[Imc-beirut] LIBANO, PALESTINA, IRAQ, IRAN, SIRIA E KURDISTAN: l'aggressione dell'imperialismo Usa-Israele per ridisegnare un nuovo Medio Oriente

Redazione di L'Altra Lombardia - SU LA TESTA redazione at laltralombardia.it
Wed Sep 6 08:07:31 PDT 2006


Contributo alla discussione 


LIBANO, PALESTINA, IRAQ, IRAN, SIRIA E KURDISTAN: l'aggressione 
dell'imperialismo Usa-Israele per ridisegnare un nuovo Medio Oriente 

IL PROGETTO DI DOMINIO PER RIMODELLARE IL NUOVO MEDIO ORIENTE 

Israele, con il sostegno del governo USA, ha aggredito il Libano usando come
pretesto il rapimento di due militari israeliani da parte degli Hezbollah.
Questa operazione, occorre ricordarlo, è avvenuta solo dopo che Israele
aveva
invaso la striscia di Gaza, provocando distruzione, miseria e morte, ed ha
oscurato per oltre un mese la tragedia vissuta dal popolo palestinese nei
territori occupati. 

Gli obiettivi politici perseguiti dagli Usa e Israele con l'aggressione allo
stato libanese si possono così sintetizzare: per realizzare la loro
strategia
di espansione e sviluppo dell'imperialismo hanno la necessità di ridisegnare
la
mappa politica e geografica del "nuovo Medio Oriente", con l'obiettivo di
rafforzare il proprio dominio su questa area di importanza basilare per gli
equilibri del mondo. Per raggiungere questo obiettivo oltre alla
normalizzazione di Libano e Palestina, è prevista l'aggressione e
l'invasione
della Siria e dell'Iran, se questi paesi non rinunceranno alle loro
politiche
di indipendenza, e la soluzione finale dell'annosa questione curda in
Turchia e
non solo. E' bene ricordare che il movimento di resistenza curdo in Turchia,
egemonizzato dal PKK di Oçalan, ha ripreso la lotta armata, interrompendo
nel
luglio 2004 la tregua unilaterale che durava da 5 anni, a seguito
dell'accresciuta repressione da parte del governo reazionario turco e del
suo
esercito. 

La ripresa della lotta di resistenza armata della guerriglia curda nell'est
della Turchia costituisce un ulteriore problema non solo per il governo
turco,
ma per tutte le forze imperialiste che hanno interessi in quella zona.
Infatti
proprio in una parte dei territori abitati dai curdi vicino a Kars, capitale
dell'Armenia turca, stanno costruendo uno dei più lunghi gasdotti del mondo
che
dalle regioni dell'Asia centrale arriverà in Medio Oriente e servirà anche
lo
stato d' Israele. La questione curda è destinata, quindi, a diventare entro
breve un problema non solo per la Turchia, ma anche per i suoi alleati USA e
Israele, dato che per realizzare i loro progetti non sarebbe tollerabile il
permanere di un ulteriore conflitto armato in una zona d'importanza
strategica
per l'economia imperialista. Gli Stati Uniti e i suoi alleati in questa area
geografica (Israele, Turchia e paesi arabi moderati) non possono ammettere
interferenze sul controllo delle risorse energetiche, degli oleodotti e dei
gasdotti in Medio Oriente e nelle regioni dal Mar Caspio (leggi petrolio, ma
anche acqua sul confine fra Turchia, Siria, Iraq ed Iran). Per questi ed
altri
motivi storici, la repressione contro la lotta di liberazione dei curdi di
Turchia è destinata presto ad essere posta al centro delle prossime azioni
di
repressione imperialista. 

In sostanza l'aggressione al Libano e la guerra preventiva in Afghanistan e
Iraq costituiscono un modello operativo che l'imperialismo USA e lo stato
d'Israele intendono praticare in questa area ed estendere a tutto il mondo
(almeno nelle loro intenzioni). 

Israele e USA, però, hanno fatto i conti senza l'oste. Infatti Israele, per
la
prima volta dalla sua nascita come stato indipendente, non è riuscito a
prevalere in Libano né sul piano militare né su quello politico, ed ha
dovuto
accettare-subire il "cessate il fuoco" ed il conseguente intervento della
"missione ONU". La resistenza libanese, organizzata dagli Hezbollah, ha di
fatto impedito l'occupazione costante del territorio, grazie anche alla
esplicita solidarietà che la popolazione civile ha manifestato nei confronti
degli Hezbollah. È bene ricordare che gli Hezbollah sono un partito
militante
in cui convivono combattenti islamici sciiti e cristiani che costituiscono
rispettivamente il 40% e il 20% della popolazione e che, inoltre, ha
partecipato alle ultime elezioni politiche del 2005 conquistando il 10% dei
seggi (14 su 128) ed il gruppo parlamentare a cui aderisce insieme ad altre
formazioni, il Gruppo Resistenza e Sviluppo, ha il 27,3% dei seggi. Questa
simbiosi fra Resistenza e popolazione ha fatto fallire uno dei piani su cui
si
sarebbe dovuto fondare il successo dell'aggressione israeliana: la
ribellione e
la dissociazione della popolazione dalla Resistenza armata. Insomma il
solito
copione degli USA e dei suoi alleati non ha funzionato in Libano, così come
sta
fallendo in Afghanistan, in Iraq ed altrove. 

