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arccx arccx a paranoici.org
Mar 18 Apr 2006 15:46:51 PDT


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E' arrivata questa mail ci sono anche diversi allegati pubblichiamo in
nw e facciamo una ftr?
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DIARIO DI UNA METAMORFOSI
  Dopo lunghi mesi sofferti e travagliati sembra essersi conclusa
un'esperienza singolare e, per certi versi, grottesca e "kafkiana",
vissuta all'interno di una realtà scolastica del profondo Sud Italia, in
un piccolo centro dell'interland avellinese.
  E' la storia quasi surreale di una "metamorfosi", di una rinascita, di
un riscatto, ossia del recupero e della riaffermazione della propria
dignità, umana e professionale, da parte di un gruppo di lavoratori
della scuola.
  E' la storia di uno stillicidio di abusi di potere, di angherie e di
soprusi perpetrati da un piccolo "tiranno" ancorato alle vecchie e nuove
strutture burocratiche del potere inteso ed esercitato come puro
arbitrio personale.

  Ebbene, io ritengo doveroso raccontare tale vicenda per informare
anzitutto le altre realtà scolastiche e, nella fattispecie, gli altri
colleghi, ed in generale per socializzare il patrimonio di valori, di
conoscenze e di esperienze che è stato accumulato nel corso di una
vertenza che considero più unica che rara rispetto a tutto il territorio
nazionale. L'unicità di tale vertenza risiede soprattutto nella nascita
e nella formazione di un gruppo alquanto numeroso di insegnanti
"dissidenti" che ha preso coscienza dei propri diritti e delle proprie
ragioni, riappropriandosi della più importante e preziosa tra le
prerogative dell'essere umano, ossia la libertà, intesa anzitutto come
libertà di partecipare alle decisioni che interessano il proprio destino
e la propria esistenza, e che in questo caso investono essenzialmente la
propria condizione lavorativa.

  Questi sono i fatti più salienti della vicenda.

  In data 30 Agosto 2005 il preside informa il Consiglio di Istituto di
aver acquistato (non che sarà acquistato, usando dunque un verbo passato
- - questa è già un'anomalia) un orologio marcatempo per la rilevazione
digitale delle presenze dei lavoratori. Capziosamente, al fine di
carpire la buona fede dei presenti, riferisce al presidente del
Consiglio di Istituto e agli altri rappresentanti dei genitori che il
corpo docente sarebbe favorevole all'impiego di tale strumento di
controllo. E' assolutamente falso!
  Il Collegio dei docenti non si è mai riunito né tantomeno si è
pronunciato su tale materia.
  Oltretutto siamo ancora in vacanza, i colleghi prenderanno servizio il
1° Settembre.

  Il Consiglio di Istituto approva la delibera dell'acquisto, ritenendo
veritiere le parole del preside.

  Il 1° Settembre 2005 si insedia e si riunisce il Collegio dei docenti
per il nuovo anno scolastico.
  Il clima sembra sereno, per molti è ancora vacanziero. A sorpresa il
preside informa il Collegio dei docenti che è stato acquistato un
orologio marcatempo per il controllo automatico delle presenze dei
lavoratori della scuola.
  La sala collegiale sembra essere invasa da un gelo improvviso ed
anomalo, che contrasta con il clima ancora caldo dell'estate. Tuttavia,
nessuno dei colleghi presenti chiede la parola per replicare o per
ottenere ulteriori chiarimenti. Anch'io taccio (sbagliando in tale
occasione) aspettando che qualcun altro intervenga. D'altronde ero
appena rientrato nella sede di Sant'Angelo dei Lombardi, il preside era
per me nuovo e sconosciuto, per cui mi trovavo ancora in una fase di
studio e di ambientamento.

