[imc-italy] mettemoce na croce -> verso il meeting X ERA [sulla questione (reiterata)...]

carl0s carl0s at riseup.net
Fri Apr 21 15:05:52 PDT 2006


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[LEGENDA: per chi vuole leggersi _ANCHE_ i quotes delle email che ho  
preso per facilitare basta scorrere sotto dopo le varie sintesi... e  
ci sono le fonti dirette.]

Come avevo promesso provo a fare un lavoretto di facilitazione in  
iper sintesi.

Cercherò di riassumere le mail con relativo autore E di mettere il  
link corrispondente all'archivio.
Ma cercherò di dividerle per argomenti emersi.

Appena risale il wiki farei che questa roba vada tutta li cmq, visto  
che le facilitazioni personali riflettono un taglio della discussione  
e invece se fossero collettive sarebbe meglio assai.


::::::::
premessa
::::::::

il thread parte da queste due o tre mail che in ordine sparso fanno  
un po' la storia di indy e dell'OP.

* blicero (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0416-88.html)
* carl0s (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0417-zn.html)

[non vogliatemene se ne è sfuggita qualcuna, integrate questa mail  
piuttosto...]

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_ il ruolo di indymedia (ovvero indy2001 vs indy2006)
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===== INDYMEDIA 2001 ======

SINTESI: Indymedia Italia (nodo più militante di quelli  
internazionali) nodo di una rete in cui le strutture politiche di  
provenienza non contassero e quindi senza un collettivo che la  
reggesse, il cui scopo era fare informazione indypendente costruendo  
un senso comune partendo da posizioni distanti fra loro.
Dando la possibilità a tutt* di intervenire e fare comunicazione a  
partire dal nw sovvertendo e autogestendo il meccanismo delle fonti  
giornalistiche mainstreamicamente intese.
Questo è nato in un momento in cui il contesto e i movimenti  
rispecchiavano (in parte o cmq ci provavano) questa volontà di fare  
rete e incontrarsi sul merito delle questioni a prescindere dalle  
provenienze.

[*] leggere la premessa sul contesto attuale di pepsy... :)

===== INDYMEDIA 2006 ======

SINTESI: le prospettive di indy 2006 dovrebbero avere come tema  
centrale la facilitazione in questo senso:

* facilitare la diffusione di informazione altra utilizzando l'op  
(vd. punto su OP)
* facilitare la comunicazione (tra soggetti in movimento, quali essi  
siano)
* facilitare l'uso delle tecnologie multimediali e avanzate per fare  
informazione e comunicazione.

perché non c'è altro strumento che raggiunga tutt* ma bisogna anche  
prender atto che chi ora la usa (sbirri, strutture, cani sciolti,  
spammer, fasci) lo fa per avere visibilità e senza voler per forza  
raggiungere uno di questi tre obiettivi né obiettivi tra quelli che  
indy stessa si prefigge.

Però siccome gli strumenti eterni non esistono, indy si deve  
rimettere in discussione (blicero) non tanto nei suoi principi  
fondativi quanto come strumento in sé adattandolo alle esigenze del  
contesto in cui siamo.
Una messa in discussione però secondo chang che deve rimettere in  
discussione anche i principi fondativi del progetto senza esclusioni.

Perché (maska) indy ora è sostanzialmente uno strumento di denuncia e  
di diffusione.

(leggi le fonti sotto --> )


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_ vecchie e nuove guardie (?)
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SINTESI: In generale si è ribadito che a prescindere da vecchi, nuovi  
sopra e sotto, uno degli  elementi fondanti di Indymedia, almeno  
finché rimarrà strutturata in questa maniera è la reciproca fiducia  
di chi è dentro questo progetto.

Però, arrivati a uno stallo abbastanza insuperabile nel 2004 e di li  
in poi ancora dopo alcun* fra fondator* e non di indy, cosidett*  
vecch* hanno deciso, scelto, si sono trovat* a fare un passo indietro  
lasciando indy nelle mani di chi c'era e aveva voglia di farla.
Questo è stato un errore di valutazione circa la prontezza delle  
persone che avevano voglia di questo passaggio da parte degli stessi  
nuovi ma anche di coloro che hanno mollato il colpo (mina+carl0s)

Si è anche fatto notare (bip) che oltre al problema fiduciario c'è un  
problema che riguarda la mancanza di costruttività nel fare politica  
comunicando e facendo indymedia. Portando alla delega sullo strumento  
e quindi facendoci arroccare sulle nostre posizioni.