Il governo USA e quello israeliano stanno cercando da almeno due anni di
provocare la guerra civile in Libano senza riuscirci (vedi la
strumentalizzazione e manipolazione della morte dell'ex primo ministro
Hariri).Hanno sottovalutato il ruolo e la forza di Hezbollah nonostante che
sia
il partito di maggioranza relativa nel parlamento democraticamente eletto.
In
sostanza la politica di aggressione imperialista in Libano ha subìto una
battuta d'arresto e ha prodotto risultati opposti rispetto a quelli che
Israele
e USA si aspettavano: l'immagine di invincibilità e di efficienza dello
stato e
dell'esercito israeliano è stata minata dall'imprevista e incalcolata
capacità
difensiva e offensiva del movimento di Resistenza libanese. Quest'ultima con
i
suoi successi si è rafforzata ed ha ottenuto un maggior radicamento sociale,
rendendo nello stesso tempo più evidenti i limiti e le contraddizioni
dell'imperialismo. La popolazione libanese ha pagato con sangue, morte e
distruzione la criminale aggressione sionista, ma ha anche dimostrato che
con
il movimento di Resistenza è stato possibile contenere le politiche di
aggressione di Israele e USA che hanno agito coperti dal silenzio complice
ed
ipocrita dei paesi arabi moderati (Egitto, Arabia Saudita, Giordania ecc.) e
dell'Unione Europea. 

In questo contesto le principali potenze imperialiste, pur essendo in
competizione fra loro per il controllo del mercato mondiale e delle risorse
energetiche, sono riuscite a trovare un'unità d'intenti, sottoscrivendo
unanimemente la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU n. 1701, con
cui si decideva l'intervento di caschi blu sul confine israelo-libanese. 

Questa soluzione si è imposta come inevitabile per aiutare Israele ad uscire
da
una situazione di "impasse" militare e politica, in una fase in cui per lo
stato sionista non è più sufficiente il prevalere sul piano militare, ma si
renderebbe necessaria la creazione di una specie di "area di sicurezza"
formata
dai territori al suo confine, al fine di perpetuare con maggiore agilità il
suo
ruolo di gendarme dell'imperialismo e di invasore dei territori palestinesi.
L'impossibilità di raggiungere questo obiettivo, almeno in tempi brevi, ha
costretto il governo israeliano a subire l'internazionalizzazione del
conflitto
libanese. Se Tsahal non avesse subito una pesante battuta d'arresto sul
piano
militare, il governo israeliano non avrebbe mai accettato la presenza delle
truppe ONU, come è dimostrato dalla sua storia in questi 60 anni.
Attualmente
questa "cintura di sicurezza" sarebbe assicurata dalla presenza dei caschi
blu
che hanno di fatto il compito di difendere Israele e garantire la
prosecuzione
della sua politica. La risoluzione dell'ONU, voluta e sottoscritta sia dagli
USA che dalla Francia, va nel senso di rinsaldare l'alleanza USA-Unione
Europea
e, di fatto, rende insignificanti le contraddizioni tattiche tra i due
imperialismi in questa area. Questa impresa militare viene truffaldinamente
presentata come "missione di pace". In realtà gli europei vanno in Libano
perché hanno l'avallo USA e non per evitare che questi ultimi ci vadano. 

In sostanza le truppe dell'ONU e i governi occidentali sono tutti concordi
sulla necessità di ridisegnare un nuovo Medio Oriente, risanato dai
"terroristi" (cioè dai resistenti che rappresentano il comun sentire della
maggioranza delle popolazioni) e bonificato da chiunque si opponga alle
politiche di aggressione imperialista. E' bene ricordare che la risoluzione
ONU
n. 1701 non prevede sanzioni contro Israele (che è lo stato aggressore), con
ciò attribuendo di fatto la responsabilità dello scoppio del conflitto agli
Hezbollah. 

LA POLITICA INTERVENTISTA DEL GOVERNO ITALIANO, IL SERVILISMO DI TUTTA LA
STAMPA NAZIONALE E DEGLI ALTRI MASS MEDIA E L'IMPOTENZA POLITICA DEGLI
PSEUDO-PACIFISTI SOSTENITORI DEL GOVERNO. 

