[imc-italy] sulla questione (reiterata) delle lettere e le funzioni di indymedia

carl0s carl0s at riseup.net
Mon Apr 17 04:28:55 PDT 2006


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*** MAIL MOLTO LUNGA ***

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ATTENZIONE QUESTA MAIL CONTIENE UNA TEDIOSA RICOSTRUZIONE STORICA,  
TENERE LONTANO DALLA PORTATA DEI BAMBINI. SI CONSIGLIA LA  
SOMMINISTRAZIONE A TUTTE LE PERSONE ADULTE CONIVOLTE CON INDY
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Il giorno 16/apr/06, alle ore 18:42, blicero ha scritto:

> ciao a tutt*
> odio dover fare un po' la figura del paternalista, pero' veramente  
> non so come
> cazzo altro prendere la questione.
>
> Indymedia italia (in particolare, dato che e' sempre stato un nodo  
> piu'
> "militante" dei nodi di altri paesi) e' nato come uno strumento per  
> gli
> attivisti, i compagni, chiamateli come volete.
> In particolare uno strumento paritario e dove la struttura non  
> contava, ma
> contava l'intelligenza delle persone e la loro convinzione che  
> fosse possibile
> costruire un'ipotesi di societa' e di vita differente.
> C'erano i paletti e molti di questi servivano a evitare che le  
> strutture e i
> media mainstream rompessero i coglioni o cercassero di impadronirsi  
> dello
> strumento, ma in sostanza era una comune senso di quello che si  
> stava facendo
> che reggeva il gioco.
>
> Ora, esser admin per un buon periodo (poi c'e' stata la deriva che  
> ci ha portato
> dove siamo) significava entrare a far parte di una comunita' che la  
> pensava in
> un certo modo e che non derogava su alcune questioni fondamentali.  
> Poteva non
> piacere, ma tutti si adattavano.
- --8<---

taglio qui.
Perché vorrei aggiungere un po' di memoria storica su questo senso  
comune a cui blicero e altr* fanno riferimento.
E la prendo da lontano assai.
Gia' dalla notte della Diaz, Indymedia è stata investita di una  
responsabilità morale e politica.
Come sappiamo tutt* quella notte di fronte al massacro, furono  
"sequestrati" hard disk e materiale video nella scuola di fronte, la  
Pascoli.
Passò del tempo e come sempre è successo in questa comunità (da ché  
mi ricordo e da come mi raccontano) la leggerezza ci ha sopraffatti e  
siamo stati capaci di conservare gran parte del materiale  
"sopravvissuto" a quel sequestro tutto nello stesso posto (il TPO di  
Bologna) per un mucchio di tempo e senza copie.
Altra parte era sparsa tra Torino, Firenze e Taranto...

Bene nel febbraio 2002 (mi pare), come ampiamente prevedibile -  
passatemela col senno di poi questa osservazione, i nostri amici  
delle forze dell'Ordine si presentarono con tutta la gentilezza di  
cui sono capaci al TPO (e non solo al TPO) prelevando tutti i  
materiali che erano ivi custoditi (http://italy.Indymedia.org/news/ 
2002/03/40410.php).

Indymedia organizzò in quell'occasione, insieme a Radio Onda Rossa  
che al tempo era in odore di revoca delle frequenze e di chiusura la  
RECLAIM YOUR MEDIA (http://italy.Indymedia.org/archives/ 
display_by_id.php?feature_id=147), che mi pare raccolse circa 50000  
persone.

Come è fisiologico dopo questa manifestazione Indymedia fece altre cose.
Le fece discretamente bene, e la discussione proseguì cercando di  
ricalcare le regole che ci si dà e cercando di aggiornarle alle cose  
che emergono e che si affrontano, di volta in volta. Il volume di  
traffico della lista italy-list era per lo meno di una quarantina di  
email al giorno.
Con gli scazzi, quelli sempre. Con modalità a volte discutibili, come  
sempre.
Non è mai stato _IL_MONDO_PERFETTO_.

