[Imc-torino] ftr tolleranza zero
fat a inrete.it
fat a inrete.it
Ven 30 Giu 2006 08:17:27 PDT
> altro materiale? così iniziamo a scrivere un po'.
Ricopio di seguito quanto scrissi in Italy in risposta ad unpost di maska.
Spero non risulti incasinato.
ciau,
m.
maska wrote:
io mi riferisco a quella che Loic Wacquant descive nel suo libro:
"Parola d'ordine:tolleranza zero, la trasformazione dello stato penale
nella società neoliberale", ovvero la storia della genesi razzista
dell'ideologia della tolleranza zero, e di come tale ideologia venne
mutuata proprio dalle fondazioni americane ultradestre come la Heritage
Foundation. la tesi era semplice e rozza: la povertà è dovuta alle
sovvenzioni sociali che tolgono la voglia di lavorare. a questa si
aggiungono le capacità cognitive individuali che sarebbero dettate non
da cause di deprivazione materiale ma da carenze morali e mentali.
quste teorie razziste ispirarono Giuliani che face una cosa molto
semplice nell'applicazione della sua teoria di zero tolleranza: in 5
anni il budget della polizia cittadina sale del 40% e i servizi sociali
vengono decurtati del 30%. da questo modello di città tanto elogiato
sono corsi tutti ad apprendere: il sindaci di Milano Albertini , D'alema
e molti altri. molto bipartisan. dal 1999, se ci fai caso, vengono
criminalizzati molti illeciti minori e vi e' un accrescimento dei poteri
a capo della polizia, tra cui il conferimento ai carabinieri dello
status di forza armata. ma i carabinieri non sono quellic he ti fanno
anche da gestori dell'ordine pubblico? eh gia'.
il problema quindi secondo me non e' la deriva legalitaria o gli
specifici fatti. secondo me e' molto piu' sottile. ovvero, il modello di
gestione delle città si sta avvicinando pericolosamente a QUEL modello
la', e la zero tolleranza oggi non e' patrimonio di una fondazione
americana o del repubblicano giuliani, ma di uno dei LEADER della pseudo
stazioen movimentista 2001-2005.
Sono d’accordo con te ma solo in parte. Mi spiego.
Anch’io ritengo che le scelte delle amministrazioni comunali di Torino e
Bologna siano l’indice di un mutamento profondo si paradigma nel
trattamento delle emergenze sociali (e, in parte, anche) politiche. Noto
tra l’altro che politiche analoghe sono state adottate da amministrazioni
di destra, specie quelle che, abbandonato il retaggio democristiano, sono
più marcatamente leghiste e (in subordine) post-fasciste. Anche per me
l’interesse maggiore deriva proprio dal fatto che si tratta di
amministrazioni “sinistre”.
In comune con lo stile “Giuliani” vi è indubbiamente l’attitudine a
trattare le emergenze sociali in termini di ordine pubblico, investendo in
operazioni repressive più di quanto non facciano per la spesa sociale. A
Torino, che conosco meglio, la spesa sociale del comune ha subito tagli
costanti in questi anni, mentre le operazioni di “restyle” della città si
sono costantemente accompagnate all’accentuarsi dell’attitudine
disciplinare.
Non sono tuttavia d’accordo sul fatto che qui da noi vi sia una matrice
razzista di queste politiche, il che non significa che non vi sia
un’attitudine razzista nei confronti di migranti e rom ma che questa non
diviene il modello attraverso il quale si trattano tutte le questioni.
A mio parere una matrice razzista è rintracciabile certamente nei comuni di
centro destra e, ripeto, leghisti (la Treviso di Gentilini come modello cui
fare riferimento) ma non in quelli di centro sinistra. Questi ultimi fanno
un’operazione più sottile e perversa.
Specie Cofferati, ma in questo ritengo che Chiamparino sia soltanto più
accorto, mirano ad una criminalizzazione degli stili di vita, ad una
normalizzazione di comportamenti che non sono immediatamente politici ma lo
divengono quando cercano e trovano i luoghi in cui esprimersi. Possono
essere luoghi informali (una piazza, una strada di ritrovo abituale) o
posti occupati.
Qualcuno potrebbe obiettare che la “pulizia del centro” o lo sgombero di un
posto occupato non rappresentano certo una novità.
Bologna, a differenza di Torino, ha subito un processo di normalizzazione
sin dai primi anni ‘90, quando i posti scomodi vennero in gran parte
sgomberati e gli altri si piegarono (ben volentieri)
all’istituzionalizzazione. Dov’è la differenza con oggi? io credo che sia
nella sistematicità del progetto. Una cosa è spedire i vigili a rompere le
balle a chi staziona in una piazza per fare in modo che cambi piazza
(questo è sempre successo ovunque), altra cosa è fare ordinanze su
ordinanze per impedire una socialità di strada, altra cosa è spedire la
polizia nei centri sociali ipernormalizzati rimasti a Bologna per fare
arresti per spaccio.
A Torino il comune con il progetto To&Tu ha messo in campo i centri sociali
per bene. Un salto in avanti rispetto alla normalizzazione di alcuni posti
operata negli anni ‘90 in molte città, perché questi posti sono APERTI dal
comune e da questo assegnati ad associazioni giovanili disposte a
sottostare alle regole draconiane imposte loro. A Torino ci sono posti al
cui confronto le parrocchie sembrano luoghi di sovversione.