(leggi le fonti sotto --> )


______________________________
_ OpenPublishing versione 2.0
______________________________


SINTESI: il newswire così com'è ora possiamo dire che non piaccia a  
nessun*. Nel senso che molt* hanno espresso opinione e desiderio di  
cambiamento.
Secondo pwd ad esempio al momento indy ha perso la sua forza  
iniziale, e quindi il nw di conseguenza, al punto che ora chi posta  
il comunicato della singola struttura si aspetta che non venga  
commentato o si vive male il fatto che venga fatto.
Che quindi sia diventata, e il nw sempre di conseguenza, un portale  
utilissimo, visitatissimo ma sostanzialmente senza più la capacità di  
far esplodere forme nuove senza la capacità di interconnettere.
Si interroga su dove sono i flussi comunicativi che allora intercettò  
e scombinò e che ora pare non essere più in grado di fare. In ogni  
caso non è il caso di addossare la colpa solo ad indy se è quello che  
è. Riflette quel che passa nel movimento e il movimento al momento  
produce questo.

Wu Ming 63 nella sua mail propone ad esempio di non AUMENTARE le  
regole per la gestione del nw, ma di trovarne di più adatte (con  
l'accordo di jilt e anche mio mi permetto).

Un'altra considerazione di maska (ombra) sottolinea il fatto che in  
occasione di particolari eventi, lotte, cortei, proteste il nw è  
prezioso nella sua modalità attuale _ANCHE_ purché si stia dietro a  
esso con un notevole lavoro di amministrazione e di linkaggio nelle  
ftr. Altrimenti il flusso infinito e rapido delle informazioni fa  
perdere le info stesse, lasciando che altre le superino.

In un paio di mail invece chansing ci sprona a scindere l'ambito  
della proposta tecnica sul nw e sull'op dall'ambito più comunicativo  
e politico, argomentando il fatto che non ci si debba nascondere  
dietro a una soluzione tecnica per uscire da una impasse politica.

[nelle fonti ci sono anche una serie di soluzioni tecniche più o meno  
fattibili proposte -- si chang li puoi non leggere...]
	
(leggi le fonti sotto --> )

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_ il meeting X e la sua organizzazione
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SINTESI: Per alcun* è arrivato il momento di affrontare l'ora X. il  
meeting X. Perché siamo arrivat* a un punto per cui si può ancora  
sterzare all'ultima curva (blicero) e ripensare/rivedere molti dei  
meccanismi e dei modi con cui è organizzata indy.
Anche perché contribuirebbe a rallentare la tensione dei rapporti  
interpersonali vedersi (bip) cosa che invece al momento risulta  
abbastanza alta.

Per altri, changsing e abelarda ad esempio, il meeting ha mostrato da  
sempre di non essere la panacea di tutti i mali.
Per pepsy avrebbe senso mettere un solo punto centrale: lo stato del  
progetto e le prospettive future, il tutto in un meeting della durata  
di un giorno.
Per maska (ombra) la modalità di meeting che si è tenuta finora  
(plenaria+ws+plenaria finale) è ingestibile, e quindi propone  
sostanzialmente di segare la plenaria finale decidere subito dei  
gruppi di lavoro che relazionino alla plenaria finale i risultati e  
se ne discuta.
Questa proposta in particolare è sul wiki (quando ripartirà)
http://docs.indymedia.org/view/Local/ 
ImcItalyPropostaOrganizzazioneXMeeting aggiungerei però anche la  
giornata di venerdì se è su più giorni e la proposta di pepsy di  
farlo di un giorno solo.

(leggi le fonti --> )

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	MAGIC QUOTES divisi per argomento.
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_ il ruolo di indymedia (ovvero indy2001 vs indy2006)
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- -> indy2001 ->

blicero
(http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0416-88.html)

> indymedia italia (in particolare, dato che e' sempre stato un nodo  
> piu'
> "militante" dei nodi di altri paesi) e' nato come uno strumento per  
> gli
> attivisti, i compagni, chiamateli come volete.
> In particolare uno strumento paritario e dove la struttura non  
> contava, ma
> contava l'intelligenza delle persone e la loro convinzione che  
> fosse possibile
> costruire un'ipotesi di societa' e di vita differente.
> C'erano i paletti e molti di questi servivano a evitare che le  
> strutture e i
> media mainstream rompessero i coglioni o cercassero di impadronirsi  
> dello
> strumento, ma in sostanza era una comune senso di quello che si  
> stava facendo
> che reggeva il gioco.

blicero (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-nx.html)

> Indymedia in tutto quelle che e' stato, poteva essere, sara', e via  
> dicendo, e'
> stato retto non dalla volonta' di creare una Struttura centrale, un  
> Collettivo,
> o quant'altro, ma dallo sperimentare un processo di rete che  
> portasse le persone
> a costruire un senso comune (non un senso unico, attenzione).
> Tutto ha retto fino a che ci sentivamo parte di un unico grande  
> sogno, che non
> aveva una sola posizione ma che si collocava in mezzo agli eventi,  
> ai contesti,
> alle posizioni, e che era strumento di dibattito, di lotta, di  
> avanzamento per
> le cose che ci succedevano intorno.

pwd9148 (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-dg.html)

