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Dom 3 Maggio 2009 14:37:40 PDT
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Date : Sunday, May 3 2009, 11:37pm
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--- Story 6406 ---
Title : TERREMOTI ED INGEGNERIA BORGHESE
Subtitle : Da "Il Partito Comunista" n° 334 - marzo-aprile 2009
Topic : Scienze e Tecnologie
Region : Internazionale
Type : Opinioni
Language : Italiano (it)
Author : Partito Comunista Internazionale
Organisation : Partito Comunista Internazionale
Email : icparty a international-communist-party.org
Phone :
Address :
Related Link : http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm
Time Posted : Sunday, May 3 2009, 11:08am
--- Summary ---
<p>INDICE:</p>
<p><span style="font-family: Times; font-size: 16px;"> PAGINA 1 – <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#PrimoMaggio">Primo Maggio 2009</a>: Muore il Capitale - Morte al Capitale. <br>– <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Grecia">Crisi in Grecia</a> e avventurismo piccolo borghese. <br>– A dieci anni dalla <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Serbia">guerra alla Serbia</a>. <br>– <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Silvio">Meno male</a> che Silvio c’è. PAGINA 2 – <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Terremoti">Terremoti ed ingegneria borghese</a>. <br>– Nuova pubblicazione del partito: <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#IlComunista">“Il Comunista”</a>, Organo del Partito Comunista d’Italia. <br>– <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Anonimato">Individualità e anonimato</a> nel partito. <br>– <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Economisti">La crisi e l’imperialismo</a> per gli economisti. PAGINA 3 – <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#DioDenaro">Il Tempo fra Dio e Denaro</a>. PAGINA 4 – <a href="http://www.international-communist-party.org/Partito/Parti334.htm#Sindacati">Sindacati confederali e "di base" di fronte alla crisi</a>: Finte svolte in Cgil - Tensione nei sindacati “alternativi” - La “costituenda“ Cub. </span></p>
--- Content ---
<p><span style="border-collapse: collapse; font-size: 11px; line-height: 15px;"> </span></p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">TERREMOTI ED INGEGNERIA BORGHESE</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Fa parte della cultura tecnica di una società, e la caratterizza, il costruire una tipologia di edifici con scelta dei materiali, loro connessione, dimensione e forma tali da garantirne la durata per un tempo ragionevolmente indefinito.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nei vecchi continenti molte città si presentano ancora con fabbricati che sono lì da molti secoli, in perfetto stato di conservazione e di utilizzo. Costruzioni assai ardite, le imponenti cattedrali rinascimentali o i grandi edifici civili o militari, pubblici e privati, almeno quelli in uso alla classe dominante, in zone fortemente sismiche hanno resistito senza danno ai peggiori terremoti.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Gli architetti e i capimastri che quei fabbricati, spesso innovativi, progettavano e costruivano non si affidavano ad alcuna particolare verifica numerica, disponendo solo della geometria e di un poco di statica grafica, non del computer e nemmeno del regolo. Non si riteneva di doverli assoggettare per legge a particolari modalità di calcolo strutturale. Scienza e sapienza gli derivavano da una lunga e condivisa tradizione, fondata, da una parte, su una grande scuola di studi critici, tecnico-estetici, dei capolavori dell’arte antica, dall’altra sulla provata esperienza del maestro artigiano che sa lavorare e conosce i diversi materiali e “sente” il fluire delle forze al loro interno.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nel Rinascimento in Europa, questi fabbricati erano, per la committenza, molto costosi, sia per il compenso alle maestranze così qualificate sia per la scelta esigente dei materiali. Quando il finanziamento languiva non si risparmiava su quelle o su questi ma, semplicemente, si sospendeva l’esecuzione dell’opera: alcune sono tutt’oggi incompiute.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Modernamente l’arte edificatoria, rispetto a quella, è segnata da una doppia rivoluzione: tecnica ed economica.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Ovviamente la ricerca del profitto impone la riduzione dei costi, che nella crisi ormai deborda nel maniacale. Vi concorre anche la legge della concorrenza che, per aggiudicarsi l’opera, spinge le imprese a ribassi d’asta al di sotto del costo minimo per il buon costruire.