[imc-italy] sulla questione (reiterata) delle lettere e le funzioni di indymedia

ombra ombra at riseup.net
Thu Apr 20 03:26:12 PDT 2006


carl0s:

> _ pensiamo ancora che l'open publish così com'è sia uno strumento  
> utile? (che in parte è la domanda a monte di tutto)
> _ la fiducia che manca ed è mancata è la fiducia tra chi ci sta  
> lavorando o la fiducia nello strumento?
> _ allo stato attuale siamo/saremo/saremmo in grado di garantire che  
> l'open publishing sia la pratica rivoluzionaria e costruttiva che ha  
> portato Indymedia a nascere?
> _ siamo ancora convinti che il ruolo degli admin di questo progetto  
> sia ruolo di facilitatori di un processo di pubblicazione aperta  
> senza censure ecc?
> _ siamo ancora capaci di poter adattare lo strumento nelle sue varie  
> parti alle esigenze e renderlo di nuovo dinamico?
> _ siamo in grado di ripensare la gestione tecnica cercando di  
> renderla se non collettiva almeno maggiormente condivisa?
> _ siamo in grado di non vessare chiunque non ne sappia abbastanza e  
> si avvicina a Indymedia per cominciare a farla e a formarlo se ne ha  
> bisogno, e a farci formare ANCHE dal suo punto di vista, rimettendoci  
> in discussione?
> 
> _ infine mi lascio questa faccenda che in parte abbiamo trascurato,  
> colpevolmente:
> pensiamo che non siano più utili i cosidetti momenti di OUTREACH che  
> altro non sono che momenti in cui si spiega alle persone cos'è, come  
> funziona, cosa fa e cosa NON fa Indymedia?

parto da queste domande per cercare di articolare il mio pensiero in 
proposito.
sono stato via 6 giorni e mi ritrovo di colpo immerso in sto popo' di 
discussione come non se ne vedeva da un po'.
bene.


io credo che sia stato gia' detto molto, e cosi' a posteriori sia 
difficile mettersi ad articolare un ragionamento nello specifico della 
questione.
il problema per me in definitiva non si gioca sullo specifico fatto 
della lettera (di per se grave), ma su di una modalità che da troppo 
tempo circonda l'essere e l'appartenere ad indy. una modalità che fa 
riferimento a due antitesi importanti:

- quella fuori/dentro il cerchio che riguarda il "gruppo", la rete, le 
sue relazioni, la capacità di dare e ricevere fiducia nella condivisione 
di un mezzo
- quella sviluppo pluridirezionale/burocrazia granitica del mezzo 
indymedia, che riguarda la trasposizione di un clima 
partecipativo-nutriente in una pratica che si riferisce ad un mezzo 
tecnico, ad una sua evoluzione ed alle sperimentazioni.

la seconda e' necessariamente consecuenziale alla prima. non il contrario.

il mezzo indymedia nasce con prospettive non univoche. ognuno, dai primi 
fondatori arcaici (gli admin di neanderthal) a quelli avvicinatisi negli 
anni (le loro evoluzioni non darwiniane), ha trasposto su di un mezzo le 
proprie aspirazioni, i sogni e le idee.
un compito difficile quello di far stare insieme sensibilità, modi 
d'essere e capacità diverse in un mezzo che andava costruendosi 
un'importanza propria. cito i due esempi di blicero e pwd rispetto alla 
pluralità di questioni tirate in ballo dall'*indymedia*.

è pero'vero che come molti hanno detto, un mezzo non puo' mantenersi 
inalterato per anni, soprattutto per come l'universo mondo si evolve 
intorno a lui (o lei?).
oggi si deve quindi tornare a mio avviso ad una messa in discussione 
radicale del mezzo indimeida che non puo' prescindere da un lavoro 
importante sul primo piano.

un meeting oggi e' per me quindi imprescindibile.

PERO'

visto che dobbiamo metterci in gioco, facciamolo davvero.
io mi sono fatto due meeting indymedici (non e' un caso la parola).
a mio avviso il meeting cosi' come lo si era conosciuto nella fase I di 
indymedia, oggi e' uno strumento difficilmente proprinibile e gestibile.
sono cambiate le persone, le relazioni e le modalità. il meeting come 
assemblea + ws è UNA modalità di meeting che non sempre ha funzionato.
difficilmente gestibile e molto dispersivo.

io propongo una diversa gestione del meeting, partendo non 
dall'assemblea plenaria , ma da gruppi di lavoro.
oggi quello di cui abbiamo bisogno è di una discussione che generi 
relazione. l'assemblea non sempre lo fa.

iniziare con una struttura diversa FORSE puo' aiutare.

una cosa del genere (perdonate il mio accento valsusino):

________________________________________

SABATO
_______
mattino
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gruppi di lavoro sulle domande di carl0s

cos'e' oggi per noi indymedia?
quali potenzialità puo' OGGI portare indymedia?
cos'e' oggi per noi l'OP? serve?
i rapporti interno/esterno e le relazioni.

__________
pomeriggio
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assemblea all night long con il report dai gruppi e la discussione 
assemblearia.


DOMENICA

lo strumento indymedia. riprendendo quello detto il giorno prima:
quali vie di innovazione? -> assemblea

_______________________________________

ovviamente è solo una proposta, che pero' secondo me ha un pregio:

a me interessa che in un eventuale meeting vi sia spazio per sensibilità 
e visioni diverse, dai neanderthal agli ominidi successivi.
e secondo me una cosa importante è cominciare a vedersi in faccia, 
superare la paura e l'intimidimento di un'Assemblea e portare contributi 
costituenti e (ri)fondativi (:D) di un'esperienza.

un modo per facilitare lo scambio di contenuti e non guardare le 
modalità con cui essi vengono espressi è per me l'incontrarsi in piccoli 
gruppi (vedi gli imc-locali).
questo senza perdere di vista l'assemblea come momento centrale.

maska, che poi entrerà anche nel merito delle questioni







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