> Invece: dare a tutti la
> possibilita' di raccontare e di intervenire non intende(va) solo  
> allargare
> il numero di partecipanti alla sfera comunicativa. Soprattutto  
> (almeno per
> me) avrebbe dovuto rompere certe cristallizzazioni di ruoli: le
> gerarchie nella capacita' di controllare la comunicazione  
> caratterizzano i
> movimenti quanto mediaset. Prima di Indy, la comunicazione di  
> movimento
> avveniva attraverso comunicati, manifesti, riviste e pizzini. Dopo,
> chiunque ha avuto la possibilita' di dire com'e' andata  
> un'assemblea, che
> aria tira qua, perche' ha fatto gli scontri la', etc.
>
> Non e' poco. Era, implicitamente o no, il risultato di qualche  
> riflessione
> condivisa: la comunicazione e' un'arma anche dentro i movimenti, puo'
> riprodurre nei movimenti meccanismi che in teoria si vorrebbe  
> abbattere
> nella societa'. La comunicazione e' una risorsa, anche economica, e
> decentralizzarla la rende piu' sfuggente. Autogestirla,  
> sovvertirla, era
> gia' un pezzo di cambiamento, anche sul piano economico, e non c'era
> bisogno di aspettare la Rivoluzione (tm) per acchiapparlo. Per dirla
> tutta, per me c'e' un solido parallelismo tra il diffondersi di  
> forme di
> produzione basate sulla flessibilita' e sulla comunicazione, di forme
> politico-sindacali auto-organizzate, e l'affermarsi di Indy e del
> subvertising (da guerriglia marketing a serpica naro).

> Questo spiega, secondo me, perche' persone molto attive nei movimenti
> hanno anche dedicato tempo a Indy, in cui ogni giorno si  
> confrontavano con
> eleganza, pluralismo, magnanima apertura con persone con cui non
> avrebbero mai fatto una riunione (o addirittura preso un caffe'): un
> impiego del tempo apparentemente masochistico? No: in realta' la  
> politica
> c'era, dentro indy: era la sfida di far esplodere piu' voci possibili,
> addirittura anonime, sperando che +kaos facesse bene a tutto e a tutt*
> (almeno finche non mette a repentaglio noi stess*, come nel caso delle
> lettere delle detenute). Vi ricordate il Black Block  
> dell'informazione?


carl0s (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-du.html)

> Tutto questo è nato, come ci siamo detti mille volte, quando c'erano
> troppe cose a cui stare dietro. Quando c'era fermento. Ce lo siamo
> dett* mille volte. Indymedia riflette quel che c'è fuori. Ed essendo
> uno strumento preminentemente di movimento riflette quello che nel
> movimento esce fuori.
> Per un periodo era troppo ok fare rete, network, orizzontalità da un
> certo momento in poi questo è venuto meno lasciando spazio a
> dinamiche più autoreferenziali e verticali.
> Questo non possiamo lasciarlo da parte imho.

[non vogliatemene se ne è sfuggita qualcuna, integrate questa mail  
piuttosto...]


[*] meritoria premessa di pepsy prima di parlare del ruolo di indy  
2006 imho:

pepsy (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-6o.html)

> Vediamo adesso il contesto attuale.
>
> Il movimento no-global (o come lo vogliamo chiamare) non esiste  
> quasi piu'
> o, meglio, esiste un suo fantasma piu' o meno istituzionalizzato,  
> anche in
> parlamento e non da adesso. Questo non significa che siamo  
> circondati dalla
> desolazione, ma solo che quel ciclo di lotta si e' esaurito (in  
> modo non
> tanto glorioso, IMO) e che la frammentazione pre-esistente al  
> "popolo di
> Seattle" ha ri-preso il sopravvento sulle "moltitudini".
>
> Quanto sopra, ammesso che sia una descrizione condivisa, non ha  
> cambiato di
> una virgola l'esigenza di fare informazione indypendente: oggi,  
> come nel
> 1999, i network della comunicazione mainstream sono sempre in mano  
> alle
> solite oligarchie politico-economiche e le necessita' di  
> comunicazione di
> vari settori sociali (precari, sindacati di base, attivisti politici,
> ecc...) sono ancora cancellate dal flusso di pseudo-informazione  
> che ci
> sommerge 24/24h.
>
> Una delle differenze, interessante per noi, sta nel fatto che, in  
> questi
> anni trascorsi, sono nati diversi progetti informativi su web che  
> hanno
> mutuato qualcosa dallo "stile" indymedia, soprattutto a livello di
> "apparenza", ma poco a livello di "metodo" e di "funzionamento".  
> Vale a
> dire che questi siti sono gestiti, bene o male, da singoli o da  
> piccoli
> gruppi di attivisti abbastanza omogenei dal punto di vista  
> politico. Questi
> progetti, almeno in apparenza, hanno una visibilita' ed una  
> popolarita'
> decisamente minore di indymedia.