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Inoltre, imponendosi il potere dal capitale nella società e l’interesse ad affrettare i cicli della sua riproduzione, vi assume sempre più importanza non l’edificio, ma la costruzione. Di un nuovo immobile interessa sempre meno il risultato d’uso e le sue lunghe rendite future a fronte del profitto industriale che è possibile ricavare dalla sua costruzione. La durata nel tempo dell’edificio diventa quindi da pregio difetto.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">L’altra rivoluzione è quella tecnica, che ha fornito all’edilizia nuovi materiali dalle qualità di resistenza alcune volte superiori a quelle degli antichi laterizi e pietrame. L’Ottocento portò l’acciaio, il Novecento il calcestruzzo armato. Il secondo, meno costoso e richiedente minore manutenzione, si è così affermato.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il calcestruzzo armato, oltre ad avere la essenziale capacità, di cui ogni muratura è priva, di resistere a trazione, dispone di praticamente infinite possibilità plastiche: arrivando in cantiere allo stato fluido si può gettare in casseforme di ogni foggia disponendosi nella conformazione spaziale più adatta a sostenere il proprio peso a resistere ad ogni tipo di sollecitazione, in particolare sismica. Più che dal calcolo, la resistenza di un edificio deriverebbe dalla sua conformazione e dall’equilibrio e proporzione delle parti. Ottenuto questo, qualcuno magari poi direbbe che è anche bello.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Questa tipologia avrebbe costi, almeno immediati di costruzione, sicuramente maggiori, del tutto incompatibili con la miseria della società attuale, che supera quella di molti precedenti modi di produzione.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Nel capitalismo ogni progresso si capovolge in danno (al contrario di Re Mida, che ottenne di cambiare tutto in oro, il borghese come tocca muta in merda). La migliori caratteristiche del calcestruzzo armato non si sono tradotte in fabbricati più saldi e duraturi, ma in membrature in proporzione ridotte: al posto di spessi muri portanti esili pilastri.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Inoltre la sagoma che viene data alle casseforme non è quella che accompagna le linee di forza dell’edificio, al contrario l’uso del calcestruzzo armato ha reso possibile il regresso della struttura portante ad un reticolo simile a quello della primitiva capanna: tronchi in piedi per sorreggere leggeri orizzontamenti. Essendo le maglie di tale intelaiatura necessariamente della forma di rettangoli, è inevitabile la loro minima resistenza alla deformazione e al collasso quando sollecitati dallo scotimento orizzontale prodotto dal terremoto.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Quindi, come tutti rilevano, sotto sollecitazione sismica, i moderni edifici rovinano mentre quelli più antichi, dove le pareti portanti in muratura siano ben connesse fra loro a formare una forma a scatola chiusa se non verso l’alto, hanno maggiori possibilità di resistere.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Ne segue la fragilità estrema dei fabbricati che ingombrano i brutti quartieri sorti intorno alle città in questo dopoguerra, infinita teoria di condomini, spesso di numerosi piani in altezza, abitati per lo più da membri della classe lavoratrice. In Italia quaranta città capoluoghi di provincia si trovano in Zona 2, sette in Zona 1, la più pericolosa delle quattro ordinate per gravità di rischio sismico.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Dal 1974 in Italia, ma è fatto generale, la borghesia, resasi conto della gravità del problema, emana una prima legge a normativa dell’edificare in previsione del fatto sismico, e viene ad individuare nel territorio nazionale zone diversamente minacciate. Praticamente quella prima legge obbligava a dimensionare le strutture di un edificio per resistere ad una data sollecitazione orizzontale dipendente dal grado di sismicità della zona, valutato con i metodi della geologia e della sua storia locale, maggiorato in caso di edifici importanti, e a carichi verticali ugualmente accresciuti.