(E questa non vuole essere l'apologia di quel che fu, quando c'era  
lui o menate simili.)

Arrivarono 2 anni dopo quasi esatti i sequestri di cui parlavamo  
prima. Il 2 marzo del 2004 cominciò il processo contro 26 dei 300000  
sovversiv* che erano a Genova (ve lo ricordo hai visto mai qualcuno  
avesse deciso di fare distinzioni nel frattempo?? :) ) tutt* accusat*  
di devastazione e saccheggio (reato mai passato in giudicato in via  
definitiva nell'era "repubblicana" la cui pena varia tra i 7 e 15  
anni di reclusione). Tutte le accuse sono basate TA DA! su prove  
video contenute in tre dvd di video. La peculiarità di questo video è  
fatto interessante ma qui trovate le spiegazioni più esaurienti  
(https://www.supportolegale.org/?q=taxonomy/term/3&from=160). In  
estrema sintesi questi DVD contengono clip montate da un ispettore  
della municipale di Genova, Vincenzo Corda nominato consulente  
dall'accusa. In sostanza quindi questi DVD sono un'opera d'arte. Da  
li in poi il processo prese piede, e la Segreteria Legale di Genova,  
in prima battuta da sola, cominciò a seguirlo.

Di li' a due mesi, a Milano si organizzò un meeting di Indymedia  
(http://italy.Indymedia.org/archives/display_by_id.php? 
feature_id=1476) - CI TENGO A PRECISARLO si era deciso di farli una  
volta ogni 3 mesi... -.

Qui arriviamo al succo della email e mi perdonerete (se non lo farete  
saranno SOLO cazzi vostri) se il preambolo è stato così lungo.
Bene il sabato di quel meeting me lo ricordo ancora. Un* di noi a un  
certo punto con faccia truce ci illustra la faccenda del processo e  
del perché è una cosa grave.
Ci spiega che LA MAGGIOR parte dei video usati sui DVD di cui sopra  
provenga dal materiale sequestrato, e probabilmente malcustodito  
dalla comunità tutta, e che questo investe moralmente Indymedia di  
una responsabilità.
Morale e fisica, se mi permettete, perché se tra i 26 qualcuno avesse  
deciso di appiopparci schiaffoni visto che i video che lo  
ritrarrebbero sono "nostri" avrebbe avuto solo che ragione.
Ci si chiarisce anche l'esistenza e la funzionalità della suddetta  
Segreteria Legale che chiede ove possibile aiuto fattivo e politico  
su questa faccenda.
A questo punto ci si chiede cosa fare.

Proprio perché la maggior parte dell'assunzione di responsabilità è  
morale/politica E collettiva, nessun* si sente di costringere nessun*  
a fare alcunché. Si chiede però di essere onest* e quindi chi si  
accolla cose le faccia. In un clima piuttosto irreale si comincia la  
conta delle proposte e delle cose da fare e che si possono fare.
Al di là di quello che i singoli hanno deciso di poterci investire in  
termini di tempo, la sintesi è che la comunità tutta senza fare un  
fiato, politicamente - e ci mancherebb'ancora ne facesse - si assume  
la responsabilità di portare un aiuto fattivo e politico (qui c'è un  
bel resoconto di quel che si è detto allora http:// 
archives.lists.Indymedia.org/italy-list/2004-May/019390.html).

Quel che segue è storia che riguarda la nascita della pagina di  
controinchiesta su Indymedia e poco più avanti del soggetto autonomo  
supportolegale (https://supportolegale.org).

Cosa c'entra?
Ci arrivo.

A me pare paradigmatico questo esempio per capire, seppure nelle  
difficoltà che già erano ampiamente manifeste, quanto si sia arrivati.

