[imc-italy] sulla questione (reiterata) delle lettere e le funzioni di indymedia

Wu Ming 63 wuming63 at gmail.com
Tue Apr 18 04:16:39 PDT 2006


Alcuni ragionamenti a ruota libera da un neoadmin di Indymedia Italia

Premetto che ieri avevo scritto già un enorme papiello di byte, andato
perduto causa impallamento del pc, quindi oggi sono un po' più
incazzato di ieri.

Affronto prima i problemi generali, poi quelli particolari.

I problemi generali sono (imho):
- a cosa serviva/serve/servirà Indymedia Italia?
- Indymedia Italia è servita/sta servendo/servirà allo scopo cui doveva servire?

A cosa dovrebbe servire Indymedia Italia? Secondo me a queste tre cose
(essenzialmente):

1) facilitare la diffusione di *informazione* "altra": informazione
autoprodotta, prodotta da circuiti alternativi, oppure informazione
mainstream scelta, smontata e rimontata

2) facilitare la *comunicazione* fra strutture di movimento e altre
strutture di movimento, fra strutture e individui singoli e anche
(soprattutto?) fra individui senza movimento o senza struttura, che
vogliono diventare attivisti e che nei canali "tradizionali" non hanno
trovato spazio

3) facilitare l'*attivismo* multimediale: rendere possibile a tutt* la
pubblicazione non solo di comunicati/report, ma di video, audio, foto
ecc.

Indymedia Italia e' servita/serve/servirà a questi scopi? Rispondo
punto per punto:

1) sì. Solo su Indymedia Italia si trova - in italiano - tutto quello
che uno vuole sapere e che non trova sui media ufficiali. Quanto meno
trova un link o uno spunto per continuare. Su qualsiasi tema
(dall'antipsichiatria al lavoro precario, passando da femminismo e
popolo basco) Indymedia "contiene" informazioni altre. Informazioni a
volte tutte da verificare, spesso copiaincollate da giornali "main
stream", altre volte da fonti alternative di dubbia credibilità. Ma
sono informazioni che (tutte insieme, in quella quantità) in italiano
stanno SOLO su Indymedia Italia.

2) sì. La comunicazione interna al "movimento", ovvero a tutto quanto
non si riferisce direttamente a strutture e a mailing-list
"ufficiali", è di gran lunga aumentata. Qualunque persona in Italia
vicina al "movimento" si connette a Indymedia per sapere "cosa si
dice", quali sono le prossime iniziative e (quando succede qualcosa di
cui ne sa) per partecipare, o al minimo per commentare dicendo la
propria sul comunicato o sull'iniziativa vissuta in prima persona. Ci
sono persone che si avvicinano alle strutture di movimento e il
contrario anche grazie a Indymedia: di questo sono convinto.

3) sì. Lo dico per primo da "utente" pluriennale di Indy. Sapere che -
quando tornerò da un'iniziativa (un corteo, un sitin, un presidio, uno
sciopero, quello che sia) - potrò "usare" indy per raccontarla mi ha
dato un'ottica diversa di come vivo le cose. E così è per molte
persone. Basta vedere il newswire. Ogni volta che c'è una
manifestazione o una qualsiasi iniziativa non ci sono solo i classici
comunicati sindacal/politic. Ci sono commenti personali, foto
personali. Raramente ci sono audio e video: ma vedrete che
aumenteranno (dipende dalla mancanza di mezzi, non altro).

Quindi come vedete *le mie risposte alle mie domande* sono tutte positive.
E allora cos'è che non va? Come mai ci incartiamo sempre più spesso in
questi thread su "indymedia è morta", "siamo ad un bivio", "chiudiamo
tutto"?