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Altre leggi si sono aggiunte nei decenni, in Italia e fuori, tendente ciascuna ad affinare i metodi di calcolo. Inerenti l’analisi del comportamento dinamico-oscillatorio dell’opera, sono giunti ad una complessità che ormai, anche per una piccola costruzione, trascende la possibilità computazionale di qualunque squadra di progettisti e richiede l’elaborazione automatica. Il risultato quantitativo e qualitativo di simile modo di “progettare” tende quindi a sfuggire alla capacità di verifica dello stesso progettista. La complessità della redazione dell’ultima normativa, del 2005, la renderebbe inapplicabile a giudizio perfino delle associazioni degli ingegneri, tanto che la sua entrata in vigore è stata sospesa.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La legge non prescrive semplicemente che l’edificio sotto sollecitazione mantenga comunque la sua totale integrità, ma è prevista tutta una gradazione di danni che vanno dalle lesioni fino al suo mancato collasso. E tutto questo in una dimensione probabilistica: esempio, evitarne il crollo con una probabilità dell’80% nei prossimi 50 anni... quando la conoscenza, per ogni punto del territorio, della curva di distribuzione di probabilità dell’evento di un terremoto di grado x o superiore nei prossimi n anni è, con ogni evidenza, solo di grande approssimazione: vale forse anche meno della vecchia esperienza popolare locale.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Si pensi che la città de L’Aquila, tagliata in due lungo una sua via centrale dal percorso di una faglia, non è inserita in Zona 1, ma nella 2!</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Insomma scopo della legge non è la stabilità dei fabbricati, ma spaccare il capello in quattro per ridurre i costi di costruzione a spese della sicurezza, costi certo insostenibili per il modo di produzione capitalistico.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">La “ingegneria sismica” è un prodotto quindi della decadenza capitalistica. Noi, che non siamo geologi né ingegneri ma comunisti, almeno nel macroscopico ci teniamo al determinismo e siamo certi che domani, finalmente distrutto il capitale, costruiremo abitazioni sicure, tecnicamente, storicamente, non probabilmente sicure. E questo sia nel difficile e delicato lavoro del recupero dell’esistente sia nel reinventare vecchi, nuovi e mutevoli impianti di città dell’uomo.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Qui non completiamo l’argomento con il fatto notorio, e da tutti lamentato, che nello effettivo costruire, le leggi e i progettisti scrivono, i capitalisti fanno (sabbia di mare nei pilastri eccetera).</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Lo stesso compianto funebre, per i morti, stavolta in Abruzzo, e per l’edilizia contemporanea, si tramuta nei media in un intrattenimento come gli altri, in una odiosa retorica di regime. Nessuno dice però che in regime capitalistico la vera Legge che comanda, a onesti e a disonesti, e comanderà finché questa società non sarà abbattuta, è quella del Profitto e che in suo nome è giusto e inevitabile corrompere controllori, collaudatori, periti, in totale intesa fra le mafie di destra e di sinistra e le rispettive imprese di costruzione associate.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Non solo il Capitale è ormai incapace di costruire città nuove, ma anche di tenere in piedi le vecchie. La manutenzione e il consolidamento del patrimonio edilizio sociale gli è una funzione impossibile. In particolare di fronte alla frammentazione della proprietà immobiliare e dell’istituto del condominio degli edifici.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">Il capitale è entrato da tempo nella sua fase storicamente mortale, ha esaurito il suo portato progressivo è può solo distruggere. Mentre la società borghese si immiserisce sempre più ed è sempre più in balía delle forze della natura, le grandi concentrazioni industriali-finanziarie, già in bancarotta, si rifugiano sotto le ali dello Stato per emungere dalle sue casse enormi prestiti in anticipo di appalti per la “progettazione e costruzione” delle cosiddette “grandi opere”. In un clima di ineluttabile e incontrollabile fatalità, che già assomiglia a quello delle guerre e ne ha le stesse cause, questi interventi, del tutto inutili e condannati da ogni buon senso, servono a di rianimare il cadavere del capitale e vanno ad aggiungersi ai danni provocati dalle calamità naturali.</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;">PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE</p>
<p style="margin-top: 0.5em; margin-bottom: 0.9em;"><span style="color: #003399; font-weight: bold;"><br></span></p>
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