[Imc-sardegna] SARDI IN PALESTINA - report 1 e 2
su dotori
dr.drer a email.it
Lun 1 Ago 2005 08:09:46 PDT
*ASSOCIAZIONE AMICIZIA SARDEGNA PALESTINA
SARDI IN PALESTINA - LUGLIO 2005*
Sono partiti Sabato 23 Luglio in Palestina, Mariangela Peditzi, medico
di Dolianova, e Antonello Carboni, documentarista di Oristano. Vanno ad
incontrare le associazioni che operano nella cooperazione internazionale
e visitare le famiglie dei bambini in affidamento a distanza con la
mediazione dell'Associazione Sardegna Palestina.
Il gruppo si trova attualmente a Deishe, campo profughi del 1948 attorno
a Betlemme, dove visiterà le famiglie e i bambini affidati a distanza
alle famiglie sarde. Le prime notizie che ci mandano, come potete
constatare dal report qui sotto, non sono particolarmente confortanti.
Il check-point di Abu Kneim all'ingresso di Betlemme è chiuso ai
palestinesi e la costruzione del Jidar (il muro) prosegue senza sosta ed
ha già circondato Betlemme.
Durante il viaggio la delegazione incontrerà le famiglie sostenute dal
progetto di affidamento a distanza a Deishe Camp e Al Aza Camp nella
zona di Betlemme, Bait Leqia, Nablus e Askar Camp (campo nei pressi di
Nablus).
Incontreranno anche il sindaco e l'amministrazione comunale,
recentemente rinnovata, di Betlemme.
La delegazione effettuerà anche una azione di monitoraggio dei progetti
di cooperazione internazionale dell'associazione portati avanti nel
quadro della legge 19 della Regione Autonoma della Sardegna. A Jenin il
progetto prevede l'allestimento di una Biblioteca, mentre a Bait Anan,
comune nella zona nord occidentale di Al Quds (Gerusalemme), è in corso
di realizzazione un centro di artigianato ed aggregazione femminile.
Avverranno incontri con le donne di Jenin e Bait Anan, riunite
nell'Union of Woman Comitees of Palestine, il partner palestinese di
questi progetti.
Ovunque si sposteranno, come è previsto da sempre nei viaggi della
Associazione, percorreranno le strade dei palestinesi, con il loro
Shorud, per le strade dell'apartheid, dove gli spostamenti di pochi
chilometri possono significare ore di attesa ai chek-points delle forze
armate israeliane e percorsi tortuosi e lunghissimi attraverso i campi.
Resteremo in contatto con loro per tutto il tempo e continueremo ad
aggiornarci.
Associazione Amicizia Sardegna Palestina
Per Info:
Francesco Bachis: 3496350311
_
*REPORT 1*_
Ciao,
siamo da tre giorni in Palestina ma l'impatto come sempre e i ritmi di
lavoro ci danno un’estensione del tempo per cui ne abbiamo anche perso
il senso...
La prima impressione all'aeroporto e stata come di una distensione,
poche domande a parte me per il mio passaporto intaccato da un timbro
libanese, nell’insieme siamo stati graziati subito.
Alle 5.30 del mattino eravamo a Gerusalemme. Al check-point di
Betlemme, chiuso per i palstinesi al momento, che sostavano nel campo
vicino, siamo passati senza troppe domande.
E subito dopo ll Jidar, il Muro, che taglia la strada di traverso,
alto, grigio e assurdo. Al di là una donna anziana reclama qualcosa con
i soldati che presidiano il muro.
Un anno fa la strada era ancora libera e siamo rimasti perplessi:e adesso?
Antonello da buon documentarista, ha provato a riprendere ma si e
subito ricreduto quando il soldato ci ha fatto cenno di andare oltre
velocemente...
Ogni giorno la parola Jidar la sentiamo nei discorsi della gente, la
riconosciamo nelle discussioni. Tutti quelli che incontriamo ci
raccontano dell'ennesima ingiustizia subita, di questa grande barriera
che soffoca l'economia locale, delle angherie dei soldati a danno
delle famiglie che vivono a pochi passi dall'enorme costruzione che
sta mangiando la loro terra.