  In un successivo Collegio dei docenti, svoltosi sempre nel mese di
Settembre, chiedo la parola per esprimere il mio parere e per avere
alcune risposte in merito alla questione dell'orologio marcatempo.
  Il preside mi censura brutalmente e mi impedisce di parlare. Nessuno
dei colleghi interviene in mia difesa, per cui mi accorgo che l'intero
Collegio è omologato e represso.
  A quel punto mi limito ad una risposta ironica e beffarda: "Preside,
la ringrazio per la libertà di parola che ci concede!". Qualche risatina
e un pò di ilarità si diffondono nella sala.
  L'episodio si conclude qui, ma il confronto è soltanto rinviato.

  Trascorrono i giorni, le settimane, i mesi. Giungono le festività
natalizie. Un pò tutti hanno sottovalutato la questione, ma soprattutto
il dirigente e i suoi più stretti collaboratori sembrano sottovalutare
le reazioni del sottoscritto e di una nutrita percentuale dei colleghi,
come emergerà in seguito.
  Intanto, nel mese di Novembre il dirigente e le R.S.U. si erano
incontrati per negoziare e definire la contrattazione di Istituto.

  Ne viene fuori un accordo vergognoso.

  Dalla lettura del testo contrattuale risalta l'art. 18 che recita: "Il
Dirigente informa la R.S.U. dell'Istituto che è stato acquistato un
rivelatore automatico delle presenze per meglio verificare l'orario di
servizio dei lavoratori". Ancora una volta il verbo è coniugato al
passato, ma soprattutto si nota una voce verbale ben precisa, ossia
"informa", così come era già accaduto in sede di Consiglio di Istituto e
di Collegio dei docenti.
  Si desume che non c'è stata alcuna seria trattativa, non si è svolto
alcun momento di confronto dialettico, di scambio negoziale, ma
soprattutto non è stato definito, approvato e sottoscritto alcun
regolamento applicativo (obbligatorio in questi casi) che stabilisca le
modalità di impiego di tale strumento di rilevazione automatica.
  C'è stato solo e semplicemente un atto unilaterale, verticistico e
burocratico di informazione da parte del preside, e di certo non è
questo il modo più giusto di condurre una contrattazione sindacale, da
cui è scaturito non a caso un testo inqualificabile, e non solo per
quanto concerne la questione dell'orologio marcatempo.

  Ovviamente in questa vicenda risultano assai rilevanti e determinanti
le responsabilità delle R.S.U. le quali, in buona o in mala fede, hanno
letto, approvato e sottoscritto il documento, ma soprattutto non hanno
ritenuto utile ed opportuno avviare una fase di consultazione
democratica della base dei lavoratori.
  A proposito delle R.S.U. sarebbe necessario riservare un paragrafetto
a parte per spiegare meglio alcune irregolarità riguardanti addirittura
la legittimità stessa della rappresentanza sindacale, in quanto le
R.S.U. sarebbero dovute decadere già dal 1° Settembre 2005 in seguito al
trasferimento in altra sede di due dei tre rappresentanti sindacali
regolarmente eletti a suo tempo, per cui si sarebbero dovute indire
nuove elezioni, ma tutto ciò non è accaduto.
  Come si può facilmente intuire, in questa scuola si vive in uno stato
di illegalità diffusa e permanente, o quantomeno di assenza di regole
certe, stabili e condivise.

  Intanto, all'ingresso principale della scuola viene installato il
famigerato apparecchio che sarà all'origine di gravi discordie...

  Veniamo così all'inizio del nuovo anno solare. Il 9 Gennaio 2006
riprendono le attività didattiche.
  Con una circolare interna il preside comunica che dal giorno 16 dello
stesso mese i lavoratori della scuola sono obbligati a ritirare il
cartellino e a timbrare.
  Un gruppo di docenti decide di stendere un documento per chiedere al
dirigente di rinviare la data, per consentire un momento di confronto e
di discussione collegiale che non è mai stato concesso.
  Il preside risponde picche, ossia che il Collegio dei docenti è già
stato informato e che tutti i passaggi compiuti sono stati corretti
sotto il profilo normativo. Balle!
  Anche se per un'assurda ipotesi il preside avesse seguito
correttamente le procedure formalmente necessarie, i risultati
sostanziali che ne sono derivati, sono talmente rovinosi da indurre a
mettere in discussione l'intero iter.

