[imc-italy] sulla questione (reiterata) delle lettere e le funzioni di indymedia

carl0s carl0s at riseup.net
Tue Apr 18 14:51:35 PDT 2006


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Il giorno 18/apr/06, alle ore 20:10, pwd9148 at inventati.org ha scritto:

> dare a tutti la
> possibilita' di raccontare e di intervenire non intende(va) solo  
> allargare
> il numero di partecipanti alla sfera comunicativa. Soprattutto  
> (almeno per
> me) avrebbe dovuto rompere certe cristallizzazioni di ruoli:

questa mi sembra una delle descrizioni più lucide. Grazie di esistere  
sensei.
:**

- --8<---
> Non e' poco. Era, implicitamente o no, il risultato di qualche  
> riflessione
> condivisa: la comunicazione e' un'arma anche dentro i movimenti, puo'
> riprodurre nei movimenti meccanismi che in teoria si vorrebbe  
> abbattere
> nella societa'. La comunicazione e' una risorsa, anche economica, e
> decentralizzarla la rende piu' sfuggente. Autogestirla,  
> sovvertirla, era
> gia' un pezzo di cambiamento, anche sul piano economico, e non c'era
> bisogno di aspettare la Rivoluzione (tm) per acchiapparlo. Per dirla
> tutta, per me c'e' un solido parallelismo tra il diffondersi di  
> forme di
> produzione basate sulla flessibilita' e sulla comunicazione, di forme
> politico-sindacali auto-organizzate, e l'affermarsi di Indy e del
> subvertising (da guerriglia marketing a serpica naro).

già un modo per ribaltare strumenti di divisione e oppressione se  
vuoi e ritorcerli contro.

>  in realta' la politica
> c'era, dentro indy: era la sfida di far esplodere piu' voci possibili,
> addirittura anonime, sperando che +kaos facesse bene a tutto e a tutt*
> (almeno finche non mette a repentaglio noi stess*, come nel caso delle
> lettere delle detenute). Vi ricordate il Black Block  
> dell'informazione?

faccio una precisiazione farle esplodere non era sufficiente. La  
novità era che le varie Analisi così diverse, persino disparanti,  
potessero diventare Sintesi attraverso il metodo del consenso  
( http://italy.indymedia.org/news/2002/07/64449.php <-- e datejela  
n'antra letta che nun ve fa male alla salute vah). Con un processo di  
produzione aperto, trasparente e orizzontale.
Chiunque può essere Indymedia oltre a poterla fare.
Anche per il singolo episorio.

Qui però, pur non fossilizzandoci sul linguaggio, abbiamo preso la  
spocchia di rispondere pensando di saperla troppo lunga (quanto c'ha  
ragione tibi :**) e incominciato a deridere quasi sempre gli  
interventi esterni.
Dimostrando di fatto anche noi una rigidità sui linguaggi altrui.
Chi non era in possesso del gergo troppo sgamato era oggetto di  
derisione.
E non c'è da fare colpe e colpevoli, ma di certo è uno dei problemi  
per cui i NUOVI™ sono stati sempre meno.

- --8<---
> E' qui secondo me il nodo piu' spinoso: questo effetto non c'e'  
> stato fino
> in fondo, o forse a un certo punto si e' arrestato, e non per colpa di
> Indy. Indymedia e' diventato piu' che altro un portale che  
> organizzazioni
> grandi o piccole utilizzano per comunicare e pubblicizzarsi, ma non fa
> piu' paura ai "portavoce". Faccio un esempio per farmi capire.
>
> Alla scorsa mayday, girarono mazzate. Seguirono comunicati su Indy di
> circa tutte le strutture. Ne commentai uno, criticando la struttura e
> firmandomi. Il gruppo che aveva postato su Indy mi telefono' e mi  
> disse
> "come ti sei azzardato a postare quel commento?" (oltre agli insulti).
>
> Cioe': chi usa indymedia oggi sa che quell'effetto dirompente del  
> "+kaos"
> si e' arrestato: posta un comunicato su Indy, ma sbrocca se poi  
> qualcuno
> commenta, come se Indy non fosse nata proprio per superare la  
> logica del
> "comunicato unitario".

confondi la causa con l'effetto qui a mio modo di vedere.
L'effetto +kaos era a usa volta un effetto di altro fervore nel  
movimento.
Indymedia è un metodo e uno strumento. Il cui uso E' fare una scelta  
forte, e fortemente politica.
L'autoreferenzialità del "pubblico il comunicato, lasciatelo intonso"  
era gia' nell'aria e non solo per colpa di Indymedia.