Il nocciolo della questione è che la destra fascista e leghista si
inserisce certamente nell’alveo delle politiche securitarie secche quelle
che tagliano i servizi sociali ed investono in polizia. La sinistra, pur
facendo proprio questo stile, continua anche, con maggiore energia il
progetto di normalizzazione delle “devianze” che fa parte integrante del
proprio DNA. Per cui ai manganelli si accompagnano i To&Tu.
> 3) A Bologna era era abitudine delle precedenti giunte di far rientrare
> nell'alveo legale le occupazioni "riconoscendo" i posti occupati. Si
> tratta di un sistema di cui pure lo stesso Cofferati in un primo momento
> si è avvantaggiato. Poi ha scoperto che diventare il paladino dell'ASCOM
> è puntare sul "ceto medio" rendeva molto di più in termini di carriera
> politica.
si am capisci che a me non basta che mi si dic che coffy e' il paladino
del ceto medio? ovvero, mi sembra una spiegazione incompleta. a me per
esempio interessa capire i rapporti tar politiche sociali metropolitane
e politiche sicuritarie, perche' e' li' che si gioca l'inghippo. andiamo
ad esaminare ad esempio quali sono i bilanci dei servizi sociali delle
grandi città italiane e scopriremmo che esi stanno diventando il frutto
di precise scelte politiche. non mi interessa difendere il complesso dei
servizi sociali, mi interessa pero' capire come, uscendo dalla modernità
il complesso delle sicurezze della socialdemocrazia si sia sgretolato
dal profondo, cosicche' l'unico baluardo di idea compiuta rimane per
destri e sinistri la tolleranza zero. non si tratta secondo em solo di
rincorse sulk terreno della sicurezza. si tratta anche di mancanza di
progetti altri riferiti ai contesti urbani. e questo mi preoccupa.
L’unico punto che mi lascia perplessa il tema della “mancanza di progetti
altri riferiti ai contesti urbani” perché a mio avviso i progetti ci sono.
Eccome. Derivano dalla comprensione che la produzione e il lavoro non
possono più essere i soli luoghi di disciplinamento sociale (peraltro in
questi anni sin troppo riuscito) e che occorra intervenire anche altrove.
Dove il tempo non lavorativo deve divenire merce e area di controllo e non
può quindi avere altri spazi che non siano quelli normati.
> Invece, a Torino nel 2001 la campagna elettorale del csx è stata anche
> incentrata sulla difesa dei "cenri sociali buoni". Nel periodo appena
> trascorso abbiamo visto un tentativo di sostanziale mantenimento dell
> status quo, con la triste ec eccezione di Alcova/Rosalia/Fenix la cui
> sfiga era di rientrare nel percorso della torcia olimpica/degli atleti.
> La repressione ha riguardato principalmente ogni nuova "azione"
> proposta,senza per questo andare a toccare quelle che sono le esperienze
> storiche.
si ma questo a me poco importa. cioe' la politica rivolta ai nostri
amici centri sociali e parte di un'idea di gestione della citta'. a
parte che a me non sembra cosi' facile come la fai tu, poi mi sembra
davvero che tendiamo a guardarci sempre e solo noi. a me non interessa
parlare per l'ennesiam volta dei centri sociali sgomberati. cioe' ne
abbiamo le colonne centrali piane di ftr. a me interessa capire cosa
sottendono questi sgomberi. quale modello mi stanno proponendo. tu pensi
che a torino le esperienze storiche avranno vita semplice? solo per
fatto di essere storiche? mah.... mi sembra che a bologna ci fosse
questa CERTEZZA fino ad un anno fa...
concordo
> L'aspetto peculiare che contraddistingue il governo
> Chiamparino sta nel cercare di togliere consenso alle esperienze
> illegali. Perchè sbattersi a occupare quando posso chiedere legalmente
> uno spazio? Il messaggio subbliminale del progetto TO&Tu altro non è che
> questo.
> Come vedi gli sgomberi hanno storie e motivazioni politiche diverse e
> pensare di trovarci un collegamento - oltre al fatto che si tratta
> sempre di azione repressive- si rischia solo di fare casini.
vedi che non hai capito? a me degli sgomberi continua a fottermi poco in
questa sede. come ho detto prima, sono i modelli di riferimento che mi
interessano. To&TU fa parte di questo modello e difatti va preso in
considerazione. l'immagine di una citta' vetrina dove il conflitto non
esiste ma viene riportato con le buone o con le cattive a bada.
pero' questo discorso non e' partito da uno sgombero, ma da un fatto
diverso, che parla di un'altra situazione, ovvero di una pisciata contro
il muro che ha portato a botte e TSO. e' diverso e non mi pare un
modello tanto distante da Giuliani.
parliamo di un Livello 57 e della sua esperienza in materia di sostanze,
che improvvisamente viene attaccato in modo cosi' pesante. a me sta cosa
fa pensare, al di la' del singolo atto repressivo, rispetto a come le
amministrazioni si stiano ponendo nei contronti di singoli problemi o di
specifici atti (MOdena, Aldovrandi, eccc...)
poi se vuoi parliamo pure di quanto gli sgomberi del Fenix siano diversi
da quelli di Crash. mi pare poco interessante.
A mio avviso questa discussione andrebbe articolata in un post che potrebbe
essere linkato alla eventuale ftr.
ciau,
m.
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