[Imc-liguria] riposto la bozza di ftr su "campi rom" e dintorni
ckimil a flippati.org
ckimil a flippati.org
Mar 19 Ago 2008 11:52:32 PDT
sono d'accordo con tutte le correzioni di mannu,
ci diamo come dead line questo venerdì...
Chi la mette su?
On Sat, 16 Aug 2008 20:10:11 +0200, <mannu a flippati.org> wrote:
>
>
>
> On Sat, 16 Aug 2008 10:17:32 +0200, <mannu a flippati.org> wrote:
>>
>> ok sembra buona, ci sono alcune cosette su cui discuterei
>>
>>
>> On Tue, 12 Aug 2008 22:16:02 +0200, <ckimil a flippati.org> wrote:
>>>
>>> Dateci un'occhiata e poi la mettiamo sù subito dopo il week end di
>>> ferragosto
>>>
>>> Dacci oggi il nostro rogo quotidiano…
>>>
>>> Accade in Italia.
>>> Un popolo che ha vissuto sulla propria pelle un tentativo di genocidio
>> si
>>
>>
>> Che un popolo che ha già vissuto sulla propria pelle....
>>
>> (mi sentivo orfano di quel "che" e di quel "già"
>
> no,aspè mi autocorreggo...nn va bene cosi...
> pero nella frase originale c e qlc che nn mi torna
>>
>>> ritrovi in campi circondato dall’odio razziale, oggetto di continui
>>> attacchi incendiari, costretto al rilevamento forzato delle impronte
>>> digitali eseguito da zelanti crocerossine.
>>> Pensare che l’immaginario contemporaneo occidentale aveva legato
>> queste
>>> pratiche alla politica nazi-fascista.
>>> Ma ci sbagliavamo, se nessuno mai azzarda questo “aberrante”
>> paragone
>>> che svilirebbe la natura democratica del nostro sistema politico, vuol
>>> dire
>>> che la nostra coscienza civile è così linda che non può essere
>> sporcata
>>> da qualche pestaggio di immigrato, da qualche rogo qua e là ai danni
>> dei
>>> “campi rom”, dai danni collaterali delle missioni militari a cui i
>>> nostri bravi ragazzi partecipano in sempre più zone del pianeta, tra
>> cui
>>> l’Italia.
>>> I linciaggi del Ku Klux Klan sono dietro l’angolo, non più ricordo
> di
>>> un
>>> film sul sud rurale degli USA, ma esperienza quotidiana su cui cala un
>>> complice silenzio.
>>> .
>>> Il campo è un prodotto della modernità, da una parte tassello
>>> fondamentale della strategia di esclusione sociale e dell’altra della
>>
>> e dall altra della...
>>
>>> creazione di un capro espiatorio su cui riversare le proprie
>> frustrazioni
>>> per una vita sempre più degradante.
>>> Da quando esistono gli stati, ci sono sempre popoli di troppo, da
> quando
>>> esistono le frontiere l’economia politica del filo spinato è
>>> proliferata.
>>> Allo stesso modo da quando esistono gli eserciti le proprie armi dopo
>>> essere state puntate contro i barbari vengono puntate sul nemico
> interno
>> e
>>> le città divengono presidi militari di un territorio occupato.
>>>
>>> Il campo è una specie di luogo del bando dove si è ridotti a
>> non-persone
>>> e dove chiunque può uccidere impunemente, terreno fertile per la
>>> proliferazione di leggende urbane immediatamente mediatizzate tipiche
>>> della
>>> propaganda di un paese in guerra,
>>
>> io interromperei l frase qui, senno viene troppo lunga
>>
>> laboratorio di sperimentazione delle
>>> strategie di dominio totalizzante sui corpi, pronte poi per essere
>>> generalizzate a tutte le “classi pericolose”.
>>
>> mi sembra troppo macchinosa come frase
>>
>>> Ed è per questo che la tragedia, come chiamarla se no?, che si sta
>>> consumando riguarda tutti noi.
>>> Cambia la zona geografica ma la pulizia etnica rimane sempre un ottimo
>>> strumento di governo delle contraddizioni sociali, lo è per le
> enclaves
>>> serbe nell’autoproclamatasi repubblica del Kossovo, lo è per i
>>> palestinesi della striscia di Gaza che subiscono l’occupazione
>> sionista,
>>> lo è per “colonie interne” delle nostre metropoli dove vivono i
>>> popoli
>>> che sono soggetti alle nostre aggressioni economiche e militari nei
> loro
>>> paesi di origine.
>>> In una società sempre più segregazionista la “spazzatura bianca”
>>> può
>>> consolarsi con la guerra fra poveri, basta non disturbare il
>> manovratore.
>>> È disgustoso constatare il livello di legittimazione che nel senso
>> comune
>>> ha l’offesa gratuita verso chi è costretto, suo malgrado, a vivere
> in
>>> condizioni degradanti alle periferie della città.
>>> Qualcuno si è scordato che a Genova fino alla fine degli anni ’60
> gli
>>> “abituri” vivevano tra le macerie degli edifici bombardati durante
>> la
>>> seconda guerra mondiale.
>>>
>> bella!!
>>
>>> Quella che segue è una breve cronologia assemblata grazie alle
>>> informazioni apparse sui vari nodi locali di indymedia. Ci è sembrato
>> un
>>> utile esercizio di memoria e allo stesso tempo di denuncia, visto tra
>>> l’altro che questi episodi troppo spesso non entrano nel cono di luce
>>> dei
>>> media mainstream.
>>>
>>
>> nn metterei mainstream, solamente media
>>
>> questo pezzo della lista di link la farei in un post "targato" ndy
> liguria
>> che poi verra linkato sotto,nn sono tanto per la ftr seguita da "lunga"
>> liste di link
>>
>>
>> come sempre "secondo me" :)
>>
>> ciao
>> M.
>>
>>
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