R: [Italy-editorial] Segnalazione libri scolastici

mina mina at inventati.org
Mon Sep 20 15:18:12 PDT 2004


mi segnalano due episodi.
scusate se non li h0o postati ma stasera sto a connessione stronza.
baci
m

1) I CARABINIERI VANNO A SCUOLA. MA PER CONTROLLARE DOCENTI ANTIRIFORMA

ROMA-ADISTA. Carabinieri a scuola, il primo giorno di lezione, per
controllare i docenti ostili alla riforma Moratti.
Succede a Roma, nella scuola media di via Fosso dell'Osa (estrema periferia
orientale della città), dove lo scorso 13 settembre si sono presentati i
carabinieri e hanno interpellato il dirigente scolastico, ma anche
insegnanti e bidelli, per sapere quali fossero gli umori dei docenti in
relazione alla riforma della scuola che, già da quest'anno, dovrebbe partire
alle elementari e nelle prime medie (il condizionale è d'obbligo vista l'
opposizione, in molti istituti, su alcuni punti della legge Moratti:
insegnante tutor, portfolio, libri di testo in linea con le nuove
Indicazioni nazionali, ecc.).
"L'inizio delle lezioni è stato regolare? Ci sono insegnanti in sciopero
(sic!) o in agitazione contro la legge di Riforma della scuola?". Di questo
tenore le domande che i militari hanno rivolto al dirigente scolastico, ai
docenti e ai bidelli, ricevendo peraltro risposte rassicuranti. Domande
chiaramente superflue, giacché le posizioni vengono espresse pubblicamente e
verbalizzate nei Collegi docenti, ma dal vago sapore intimidatorio.
Al momento, vista l'assenza di analoghe segnalazioni da altre scuole, l'
iniziativa sembra avere un carattere esclusivamente locale.

Visita il sito: www.adista.it


2) (dal Manifesto di ieri)

Un preside condannato al carcere perché un alunno ha «fumato» nei bagni
La canna-trappola del «Majorana»
Dietro la clamorosa condanna a un anno e otto mesi di carcere di Bruno
Dagnini, preside di un liceo scientifico di Rho, storie di rancori e
vendette tra docenti. E un un magistrato che stabilisce un principio capace,
se applicato coerentemente, di far finire dietro le sbarre tutti i presidi e
tutti gli insegnanti d'Italia
LUCA FAZIO
MILANO
Se facessero scuola i criteri d'indagine del dottor Gianluca Braghò,
sostituto procuratore della repubblica di Milano, tutti gli insegnanti
finirebbero in carcere all'infinito. Del resto, l'indizio più eloquente è il
suo indirizzo di posta elettronica: tuttidentro at infinito.it. Bruno Dagnini,
ex preside del liceo scientifico Majorana di Rho (Milano), il 28 giugno è
stato condannato a un anno e otto mesi per «favoreggiamento» e «agevolazione
dolosa dello spaccio». Braghò aveva chiesto due anni e due mesi. Secondo
l'impianto accusatorio, confermato dalla sentenza emessa dal giudice di
Milano Beatrice Secchi, il preside non avrebbe fatto nulla per impedire che
gli studenti si facessero le canne nei bagni. Per Giuliano Pisapia, avvocato
del preside, «dopo questo precedente clamoroso qualsiasi pm potrebbe
incriminare non solo i presidi ma anche tutti gli insegnanti italiani».

Un antiproibizionista

Bruno Dagnini, 51 anni, ex insegnante di filosofia, adesso è dirigente
scolastico in una scuola media e elementare di Lainate (Milano). Ma non si
sente in castigo: «Ho subìto un'ingiustizia, questo sì». Di lui si dice, con
accenti diversi tra chi lo accusa e chi lo difende, che è un
antiproibizionista. E' un preside che sa parlare ai ragazzi, che a scuola ha
creato un programma sulle tossicodipendenze collaborando con il Sert, che si
infastidisce quando poliziotti e carabinieri varcano il portone di una
scuola.

Un antiproibizionista? «Se un ragazzo scrive spinello libero sui muri del
bagno io la considero una bravata - dice Dagnini - se invece scrive un
articolo sul giornalino della scuola per spiegare le ragioni della
liberalizzazione delle droghe leggere, allora so apprezzare l'approccio
intelligente al problema». Ha fatto anche approvare un regolamento interno
sui diritti degli studenti: «Per esempio, non si possono punire senza una
procedura che detta alcune regole precise, come il diritto di essere difesi
dai compagni di classe e dalla famiglia. I professori spesso hanno ragione,
ma non hanno sempre ragione».

L'ex preside, appena ricevuto l'incarico, ha cominciato a demolire alcune
«strutture coercitive». Qualcuna particolarmente odiosa, come quando il
sabato alcuni vigilantes privati della provincia si piazzavano fuori dalla
scuola con i cani per annusare i ragazzi. «Penso semplicemente che una
scuola debba funzionare senza la minaccia dei carabinieri».

Dagnini adesso aspetta fiducioso. «Sono convinto che si chiarirà tutto, non
credo che un'accusa così fragile possa reggere all'appello». Perché un
giorno i carabinieri sono arrivati davvero. Un giovane agente infiltrato a
scuola, in missione segreta per conto del pm, con un trucchetto - hai del
fumo? - riuscì ad arrestare uno studente in possesso di 20 grammi di
hashish - grazie anche all'intervento di sette volanti. «Una scena
pazzesca - ricorda Andrea Capiluppi, ex studente del Majorana - sembrava un
blitz delle teste di cuoio, pensavamo fosse successo qualcosa di grave e
invece i carabinieri hanno messo le manette a un nostro compagno».