> Io credo che la fase che attraversa indy dipenda da questo essere
> diventato un portale: utilissimo, visitatissimo, ma poco utilizzato  
> per
> far esplodere forme politiche nuove attraverso la comunicazione.

Comincio a convicermi che i ruoli causa ed effetto (e perdonate la  
contraddizione) non possano essere rigidi, ma intercambiabili.
Dobbiamo anche a una nostra (intendo chi se la vive quotidianamente)  
incapacità di coinvolgimento di altri, una incapacità di saper  
esportare il metodo Indymedia che l'ha trasformato in un brand (cit.  
valent)
E' diventata, ahimé, il sito in cui si può pubblicare senza censura e  
non già, come sarebbe stato di gran lunga meglio, l'apripista di un  
modo diverso di fare comunicazione. Non c'è stato l'effetto valanga,  
e di questo possiamo e forse dobbiamo accollarci parte della  
responsabilità.

- --8<---
> In questo momento, questo e' secondo me lo strumento che ci troviamo a
> facilitare. Se facciamo un meeting (e io sono d'accordo) secondo me
> dovremmo partire da questa constatazione.

cioè uno strumento, diciamocelo chiaro, snaturato.

> Questo significa:
>
> - Far ripartire indy cercando di capire dove e perche' i flussi
> comunicativi vanno scompigliati oggi (negli scioperi dei commessi?  
> tra i
> migranti? nel mediascape?)
>
> - non illudersi che il ricambio generazionale auspicato potesse  
> riprodurre
> un gruppo di facilitator* analogo al primo. Chi si e' avvicinato ad  
> indy
> nel 2004 probabilmente lo ha fatto in modo molto diverso da chi lo ha
> fatto nel 2000.
>
> - non dare tutta la colpa a indy se indy e' quello che e'

consenso.

> - non trattare male dacia valent (una signora e' una signora, anche
> all'inferno)

idem. e mi ci metto in mezzo perché altre volte ho reagito  
scompostamente in liste varie.

> - lavorare perche' indy non si sbrachi e divenga piu' leggibile,
> migliorando le ftr (che oggi sembrano un po' un compito
> "dovuto"), sperando che le poche forme politiche nuove oggi in
> circolazione non siano allontanate al primo impatto da Indy.

sperimentando di più.
ci stiamo scordando che pure in periodo di declino, il post dinamico  
rappresenta una sostanziale novità nel fare informazione. E mi piace.
Continuiamo su questa strada.

> - non misurare la bonta' del nostro lavoro dalla leggibilita' di  
> Indy o
> del nw: oggi secondo me e' molto migliore di qualche tempo fa, e  
> malgrado
> cio' la frustrazione dell'admin e' una sindrome in via di espansione.
> Forse "fare Indy" e' fatto anche di altro che nn sta sul sito.
>
> - portare pazienza: le cose non cambieranno prestissimo perche' non le
> cambieremo noi. Pensare pero' di lasciar cadere l'open publishing,  
> o indy
> stessa, vuol dire scambiare la causa con l'effetto. Dovessi salvare  
> una
> colonna, salverei il nw.
>
> Scusate se non riesco a "incutere ottimismo" (Fiorello dixit). Ma in
> realta' io non sono cosi' negativo nel giudicarci.

la mia accanita negatività rappresenta la mia accanita voglia di  
render cosciente me e chi vuole esserlo del fatto che così  stiamo  
usando un nome Indymedia appiccicato a qualcosa che assomiglia  
vagamente al metodo che l'ha fatta nascere.
E farlo inconsciamente l'ho detto mille volte è peggio che non fare  
affatto Indymedia.


- --

there are very few personal problems that cannot be solved through a  
suitable application of high explosive.

cia'
carl0s

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