda" ancora una volta circu&igrave; il proletariato e riusc&igrave; addirittura ad ottenere la maggioranza in un plebiscito-farsa. Scrivemmo in "il Programma Comunista": &laquo;Ancora una volta, la spiegazione del magro risultato di quella grande giornata &egrave; nella mancanza di coesione fra i rappresentanti degli operai: Blanqui, Blanc, Flourens, Delescluze, ecc. e nella incapacit&agrave; del C.C. dei 20 Circondari di esercitare funzioni dirigenti, oltrech&eacute; nella bonariet&agrave; di coloro che, sperando ancora che la lezione riconduca i membri del governo all&rsquo;osservanza dei propri doveri, risparmiano loro la vita (...) Il 28 novembre il generale Ducret, che doveva guidare la "grande sortita" fuori Parigi e che aveva giurato di tornare indietro solo da vincitore, dopo avere esposto le guardie nazionali a inutili e sanguinosi sacrifici ordina la ritirata ed entra per primo a Parigi. Non contento di ci&ograve;, il governo di questi eroi ha la sfacciataggine di "epurare" le guardie nazionali dei battaglioni "indisciplinati", e dar loro come nuovo capo il gen. Thomas, colui che aveva fatto sparare sugli operai nel giugno &rsquo;48. Il 21 dicembre si ha un&rsquo;altra azione "eroica" del genere di quella precedente: il "piano Trochu" si dimostra sempre pi&ugrave; un piano per la difesa di classe. Di qui altre manifestazioni operaie e il "manifesto rosso" fatto affiggere il 6 gennaio dal Comitato Centrale dei 20 Circondari. Il 20 gennaio, Trochu d&agrave; l&rsquo;ultimo spettacolo: nuova "sortita torrenziale", nuova ritirata che si trasforma in rotta; per reazione nuova giornata del 22 gennaio contro il governo, e quindi altro sangue versato degli operai che non vogliono assolutamente la capitolazione&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Riferisce Engels ancora in Note sulla Guerra: &laquo;Trochu, malgrado tutto, persiste nella sua inerzia, "magistrale" o meno che sia. Le poche sortite fatte negli ultimi giorni sono state troppo "platoniche", per usare un termine di un accusatore di Trochu sul "Si&egrave;cle". C&rsquo;&egrave; stato riferito che i soldati rifiutavano di seguire gli ufficiali. Se fosse vero, questo proverebbe una sola cosa: hanno perso la fiducia nella direzione suprema&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">A fine gennaio Parigi &egrave; sempre pi&ugrave; isolata e si insinua lo spettro della fame. Continua Engels: &laquo;Tutte le informazioni in arrivo concordano nell&rsquo;attribuire la mancanza di successi alla sfiducia dei soldati nel comando supremo. E a buon diritto. Trochu, non bisogna dimenticarlo, &egrave; un orl&egrave;anista, che vive letteralmente nella paura di La Villette, Belleville e degli altri quartieri "rivoluzionari" di Parigi. Aveva pi&ugrave; paura di loro che dei Prussiani. Non &egrave; solo una deduzione o una supposizione da parte nostra. Sappiamo, da una fonte del tutto attendibile, di una lettera fatta uscire da Parigi da un membro del governo nella quale si asserisce che Trochu &egrave; stato sollecitato da ogni parte a prendere energicamente l&rsquo;offensiva, ma che egli vi si &egrave; sempre sottratto, ritenendo che questa avrebbe consegnato Parigi nelle mani dei "demagoghi"&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 23 gennaio Parigi capitol&ograve;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">5. "A la Commune! Aux armes!"</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Come abbiamo visto la Rivoluzione a Parigi era in atto dai primi di settembre e fu essa, e solo essa, a determinare i connotati degli ultimi mesi di guerra. La borghesia francese si dimostrava incapace di sferrare una controffensiva: i motivi stavano nel suo costituzionale timore del proletariato in armi. La borghesia parigina sapeva bene che non sarebbe stata in grado di tornare ai propri affari fino a quando il proletariato non fosse stato disarmato e i suoi capi resi innocui.