Perché tutt'intorno serve territorio non solo per costruire il muro e
tutti i suoi sistemi di sicurezza attorno, ma anche per costruire le
strade per i coloni che stanno negli insediamenti attorno a Betlemme e
che avranno le strade solo per loro, contornate da barriere di fili
spinato ed elettricità.
Siamo a Deishe, uno dei campi profughi di Betlemme e stiamo
incontrando le famiglie dei bambini in affidamento.
In certi momenti la loro accoglienza e persino imbarazzante, perché
non sempre meritiamo tanta fiducia.
Gli italiani sono comunque presenti nel territorio, ne incontriamo qui ad
Ibda, anche sardi di S.Sperate che lavorano a Betlemme con un progetto
Arci. Fa ben sperare!
Staremo qua fino a venerdì e fra gli incontri abbiamo un appuntamento
con il nuovo sindaco di Betlemme, eletto circa tre mesi fa, dopo le
precedenti elezioni del 76, del Fronte Popolare per la Liberazione
della Palestina. Insieme a lui il vice sindaco e una consigliera
ugualmente del Fronte.
Non abbiamo molto tempo, Antonello sta riprendendo dalla mattina la
vita quotidiana nelle famiglie e non potremo scrivere spesso.
ciao
grazie per il supporto.
Mariangela
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secondo report che ci arriva dalla nostra delegazione in
Palestina. Buona Lettura.
Francesco Bachis - Associazione Amicizia Sardegna Palestina
Ciao.
Il nostro giro in Palestina continua.
Oggi (31 Luglio) siamo a Ramallah, dopo aver lasciato il campo di Deheishe, siamo
arrivati a Beit Anan e Beit Leqia, due villaggi vicino a Ramallah.
Per poter raggiungere Beit Anan, nonostante la breve distanza da
Deheishe, abbiamo fatto un largo giro per trovare un passaggio aperto.
Siamo tornati indietro piu volte perche ogni volta trovavamo la
strada sbarrata, presidiata, sotto lo sguardo per noi invisibile dei
soldati dentro la torretta di osservazione del check point.
E' imposibile fare affidamento sulle distanze in Km per capire il tempo
che occorre per raggiungere il luogo di destinazione: possono essere trenta
minuti o tre ore... o piu.
O non ci arrivi proprio.
Stamattina abbiamo incontrato il Comitato delle Donne a Qalqilya.
Nel Centro l'attivita è molteplice: dalla formazione delle donne all'uso
del computer allo sviluppo di attivita culturali per i bambini, al
sostegno delle famiglie i cui padri o fratelli si trovano nelle
carceri israeliane.
Un anziana madre ci dice quanto sia difficile andare in visita dai suoi
tre figli in carcere. In tre diverse prigioni.
Quasi sempre le viene negato il permesso senza alcuna motivazione.
La citta di Qalqilya e chiusa totalmente dal Muro.
Ci sono due porte: una per i contadini, che hanno le loro terre
separate dalle case e che apre due volte al giorno, la mattina e la
sera, senza orari precisi( a seconda dell umore dei soldati).
Un altra porta serve solo per le persone che dalla citta vanno verso
i villaggi intorno o viceversa e questa è quella che piu limita gli scambi.
Dalla città partivano prima i lavoratori che ora hanno perso il loro
posto di lavoro( i disoccupati di Qalqilya ora sono il 60%).
Dai villaggi venivano in citta per le spese e per diversi affari ed
ora non è piu possibile.
Dopo aver fatto il giro intorno alla citta lungo il Muro,siamo tornati
a Ramallah.
Stavolta,pero, attraverso una strada dissestata in mezzo ai campi
diversa da quella percorsa al mattino perche nel frattempo era stata
chiusa, come accade sempre senza motivo e in modo casuale.
Domani a siamo Nablus,se riusciamo ad entrare, dato che vige il coprifuoco
da circa due settimane per tutte le 24 ore del giorno..
Speriamo bene, abbiamo delle famiglie da visitare.
Il nostro supporto è veramente importante per loro e non per la
moneta.... o non solo.
ciao
Mariangela
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