  Ecco gli effetti prodotti dalla decisione, arbitraria e autoritaria,
del preside.

  In data 21 Gennaio 2006 viene indetta un'assemblea sindacale dei
lavoratori dell'Istituto Comprensivo di Sant'Angelo dei Lombardi, per
affrontare l'argomento.
  L'assemblea viene convocata dai rappresenanti provinciali di CGIL,
CISL, UIL e SNALS.
  Nel frattempo si è dimessa la R.S.U. della CGIL.
  Dall'assemblea emerge una vivace critica all'operato del preside e una
diffusa contrarietà della base dei lavoratori rispetto all'impiego di
tale strumento di controllo, che viene considerato un rito inutile
(infatti il registro di classe attesta già la presenza del docente;
inoltre, il principale deterrente per l'insegnante risiede nella
responsabilità penale rispetto agli alunni che sono minorenni), ipocrita
(il docente non deve dimostrare di essere presente nell'Istituto, bensì
nella classe, dove è chiamato a svolgere il proprio dovere che è di tipo
didattico-educativo, un ruolo che non è assimilabile o equiparabile ad
una funzione di natura aziendale, ossia ad una mansione manifatturiera o
ad un impiego d'ufficio; inoltre, il compito dell'insegnante non si
esaurisce nella classe e nell'orario di servizio, ma prosegue a casa,
attraverso la correzione dei compiti, la preparazione delle lezioni, lo
studio e l'autoaggiornamento professionale) e costoso (non solo sotto il
profilo economico, ma anche per i costi prodotti in termini di stress
psicologico ed emotivo, per le ripercussioni negative generate sul
versante delle relazioni tra i docenti, nonché per gli effetti
destabilizzanti provocati sulla gestione della scuola, sull'andamento
del lavoro nelle classi, eccetera).
  Insomma, ci si interroga sull'effettiva utilità e sull'efficacia di
tale strumento di controllo e si risponde in modo decisamente negativo.
  Sorvolo sugli altri elementi di analisi e di riflessione emersi
durante l'assemblea. Al termine della quale si decide di stilare un
documento da consegnare, tra gli altri destinatari, anche al MIUR, al
Dirigente del C.S.A. di Avellino e al Direttore dell'Ufficio Scolastico
della Regione Campania.

  Nei giorni successivi all'assemblea sindacale vari colleghi decidono
di restituire il cartellino e smettono di timbrare. Intanto un esiguo
gruppo di "irriducibili" si era rifiutato sin dall'inizio di ritirare il
cartellino, per cui non ha mai timbrato.
  Il clima si innervosisce, la tensione cresce sensibilmente, gli animi
non sono più sereni.
  Il preside emana un ordine di servizio, poi reiterato, con il quale
impone di ottemperare alle precedenti disposizioni. A questo punto le
posizioni si irrigidiscono ulteriormente, il dialogo tra le parti è
completamente pregiudicato, in quanto era impossibile già prima,
figurarsi ora!
  Si inasprisce lo "scontro", la vertenza diventa lunga ed estenuante e
si sposta sul terreno squisitamente burocratico-repressivo.
Inevitabilmente si allarga il divario delle incomprensioni e degli
equivoci.
  Ha inizio una vera e propria "guerra psicologica" che mette a dura
prova i nervi di tutti quanti.

  A conti fatti i colleghi che non timbrano il cartellino sono 21 su 54:
non sono pochi, anzi!