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">I Prussiani dal canto loro per ben 131 giorni d&rsquo;assedio non osarono entrare nella Parigi rossa. Il 23 gennaio con la capitolazione di Parigi, i Prussiani &laquo;osarono occupare solo un piccolo angolo di Parigi che per giunta consisteva di parchi pubblici; e anche questo solo per alcuni giorni! E durante questo tempo essi, che avevano cinto d&rsquo;assedio Parigi per 131 giorni, erano a loro volta assediati dagli operai parigini armati, i quali vigilavano accuratamente perch&eacute; nessun "prussiano" varcasse i ristretti confini di quell&rsquo;esigua area ceduta al conquistatore straniero. Tale era il rispetto che gli operai parigini ispiravano all&rsquo;esercito davanti al quale tutte le truppe dell&rsquo;Impero avevano deposte la armi&raquo; (Engels, Introduzione del 1891 a La guerra civile in Francia).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;8 febbraio 1871 si tenevano le elezioni per l&rsquo;Assemblea nazionale: si decideva un nuovo governo e la forma della pace. I prussiani avevano concesso ben volentieri l&rsquo;Assemblea, piuttosto che affrontare con l&rsquo;invasione i ben armati civili parigini. Il partito di Thiers era il diretto strumento della controrivoluzione e nel suo seno si rifugiavano i proprietari fondiari, gli orl&egrave;anisti e i legittimisti. La velocit&agrave; con cui si arriv&ograve; al voto era dovuta alla consumata astuzia borghese su come sconfiggere elettoralmente il proletariato.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Una volta eletto, Thiers tent&ograve; subito di ottenere il disarmo della Guardia nazionale e il ritorno all&rsquo;ordine. Ma come poteva imporlo disponendo di soli 3.000 poliziotti e 15.000 soldati contro i 300.000 della Guardia Nazionale? Fino alla met&agrave; del marzo il C.C. della Guardia Nazionale, sempre pi&ugrave; prestigioso fra i parigini, si mantenne sulla difensiva. In un suo rapporto del 10 marzo affermava: &laquo;Quello che noi siamo l&rsquo;hanno fatto gli eventi (...) Noi siamo la barriera inesorabile eretta contro ogni tentativo di rovesciare la Repubblica&raquo;. Certamente una certa coscienza formatasi negli ultimi sette anni in esso non mancava. Continuavamo su "Programma": &laquo;Per la guardia nazionale e per il loro C.C. la repubblica doveva possedere un contenuto sociale: doveva essere una Repubblica del lavoro e non una Repubblica del Capitale. Quel che manca al C.C. della guardia nazionale &egrave; la chiara visione strategica di una giusta politica rivoluzionaria, per cui ci&ograve; che di positivo esso far&agrave; sul piano militare sar&agrave; in parte merito degli eventi e degli errori del nemico di classe&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La vera e propria guerra civile si apr&igrave; quando Thiers mand&ograve; le truppe a impadronirsi delle armi della Guardia Nazionale. Non solo la spedizione notturna fall&igrave; in pieno, ma la fanteria impiegata da Thiers fraternizz&ograve; con la Guardia Nazionale. Dopo la sconfitta Thiers, sempre pi&ugrave; timoroso della piega degli eventi, annunci&ograve; di "voler" mantenere armata la Guardia Nazionale ma la richiam&ograve; alla sottomissione agli ordini del governo repubblicano. Quando all&rsquo;appello risposero appena 300 soldati su 300.000 a Thiers non rest&ograve; che fuggire a Versailles. Era il 18 marzo e la Guardia Nazionale, senza volerlo e spinta dagli eventi, dovette passare all&rsquo;offensiva. Furono erette le barricate, uccisi i generali Lecomte e Thomas e occupati i principali edifici della citt&agrave;. La sera il C.C. assumeva i pieni poteri. Come scrisse Marx ne La guerra civile in Francia, &laquo;l&rsquo;Europa parve per un istante dubitare se quei sensazionali spettacoli politici e militari avessero una qualche realt&agrave; o non fossero il segno di un passato da lungo tempo scomparso&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il governo della Comune