- -> indy2006 ->

wuming63 (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-ua.html)

> A cosa dovrebbe servire Indymedia Italia? Secondo me a queste tre cose
> (essenzialmente):
>
> 1) facilitare la diffusione di *informazione* "altra": informazione
> autoprodotta, prodotta da circuiti alternativi, oppure informazione
> mainstream scelta, smontata e rimontata
>
> 2) facilitare la *comunicazione* fra strutture di movimento e altre
> strutture di movimento, fra strutture e individui singoli e anche
> (soprattutto?) fra individui senza movimento o senza struttura, che
> vogliono diventare attivisti e che nei canali "tradizionali" non hanno
> trovato spazio
>
> 3) facilitare l'*attivismo* multimediale: rendere possibile a tutt* la
> pubblicazione non solo di comunicati/report, ma di video, audio, foto
> ecc.

blicero (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-nx.html)

> Gli obiettivi evidenti delle
> persone che hanno mosso i primi passi di indymedia in italia sono  
> gli stessi che
> indichi tu, ma chiosati un pochino.
>
> 1. facilitare la diffusione di informazione altra
> 2. facilitare la comunicazione (tra soggetti in movimento, quali  
> essi siano)
> 3. facilitare l'uso delle tecnologie multimediali e avanzate per fare
> informazione e comunicazione.
>
> Da questo punto di vista indymedia e' un successo, ma se non si  
> analizza
> l'obiettivo "implicito" di indymedia non si capisce il perche' di  
> tanto
> trambusto.
...
> E' miope (per tornare alle tue risposte) non vedere come molti di  
> coloro che
> usano indy lo fanno per due motivi:
> a. non c'e' un altro strumento con cui raggiungere "tutti"
> b. non realizzare neanche uno degli obiettivi di cui sopra
> E' miope non vedere come i maggiori fruitori di indy in molti  
> mometni sono
> fasci, sbirri, giornalai. Mentre chi porta avanti le lotte, nel  
> mondo reale
> spessissimo si tiene alla larga da indy che trova un luogo dove  
> ricevere insulti
> e sparate dei fasci, da coltivare solo per la visibilita'. Ragion  
> per cui quando
> puo' predilige il media mainstream all'uso del media indypendente.
>
> Allora il problema non e' ne' cambiare le regole fondamentali e le  
> pratiche che
> sono da sempre state alla base della progettualita' di indymedia,  
> ne' farle
> rispettare come dei servi dello stato (in questo caso stato  
> indypendente
> ovviamente), ma il problema e' quello di adeguare uno strumento a  
> un contesto
> mutato, in cui le energie non ribollono piu' e la necessita' non e'  
> quella di
> una vetrina per la merda, ma una finestra per le cose che accadono  
> e un
> davanzale dove parlarne per farne accadere delle altre.
>
> Non esistono strumenti eterni, ne' neutri. Non esistono cose che  
> permangono
> identiche al di la' delle condizioni. Spero che la fine del  
> Novecento almeno
> questo ce lo abbia insegnato. Solo il nulla non muta, ed e' per  
> questo che
> l'umanita' vi tende immancabilmente.
> Ma noi possiamo aspettare ancora un po', solo se decliniamo il  
> progetto di
> indymedia al suo contesto, aggiorniamo lo strumento indymedia ai  
> suoi obiettivi.
>
> Indymedia non e' mai stata una deriva, ne' un approdo, e' sempre  
> stato un
> processo, e' sempre stata una volonta', talmente forte da cambiare  
> il modo di
> intendere il senso di informazione e comunicazione.
> Ma questo non accade per grazia ricevuta. Accade perche' ci si  
> guarda negli
> occhi e si lavora per costruire le condizioni perche' un certo  
> desiderio si
> realizzi. E le condizioni sono diverse da 5 anni fa, le persone  
> sono diverse,
> cio' che si muove inotnro e' diverso. Non possiamo pensare di  
> essere l'unica
> cosa che rimane uguale.


maska (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-tf.html)


> io credo che la mutevolezza degli eventi sia in questi 6 anni andata
> aumentando. mentre prima di genova e dell'11 settembre eravamo in una
> fase dettata ancora dalla transizione dal '900 al nuovo secolo ed alla
> post-modernità, oggi la post-modernità ci è entrata da ogni pertugio
> libero. e ci ha fatto male.
> la riconfigurazione globale e locale dei poteri sta standardizzando e
> insieme riconfigurando quello che è il panorama che ci circonda.
> oggi indymedia vive parte della sua crisi in quanto non fa altro che
> essere uno strumento (importantisimo, ci mancherebbe!) di denuncia di
> repressioni, arresti, agguati, attantati. indymedia si fa  
> travolgere dal
> complesso delle notizie, e sopratutto anche in indymedia cio' che è
> notizia è l'evento drammatico e sporadico. poche e ritagliate sono le
> feature (e i post, anche) che ritagliano pezzi del reale per darne una
> visione differente. indymedia, nel caos che riconfigura i poteri  
> globali
> e locali, nella crisi economica e nella fascistizzazione della cultura
> condivisa nella società (la tolleranza zero che consegue dal venir  
> meno
> delle sicurezze collettive della modernità), svolge oggi un ruolo di
> denuncia delle offese che chi ci e' contiguo subisce.