In questi anni di supportolegale e di openpublishing diventato  
sollazzo di spammer più o meno organizza, di fasci che utilizzano il  
nw come luogo di visibilità assoluta e come strumento persino di  
organizzazione delle proprie cose, ci siamo trovati _SPESSO_ di  
fronte a richieste di editing di dati personali e di pezzi pubblicati  
in buona fede magari, ma inopportunamente.
A ottobre del 2004 subimmo anche un sequestro dei dischi da parte  
dell'FBI se vi ricordate.
Mi pare che in ogni occasione che si è presentata, tutti noi abbiamo  
sempre concordato sul fatto che la tutela dello strumento passasse  
anche da un autotutela. Cioè dalla possibilità di cancellare dal nw  
cose che potessero essere usate strumentalmente.

Perché la visibilità di Indymedia nel 2004 era ancora di circa 80000  
pagine viste al giorno (non possiamo parlare di accessi unici, perché  
non tenendo log delle visite non sappiamo se un IP che naviga su indy  
è gia' venuto quel giorno oppure no) e questo dal punto di vista  
della "credibilità" che ci viene riconosciuta conta assai.
Quindi una roba pubblicata da Indymedia fa un effetto ben diverso che  
pubblicata su qualunque altro spazio.
Questo ce lo dobbiamo cacciare bene in testa.
Soprattutto perchè la maggior parte delle persone, in malafede  
spesso, ci attribuisce come comunità la paternità di tutto ciò che  
viene pubblicato sul nw, a prescindere dalla comprensione tecnica di  
come funziona Indymedia.
Con questa cosa ci dobbiamo fare i conti, perché ci sono state anche  
accuse di compartecipazione psichica da parte di Canepa e Canciani (i  
PM dei 26) per i processi di Genova.

Ora in questo scenario, e contesto, arriva l'11 marzo 2006.
A parte le accuse di prammatica che ci vengono rivolte, cioè di aver  
contribuito alla organizzazione del riot di Milano, e a parte il  
resto delle ciance di ordinanza, sappiamo bene che ci sono un tot di  
persone che sono in carcere.

Due di queste persone sta rischiando di vedersi riconosciuta una  
recidiva di devastazione e saccheggio. Questo per chi non ha ben  
chiaro come funziona la famigerata Cirielli significa che se le  
vengono comminate entrambe le condanne rischia di farsi fino a 35  
anni di carcere (35!).

Queste persone hanno come mezzo per comunicare in maniera  
praticamante unica la corrispondenza tradizionale, e questa usano per  
comunicare coi propri compagni all'esterno.
Sono lettere indirizzate a loro, questo spero che ci sia ben chiaro.  
Magari pubbliche ma indirizzate a loro.
Queste lettere vengono pubblicate poi sul newswire, diciamo in buona  
fede. Cioè ci credo alla buona fede di chi l'ha pubblicato.

Ma evidentemente il target NON è "lettor* di Indymedia qualunque ess*  
siano" è sempre i loro compagni. Quelli che sono fuori...
Insomma queste lettere vengono pubblicate e lette da un po' tutt*,  
ivi compreso uno dei legali che sta seguendo chi è in carcere per i  
fatti dell'11 marzo.

Esso ci chiama e ci chiede di togliere i post perché potrebbero  
essere lesivi per chi li ha scritti che è, VE LO RICORDO, in carcere.
Come riflesso pavloviano avrebbe voluto si sarebbe dovuto  
immediatamente procedere all'edit dei post (TUTTI I POST) senza  
neanche discuterne, semplicemente notificando la cosa nella lista  
giusta, italy-news (questa della lista è una roba importante  
tenetevela in caldo perché ci torno).

Qui comincia l'inghippo: probabilmente per eccesso di zelo si chiede  
un parere sul nascondimento del post in questione.
Personalmente ritengo l'hiding insufficiente ma si chiede prima questo.

Non si capisce bene il flusso degli avvenimenti, perché ci sono  
versioni contrastanti - a dire il vero una avvalorata da più d'una  
conferma, ma non facciamo a chi ce l'ha più lungo.
A questo punto non mi interessa la causa, mi interessa l'effetto.
L'effetto è quello appunto di aver differito l'edit di qualche ora,  
giusto il tempo in cui Il Giornale e Libero abbiano potuto leggere i  
post e farci sopra due pezzi.