pecc&ograve; gi&agrave; subito di indulgenza. Non solo fu permesso a qualsiasi controrivoluzionario di fuggire liberamente da Parigi, ma fu tollerato anche che i borghesi si ritrovassero in assemblee e manifestazioni. Cosicch&eacute; il 22 marzo, quattro giorni dopo l&rsquo;insurrezione, la borghesia tenter&agrave; gi&agrave; di recuperare il potere, armi alla mano. &laquo;In guerra, scrivevamo su Programma, anche per il proletariato deve vigere la morale di guerra e non &egrave; ammissibile bonariet&agrave; di sorta&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Gli otto giorni che seguirono il 18 marzo, anzich&eacute; passare all&rsquo;offensiva, il C.C. si preoccup&ograve; pi&ugrave; che altro di darsi un&rsquo;inutile legittimit&agrave; formale tramite la preparazione di nuove elezioni. &laquo;Davano importanza alla forma e dimenticavano la sostanza in base alla quale essi avevano gi&agrave; agito: ci&ograve; era certo un&rsquo;eredit&agrave; funesta delle concezioni borghesi e delle loro funzioni in materia: si era dimenticato che "la rivoluzione (del 4 settembre) era diventata il regime legale della Francia". E se pure quella non ci fosse stata la sola rivoluzione del 18 marzo &mdash; aggiungiamo noi &mdash; sarebbe stata pi&ugrave; che sufficiente a dare titolo legale a quel governo che era il C.C., e perci&ograve; esso non doveva avere alcuna fretta a sbarazzarsi del potere&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">6. La dittatura del proletariato</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La Comune era stata proclamata il 28 marzo, dieci giorni dopo l&rsquo;insurrezione. Contemporaneamente diverse citt&agrave; della Francia del Sud e dell&rsquo;Est insorsero, sebbene i tentennamenti del governo di Parigi determinassero la sconfitta immediata di queste insurrezioni sparse per il paese.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 3 aprile i Versagliesi di Thiers cominciarono la controffensiva verso i Comunardi: il primo scontro rappresent&ograve; una dolente sconfitta e un grave monito per la Guardia Nazionale. A seguito di ci&ograve; i borghesi radicali, gi&agrave; indecisi, uscirono dal C.C.: i compagni rimasti alla sua guida, invece di assumersi il potere come avrebbero dovuto, indissero nuovamente le elezioni formando un Consiglio diviso fra giacobini, blanquisti e proudhoniani. Mancava la compattezza programmatica e tattica propria del partito marxista: sia i proudhoniani sia i blanquisti, questi certamente grandi barricadieri e, come dice Engels, "socialisti soltanto per istinto rivoluzionario", erano privi di una conoscenza generale della dinamica rivoluzionaria, ben lontani dal socialismo scientifico. La "velleit&agrave;" dello Stato appena nato si svel&ograve; appieno quando il 19 aprile si tent&ograve; di stendere un programma politico ed economico.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nonostante questa "bonariet&agrave;", gli eventi obbligarono i Comunardi a fare delle scelte che istintivamente spingevano il governo rivoluzionario ad una vera e genuina dittatura proletaria. Non solo, ma le stesse leggi che vennero decretate erano ben lontane dalle teorie proudhoniane e si avvicinavano decisamente a ci&ograve; che era proprio della dottrina di Marx: un esempio sono i provvedimenti sull&rsquo;associazione della produzione che doveva essere un apertura alla futura societ&agrave; senza scambio n&eacute; denaro. &laquo;Malgrado tutto, e contro tutte le apparenze di democrazia, la realt&agrave; di dittatura rivoluzionaria della Comune si andava affermando sotto la spinta dei fatti (...) Essa era un organismo che si allontanava sempre pi&ugrave; dal parlamentarismo e dalla sua falsa divisione dei poteri, perch&eacute; diventava ogni giorno pi&ugrave; un organismo al tempo stesso legislativo ed esecutivo (...) Rendendo poi revocabili ad ogni momento i suoi membri, e attribuendo loro il salario di un operaio, la Comune aveva spezzato i due pilastri del vecchio Stato borghese: la burocrazia militare e quella civile. La Comune era uno Stato del tutto nuovo per la storia: era la prima dittatura proletaria che, per essere uno strumento della maggioranza del popolo sfruttato per schiacciare la resistenza della minoranza sfruttatrice, non era gi&agrave; pi&ugrave; uno Stato nel senso proprio della parola, ma una Gemenweisen, parola tedesca che non indica una distinta comune, ma una comunit&agrave;, un sistema organico di comuni&raquo; (La questione militare).