Secondo me perché molti (dei "militanti" iniziali) avevano avuto una
percezione diversa dell'"a che serve indymedia". In particolare c'era
la speranza, la sensazione, di poter costruire un vero collettivo in
grado di produrre esso stesso contenuti "multimediali".
Costruire le feature e "pulire il newswire" sono ritenuti da chi ha
vissuto i "tempi d'oro" come inutili lavori di routine.
Dove sono gli Indymedia center durante le manifestazioni, si chiedono?
E le inchieste di Indymedia Italia? Dove sono finite? Neanche più gli
Indyprint, si riescono a fare!
E io - ultimo arrivato o quasi - vorrei dire a tutti voi "anziani":
sono d'accordo, sarebbe bello. Anzi se qualcuno ha un'idea "fica" e la
propone, sarei il primo a considerarla e a fare di tutto per
parteciparvi. Ma tutto questo è un "di più". Indymedia vive senza il
lavoro di inchiesta o le postazioni o eventuali trasmissioni radio del
collettivo di Indymedia, o che so io cos'altro. Indymedia Italia vive
delle sue migliaia e migliaia di visite giornaliere (a proposito, si
possono aggiornare le statistiche? Sarebbe interessante saperne
l'andamento!), dei suoi post sul newswire, del flusso interminabile di
notizie assurde, incredibili, ripetitive, fantasmagoriche,
inimmaginabili e ridicole. Rispetto a quel flusso tutti noi abbiamo
deciso di essere responsabili. E rendere quel flusso più leggibile
(ovvero formulando le feature in colonna centrale e nascondendo ed
editando ciò che è da nascondere e editare) è la nostra
responsabilità. Tutto il resto sono sogni, progetti, cose che sarebbe
bello fare. Ma non sono il "core" di Indymedia.

Faccio alcuni esempi degli ultimi tempi che mi vengono ora in mente
sull'utilità di Indymedia Italia:
1) la vicenda no-tav: molto usato il nw, ben seguito dal collettivo.
Provate a trovare un media qualsiasi che abbia fornito notizie e
aggiornamenti in quantità e qualità come Indymedia Italia: non lo
troverete
2) la vicenda aldrovandi: hanno lavorato bene nw e collettivo. Come sopra.
3) la questione elezioni: secondo me Indymedia sta dando spazio alle
voci dal basso che parlano di scorrettezze e irregolarità. Anche se
fossero tutte idiozie, quale altro mezzo avrebbero le persone per dire
la propria? Se il 25 aprile di quest'anno andrà in un certo modo, sarà
anche merito del nw di indy

Al contempo potrei fare esempi di come indy non è stata "utile": sono
proprio le occasioni più direttamente "di movimento". Ma forse sarebbe
più giusto imputare alla crisi del movimento che a indy la mancata
"freschezza" di certe feature.

Vi invito a fare un giro per il "mondo" indy. Io non vedo Indymedia di
altri paesi che si differenziano per "videoinchieste" o per chissà
quale attivismo rivoluzionario. La differenza che vedo tra Indymedia
Italia e gli altri nodi è sostanzialmente una e una sola: il traffico
di post. Solo Indymedia Italia ha una quantità così alta di post (e
commenti) nel newswire. Il che ci dovrebbe far piacere, no?

E qui veniamo al nocciolo delle domande di carl0s.

_ pensiamo ancora che l'open publish così com'è sia uno strumento utile?

Questa è la domanda vera. Tutte le altre (imho) sono derivate di questa.
E io dico: non lo so. Ma come non lo avrei saputo 6 anni fa. L'open
publish è utile (l'ho scritto prima) e soprattutto è quanto rende
Indymedia diversa da altri luoghi "simili" su internet. Ma è anche
"pericoloso", perché (soprattutto se usato veramente da migliaia di
persone ogni giorno) dipende da chi lo usa. In questo senso dipende
quindi da noi che se ne faccia buon uso. Rispettando le regole che ci
siamo dati. Se non bastano queste regole, se ne facciano altre, più
adatte.
A ME PARE CHE LE REGOLE SIANO SUFFICIENTI.
E' una bestialità? Ho problemi di vista?

Veniamo alle questioni più contingenti:

- la questione delle lettere
quello che (davvero) non ho capito è perché chiedere (e chiedere IN
CHAT!??!) se hiddare un post come richiesto da un avvocato. Il post
andava editato (non hiddato) e SOLO DOPO si doveva avvisare la Mailing
List (non la chat).
Se questo "process" è sbagliato correggetemi. Ma se invece è giusto e
l'ho capito io che sono iscritto alle liste da settembre, mentre non
l'ha capito uno degli "anziani", forse davvero c'è qualche problema.
Io ho provato un paio di volte ad entrare in chat per questioni
vagamente "serie" (dubbi su qualche post), e ne sono uscito di corsa.
La chat serve a: cazzeggiare, socializzare, parlare di calcio.
Ho visto in chat "fare indymedia" solo durante le concitate giornate
notav di dicembre. Non che mi colleghi spesso in chat e nemmeno so se
ai "tempi d'oro" la chat (allora sì!) fosse uno strumento decisionale
(non vedo come potesse esserlo). Comunque oggi non lo è. E non mi
sembra nemmeno così grave.
Se (e dico se) un giornalista di Libero voleva, entrava in chat o
leggeva le liste (come chiunque), capiva che quelle lettere forse
potevano essere scottanti. Se non si fosse aperta una discussione
sulle stesse, forse il solerte giornalista infiltrato si sarebbe
accorto delle lettere quando non c'erano più. O sbaglio? Il fatto che
quelle lettere fossero su indy da 2 giorni mi fa pensare che questa
ipotesi non sia del tutto da escludere.