chang (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-b1.html)

> se deve esserci una discussione, è necessario che parta dal  
> presupposto
> che le cose sono cambiate non poco, negli ultimi 5 anni, e che ogni
> aspetto di indymedia va riconsiderato in funzione di questo.
> a me è sempre parsa evidente l'incapacità di indymedia di  
> riflettere in
> modo "laico" e repentino sui cambiamenti, e di modificarsi di
> conseguenza (e lo intendo anche in senso auto-critico, riferito a  
> quelli
> che adesso sembra siano stati gli "anni d'oro").
> mi sembra evidente che da certi punti di vista indymedia ha avuto
> successo ed ha prodotto dei risultati tangibili, mentre da altri punti
> di vista alcune cose hanno funzionato in modo totalmente diverso da  
> come
> ci si aspettava quando erano state pensate.
> per me è evidente che indymedia non può continuare ad essere quello  
> che
> era nel 2001. non è utile, e rischia anche di essere dannoso.
> non penso che possa esserci nessun tipo di evoluzione se non si
> riconsidera in maniera coraggiosa e radicale tutti i presupposti su  
> cui
> si basa indymedia, anche quelli più fondamentali come l'open  
> publishing,
> l'apertura, e bla bla bla.
> al di là di questo, se nel 2001, sull'onda dell'entusiasmo dei
> movimenti, dei forum, e dei salcazzi, ero convinto che sulla
> comunicazione si potesse giocare una battaglia molto rilevante, adesso
> credo che le condizioni dettino urgenze di ben altro tipo. ma questa è
> una considerazione tanto personale quanto opinabile, e se qualcun*
> volesse convincermi che non è così ne sarei estremamente lieto.



[non vogliatemene se ne è sfuggita qualcuna, integrate questa mail  
piuttosto...]

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_ vecchie e nuove guardie (?)
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mina (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/0417- 
ic.html)

> un gruppo di persone si è inventata, ha partorito, si è cresciuta  
> indy.
> indy è diventata grande ed è un meraviglioso strumento, MA come tutti
> gli strumenti aperti è anche straoridnariamente esplosivo e  
> pericoloso.
> QUINDI funziona solo se chi la fa funzionare è molto presente, molto
> attento, moltro consapevole.
>
> quando un tot di gente vecchia se ne è andata, indy da un lato si è
> alleggerita (pure troppo) ma dall'altro è rimasta nuda dell'esperienza
> politica, comunicativa, legale di quelle persone.
> un po' come inventare l'atomica e poi sparire. :)
>
> beh se guardo a questo ultimo anno col senno di poi io vedo due cose:
> 1. che l'assenza di un tot di gente è un problema colossale. non tanto
> sulle ftr etc che vabè, ma proprio su queste cose tipo legali etc.
> 2. che indy così è una roba pericolosa e fuori qualsiasi controllo
>
> quindi ne concludo che, anche se non potevate saperlo allora forse o
> forse non siete stati (siamo stati) abbastanza lungimiranti, la
> decisione della vecchia guardia di mollare del tutto è stata poco
> responsabile.
> e chi ha deciso con leggerezza di rimanere trovando indy un gran bel
> gioco è stato altrettanto irresponsabile.
> abbiamo secondo me tutti valutato male la potenza dello strumento in
> relazione alla stanca generale.

blicero (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0417-cx.html)

> ci siamo detti per lungo tempo che indy era un organismo aperto e  
> in evoluzione.
> quando un po' di gente ha mollato il colpo perche' non riusciva a  
> imprimere la
> sterzata giusta alal situaizone, l'ha fatto lasciandola in mano a  
> persone
> altrettanto capaci che hanno deciso che volevano continuare a fare  
> indy come era
> sempre stata.
> Allora adesso non si puo' ribaltare la valutazione e accollare a  
> chi se n'e'
> andato dopo mille spiegazioni e tentativi la responsabilita' del  
> declino e della
> deriva. Perche' se un progetto diventa una catena e non funziona  
> senza alcune
> persone allora non e' un progetto collettivo, ma un progetto di  
> quelle persone e
> quindi quando vogliono lo chiudono.
> Quando ci siamo allontanati da indy (poi parlo per me) la risposta  
> e' stata che
> indy era un progetto collettivo e che avrebbe fatto la sua strada.  
> Per cui non
> facciamo i gamberi e guardiamo avanti.

carl0s (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0417-zn.html)

> E' evidente che la perdita di pezzi importanti del progetto si sta
> facendo molto sentire.
> E' evidente che, e mentre scrivo la stessa mina scrive cose simili,
> stiamo pagando la scelta del nuovo corso, dei vecchi che hanno fatto
> un passo indietro e dei "nuovi" che non sono cresciuti abbastanza per
> sopperire alle altrui mancanze.
> C'è stato probabilmente un errore di valutazione, anzi una
> sopravvalutazione del progetto come entità a sé stante e invece si è
> dimostrato ancora lontano dallo svezzamento di chi l'ha visto nascere.

