[imc-italy] obiettivi, strumenti, processi, contesti [era: risposta a wuming63]

blicero blicero at autistici.org
Tue Apr 18 11:12:39 PDT 2006


Ciao a tutt*
rispondo a wuming63 perche' mi pare una voce nuova e che ci mette almeno speranza, 
e quindi fare il vecchio trombone viene meglio. 

Il punto cruciale e' proprio quello che individui nella tua mail: il problema
sono gli obiettivi di indymedia (ma non solo, vedi poi), gli strumenti di cui si
dota per conseguire quegli obiettivi, i processi che innescano quegli strumenti
e i contesti in cui tutto questo avviene.
Non considerare uno degli elementi genera uno strumento senza obiettivi (per cui
una specie di blob acefalo che puo' andare bene, puo' andar male, non si sa), un
processo avulso dal contesto (e quindi che puo' ledere o aiutare il contesto ma
senza alcune progettualita' in proposito).

Prima di tutto, mi spiace smentirti, ma i "vecchi" attivisti di indymedia non
avevano come obiettivo la formazione di un collettivo redazionale (anzi forse il
fondatore vero e proprio si, ma non certo quelli che l'hanno presa in mano e
portata passettino passettino fino al 2001-2002). Gli obiettivi evidenti delle
persone che hanno mosso i primi passi di indymedia in italia sono gli stessi che
indichi tu, ma chiosati un pochino.

1. facilitare la diffusione di informazione altra
2. facilitare la comunicazione (tra soggetti in movimento, quali essi siano)
3. facilitare l'uso delle tecnologie multimediali e avanzate per fare
informazione e comunicazione.

Da questo punto di vista indymedia e' un successo, ma se non si analizza
l'obiettivo "implicito" di indymedia non si capisce il perche' di tanto
trambusto.

L'obiettivo implicito di indymedia era di essere uno strumento per i soggetti in
movimento, qualcosa che li arricchisse e che arricchisse la possibilita' di
costruire nuovi percorsi di lotta e nuove soggettivita'.
Questo elemento e' evidentemente dipendente in maniera molto forte dal contesto,
ne e' in relazione biunivoca, ed e' quella forza necessaria ad adattare uno
strumento al contesto che lo usa e lo fruisce, per conseguire gli obiettivi del
progetto stesso.

Paradossalmente poi le cose che proponi e di cui lamenti l'assenza sono quanto
di piu' "collettivo" e "redazionale" ci sia: i print, i media center, le
strutture, i contenuti centralizzati.... Evidentemente allora non sfugge neanche
a te l'importanza in tutto questo baillame dei processi che uno strumento attiva
e che portano il contesto nei quali lo strumento si muove a conseguire
determinati obiettivi.

Indymedia in tutto quelle che e' stato, poteva essere, sara', e via dicendo, e'
stato retto non dalla volonta' di creare una Struttura centrale, un Collettivo,
o quant'altro, ma dallo sperimentare un processo di rete che portasse le persone
a costruire un senso comune (non un senso unico, attenzione).
Tutto ha retto fino a che ci sentivamo parte di un unico grande sogno, che non
aveva una sola posizione ma che si collocava in mezzo agli eventi, ai contesti,
alle posizioni, e che era strumento di dibattito, di lotta, di avanzamento per
le cose che ci succedevano intorno. 
A un certo punto come in tutti i gruppi questa dimensione del comune non ha
retto piu', questo senso di cospirazione e' scomparso per lasciare spazio alle
accuse reciproche, ai reprimenda, alle dietrologie, e anche alla durezza di
confronti che non servivano a nulla se non a marcare differenze, anziche' a
costruire dibattito.
E da li' in poi e' stata una china discendente.

E' miope (per tornare alle tue risposte) non vedere come molti di coloro che
usano indy lo fanno per due motivi:
a. non c'e' un altro strumento con cui raggiungere "tutti"
b. non realizzare neanche uno degli obiettivi di cui sopra
E' miope non vedere come i maggiori fruitori di indy in molti mometni sono
fasci, sbirri, giornalai. Mentre chi porta avanti le lotte, nel mondo reale
spessissimo si tiene alla larga da indy che trova un luogo dove ricevere insulti
e sparate dei fasci, da coltivare solo per la visibilita'. Ragion per cui quando
puo' predilige il media mainstream all'uso del media indypendente.

Allora il problema non e' ne' cambiare le regole fondamentali e le pratiche che
sono da sempre state alla base della progettualita' di indymedia, ne' farle
rispettare come dei servi dello stato (in questo caso stato indypendente
ovviamente), ma il problema e' quello di adeguare uno strumento a un contesto
mutato, in cui le energie non ribollono piu' e la necessita' non e' quella di
una vetrina per la merda, ma una finestra per le cose che accadono e un
davanzale dove parlarne per farne accadere delle altre.

Non esistono strumenti eterni, ne' neutri. Non esistono cose che permangono
identiche al di la' delle condizioni. Spero che la fine del Novecento almeno
questo ce lo abbia insegnato. Solo il nulla non muta, ed e' per questo che
l'umanita' vi tende immancabilmente. 
Ma noi possiamo aspettare ancora un po', solo se decliniamo il progetto di
indymedia al suo contesto, aggiorniamo lo strumento indymedia ai suoi obiettivi.

Indymedia non e' mai stata una deriva, ne' un approdo, e' sempre stato un
processo, e' sempre stata una volonta', talmente forte da cambiare il modo di
intendere il senso di informazione e comunicazione.
Ma questo non accade per grazia ricevuta. Accade perche' ci si guarda negli
occhi e si lavora per costruire le condizioni perche' un certo desiderio si
realizzi. E le condizioni sono diverse da 5 anni fa, le persone sono diverse,
cio' che si muove inotnro e' diverso. Non possiamo pensare di essere l'unica
cosa che rimane uguale.

L'ho detto 3 anni fa (quando ero ancora l'unico che da due anni si sucava il
lato tecnico e non solo di indy), l'ho detto 2 anni fa (quando avevo passato una
parte della palla a st3, poi rimasto da solo tanto quanto), l'ho detto 1 anno fa
quando ho mollato il colpo di fronte all'ottusita' di questa comunita', che
sembrava non voler sentire ragioni e essere contenta di replicarsi immutata.
Chiariamoci: si puo' anche dire che va bene cosi'. Ma poi bisogna assumersi le
conseguenze di questa cosa, in tutto e per tutto. Si puo' anche sessere agenti
della distruzione e non della costruzione, ma bisogna saperlo, altrimenti si
corre il rischio di essere strumenti in mano di altri.

Continuo a rimanere a disposizoine per vederci di nuovo, ma solo se si va in
profondita' su qeuste cose e non ci si perde pensando che un nuovo giocattolo ci
aiutera' a superare un impasse strutturale della nostra progettuaolita'.

i------i

A seguito alcune chiose alla risposta

> Al contempo potrei fare esempi di come indy non è stata "utile": sono
> proprio le occasioni più direttamente "di movimento". Ma forse sarebbe
> più giusto imputare alla crisi del movimento che a indy la mancata
> "freschezza" di certe feature.

ohhh qui cogli un problema vero. pero' indy non e' altro dal movimento o dai
movimenti. Indymedia senza movimenti non serve, rappresenta il nulla. 
E non e' un problema di freschezza e basta. Indy puo' essere motore di
ricostruzione di tensione nelle lotte, ma solo se capisce che puo' esserlo.

-- 
ciao
blicero

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