  Intanto, da più parti si intraprendono iniziative di mediazione e di
conciliazione, sia da parte dei sindacati provinciali, sia da parte del
C.S.A di Avellino e persino dalla Direzione Scolastica Regionale, ma invano!
  Il preside si ostina a ribadire le sue ragioni, si arrocca nel suo
bunker, si affida ad un legale (un avvocato penalista), ricorre alla
Procura della Repubblica come se in tale vicenda affiorassero fatti
penalmente rilevanti. L'unica "infrazione" commessa dagli insegnanti
"ribelli" è la non ottemperanza ad un ordine di servizio, ed è dunque
un'infrazione di carattere amministrativo. Il codice penale non c'entra
nulla.
  E' evidente l'intento intimidatorio nell'utilizzo della Procura della
Repubblica e del codice penale, agitati come spauracchi! Non a caso
molti docenti cominciano ad intimidirsi, manifestando dubbi ed esitazioni.
  Dall'ufficio della presidenza partono alcune "contestazioni
d'addebito" e viene persino inflitta una sanzione.
  Anche tali provvedimenti celano uno scopo intimidatorio, ma di fatto
sono viziati sotto il profilo formale e procedurale, per cui si
annullano da soli.

  Ormai appare sempre più lontana e difficile un'equa e pacifica
soluzione della controversia.

  Un giorno (mi sembra il 23 Febbraio scorso) giunge la visita ispettiva
disposta dall'Ufficio Scolastico Regionale, visita invocata con urgenza
nel documento redatto e sottoscritto dai rappresentanti sindacali
provinciali e consegnato personalmente al Dirigente Regionale.
  Sembra che gli Ispettori non siano favorevolmente colpiti dalla
situazione che si trovano a valutare, anzi appaiono impressionati in
modo molto negativo, soprattutto a causa del pesante clima ambientale e
della rigidità che caratterizza la posizione del preside.

  Nel frattempo i due più stretti collaboratori del preside avevano già
rassegnato le dimissioni.
  Alcuni giorni dopo il preside si mette in aspettativa per motivi di
salute.

  E' un segnale di resa del preside? Di certo si tratta di una soluzione
quantomeno "pilatesca".
  Dal C.S.A. di Avellino perviene una nomina coatta che obbliga la
vicaria a ritirare le proprie dimissioni e ad accettare il nuovo
incarico direttivo.
  Qualche giorno dopo segue il ritiro delle dimissioni da parte anche
dell'altro collaboratore.

  Veniamo all'epilogo parziale e temporaneo della vicenda.

  Al termine del Collegio dei docenti del 7 Marzo scorso la
collaboratrice vicaria, subentrata al posto del preside, comunica la
"sospensione" dell'uso dell'orologio marcatempo, in attesa di decisioni
provenienti dagli organi superiori.
  Il 10 Marzo scorso si è svolta un'altra assemblea sindacale con i
rappresentanti provinciali i quali, interpretando in modo ottimistico e
trionfalistico gli ultimi avvenimenti, hanno evidenziato l'esito
positivo della vertenza.

  Per quanto ci riguarda la "vittoria" conseguita è soltanto parziale.
Adesso si apre una nuova fase...

  Una prima, immediata valutazione degli eventi è la seguente: l'esito
raggiunto non deve indurre a facili e sciocchi trionfalismi, né al
contrario ad un eccessivo pessimismo.
  Si può essere in parte appagati dai risultati effettivamente
conseguiti. La vittoria appare evidente nell'oggettività dei fatti, non
è dunque una "vittoria di Pirro".
  Tuttavia, si tratta di un successo parziale, che a mio avviso ha
bisogno di essere formalmente sancito e documentato sul versante
normativo, attraverso una sentenza autorevole che attesti e riconosca la
illegittimità dell'uso del suddetto orologio marcatempo, così da fornire
un preciso punto di riferimento giurisprudenziale per evitare che
altrove si possa ripetere quanto si è verificato nella nostra scuola.

  Per concludere occorre precisare che la questione dell'orologio
marcatempo e la dura vertenza sindacale che ne è scaturita,
costituiscono soltanto la punta dell'iceberg di una complessa e
controversa realtà, nella quale si intrecciano profonde ed aspre
contraddizioni legate ad un'errata e distorta concezione dell'autonomia
scolastica, che invece dovrebbe essere intesa ed applicata in base allo
spirito più autentico della legge, ossia in termini di partecipazione e
coinvolgimento diretto ed effettivo di tutte le soggettività presenti ed
operanti all'interno e all'esterno della scuola, quindi come estensione
della base politico-decisionale.


- --
arccx
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