[Italy-editorial] anche i carabinieri spacciano! :)

pellerossalbar pellerossalbar at email.it
Tue Oct 19 10:37:18 PDT 2004


----- Original Message ----- 
From: <juliano_vp at paranoici.org>

>
> oggi leggevo sul manifesto
> che ricomincia il processo a Maurizio Ganzer attuale comandante dei Ros e
> tal Mario Obinu capo del reparto criminalita organizzata del sisde ad un
> po di altri ros
> per udite udite traffico di cocaina! :)> pubblicizzate in tv e sui
giornali.

 secondo me merita ft anche con calma - io oggi pome comincio a raccogliere
> il pochissimo materiale sulla vicenda molto silenziata
>
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Purtroppo la vicenda e'  abbastanza nota e soprattutto perche' l' inchiesta
analizza e descrive quello che sara' il triste "modus operandi" che i Ros
negli anni a venire (il cosiddetto "metodo Ganzer") utilizzeranno contro il
movimrnto...

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"Nella casa paterna ho anche conosciuto la cortese "intrusione" - più
cortese e meno inquietante di quella dei Ros - del Servizio Investigativo
Politico, detto comunemente ma erroneamente Ovra ruolo cui ora aspira il Ros
del Gen. Giampaolo Ganzer!"
                                           (3 giugno 2002 - LA LETTERA DI
COSSIGA A CIAMPI )



La Procura di Milano chiude il fascicolo sulle operazioni antidroga Sotto
inchiesta il comandante e altri venti ufficiali Il magistrati: "Associazione
criminale nel Ros dei Carabinieri"

A Roma - siamo nel 1993 - al comando di via Ponte Salario è arrivato un
giovane ufficiale, Giampaolo Ganzer. Nel '94, dirige il II reparto
investigativo, competente per le operazioni antidroga.In meno di quattro
anni fa carierra diventando prima comandante del Reparto analisi,
coordinamento e osmosi operativa ('95-'97), poi vicecomandante del generale
Mario Mori* (oggi direttore del Sisde), e infine e' a capo del Ros nel 2001.

*( il direttore del  Sisde, il servizio segreto civile, Mario Mori e il
tenente colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio attualmente sonoaccusati
di favoreggiamento nei confronti Cosa nostra: il 15 gennaio 1993 non venne
effettuata la
perquisizione della villa in cui viveva Toto' Riina e 16 giorni dopo quando
venne effettuata l' appartamento risulto' "ripulito" avevano imbiancato
anche le pareti)

La vicenda ricostruita nell' inchiesta della procura di Milano("Associazione
criminale nel Ros dei Carabinieri" ) e' interessante perche' mette in un
luce un  metodo  operativo ("metodo Ganzer") adottato dai ROS nelle indagini
e che successivamente diventera' " sistema"...

" Il metodo Ganzer" cosi' viene descritto e dedotto in base ai risultati
dell' inchiesta milanese:

"Il Ros istruisce le sue operazioni ottenendo una delega in bianco
dall'autorità giudiziaria. Che serve a legittimare iniziative che di
legittimo non hanno né la premessa né l'esito. Ma che rispondono a una
routine. Leggiamo dagli atti: "Il Ros instaura contatti diretti e indiretti
con rappresentanti di organizzazioni sudamericane e mediorientali dedite al
traffico di stupefacenti senza procedere né alla loro identificazione né
alla loro denuncia". Ordina quindi "quantitativi di stupefacente da inviare
in Italia con
mercantili o per via aerea, versando il corrispettivo con modalità non
documentate e utilizzando anche denaro ricavato
dalla vendita in Italia dello stupefacente importato. Denaro di cui viene
omesso il sequestro". Che non si tratti di "operazioni di infiltrazione" lo
capisce anche un bambino. "Si tratta - annota la Procura di Milano - di
istigazione ad importare in Italia sostanze stupefacenti".

*(Oggi con le nuove "misure antiterrorismo" adottate dal governo Ganzer e il
Ros vanno a nozze: queste misure infatti prevedono una serie di immunita'
per agenti/infiltrati dei servizi segreti ecc)


Ritornando al "metodo Ganzer"  i magistrati scrivono : "Il Ros rappresenta
falsamente
all'autorità giudiziaria e alla Direzione Centrale dei servizi antidroga
inesistenti accordi tra le organizzazioni italiane
acquirenti e i fornitori. Accordi asseritamente appresi grazie ad agenti
infiltrati". "Il Ros prende in carico lo stupefacente al suo arrivo in
Italia, omettendo ogni doverosa attività di controllo su quantità e qualità.
Lo trasporta e lo detiene, anche per lunghi periodi di tempo, talvolta
lasciandolo nella disponibilità incontrollata di trafficanti". Provvede
dunque
alla "installazione di laboratori per la affinazione", alla "ricerca degli
acquirenti, attraverso la mediazione di
mediatori pagati". "Istiga all'acquisto, diffondendo sul mercato la notizia
della possibilità di acquisire stupefacente".

Ancora i magistrati di Milano : "Con Obinu( l'ufficiale dell'Arma Mauro
Obinu, già comandante della sezione antidroga
del Ros e oggi nella divisione criminalità organizzata del Sisde e Ganzer,
il sostituto procuratore della Repubblica Conte promuove, costituisce,
dirige, organizza l'associazione a delinquere. Ne delinea il modus operandi.
Gestisce la collaborazione dei trafficanti Enrique Luis Tobon Otoya
(colombiano ndr.), Ajaj Jean Chaaya Bou (libanese ndr.) e Biagio Rotondo,
agevolandone l'attività anche durante i periodi di detenzione. Fornisce un
contributo rilevante con direttive e provvedimenti, emessi anche al di fuori
della competenza territoriale. Partecipando personalmente, in più occasioni,
ad interventi operativi".

