[imc-italy] [facilitazione process #2]

maska maska at inventati.org
Wed Oct 27 16:46:13 PDT 2004


tentativo di facilitazione #2
ho preferito non riassumere e riportare le parole così come sono state 
scritte, ripulendo il testo dai riferimenti al caso concreto.
ho diviso la facilitescion in due per migliorare la fruibilità.
dato che tratta argomento a cavallo di due liste, mando le facilitazioni sia 
ad italy list che a italy editorial.
nb. quando troverai il simbolo (...) non vuol dire che ho tagliato roba in 
mezzo ma che quallo che viene dopo proviene da un'altra mail della stessa 
persona

maska

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##Elettrico##

per quanto mi riguarda il process si basa sulle 24 ore tranne casi urgenti.
(...)
devo lasciare spazio al Nuovo Corso (tm), e lo faccio
volentieri. chissà se abbiamo capito che stiamo parlando verso l'esterno
e non è la radio della frazione di sant'arcangelo al ponte che parla a dieci 
persone, tutte redattrici.
(...)
il process in sè è solo uno strumento per cercare di garantire a tutti di 
dire la propria.
questa è la mia rimostranza sul process, non la non
aderenza agli standard qualitativi ISO 9001. quindi niente burocrazia, e
se avevi tutto l'entusiasmo di fare le cose - che io comprendo
perfettamente - questo per me non giustifica il non tenere conto delle
tempistiche che ci siamo dati che non sono burocrazia ma garanzie minime di 
partecipazione.

##pinna##

io vorrei sentire spiegare cosa si intende per Nuovo Corso,
da chi e' rappresentato questo Nuovo Corso, in cosa lo
si vede concretizzarsi oltre a questa feature,
e perche' ad esso elettrico lascerebbe spazio "volentieri"

