[imc-italy] sulla questione (reiterata) delle lettere e le funzioni di indymedia

blicero blicero at autistici.org
Sun Apr 16 09:42:03 PDT 2006


ciao a tutt*
odio dover fare un po' la figura del paternalista, pero' veramente non so come
cazzo altro prendere la questione.

indymedia italia (in particolare, dato che e' sempre stato un nodo piu'
"militante" dei nodi di altri paesi) e' nato come uno strumento per gli
attivisti, i compagni, chiamateli come volete. 
In particolare uno strumento paritario e dove la struttura non contava, ma
contava l'intelligenza delle persone e la loro convinzione che fosse possibile
costruire un'ipotesi di societa' e di vita differente.
C'erano i paletti e molti di questi servivano a evitare che le strutture e i
media mainstream rompessero i coglioni o cercassero di impadronirsi dello
strumento, ma in sostanza era una comune senso di quello che si stava facendo
che reggeva il gioco.

Ora, esser admin per un buon periodo (poi c'e' stata la deriva che ci ha portato
dove siamo) significava entrare a far parte di una comunita' che la pensava in
un certo modo e che non derogava su alcune questioni fondamentali. Poteva non
piacere, ma tutti si adattavano. 
Adesso invece mi sembra che si sia presa una deriva in cui la responsabilita' di
fare  parte di una comunita' e di avere in mano uno strumento forte e fin troppo
visibile non sia cosi' evidente a tutti, una cosa di cui tutti (soprattutto noi
che siamo andati via forse senza porre con piu' forza alcune questioni) siamo
responsabili.

Questo fatto delle lettere ne e' un episodio esemplare: purtroppo da sempre in
giro per l'italia ci sono sensibilita' diverse, e c'e' chi usa un po' chiunque
per propri fini strategici e politici, e spesso situazioni di crisi evidenziano
questa cosa.
Mi ricordo nel nov del 2000, quando arrestarono 17 compagni dopo un corteo
antifa a milano, io e snd arrivammo alle minacce fisiche con l'allora leader del
leoncavallo daniele farina, che riteneva legittimo pubblicare i nomi dei
compagni, mentre la tradizione di autotutela di sempre dice esattamente il
contrario. 
In questo caso non e' diverso. 
In situazioni cosi' gravi con arresti, giudici, carceri e indagini di mezzo, non
ci si puo' permettere leggerezze. Meglio sbagliare per difetto che per eccesso. 
Una lettera pubblica per i compagni non e' una lettera pubblica per il newswire.
E in ogni caso anche se una persona di quelle detenute decidesse di scrivere una
cosa o se ne assume personalmente la responsabilita', o il senso di
responsabilita' verso gli altri arrestati dovrebbe fare capire a tutti di
andarci tre o quattro volte cauti.

Ci sono delle regole fondamentali, che non c'entrano con la policy o con il modo
di fare indy, ma c'entrano con i principi alla base dell'essere un compagno e un
attivista, di mettere solidarieta' e rispetto davanti a tutto il resto delle
proprie priorita':
- non si pubblicano i nomi dei compagni se non per esplicita richiesta 
- non si pubblicano materiali provenienti da arrestati se non dopo un triplo
  controllo segreto con i compagni stessi, i loro compagni fuori, gli avvocati e
  chi li sta seguendo
- non si espongono le persone senza un motivo valido
- in casi di repressione, i compagni e le compagne che seguono la questione
  hanno la precedenza decisionale su qualsiasi policy

Non c'entra la leadership, la policy, la logica del "lavare i panni sporchi in
famiglia". E' una cosa che ha a che fare con i piu' basilari elementi di tutela
e di solidarieta' con persone che stanno pagando con la loro liberta' le cose
che facciamo.

Per questo e' grave che non ci sia un moto di stigmatizzazione e di attivazione
istantanea da parte di questa comunita', ma che si titubi, ci si nasconda dietro
accuse di leaderismo e volonta' di accentramento (come Gb ha fatto nei miei
confronti quando gli ho detto che andavano levate quelle lettere), che ci si
assuma la responsabilita' di contraddire quello ceh i compagni che stanno
seguendo quella vicenda e gli avvocati dicono (e mi spiace per Gb, ma anche
questo e' stato fatto).
Sbagliare si puo', capita a tutti. Ma non riconoscere l'errore e con questo far
finire sui giornali di tutta la destra e potenzialmente nel fascicolo di un pm
una lettera che era intesa a spronare i compagni che vivono nei territori le
lotte (o ci provano con tutta la sfiga che i movimenti rappresentano in questo
momento), ecco questo e' gravissimo.

Io non sono un forcaiolo, per cui non dico cosa deve fare o non deve fare
indymedia circa un episodio di questo tipo, ma certamente tutti i compagni di
Milano vicini agli arrestati e gli avvocati sono incazzati come delle bestie, e
chi si e' comportato in un certo modo dovra' assumersene la responsabilita'.

Per concludere, per lungo tempo non ci si e' visti. Forse a distanza di oltre 5
anni dalla fondazione di indymedia italia sarebbe il tempo di rivedersi e di
ripensare molte cose. Non e' mai troppo tardi per evitare di imboccare
l'ingresso dell'ultimo crepaccio, e reinventarsi uno strumento potenzialmente
imoportantissimo ma in questo momento inusabile dalla maggior parte delle
perosne che vogliono ancora lottare.

vi leggo dall'archivio, fino a che questo confronto non mi portera' a cambiare
idea su quello che ho deciso ormai un anno fa.

un abbraccio solidale

-- 
ciao
blicero

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