Il metodo Ganzer-Ros e' stato riscontrato almeno in  sei operazioni
antidroga documentalmente minate da "falsi materiali e ideologici". Che la
Procura di Milano individua e illumina come fonte di prova d'accusa:
"Operazione Cedro" (1991); "Operazione Lido" (1994); "Operazione Shipping"
(1994); "Operazione Hope" (1993); "Operazione Cobra" (1994); "Operazione
Cedro Uno" (1997) .

 Il Ros - annota  la Procura - "si appropria di almeno 502 milioni di lire",
"senza precisarne o documentarne la destinazione". E lo stesso accade per
"65 chilogrammi di stupefacente" che, non solo non viene sequestrato, ma
viene spacciato e dunque reintrodotto nel mercato per mano di uomini
dell'Arma. "( tratto da Il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer -CARLO
BONINI )

http://www.anarcotico.net/print.php?sid=394
http://www.globalproject.info/art-290.html

Il Ros, per«statuto», si occupa anche di politica, di «antagonismo», di
eversione. E ancora prima di Cosenza alcune delle sue inchieste si occupano
di casi intricati, poco chiari. Nel luglio del 1997 viene recapitata a Radio
Black Out di Torino una busta anonima che contiene un documento intestato
«Ros, sezione anticrimine di Roma», datato 19 dicembre 1994, che riporta la
seguente intestazione: «Nota informativa di servizio ad uso interno
relativa a una possibile attività investigativa da esperire sul conto
dell'eversione anarchica». Il documento è una puntigliosa
storiadell'eversione di questa matrice dagli anni Settanta ai primi anni
Novanta, ed è incentrato sulla figura di Alfredo Maria Bonanno, notissimo (a
chi segue queste cose) ideologo degli anarchici più duri, leader di Azione
rivoluzionaria ed editore di pubblicazioni di quell'area. Nel rapporto si
parla di rapine e altri reati riconducibili a Bonanno e altri, ma l'azione
investigativa finora non ha dato risultati abbastanza solidi.La nota spiega
perciò che bisogna indurre Mojidhe Namsetchi, fidanzata di uno del gruppo, a
collaborare: «In particolare si delinea la probabilità di agevolmente
operare pressione sulla Namsetchi, riconosciuta elemento vulnerabile e
psichicamente duttile, affinché la predetta deponga su fatti di natura
criminale commessi dal Tesseri e da altri anarchici, fra cui il Bonanno. Se
la testimonianza a carico non dovesse assumere sufficiente carattere
probatorio, si può ipotizzare una
chiamata di correità, secondo un metodo già collaudato in diversi
procedimenti da altre autorità giudiziarie. Si permette di
suggerirel'ambientazione di attività criminali come rapine nella zona di
Trento...». Questo permetterebbe altribunale giudicante, continua il
documento, «di ipotizzare il reato di banda armata o anche solo di
associazione sovversiva per tutti glianarchici».Il documento ricevuto viene
immeditamente esibito dai legali degli anarchici al Tribunale di Roma, dove
è in corso il processo a quegli stessi anarchici, istruito dal pubblico
ministero Antonio Marini. In primo grado il processo si conclude, nel maggio
del 2000, con la conferma di alcuni reati comuni e l'assoluzione per tutti
dai reati associativi, ed è attesa a breve la sentenza d'appello.E il
documento? Il Ros ne smentisce la paternità e così si apre un'inchiesta
contro il gruppo di Radio Black Out, accusato di aver prodotto un falso: nel
febbraio scorso vengono tutti assolti, ma la sentenza sostiene che il
documento è contraffatto, dai timbri alla firma del tenente colonnello
Rosario Marimpietri. Chi è stato delegato alle indagini? Incredibilmente,il
Ros medesimo


Il cosiddetto "metodo Ganzer" che comprende per principio la sostituzione
dei fatti con concatenazioni suggestive e la costruzione artificiale di  una
mole immensa di materiale investigativo, fatto per lo più di intercettazioni
telefoniche, che poi si va in giro per l' italia alle varie procure lo
ritroviamo nell' inchiesta di Cosenza  sulla "Rete Meridionale Sud Ribelle".

Simile all'operazione «Sud ribelle» è un'indagine dei Carabinieri partita
nel 1985, con sette arresti, sul «Comitato contro la
repressioneVeneto-Friuli». Stessa area di reati: l'associazionesovversiva.
Stesso protagonista: Giampaolo Ganzer. Allora in forza nelVeneto,
l'ufficiale imbastisce, a emergenza terrorismo sostanzialmente esaurita,
un'inchiesta contro una sessantina di persone accusate di associazione
sovversiva con finalità di terrorismo. Il gruppo aveva dato vita a un
«Coordinamento nazionale dei comitati contro la repressione» e a un
periodico, edito da Giuseppe Maj e intitolato Il Bollettino. Per tutti
l'accusa, pesantissima, è di sostenere e fiancheggiare le Brigate
rosse-Partito comunista combattente.Nel marzo 1988 solo venti degli iniziali
indagati e arrestati sono rinviati a giudizio. La Corte d'assise di Venezia,
però, si dichiara incompetente e invia gli atti a Milano, dove inizia il
dibattimento. Ma già alla prima udienza è il pubblico ministero, Armando
Spataro (pure considerato un duro dell'antiterrorismo), a chiedere
l'assoluzione immediata per tutti, ritenendo inconsistenti gli elementi
d'accusa.
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