##marij##

per un attimo ho provato quell'antichissima ormai ebbrezza del fare una cosa 
con
entusiasmo perche' piace, senza stare dietro alla burocrazia,
senza seguire l'agenda della feature "da fare" che ogni tanto e'
stata postata su questa lista. una cosa che si vuole fare perche'
la si vuole fare e basta. a me ha divertito molto, mi e' piaciuta.
E quando e' avvenuto e non si poneva - come a quanto pare e'
difficile che si ponga ora se non superiamo l'empasse
dell'errorone 2004 commesso su indymedia - neppure l'alternativa
di mettere su  cento, mille idee, quanti sono stati zitti a
subire gli stessi che ora parlano di process andato male che
affermavano invece il valore delle contingenze e tiravano su
problemi di fiducia e fastidio perche' venivano fatti i processi
ad personam?
se non c'e' spazio per tutti, ma solo per quelli che parlano piu'
forte (e non parlo di te, ma in generale - me compresa), come si
risolve questa cosa?
dinamiche personali, appunto, o identitarie, tra chi pesa di piu'
e chi no. tra gruppi. tra chi urla piu' forte e chi no. lo
abbiamo detto al meeting, no? come mai nessuno si lamenta per
l'opinione di sbancor che non viene tenuta in considerazione? il
problema si pone soltanto quando a non essere considerati sono chi?
perche' queste cose vanno dette. ed e' per questo che io ho
insistito su un metodo e ho anche detto che il process, il metodo
del consenso e' tutta una stronzata dato che li si applica a
cazzo e a convenienza. e questo io me lo sono vissuto addosso in
prima persona, dato che non succede che io bellamente metto su
feature da un momento all'altro senza essere iscritta a questa
lista e senza aver aspettato manco due ore dalla proposta e non
succede manco che la metto su dopo poche ore perche' "si deve
fare" o che non tengo in considerazione le cose che vengono dette in lista.
questa cosa e' saltata da tanto o forse non c'e' mai stata e io
me ne sono accorta tardi, e quando me ne sono accorta l'ho detto
(al meeting di roma e in lista varie volte), ma ora e' cosi' ed
e' innegabile. percio' si discute di dare piu' spazio al
newswire - e sono d'accordo - di darci un metodo autentico, reale
con il quale avere a che fare. tre idee invece che una non vanno
bene? per me vanno bene anche 28, in cui dentro ci stanno tutti,
TUTTI, e non una sola scialba insignificante compromissoria
feature come da metodo del consenso applicato o una sola feature
urlata che se un* non c'ha l'energia giusta pensa anche che non
vale la pena dire nulla che tanto le cose vanno come vanno e
quelli che hanno sempre ragione sono i/le soliti/e.
(...)
costruire e' diverso che distruggere. la cascata di mail, 20, 80, 100 in 
questo senso sono
ostruzionismo. le opposizioni che non avvengono sulla
base di una condivisione del contenuto sono
ostruzionismo selvaggio. cioe', il problema e' la forma? non e'
scritto bene e ci sono professoroni di italiano che vogliono
migliorare il testo? si vuole aggiungere qualcosa per
migliorarlo? o e' meglio cancellarlo e basta? e' differente dalla
forma standard di feature consensuate chissa' dove? e se era una
vignetta che succedeva? vogliamo discutere anche di questo? che
tipo di creativita' e' ammessa su indymedia? e la creativita', il
metodo, il cunno di mia nonna su che argomentazioni si possono
spingere? in una delle categorie non viste e che non stanno in
home? la home rappresenta UNA, sola e trina, indymedia e basta?
non ci puo' stare altro che roba detta in un certo modo, roba
importante, chiara e scritta bene?
ce le ricordiamo le prime feature a partire
dalla primissima di genova con ottomila errori di grammatica? era
piu' importante la forma o il contenuto? non era importante, PIU'
importante comunicare come cazzo ci pare quello che viviamo,
sentiamo, ... anzi, non era una "narrazione obiettiva e radicale della 
realta'"?
ecco... io non so cosa tu (elettrico)  intenda quando parli di nuovo corso, mi
pare un'altra delle cose - quelle si - criptiche uscite fuori
premeeting e anche durante il meeting. qualcosa che non sappiamo?
la indymedia che vorrei, una volta, per un po' c'e' stata e poi
e' diventata man mano altro. si accartoccia su se stessa e non
riesce a far tesoro delle cose che succedono e degli errori che si fanno.
per me indymedia e' uno strumento, se non lo posso usare smetto.
se non ho la possibilita' di interagire smetto. se non mi
entusiasma e quando provo a fare qualcosa cadono quintali di
mattoni in testa, raga', che palle! non mi diverte. faccio altro,
vado a comunicare altrove, come ho detto al meeting, mi scrivo un
volantino e lo vado a dare in giro che almeno comunico e mi
diverto di piu' interagendo con la gente.
(...)
quello che chiamiamo un modo per consentire la partecipazione di tutti 
diventa,
come gia' e', un modo per non far partecipare alcuni. per me il
process va ridiscusso e va ridiscusso il metodo. 
(...)
il problema e' che le dinamiche di gruppo, quelle che artemide al meeting 
chiamava corporativismo, fanno in
modo che le notizie giungano direttamente ad alcuni e non a tutt*. 
(...)
ieri io mi sentivo di scrivere
pollolandia, e domani magari scrivero' una cosa dura e incazzata
sulle carceri. se qualcuno dice semplicemente "la feature non
s'ha da fare" mentre ci sono proposte in discussione, diventa
solo "bloccare" e di questo si e' parlato a genova. essere
spontaneicidi della creativita' e dell'entusiasmo nel fare una
cosa non puo' essere una cosa cosi' bella come non lo e' stato
per la feature landolfi.
diventa ostruzionismo, diventa veto di partecipazione nei
confronti di qualcuno a favore di altri che oppongono solo un veto e basta.
se di questa cosa non ne prendiamo atto e non prendiamo atto del
fatto che indymedia e' uno strumento "aperto" che puo' ospitare
mille feature, allora qualcosa non va.
blicero al meeting diceva che andavano fatte due feature quando
c'erano due versioni della storia. era una visione ottimistica
perche' qui nel migliore dei casi ci sono due versioni, ma
generalmente c'e' una versione e poi c'e' un NO secco da parte di
altri che rivendicano il diritto ad essere tenuti in
considerazione e annullano il diritto altrui di dire quello che
vogliono dire. chi tra le due parti conta di piu'? ogni idea
buttata via, taciuta, non scritta, e' una prevaricazione e non e'
il "metodo del consenso" di cui tanto ci piace parlare. ma
indymedia non era il muro della strada? quello su cui ciascuno
poteva scrivere quello che pensava? lo e' solo un pezzetto di
indymedia? il newswire? e il resto? com'e'?
e mi dispiace che tanti clamori si tirino fuori per una feature
che attira l'attenzione di tutti, perche' ci sono tantissime
feature per le quali non si esprime consenso o dissenso perche'
non le leggiamo nemmeno.