- il wiki
non lo vedo quasi mai, ma ogni tanto è importantissimo. Il wiki per me
è fondamentale. Quando ho qualche dubbio, vado sul wiki. Quando mi
perdo un passaggio di una discussione in lista, vado sul wiki per
ricordarmi di che si parla. Insomma: non mi toccate il wiki!

- dacia valent
pur essendo una "bizzarra" persona, la sua email contiene (secondo me)
spunti interessanti. Soprattutto perché dà una delle tante possibili
visuali che l'utente di indymedia italia ha di indymedia italia.
E il fatto di trattarla in lista come da alcuni è stato fatto
rispecchia forse uno dei più grossi problemi (di quelli che vedo io)
dell'attuale Indymedia Italia. Ovvero la ripulsa (da parte di alcuni)
del confronto. Sono usate frasi arroganti, rispetto a un mondo esterno
(e neanche troppo esterno, visto che dacia valent e' iscritta alle
liste) interessato al mezzo. Per non dire il fatto che il linguaggio
delle discussioni a colpi di "ce l'ho più lungo io" (io c'ero
quando...) personalmente per mesi e mesi mi ha tarpato dall'iscrivermi
alle liste. Penso accada lo stesso ad altre persone, magari anche
iscritte alle liste, ma che non si azzardano a intervenire, perché non
saranno mai al "livello" di quei mitici admin che stavano alla diaz
quella notte o che sanno cose che voi umani...

Possiamo continuare a martellarci all'infinito. Ma io mi sono stufato
anche di queste frasi "siamo a un bivio", "o svolta o chiusura":
1) perché poi non se ne fa niente, né di svolta né di chiusura e ci si
deprime soltanto
2) perché non vedo il motivo di chiudere un sito così prezioso come
quello di indymedia italia.

Dico quindi sì a un indymeeting nazionale, che per me sarebbe il
primo, o volete chiudere prima di farmelo fare? ;-)

Dico anche sì a *proposte concrete*, sui seguenti punti:
1) come mantenere l'open publish limitando i rischi
2) come rilanciare l'attivismo del collettivo di indymedia

Sul punto 1) faccio alcune proposte di modifica della policy che
nascono da vari pomeriggi passati sul nw (potete prenderle anche come
proposte ironiche, ma se fossero condivise ne sarei seriamente
felice):
- nascondimento automatico di tutti i post con più di 4 lettere
maiuscole nel titolo: es. IN COLOMBIA LA RESISTENZA CONTINUA non viene
acettato
- imposizione di un limite alla lunghezza delle firme dei post (o -
meglio ancora, se possibile - limite alla lunghezza di caratteri non
intervallati da spazi): es.
LaComunitàDegliIncontrollabiliDiRadioRufusRovigo non viene accettato

Sul punto 2) vedo con molto favore gli indyprint e i dossier, che (mi
pare) vengano fatti "poco", ultimamente.
Su molti temi "basterebbe" raccogliere le tonnellate di materiale
presenti sul newswire. A un dossier sulla casa contribuirei con
piacere, ad esempio.
Poi: e se ogni indy locale facesse un indyprint (tipo semestrale, ma
anche senza scadenza fissa) semplicemente sulla base del newswire e di
quello che è successo nel territorio? E se si facesse un indyprint
periodico di ogni categoria (guerre globali, droghe, carcere,
saperi...)?
Detto questo se qualcuno più intraprendente di me dice "andiamo come
Indymedia tale giorno in tale posto e facciamo video, interviste
ecc.", io se posso ci vengo.

Finisco dicendo che scrivere questa email mi è costato parecchio, un
po' per il tempo che ci ho messo, ma soprattutto per aver scritto male
un po' di tutti. E dispiace scrivere male di persone che (in larga
parte) non si conoscono (trattasi di artificio retorico per motivare
la scelta del meeting).
Concludo quindi chiedendo di considerare oltre agli "anziani" delusi e
ai "giovani non abbastanza cresciuti" delusi, i giovanissimi (in senso
indyano) che non hanno ancora avuto il tempo di rimanere delusi.

wm63


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