pinna (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0419-0d.html)

> non fa parte della
> vecchia ne' della nuova guardia (mi fate ridere ogni volta che usate
> questi termini), ha detto varie stronzate su sorelle e fratelli di
> alcun* di noi in carcere (e anche qui sono serio).
> quindi andava insultata, e che altro senno'?

bip (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/0419- 
l6.html)

> Secondo me non si e' trattato di un problema di fiducia, ma semmai un
> problema politico (mi riferisco ai casini su lettera) e  
> sinceramente non
> me la sento di dichiarare che manca fiducia tra chi fa indy, semmai  
> manca
> un "far politica" inteso in senso positivo e costruttivo. Da qui la  
> delega
> strettamente allo strumento, da qui le risse sull'utilizzo dello  
> stesso.



(ndr chiedo scusa all'autore ma sull'argomento a parte questa battuta  
non ha detto nulla, ma non mi andava di lasciarla cadere nel vuoto  
perché evidentemente non è d'accordo con questa faccenda)

[non vogliatemene se ne è sfuggita qualcuna, integrate questa mail  
piuttosto...]


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_ OpenPublishing versione 2.0
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pwd9148 (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-dg.html)

> Indymedia e' diventato piu' che altro un portale che organizzazioni
> grandi o piccole utilizzano per comunicare e pubblicizzarsi, ma non fa
> piu' paura ai "portavoce". Faccio un esempio per farmi capire.
>
> Alla scorsa mayday, girarono mazzate. Seguirono comunicati su Indy di
> circa tutte le strutture. Ne commentai uno, criticando la struttura e
> firmandomi. Il gruppo che aveva postato su Indy mi telefono' e mi  
> disse
> "come ti sei azzardato a postare quel commento?" (oltre agli insulti).
>
> Cioe': chi usa indymedia oggi sa che quell'effetto dirompente del  
> "+kaos"
> si e' arrestato: posta un comunicato su Indy, ma sbrocca se poi  
> qualcuno
> commenta, come se Indy non fosse nata proprio per superare la  
> logica del
> "comunicato unitario".
>
> Io credo che la fase che attraversa indy dipenda da questo essere
> diventato un portale: utilissimo, visitatissimo, ma poco utilizzato  
> per
> far esplodere forme politiche nuove attraverso la comunicazione. Ed
> sarebbe cosi' anche se 1000 persone scrivessero ftr bellissime, o
> pulissero il nw ogni secondo, o facessero print quotidiani. Secondo  
> me,
> gran parte del senso di frustrazione che si legge nelle nostre mail  
> deriva
> da questo. Autogestire un "portale" e' opera nobile e da' anche
> soddisfazione, ma molte delle persone che hanno contribuito a  
> fondare indy
> avevano proprio l'esigenza di superare il "portale", o la webzine di
> movimento, o la rivista.
>
> In questo momento, questo e' secondo me lo strumento che ci troviamo a
> facilitare. Se facciamo un meeting (e io sono d'accordo) secondo me
> dovremmo partire da questa constatazione. Questo significa:
>
> - Far ripartire indy cercando di capire dove e perche' i flussi
> comunicativi vanno scompigliati oggi (negli scioperi dei commessi?  
> tra i
> migranti? nel mediascape?)
>
> - non illudersi che il ricambio generazionale auspicato potesse  
> riprodurre
> un gruppo di facilitator* analogo al primo. Chi si e' avvicinato ad  
> indy
> nel 2004 probabilmente lo ha fatto in modo molto diverso da chi lo ha
> fatto nel 2000.
>
> - non dare tutta la colpa a indy se indy e' quello che e'
>
> - non trattare male dacia valent (una signora e' una signora, anche
> all'inferno)
>
> - lavorare perche' indy non si sbrachi e divenga piu' leggibile,
> migliorando le ftr (che oggi sembrano un po' un compito
> "dovuto"), sperando che le poche forme politiche nuove oggi in
> circolazione non siano allontanate al primo impatto da Indy.
>
> - non misurare la bonta' del nostro lavoro dalla leggibilita' di  
> Indy o
> del nw: oggi secondo me e' molto migliore di qualche tempo fa, e  
> malgrado
> cio' la frustrazione dell'admin e' una sindrome in via di espansione.
> Forse "fare Indy" e' fatto anche di altro che nn sta sul sito.
>
> - portare pazienza: le cose non cambieranno prestissimo perche' non le
> cambieremo noi. Pensare pero' di lasciar cadere l'open publishing,  
> o indy
> stessa, vuol dire scambiare la causa con l'effetto. Dovessi salvare  
> una
> colonna, salverei il nw.