L'avvocato chiaramente, chiama furente i referenti che gia' aveva  
contattato e questo stato d'animo con tutta probabilità è lo stesso  
che vive la compagna in carcere che materialmente ha scritto una di  
quelle lettere.

La cosa che più mi fa diventare idrofobo è che DI FATTO tutto questo  
si è svolto in chat.
Si è svolto in chat il battibecco, il differimento, il litigio, gli  
insulti.
Questo commettendo una serie impressionante di errori.

CI SCORDIAMO troppo spesso che la chat non è altro che un sistema  
veloce e assolutamente non condiviso da tutt* per partecipare a  
Indymedia. Ne è un suo surrogato fallace.
Quindi si diceva in lista italy-news sono passati solo gli effetti  
delle discussioni feroci che sono avvenute in chat.

Al di là di chi ha fatto cosa, e respingo con forza la tesi di caccia  
all'untore, io annoto il fatto che non c'è ancora una spiegazione  
credibile E condivisa su quel che è successo.

Io penso che questo non ce lo possiamo permettere.

Lo spirito, passatemi il termine, che ha portato questa comunità ad  
accollarsi la responsabilità collettiva di dare vita a supportolegale  
mi pare svanito da tempo.

Piuttosto mi pare che è un po' di tempo che manchi l'ingrediente  
fondante del progetto indymedia, quello che ha permesso agli admin di  
lavorare senza avere una struttura e un'appartenenza comune dietro.
Manca la fiducia.

Ci siamo arrivati essendo tutt* coinvolti.

Questo ha implicato e implica due cose, sostanzialmente.
Il punto di forza (e debolezza assieme non ce lo nascondiamo) era la  
diversità. Il fatto che comunque si partisse da punti di vista  
lontanissimi e si avesse la voglia di affrontare discussioni anche  
estenuanti e scazzosissime.
Io ve lo giuro ho visto thread anche di 200 mail in 2-3 giorni che  
alla fine giungevano a una qualche conclusione sensata e più o meno  
condivisa.

Allo stato facciamo i conti con il metodo del consenso, brandito  
spesso al punto che, a volte, lo stesso metodo diventa un modo per  
porre un veto.

Che la mancanza di fiducia reciproca implica che i punti di vista  
lontanissimi da cui si partiva diventano di conforto per alimentare  
le proprie tesi e arroccarcisi.
E questo credo che abbia portato all'inizio di questo processo a  
farsi forza delle analisi politiche contrapposte, a incominciare a  
perdere la consapevolezza comune di fare Indymedia e informazione  
indypendente fino al punto di svilire il dibattito sul progetto  
rendendolo di fatto statico.

Ne è sintomo il modo burocratico in cui si sta intendendo la policy  
del nw, ne è sintomo il fatto che una delle maggiori novità (oltre  
ovviamente all'OP) cioè l'incontro tra attivismo, mediattivismo e  
tecnica acara si sia di fatto dissolto.
In parte perché il mediattivismo dopo Genova si è dovuto  
necessariamente ripensare, in parte perché non c'è mai stata una vera  
gestione tecnica  collettiva.

Ne è sintomo il fatto che non si senta più la necessità di  
confrontarsi spesso non solo tramite le liste di discussione, ma  
anche faccia a faccia.
Finché questa buona abitudine era di casa, il progetto viveva anche  
di grossi strappi in lista, e sostanzialmente di soluzioni condivise  
dal vivo.

A chi farà riferimento al meeting di Genova 2004 faccio presente che  
quell'occasione avveniva in un contesto assolutamente peculiare e in  
una fase di stanchezza complessiva che si è riflettuta sulla qualità  
della discussione.
_CREDO_ che quel tipo di dibattito non faccia più parte dell'attualità.