L'organizzazione della cosiddetta "missione di pace" in Libano sotto l'egida
dell'ONU ha fatto registrare un protagonismo fuori misura dell'attuale
governo
del paese. Prodi e i suoi ministri della difesa (Parisi) e degli esteri
(D'Alema) in particolare, ancor prima dell'imposizione del "cessate il
fuoco"
si sono agitati in modo scomposto per autoproporsi come forza determinante
ed
egemone all'interno del contingente ONU da inviare sul confine meridionale
israelo-libanese. Risultano evidenti le analogie e la continuità della
politica
estera del centro-sinistra con le politiche interventiste del passato
governo
di destra. I 2500 soldati che parteciperanno alla missione in Libano saranno
la
forza più imponente fra i 15 mila militari previsti per l'attuazione della
risoluzione ONU. L'Italia nel 2007, da sola, eserciterà il comando
strategico
su tutto il contingente presente nel teatro del conflitto. Di fatto la
"missione ONU" si troverà a svolgere la stessa funzione di
occupazione-controllo che avrebbe svolto Israele, se non fosse stato fermato
sul terreno militare dagli Hezbollah. 

Come si può parlare di "missione di pace" quando si mobilita un enorme
apparato
militare con navi da guerra, carri armati, blindati, elicotteri di
combattimento con tecnologie sofisticate e con corpi speciali d'assalto
(parà,
lagunari, ecc.)? 

Si tratta di una farsa-tragica avallata, sostenuta ed esaltata da tutta la
stampa nazionale e dalle televisioni di stato e private. 

Gli stessi mass-media che in questi mesi hanno consapevolmente taciuto
sull'uso
di armi chimiche sia in Libano che a Gaza, ignorando sistematicamente le
denunce dei medici di Sidone e Gaza che ne documentano gli effetti. 

Gli stessi mass-media che colpevolmente hanno ignorato gli effetti
dell'embargo
assassino contro la popolazione di Gaza solo perché il legittimo governo di
Hamas non vuole piegarsi ai ricatti israeliani e alle pressioni del
presidente
palestinese Abu Mazen. 

Gli stessi organi di stampa, le stesse televisioni che scientemente spiegano
che Israele è lo stato aggredito e che il Libano e la Palestina sono i
popolo
aggressori. Che ignorano strategicamente il fatto che Israele si è "
permesso"
di rapire 9 legittimi ministri palestinesi e circa 30 dirigenti politici
della
resistenza palestinese senza che nessun stato "democratico" occidentale
battesse ciglio e ne richiedesse il rilascio. (1) 

Gli stessi mass-media che volutamente non ricordano che Israele ha ignorato
negli ultimi 60 anni oltre 70 risoluzioni dell'ONU e le Convenzioni di
Ginevra
sui crimini di guerra, senza subire mai alcuna sanzione . 

Infine gli stessi mass-media che evitano sempre di citare e ricordare la
legge
n. 94 del 2005 (2) sulla cooperazione militare Italia- Israele. 

In sostanza in questi mesi, con il supporto di una campagna di stampa ben
coordinata e finalizzata si è alimentata una sorta di irresponsabile
frenesia
nazionalista , quasi che il nostro paese fosse improvvisamente diventato
"grande" a seguito delle sue scelte politiche interventiste tipiche di una
sub-cultura da colonizzatori che fu caratteristica nel nostro paese in
alcune
fasi storiche, nel corso delle quali si cercava di far ignorare i problemi e
i
conflitti interni spostando l'attenzione della masse su "avventure
politiche"
di espansione imperiale. 

Di fronte a questa realtà si configura ancora più grave l'assenza di
mobilitazione del movimento contro la guerra, il quale ha introiettato il
messaggio che in Libano si tratta di compiere "una missione di pace". A
questo
si deve aggiungere la completa subordinazione di PRC e Verdi verso le azioni
interventiste del governo. Ignoranza, impotenza, imbecillità ed ipocrisia
degli
pseudo-pacifisti che scambiano una politica guerrafondaia per una politica
di
costruzione di pace, mettendo sullo stesso piano la Resistenza dei popoli
(che
anche loro chiamano terrorismo) con le politiche di invasione ed oppressione
imperialista. E' la resistenza dei popoli che contrasta l'aggressione
imperialista e solo la Resistenza costruisce la pace. Chi nega questa
evidenza
o è storicamente ignorante o è in malafede. In entrambi i casi sostiene
oggettivamente la politica di aggressione imperialista. 