Wu Ming 63 (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006- 
April/0418-ua.html)

> Questa è la domanda vera. Tutte le altre (imho) sono derivate di  
> questa.
> E io dico: non lo so. Ma come non lo avrei saputo 6 anni fa. L'open
> publish è utile (l'ho scritto prima) e soprattutto è quanto rende
> Indymedia diversa da altri luoghi "simili" su internet. Ma è anche
> "pericoloso", perché (soprattutto se usato veramente da migliaia di
> persone ogni giorno) dipende da chi lo usa. In questo senso dipende
> quindi da noi che se ne faccia buon uso. Rispettando le regole che ci
> siamo dati. Se non bastano queste regole, se ne facciano altre, più
> adatte.
> A ME PARE CHE LE REGOLE SIANO SUFFICIENTI.
> E' una bestialità? Ho problemi di vista?

maska (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-tf.html)

> l'OP è una figata pazzesca MA l'esperienza pratica ci consegna due  
> cose:
>
> -perche' l'OP serva, ci va COMUNQUE un alto livello di amministrazione
> --------> che vuol dire che di per se' lo strumento OP non risolve il
> tema della delega e no redistribuisce i poteri nel flusso comunicativo
> -l'op è molto efficace quando si è di fronte a specifici eventi  
> (corteo,
> ecc)
>
> il caso della val susa e' lampante.
>
> senza un pazzesco lavoro di amministrazione il materiale preziosissimo
> che indy accumulava ora dopo ora (unico sito, oltre a notav.it che e'
> stato giu' per ore perche' saboitato) tale materiale sarebbe stato
> inutilizzabile.
>
> il concetto di op quindi è di per se' un qualcosa da preservare e  
> tutelare.
>
> due secondo me sono i concetti a cui riferirsi nel discorso che  
> riguarda
> le direzioni da far prendere allo sviluppo di indy:
>
> visto che andiamo sempre piu' verso la discontinuità del disordine
> post-moderno e la sua declinazione sempre piu' specifica nei vari
> contesti, come ri-pensare allo strumento indymedia in modo che  per
> questi specifici contesti ci sia un specifico utilizzo del mezzo?
> ovvero, è possibile creare un sito talmente dinamico da permettere in
> specifici contesti la creazione di nw tematici che ognuno puo' decider
> edi far apparire separati dal resto?
>
> ad esempio  durante la battaglia del seghino in val susa, quando
> circolavano decine di post sul tav all'ora, prendo e credo un  
> secondo (o
> terzo) nw nel quale temporameamente i post sul tav vanno e l'utente  
> puo'
> decidere se vedere i due nw separati o uniti. uppure direttamente
> l'utente possa impostare dei parametri per vdere quello che vuole...


carl0s (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2005-October/ 
1030-m6.html)


> * criteri diversi di lettura del nw
> ___________________________________
>
> cerco di spiegarmi.
> si parlò non mi ricordo quando non mi ricordo quanto di utilizzare
> dei criteri diversi di visione dei post.
> ora come ora chi arriva su indy si vede tutti i post che non sono
> stati hiddati, che è un criterio. Ma è un criterio "arbitrario" in
> qualche modo. E l'arbitrio è dato dalla applicazione di una policy
> che chi partecipa al progetto si è dato.
>
> Allora fornirei delle altre possibilità:
>
> Riprendo l'idea di dare come modalità opzionale sui post il RATING.
> Ovvero OPZIONALMENTE la gente può dare un valore di "credibilità"?
> "utilità"? "spammereggiamento"? a un post che possa essere impostato
> nelle modalità di visualizzazione del nw.
> Ovvero spiega techie:
>
> si setta un cookie (http://it.wikipedia.org/wiki/Cookie) in cui la
> gente salva le impostazioni.
> pincopallo vuole vedere solo i post che hanno rating  di utilità 70
> in su.
> Quando è la prima visita o la prima dopo un tot di tempo il criterio
> è la policy.
>
> Altrimenti anche no.
> Cioè se qualcuno si vuole vedere lo schifo del nw ma filtrato per
> altri criteri (oltre a quelli delle categorie tematiche e locali...
> facciamolo)
>
> Mi rendo conto che sono interventi pesanti al software. Ma imho
> sf.active male brutto cacca pupu'. :)
>
>
> ________________________________________________
> * breve proposta per la visualizzazione dei post
> ________________________________________________
> se lasciassimo visibile la colonna del nw anche quando si legge un
> post del nw? Nell'ottica di un uso più ipertestuale forse sarebbe più
> semplice scorrere alla ricerca dei post ritenuti più interessanti.

imc-piemunt post meeting (http://lists.indymedia.org/pipermail/imc- 
torino/2005-November/1120-q2.html)