Ora Indymedia è lo stesso strumento di 6 anni fa, ma solo  
_potenzialmente_.
Si è trasformato nell'altra faccia della medaglia. Chiunque la faccia  
sa quanto può essere potente e rivoluzionaria, e quanto può essere  
pericolosa.
Ora rischia di essere solo pericolosa, perché è priva di un senso  
politico comune, condiviso e organico. Facciamo delle cose,  
pubblichiamo ftr, facciamo scelte su cosa nascondere e cosa lasciare,  
ma lo facciamo incoscientemente.
A volte scriviamo cose molto buone, valide e documentate. Altre volte  
sono uscite cose autoreferenziali incomprensibili e sostanzialmente  
"vecchie".

Lo facciamo senza avere chiara in testa la prospettiva e il contesto  
in cui lo stiamo facendo. Oh sia chiaro nessuno parla di una LINEA  
EDITORIALE, ma di prospettive e di contesti, sempre nell'indypendenza  
dalle strutture e dalle organizzazioni che è stata la peculiarità di  
Indymedia (e il motivo per cui ho voluto farla).

E' evidente che la perdita di pezzi importanti del progetto si sta  
facendo molto sentire.
E' evidente che, e mentre scrivo la stessa mina scrive cose simili,  
stiamo pagando la scelta del nuovo corso, dei vecchi che hanno fatto  
un passo indietro e dei "nuovi" che non sono cresciuti abbastanza per  
sopperire alle altrui mancanze.
C'è stato probabilmente un errore di valutazione, anzi una  
sopravvalutazione del progetto come entità a sé stante e invece si è  
dimostrato ancora lontano dallo svezzamento di chi l'ha visto nascere.

Quindi a questo punto siamo a un bivio.
Secondo me Indymedia così com'è, strisciante e senza un senso comune  
e politico, è più un danno che uno strumento utile.
Se capiamo che questo deve essere il suo andazzo io sono per chiudere  
baracca e burattini a fare altro.
SE INVECE decidiamo che il progetto valga la pena di essere rianimato  
facciamolo in fretta.

Facciamolo anche a partire da queste domande (che non hanno la  
pretesa di risolvere tutti i dubbi) che lascio alle vostre/nostre  
risposte.

_ pensiamo ancora che l'open publish così com'è sia uno strumento  
utile? (che in parte è la domanda a monte di tutto)
_ la fiducia che manca ed è mancata è la fiducia tra chi ci sta  
lavorando o la fiducia nello strumento?
_ allo stato attuale siamo/saremo/saremmo in grado di garantire che  
l'open publishing sia la pratica rivoluzionaria e costruttiva che ha  
portato Indymedia a nascere?
_ siamo ancora convinti che il ruolo degli admin di questo progetto  
sia ruolo di facilitatori di un processo di pubblicazione aperta  
senza censure ecc?
_ siamo ancora capaci di poter adattare lo strumento nelle sue varie  
parti alle esigenze e renderlo di nuovo dinamico?
_ siamo in grado di ripensare la gestione tecnica cercando di  
renderla se non collettiva almeno maggiormente condivisa?
_ siamo in grado di non vessare chiunque non ne sappia abbastanza e  
si avvicina a Indymedia per cominciare a farla e a formarlo se ne ha  
bisogno, e a farci formare ANCHE dal suo punto di vista, rimettendoci  
in discussione?

_ infine mi lascio questa faccenda che in parte abbiamo trascurato,  
colpevolmente:
pensiamo che non siano più utili i cosidetti momenti di OUTREACH che  
altro non sono che momenti in cui si spiega alle persone cos'è, come  
funziona, cosa fa e cosa NON fa Indymedia?

Ecco a partire da queste domande, e dalle altre che stanno uscendo da  
questo doloroso thread vorrei che arrivassimo a capire SE, DOVE, COME  
e soprattutto secondo me QUANDO vedersi in assemblea nazionale per  
finire la respirazione bocca a bocca a questo morto che cammina,  
oppure officiarne definitivamente il funerale.

- --

there are very few personal problems that cannot be solved through a  
suitable application of high explosive.

cia'
carl0s

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