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Fra i provvedimenti emanati dalla Comune nella sua breve esistenza vi furono l&rsquo;abolizione dell&rsquo;esercito permanente e la sua sostituzione con il popolo in armi. Fu poi emanata l&rsquo;elezione a suffragio universale dei consiglieri municipali e la loro revocabilit&agrave; in ogni momento. Inoltre venne ricompensato ogni lavoro, anche amministrativo, con un salario da operaio. I magistrati poi non erano pi&ugrave; "autonomi e super partes" secondo la finzione borghese, ma anch&rsquo;essi eleggibili e revocabili in ogni momento. Venne poi decretata la separazione della Chiesa dallo Stato e l&rsquo;espropriazione di tutte le chiese e di tutte le propriet&agrave; clericali. &laquo;I sacerdoti &mdash; pu&ograve; ironizzare Marx, che non si perde nell&rsquo;anticlericalismo piccolo borghese di poca lena &mdash; furono restituiti al tranquillo riposo della vita privata, per vivere delle elemosine dei fedeli, ad imitazione dei loro predecessori, gli apostoli. La totalit&agrave; degli istituti di istruzione furono aperti gratuitamente al popolo e liberati in pari tempo da ogni ingerenza della Chiesa e dello Stato. Cos&igrave; non solo l&rsquo;istruzione fu resa accessibile a tutti, ma la scienza stessa fu liberata dalle catene che le erano imposte dai pregiudizi di classe e dal potere governativo&raquo; (La guerra civile in Francia).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Molti hanno accusato la Comune di avere avuto un carattere prettamente cittadino. Marx nell&rsquo;Indirizzo spiega la falsit&agrave; di tale asserzione: &laquo;Una volta stabilito a Parigi e nei centri secondari il potere della Comune, il vecchio governo centralizzato avrebbe dovuto, anche nelle provincie, cedere il posto all&rsquo;autogoverno da parte dei produttori (...) La Comune doveva essere la forma politica anche del pi&ugrave; piccolo villaggio e nelle regioni rurali l&rsquo;esercito permanente doveva essere sostituito da una milizia popolare, con un periodo di servizio estremamente breve. Le comuni rurali di ogni distretto dovevano amministrare i loro affari comuni mediante un&rsquo;assemblea di delegati con sede nel capoluogo, e queste assemblee distrettuali dovevano a loro volta inviare i propri rappresentanti alla delegazione nazionale a Parigi. I delegati dovevano essere revocabili in ogni momento e legati da un mandat imperatif dei propri elettori (...) Mentre era importante amputare gli organi puramente repressivi del vecchio potere governativo, le sue funzioni legittime dovevano essere strappate a una autorit&agrave; che usurpava una posizione dominante al di sopra della societ&agrave; stessa, e restituite agli agenti responsabili della societ&agrave;&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 16 aprile si ordinava il censimento delle fabbriche parigine affinch&eacute; si potessero rimettere in funzione creando aziende cooperative prive di padronato. Il 20 fu abolito il lavoro notturno per i fornai. Il 30 vennero aboliti i monti di piet&agrave;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La piccola borghesia da subito aveva appoggiato la Comune e l&rsquo;iniziativa storica del proletariato, avendo ormai compreso che la classe borghese e il regime del Secondo Impero la stavano trascinando nella loro rovina: la classe operaia rimaneva la sua unica alternativa. A favore della classe media la Comune aveva decretato l&rsquo;estinzione dei debiti e delle obbligazioni. Veniva inoltre decretato il condono dell&rsquo;affitto degli ultimi tre trimestri.