Chi ha mandato i carabinieri? L'inquirente Braghò si è mosso con cautela, e
prima di scatenare il blitz ha raccolto deposizioni davvero molto
interessanti. Di una bidella: «...vige una sorta di anarchia tra gli
studenti che, praticamente, fanno ciò che vogliono senza osservare un minimo
di regole» (annota il maresciallo capo dei carabinieri di Rho). Di Tarcisio
Riva, professore di storia dell'arte: «...nell'istituto esiste una vera e
propria organizzazione per lo spaccio di hascisc», e per di più, «ho udito
il preside rimarcare le sue opinioni quale antiproibizionista e che,
addirittura, era solito, quando convocava nel suo ufficio gli studenti per
varie ragioni, di permettere loro di fumare sigarette normali,
tranquillamente durante il colloquio». E infine di Carlo Dones, professore
di lettere: «la situazione nella scuola è molto critica soprattutto sotto
l'aspetto della disciplina. Non esiste controllo da parte del preside il
quale ha sempre sottovalutato il problema... ad
 esempio il livello di degrado totale in cui versano i servizi igienici è
diventato inaccettabile; muri scritti, danneggiati, buchi nelle porte dei
bagni e mai nulla la presidenza ha fatto per impedire tali avvenimenti.
Molti studenti sono indisciplinati, entrano in ritardo senza giustificare,
fanno molte assenze e soprattutto erano soliti intrattenersi nei servizi
igienici del secondo piano a fumare vari tipi di sigarette. Io non fumo e
non sono in grado di capire la differenza fra gli odori, ma spesso ho visto
gli strumenti... il preside è sempre stato informato di queste cose».

Studenti armati

Mentre giornali e tv locali ormai favoleggiavano di studenti armati di
coltelli e di scuola in ostaggio di spacciatori nordafricani, i carabinieri
cominciarono a interrogare altri professori. «Fa un po' ridere - ricorda
Giorgio Paolo Pedrioni, prof. di storia - ma ci chiamarono in questura in
ordine alfabetico, io non ci sono andato forse perché si sono fermati prima
della lettera P. Quasi tutti i miei colleghi interrogati, circa una
quarantina, sostanzialmente hanno detto di non aver mai assistito a episodi
rilevanti in quel bagno. Insegno in quella scuola da 20 anni e non ho mai
visto fumare uno spinello: qualcuno certamente fuma, ma non sotto il naso
dei professori. Comunque sembra proprio che i carabinieri non abbiano voluto
tener conto di queste altre deposizioni».

Molti professori si schierarono con Dagnini. Ma non tutti. Pedrioni ricorda
con amarezza la tensione tra colleghi. «Quei giorni abbiamo tirato fuori il
peggio, i sospetti erano arrivati a un livello tale che eravamo tutti contro
tutti. Sentivo un carico di odio pazzesco, uno spettacolo mortificante:
abbiamo cercato di produrre un documento in favore di Dagnini, ma eravamo
spaccati tra chi si sentiva legato a questa presidenza e chi si sentiva
compromesso con la presidenza precedente».

Può sembrare incredibile, eppure il retroscena di questa vicenda giudiziaria
allucinante è tutto qui, nel rancore covato da qualcuno per ragioni
piuttosto squallide. Soldi. Prestigio. Ruolo. Sono voci che girano con
insistenza a scuola, voci che solo il preside rende esplicite.

«Quando sono arrivato al Majorana - spiega Bruno Dagnini - ho rilevato
problemi di contabilità, alcuni debiti da pagare e un gruppo di docenti che
avevano una retribuzione non regolare, piccole violazioni del contratto di
lavoro. Si trattava di illeciti amministrativi, uno scoperto in bilancio di
circa 170 milioni di vecchie lire e alcuni insegnanti con mansioni
aggiuntive che venivano retribuite anche con un milione e 200mila lire in
più al mese. Tutte cose che abbiamo sistemato senza drammi con dei tagli a
consuntivo, però sono intervenuto per ridimensionare mansioni e retribuzioni
irregolari di alcuni docenti. Due di loro sono proprio quelli che mi hanno
denunciato».

Cani antidroga

Ma una vendetta così può andare a segno solo in un contesto dove non è
follia mandare come prassi i cani antidroga fuori dalle scuole, dove il
controllo sociale può trasformare una scuola elementare nel luogo più
sorvegliato di una ricca città del nord (accade in questi giorni a Bergamo),
dove è possibile che in una scuola di Torino venga introdotto il cartellino
elettronico per schedare e smascherare su internet gli studenti che entrano
in ritardo.

Al Majorana di Rho, per ora, non è successo niente di tutto questo. L'anno
scolastico è cominciato lo scorso 8 settembre con un presidio di protesta.
Fuori dalla scuola, perché il nuovo preside non ha concesso l'auditorium per
ridiscutere del caso Dagnini. Sembra che alcuni candidati quest'estate
abbiano rinunciato a una presidenza che si annuncia piuttosto scomoda.
Tranne uno. Pasquale Aprea, consigliere comunale di Forza Italia a Cuggiono
(Milano), il neopreside; che comprensibilmente non vorrebbe più sentir
parlare di quella vicenda. Anche se proprio ieri sera, nell'auditorium del
Majorana, si è tenuta un'assemblea aperta organizzata dai membri del
consiglio di istituto.


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pas de flics dans les quartieres.
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-genova muro di un vicolo-





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