##twentytwo zero##

faccio un po' di passi indietro:
gia' prima del meeting a Genova si parlava della questione feature
anche al meeting se ne e' parlato
il punto e' che:
-il newsire e' diviso tra parecchie cazzate e forse altrettante
notizie:nessuno degli admin e partecipanti tra i piu' attivi scrive piu' come 
tempo fa
- sempre piu' spesso le feature sono motivo di litigio tra chi la fa meglio 
chi piu' chi prima etc
qualcuno , forse per primo void quando ha fatto l'esempio di feature vecchie
del periodo paleoindyano, ha chiaramente detto che FORSE partecipare di piu'
al newswire e fare in modo che le feature siano piu' un riporto di link da 
esso potrebbe essere
una parziale soluzione a DUE problemi
a genova mi sembrava che questa cosa si sia discussa , ma mi sa che sbaglio
perche' non si prova ad attuarla?

##sbancor##

Trattare "notizie false", distinguerle dalle "false notizie" ecc. è mestiere
assai difficile. Farlo oggi quasi impossibile. 
Il problema è che se si vuole operare nel campo dell'informazione bisogna
prima saperne il più possibile e poi scrivere.  Ma qui mi è sembrato che con
grande superficialità nessuno ne volesse capire un cazzo. Anzi è stato pure
teorizzato  il diritto a non sapere, come spontaneità della comunicazione. 
Così non
va. Le notizie e le interpretazioni lasciamole al newswire. Le feature
facciamole pensate. Dure finchè volete, ma pensate.
(...)
Io penso proprio che in questi casi bisogna lavorare
sulle fonti. Più siamo vicini alle fonti più si ha possibilità di giocare un
ruolo attivo. dovremmo creare dentro indy la capacità di fare vera 
controinformazione.

##bip##

non mi sembra il caso di seguire all'infinito i deliri della stampa. Rischia 
di diventare un lavoro a tempo
pieno e per quanto mi riguarda, inutile.
Ripeto quello che e' stato detto a me a tempo debito, la proposta delle
ftr multiple e' uscita all'indymeeting, ora sta su un report ancora non
discusso in lista. (Se non ho perso qualche passaggio, non lo escludo)