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Cos&igrave; spiega Marx: &laquo;La Comune doveva servire da leva per estirpare le basi economiche sulle quali si fonda l&rsquo;esistenza delle classi, e quindi dell&rsquo;oppressione di classe&raquo;. Lo scopo era dunque aprire le porte alla futura societ&agrave; comunista senza classi: &laquo;La classe operaia non ha da realizzare ideali, ma soltanto liberare gli elementi della nuova societ&agrave; dei quali &egrave; gravida la vecchia societ&agrave; in via di disfacimento&raquo;. &laquo;Non si tratt&ograve; per la Comune di una rivoluzione contro questa e quell&rsquo;altra forma di potere dello Stato, legittimista, costituzionale, repubblicana e imperiale. Fu una rivoluzione contro l&rsquo;essenza stessa dello Stato, questo aborto sovrannaturale della societ&agrave;; fu la riappropriazione da parte del popolo della propria vita sociale&raquo; (Marx, Primo abbozzo di redazione per la Guerra civile in Francia).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">7. La sconfitta</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Le circostanze rivoluzionarie avevano creato nel proletariato la capacit&agrave; di darsi una propria dittatura. La mancanza per&ograve; in esso della sua avanguardia unitaria marxista port&ograve; ad una serie di tragiche ingenuit&agrave;. Si dava troppo onore ad un nemico vile e spietato e fiducia nella possibilit&agrave; di rapporti leali con esso; si ebbe poca risolutezza nell&rsquo;instaurare l&rsquo;indispensabile Terrore rosso contro di esso. L&rsquo;incertezza della dittatura proletaria a Parigi si rispecchia nei continui mutamenti di personale nella guida rivoluzionaria, nonch&eacute; nell&rsquo;ingiustificato rispetto dei Comunardi dinanzi alla Banca di Francia, che non fu occupata.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Dopo che il 3 aprile i Comunardi avevano subito una dura sconfitta tentando una sortita contro i versagliesi che assediavano Parigi, questa veniva completamente circondata, a Nord-Est dai prussiani e a Sud-Ovest dai versagliesi, formalmente in guerra fra loro. L&rsquo;errore fatale del governo della Comune fu il mantenersi sulla difensiva. L&rsquo;esercito controrivoluzionario di Thiers nel maggio era passato da 22 mila soldati a circa 130 mila; dei cinque corpi d&rsquo;armata, due erano formati da prigionieri di guerra liberati per l&rsquo;occasione dai "nemici" prussiani! L&rsquo;esercito dei Comunardi sarebbe stato invece ben superiore se solo il C.C. avesse provveduto ad un&rsquo;offensiva. Il numero dei combattenti effettivi non superer&agrave; invece i 15 o 16 mila soldati e delle 1.200 bocche da fuoco soltanto 200 ne vennero utilizzate. L&rsquo;incapacit&agrave; inoltre di centralizzare radicalmente l&rsquo;esercito cre&ograve; decisivi casi di indisciplina nel pieno degli scontri e una tattica militare decisamente povera.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nella prima met&agrave; di maggio i combattimenti si fecero continui. Grazie all&rsquo;appoggio dei prussiani le truppe di Thiers sconfissero a pi&ugrave; riprese l&rsquo;esercito rivoluzionario. Il 21 maggio, quando Parigi era gi&agrave; fiaccata dai duri combattimenti, un tradimento apr&igrave; le porte all&rsquo;esercito versagliese. L&rsquo;Hotel de Ville, invece di organizzare una difesa solida e unitaria, &laquo;lascia che i consiglieri raggiungano ognuno il proprio circondario per apprestare la difesa, staccata da ogni collegamento con l&rsquo;azione degli altri, cos&igrave; come avrebbe voluto un piano di difesa comune&raquo; (La questione militare...).