Si rende quindi necessaria la prosecuzione di una campagna di legittimazione
di
tutte le lotte di liberazione e di Resistenza in atto nel Medio Oriente, in
America Latina e Asia. Avendo la coscienza che in questa fase politica il
nostro impegno si scontrerà con tutte le forze imperialiste che definiscono
"
terroristi" coloro che attuano forme di resistenza diversificata per la
liberazione nazionale e coloro che nei paesi capitalisti occidentali
combattono
in modo coerente ed indipendente contro il loro sistema di oppressione e di
sfruttamento. Va respinto il ricatto politico che ci viene posto da più
parti:
non ostacolare, non opporsi al governo Prodi altrimenti incombe un pericolo
di
un ritorno di Berlusconi. E' un ricatto-imbroglio basato sulla paura e come
tale da respingere, perché se mai potrà risultare drammaticamente vero il
contrario e cioè: se le politiche economiche, sociali e militari del governo
Prodi-Fassino-Bertinotti, che risponde all'esigenza del capitale e della
grande
borghesia, non trovassero una risposta ed un'opposizione di massa da parte
della classe lavoratrice, si creerebbe un grave vuoto politico che sarà
certamente occupato dalla demagogia agitatoria e qualunquista della destra
fascista, razzista e populista. Con la conseguente quasi certezza di un
ritorno
al potere dei Berlusconi e della sua banda. 

Lo scontento, le disillusioni, lo sconcerto e l'incredulità di coloro che
"hanno votato Prodi e compagnia contro Berlusconi", per le scelte che
l'esecutivo di centro-sinistra si accinge a fare stanno ad avvalorare questa
ipotesi. 

SOLIDARIETA' ALLA RESISTENZA DEI POPOLI CONTRO L'IMPERIALISMO 

SMANTELLARE LE BASI USA E NATO IN ITALIA 

TAGLIARE LE SPESE MILITARI E NON LE PENSIONI E LA SANITA' PUBBLICA 

VIA LE TRUPPE ITALIANE DALL'IRAQ, AFGHANISTAN, LIBANO 

Lavorare per costruire una manifestazione nazionale contro la guerra e
contro
la finanziaria 


settembre 2006 


L'altra Lombardia - SU LA TESTA 

(1)Sono 31 i parlamentari rapiti attualmente detenuti. Dei 9 ministri rapiti
4
sono ancora in carcere insieme a decine di altri militanti di Hamas sempre
rapiti lo scorso giugno e nei giorni successivi. 

(2)(Da un intervento di Manlio Dinucci del 2005) "L'ACCORDO MILITARE
ITALIA-ISRAELE è un accordo generale quadro comprendente interscambio di
materiale di armamento, organizzazione delle forze armate, formazione e
addestramento del personale militare, ricerca e sviluppo militare. Attività
che, in base all'"accordo sulla sicurezza" stipulato nel 1987, si
svolgeranno
sotto la cappa del segreto militare. Una scelta particolarmente grave perché
Israele è una potenza nucleare, lo dice il direttore dell'AIEA (l'agenzia
internazionale per l'energia atomica), lo dicono mille prove, lo ha detto
l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, ma non lo ha mai detto
esplicitamente
il governo israeliano, il quale non ammette il possesso di armi nucleari.
Allora è chiaro che tecnologie italiane (dato che l'industria militare
italiana
è tra le prime nel mondo) potranno essere utilizzate segretamente per
potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari israeliani. E'
evidente
l'implicazione politica generale: una volta che questo "memorandum" d'intesa
sarà approvato dal Parlamento, l'Italia sarà automaticamente al fianco del
governo Sharon in qualunque sua azione, fattivamente contribuirà alle sue
politiche di guerra. Per di più questo "memorandum" vincola non solo
l'attuale
governo, ma anche i governi a venire, in quanto l'accordo è quinquennale e
prevede un meccanismo di rinnovo automatico: per non essere rinnovato una
delle
due parti dovrà denunciare l'accordo, dicendo che intende ritirarsi. Oltre a
ciò l'industria militare e le forze armate del nostro Paese saranno
coinvolte
in attività di cui nessuno, neppure in Parlamento, sarà messo a
conoscenza.In
tale situazione, proprio mentre l'Ue è impegnata in una delicata trattativa
con
l'Iran sulla questione del nucleare, l'approvazione da parte della camera
dell'accordo militare con Israele darebbe al governo Sharon il segnale
politico
che l'Italia è pronta a sostenerlo nell'attacco all'Iran. 


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Ultimi inserimenti:
 - aggiornamenti della rubrica "I crimini israeliani giorno per giorno" con i
dati sull' occupazione e sull'invasione del Libano e di Gaza
 - il testo completo della risoluzione ONU n. 1701 con note e commenti della
redazione del sito
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