##tibi##

Il mio modo di applicare il  metodo del consenso mi suggerisce a questo
punto di pensare che qualcuno ha fatto in un modo che non è il mio, ma che
non sento così drammaticamente limitante da doverlo cancellare, e al quale
piuttosto preferisco aggiungere un pezzo. Per me in colonna centrale
potrebbe benissimo stare una feature come quella proposta da pepsy, alla
quale sia linkata l'altra, e il post di mazzetta.
Questo perché ritengo che a noi interessi parlare di questa questione
perché può essere una buona occasione di mettere in luce cosa Indymedia è e
non è.
Lo abbiamo fatto anche in altre occasioni, e secondo me è servito a tutti.
Infine penso che se noi scrivessimo in newswire tutti i commenti sulla
questione che passano  in lista, magari sfrozandoci di essere più analitici
e limando gli aspetti più personali, avremmo un sacco di materiale da
linkare alla feature un dibattito che potrebbe essere anche interessante
per gli altri.
(...)
vorrei dire una cosa, che mi fa male perché in realtà è un giudizio
personale e come tale forse non lo vorrei vedere qui
io penso che a una persona che nella fatica e nella confusione fa una
azione che tra l'altro è indirizzata a cercare di ripartire da zero in una
situazione complessa, non si possa rispondere con una rase lapidaria, una 
sentenza
aumenta il traffico di mail senza incrementare quello dell'informazione 
circolante
viene il dubbio che questo modo di fare dimostri che siamo persone che
necessitano di tutori, di regole certe e di etero- organizzazione.
Dimostra che, ed è perfettamente in sintonia con il concetto di comunità,
c'è un fare che è ritenuto bene e uno che è ritenuto male.
Insomma: in Indymedia ci sono angeli e diavoli.
ci sono anche paradiso e inferno? e che dire del limbo, visto che il papa
ne sta rivedendo il concetto filosofico?
Io non dico: vabbè, a questo punto nel limbo ci vado io e resto a guardare.
Io scendo nell'inferno, salgo in paradiso, rimesto e disturbo, perché
ritengo che ancora dobbiamo e possiamo fare delle cose decentemente insieme.
Il punto di partenza: accettare gli errori di tutti, pensare che noon c'è
nulla, ma proprio nulla qui dentro che sia così criminale e sbagliato da
dover essere pugnalato.
Semmai ci costruisco accanto qualche cosa d'altro.

##shererazade##

mai viene considerato il fatto che non tutti partecipino alle liste da 4 
anni, non tutti sono informati sugli ammiccamenti vari (e tengo a precisare 
che mai ne vorro' essere al corrente).
credo che ripensarsi ognuno singolarmente mettendo in campo se stesso, dia 
molti piu' frutti che mettere in campo cio' che noi pensiamo che gli altri 
siano

##pepsy##

il rischio piu' grande che attualmente stiamo correndo è quello di una 
involuzione
verso una "struttura" piu' rigida, con meno gradi di liberta', ma che
potrebbe essere vista come una soluzione ad alcuni annosi problemi.
Indymedia funziona in base ad un delicato equilibrio, ad una alchimia tra
le idiosincrasie individuali ed il lavoro collettivo che gli da un senso,
se si rompesse definitivamente questo equilibrio allora sarebbe proprio ora 
di intonare il de profundis.
Riitengo che concetti come"bene" e "male", in questo contesto, siano 
ultrasoggettivi non credo
all'esistenza di un paradiso, di un inferno o di un limbo (o intendevi
purgatorio?). I diversi modi di "fare" indymedia, che si concretizzano non
solo nei contenuti delle ftr ma anche nel modo di intendere il process e
nel modo che abbiamo di rapportarci fra di noi, non possono essere messi da
parte ne' ignorati, ne' dimenticati, ma dovrebbero costituire la *garanzia*
di un approccio alla comunicazione-informazione non univoco e quindi
utilizzabile non solo da una ristretta cerchia di persone.
Da quando faccio Indymedia ho gia' assistito a diversi episodi del genere
e, al di la della concitazione e delle incazzature del momento, poi siamo
sempre riusciti a ragionare - a freddo - con mente piu' lucida e superare
il momento critico.
Certo, da qualche tempo, il progetto Indymedia e' nel mirino dei soliti
noti e questo significa doversi confrontare necessariamente con avvenimenti
che non sono cosi' lontani da noi come quando scriviamo di Argentina o
Iraq. Ed e' naturale che le cose piu' "vicine" sono quelle che ci
coinvolgono maggiormente.



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