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il giorno dopo i versagliesi occuparono diverse porte e senza troppa resistenza giunsero a Montmartre. Fu a questo punto che la Rivoluzione si ridest&ograve; e la popolazione accorse ad impugnare le armi. Per tutta la citt&agrave; donne e uomini, vecchi e bambini eressero barricate. Grande eco fecero i proclami di Delescluze per un&rsquo;eroica difesa della Comune. Ma l&rsquo;errore militare della poca centralizzazione si ripet&eacute;: &laquo;Gli stessi proclami di Delescluze teorizzano la "autonomia" delle difese di quartiere come la sola giusta soluzione militare, e criticano le "dotte manovre" dei militari di professione. Come si vede, non si avevano le idee chiare sul militarismo, perch&eacute; si confondeva con esso ogni disciplina di organizzazione della lotta: disciplina inevitabile se non ci si vuole affidare alla spontaneit&agrave;, che &egrave;, questa s&igrave; (specie quando &egrave; esclusiva) fonte di sicura sconfitta&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 23 maggio le truppe di Thiers avevano gi&agrave; occupato diversi punti della citt&agrave;, sebbene la resistenza dei Comunardi, anche di piccoli gruppi, fosse veramente eroica e indimenticabile per il proletariato e per il suo partito. Fra il 24 e il 28 ci furono gli ultimi tentativi dei Comunardi di difendersi, ma i massacratori versagliesi decisero il tutto versando sangue a volont&agrave;. Chi non fu ucciso sulle barricate affront&ograve; il plotone d&rsquo;esecuzione. La gloriosa Comune veniva stroncata nel sangue dal proprio nemico storico.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Commenter&agrave; Marx: &laquo;La civilt&agrave; e la giustizia dell&rsquo;ordine borghese si mostrano nella loro luce sinistra ogni volta che gli schiavi e gli sfruttati di quest&rsquo;ordine insorgono contro i loro padroni. Allora, questa civilt&agrave; e questa giustizia mostrano il loro vero volto come pura barbarie e rozza vendetta al di l&agrave; della legge, senza inutili mascherature. Ogni nuova crisi nella lotta di classe tra gli accaparratori della ricchezza e i produttori di essa mette in luce questo fatto con sempre maggiore chiarezza. Persino le atrocit&agrave; dei borghesi del 1848 scompaiono di fronte all&rsquo;indicibile infamia del 1871. L&rsquo;eroico spirito di sacrificio col quale la popolazione di Parigi &mdash; uomini, donne e ragazzi &mdash; combatt&eacute; per otto giorni dopo l&rsquo;entrata dei versagliesi, rispecchia in maniera evidente la grandezza della loro causa, quanto le imprese efferate della soldatesca riflettono lo spirito innato di questa civilt&agrave; di cui essi sono i mercenari e i difensori. Gloriosa civilt&agrave;, invero, il cui problema principale &egrave; di sapere come riuscire a sbarazzarsi dei mucchi di cadaveri sul campo dopo che la battaglia &egrave; terminata&raquo; (La Guerra civile...).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">8. La Comune e l&rsquo;Internazionale<br>In una lettera a Kugelmann del 12 aprile Marx aveva scritto: &laquo;Ad ogni modo questa attuale insurrezione di Parigi &mdash; anche se sar&agrave; sopraffatta dai lupi, dai porci e dai volgari cani della vecchia societ&agrave; &mdash; &egrave; l&rsquo;azione pi&ugrave; gloriosa del nostro partito dopo l&rsquo;insurrezione di giugno&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Della Comune i borghesi furono immediatamente terrorizzati. Prima reazione all&rsquo;insurrezione fu la caccia ai membri dell&rsquo;Internazionale da parte dei principali governi d&rsquo;Europa: per la borghesia la maglia della democrazia diveniva sempre pi&ugrave; stretta. L&rsquo;Internazionale e il "Red Terror Doctor" Karl Marx vennero considerati coloro che dietro le quinte avevano "cospirato" per fare insorgere i parigini, coloro che avevano dato determinati e precisi ordini di prendere le armi e rovesciare il governo francese. In realt&agrave; abbiamo visto che non sono gli ordini a determinare le rivoluzioni ma specifiche circostanze oggettive.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La campagna spietata verso gli internazionalisti ebbe partecipi non solo le polizie di tutta Europa ma anche i vari giornali borghesi e l&rsquo;Indirizzo di Marx, ripubblicato come La guerra civile in Francia, fece sbraitare di rabbia la borghesia paurosa che, sotto la minaccia della Rivoluzione rossa, si era unificata in un unico partito e in un&rsquo;unica ideologia, la Controrivoluzione. I governi di Francia, Prussia, Austria e Italia si coalizzarono in una Santa Alleanza contro gli internazionalisti. Scrive Engels a proposito: &laquo;Si &egrave; scatenata una caccia generalizzata agli aderenti all&rsquo;Internazionale. Tutti i poteri del vecchio mondo, tribunali militari e civili, polizia e stampa, Junker e borghesi fanno a gara nelle persecuzioni, e su tutto il continente quasi non esiste un posticino in cui non si faccia di tutto per dichiarare illegale la grande fratellanza che incute tanta paura&raquo; (Il Congresso di Sonvillier e l&rsquo;Internazionale).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Per quanto la componente marxista nell&rsquo;Internazionale non potesse agire direttamente, noi rivendichiamo alla nostra classe e al suo partito tutto l&rsquo;onore dell&rsquo;eroico tentativo parigino. Sempre su "Programma" del &rsquo;66 concludemmo: &laquo;L&rsquo;Internazionale aveva avuto essenzialmente il merito di preparare ideologicamente il proletariato. Dichiarando che "la emancipazione della classe operaia dev&rsquo;essere l&rsquo;opera della classe operaia stessa" o che "il grande compito della classe operaia &egrave; diventato la conquista del potere politico" (Indirizzo Inaugurale), l&rsquo;Internazionale rischiarava le coscienze sul compito generale della questione militare, che &egrave; l&rsquo;insurrezione armata e la difesa armata della Stato proletario sorto dalla demolizione dello Stato borghese. Dichiarando poi che "la classe operaia possiede un elemento del successo, il numero; ma i numeri pesano sulla bilancia solo quando sono uniti dall&rsquo;organizzazione e guidati dalla conoscenza", Marx in quell&rsquo;Indirizzo, metteva in piena luce la funzione insostituibile del Partito nella rivoluzione proletaria&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il 13 giugno 1871 comparivano a Londra i 1.000 esemplari dell&rsquo;Indirizzo che il Consiglio Generale aveva fatto redigere a Marx; in pochi mesi l&rsquo;opuscolo avr&agrave; diverse edizioni in inglese distribuite fra gli operai e in un solo anno verr&agrave; tradotto in francese, tedesco, russo, italiano, spagnolo e olandese. In esso Marx condensava, oltre che la storia delle trascorse vicende, gli insegnamenti che la classe operaia doveva ricavarne per l&rsquo;interesse della propria emancipazione. Il programma dell&rsquo;Internazionale cos&igrave; decisamente si affermava.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Marx innanzitutto concludeva che il proletariato in Europa occidentale non aveva pi&ugrave; da concedere il suo appoggio alla borghesia in qualsivoglia guerra nazionale: nessuna poteva pi&ugrave; avere carattere progressista e antifeudale. La Comune aveva dimostrato che &laquo;contro il proletariato i governi nazionali sono tutti federati&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La parte principale dell&rsquo;Indirizzo riguardava la questione dello Stato proletario. Marx salut&ograve; i provvedimenti che lo Stato della Comune aveva preso in soli tre mesi, ma allo stesso tempo ne rilevava i limiti. In una lettera a Kugelmann del 12 aprile 1871 spiegava: &laquo;Se rileggi l&rsquo;ultimo capitolo del mio 18 Brumaio troverai che affermo che il prossimo tentativo della rivoluzione francese non consister&agrave; nel trasferire da una mano all&rsquo;altra la macchina militare e burocratica, come &egrave; avvenuto fino ad ora, ma nello spezzarla, e che tale &egrave; la condizione preliminare di ogni reale rivoluzione popolare sul continente. In questo consiste pure il tentativo dei nostri eroi parigini&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">In una lettera del 6 aprile a Liebknecht cos&igrave; Marx criticava il carattere troppo "bonario" del governo comunardo: &laquo;Sembra che i parigini stiano soccombendo. &Egrave; colpa loro, ma &egrave; una colpa che, di fatto deriva da una eccessiva honn&eacute;tet&eacute; (bonariet&agrave;, ndr.). Il Comitato Centrale e la Comune hanno dato tempo al mischievous avorton (aborto maligno, ndr.) Thiers, di concentrare le truppe nemiche, 1&deg; perch&eacute;, stupidamente, non hanno voluto aprire la guerra civile, come se non l&rsquo;avesse gi&agrave; iniziata Thiers con il suo tentativo di disarmare con la forza Parigi (...); 2&deg; Per non destare l&rsquo;apparenza di usurpare il potere, perdono momenti preziosi (...) per eleggere la Comune, la cui organizzazione ecc. ha richiesto, di nuovo, tempo&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Marx nell&rsquo;Indirizzo mette bene a nudo la natura dello Stato borghese moderno che, con il suo esercito, polizia, magistratura, burocrazia, clero, ecc. ha origine dalle monarchie assolute del XVII secolo ed &egrave; divenuto maturo soltanto con la Rivoluzione francese e l&rsquo;Impero napoleonico che spezzarono gli ultimi residui feudali. Da quel momento lo Stato &egrave; divenuto il moderno mezzo di repressione della classe borghese sulla classe proletaria. I fatti della Comune confermano che &laquo;dopo ogni rivoluzione, che segna un progresso nella lotta di classe, il carattere puramente repressivo del potere dello Stato risulta in modo sempre pi&ugrave; evidente&raquo;. E poi: &laquo;In presenza della minaccia di sollevazione del proletariato, la classe dominante riunita utilizz&ograve; il potere dello Stato, senza riguardi e con ostentazione, come pubblico strumento di guerra del Capitale contro il lavoro&raquo;. Queste le verit&agrave; che l&rsquo;Internazionale insegnava nel 1871 al proletariato.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">&laquo;La Comune fu la diretta antitesi dell&rsquo;Impero. Il grido di "R&eacute;publique sociale", col quale il proletariato di Parigi aveva iniziato la rivoluzione di Febbraio non esprimeva che una vaga aspirazione ad una Repubblica che non avrebbe dovuto eliminare solamente la forma monarchica del dispotismo di classe, ma lo stesso potere di classe. La Comune fu la forma positiva di questa Repubblica&raquo;.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L&rsquo;Internazionale non si limit&ograve; alla diffusione dell&rsquo;Indirizzo. Per l&rsquo;Inghilterra vennero svolte varie conferenze in cui compagni che avevano partecipato alla Comune, quali Robert Reid e Auguste Serrailier, raccontarono al proletariato gli eroici momenti delle barricate e la dura repressione borghese che segu&igrave;. Vennero inoltre organizzati scioperi e manifestazioni in appoggio dei Comunardi. Per molti mesi il Consiglio Generale dovette occuparsi del mantenimento dei profughi parigini, dato che per questi trovare un lavoro era divenuto estremamente difficile.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il Consiglio Generale nel periodo della Comune aveva inoltre mantenuto una fitta corrispondenza con le sezioni dei vari paesi in cui il proletariato tentava di ribellarsi. In Spagna, soprattutto a Barcellona, diffusi furono gli scioperi politici. In Belgio il Consiglio Generale dovette intervenire in aiuto di un imponente sciopero dei sigarai e grazie a questo aiuto lo sciopero pot&eacute; durare fino a settembre e vincere. In Germania notevoli furono le lotte organizzate dal Partito socialdemocratico tedesco contro la guerra, nonch&eacute; gli arresti e le dure repressioni.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Partito Comunista Internazionale</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;"><span style="color: #003399; font-weight: bold;"><br></span></p>
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