> +++ Sul promuovere indymedia +++
>
> 1 - Riportare indymedia all'interno delle realta', facendo un giro di
> workshop, facendo capire alla gente come usare indymedia. Magari  
> produrre un
> print che spieghi tecnicamente come utilizzare il sito
>
> 2 -  Tornare ad essere presenti e visibili con volantini, adesivi e
> quant'altro
>
> 3 -  Uscire con print, materiale cartaceo per avvicinare indymedia  
> a chi
> magarti ne sa poco / non la usa
>
>
> +++ Sulle categorie (da passare in italy list)+++
>
> 1 - Rendere obbligatoria la scelta della categoria tematica quando  
> si pubblica
>
> 2 - Aggiungere (non come categoria Tematica, ma come categoria a  
> parte) una
> categoria "rassegna stampa" in cui far confluire tutti i  
> copiaincolla dai
> vari giornali. La categoria andrebbe settata in maniera che i suoi  
> post non
> compaiano piu' anche in home.
>
> 3 - Associare alle varie categorie tematiche un colore, e far si  
> che, accanto
> al titolo del post, compaia una casellina col colore della  
> categoria in cui
> e' stato pubblicato
>
> 4 - Rivedere l'elenco di categorie che compare nel menu' a tendina  
> del form di
> pubblicazione, eliminando le cotegorie che in realta' non esistono e
> uniformando i nomi (ci sono categorie che compaiono sotto vari nomi)

wu ming63 (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-ua.html)

> Sul punto 1) faccio alcune proposte di modifica della policy che
> nascono da vari pomeriggi passati sul nw (potete prenderle anche come
> proposte ironiche, ma se fossero condivise ne sarei seriamente
> felice):
> - nascondimento automatico di tutti i post con più di 4 lettere
> maiuscole nel titolo: es. IN COLOMBIA LA RESISTENZA CONTINUA non viene
> acettato
> - imposizione di un limite alla lunghezza delle firme dei post (o -
> meglio ancora, se possibile - limite alla lunghezza di caratteri non
> intervallati da spazi): es.
> LaComunitàDegliIncontrollabiliDiRadioRufusRovigo non viene accettato
>
> Sul punto 2) vedo con molto favore gli indyprint e i dossier, che (mi
> pare) vengano fatti "poco", ultimamente.
> Su molti temi "basterebbe" raccogliere le tonnellate di materiale
> presenti sul newswire. A un dossier sulla casa contribuirei con
> piacere, ad esempio.
> Poi: e se ogni indy locale facesse un indyprint (tipo semestrale, ma
> anche senza scadenza fissa) semplicemente sulla base del newswire e di
> quello che è successo nel territorio? E se si facesse un indyprint
> periodico di ogni categoria (guerre globali, droghe, carcere,
> saperi...)?

pinna (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-hk.html)

> possiamo anche aggiungere che nel frattempo sono nati circa uno  
> zilione
> di blog; che molte persone, anche in italia li stanno usando; che  
> anche
> in questo tipo di presenza a volte viene mutuato qualcosa dallo stile
> indymedia.
>
> tu prima hai parlato di frammentazione, e i blog sono  
> l'implementazione
> tecnica di un'esigenza di comunicazione frammentata.
> un blog viene scritto da una persona - da un singolo - o da poche
> persone (da un collettivo, a volte).
>
> quasi tutte le volte che ho sentito parlare da qualcuno di noi del
> "fenomeno blog" (mi e' capitato soprattutto in chat, lo ammetto) ne ho
> sentito parlare con una distanza, superficialita', leggerezza e
> disinteresse che mi ha profondamente stupito.
>
> il blog incontra perfettamente molte esigenze di comunicazione
> indipendente dei singoli e dei collettivi. e' immediato e da' piena
> liberta' a chi ci scrive.
> vi ricorda niente? per molti altri aspetti sicuramente no, ma dal  
> punto
> di vista di chi ha una cosa da dire e per questo pubblica un post,  
> a me
> ricorda moltissimo indymedia.
>
> nel newswire a volte la gente pubblica un articolo, o una parte di
> articolo, e rimanda al proprio blog. eppure a volte leggo dei commenti
> del tipo "ah ma tu ti fai pubblicita' alle spalle di indymedia".
>
> credo che a molti di noi manchi una visione del movimento no- 
> global, ma
> anche che manchi una visione dei nuovi mezzi di comunicazione a
> disposizione di noi e di quelle persone che pensiamo dovrebbero avere
> bisogno di indymedia.

carl0s (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-1d.html)

> su Indy ovviamente ora la gente può pubblicare materiale, testo,
> foto, immagini, video e quant'altro in OP.
>
> Indy con il suo software (sf-active) automaticamente genera alcuni
> file il cui formato è xml, rdf o simili (è inessenziale capire il
> formato ora) che sono qui (http://italy.indymedia.org/syn/)
>
> questi si chiamano feed.
> Ovvero sono indici sempre aggiornati delle cose che pubblichiamo.
> Siano essere ftr (http://italy.indymedia.org/syn/
> production_features.rdf), o post del nw (http://italy.indymedia.org/
> newswire.rss)
>
> Mi spiego su sto fatto perché è cruciale.
> Ogni NUOVO post, ogni NUOVA ftr fa in modo che venga riaggiornato
> l'indice corrispondente in maniera che possa essere raggiunto con un
> link.
>
> MA.
> anche ogni post nascosto fa in modo che venga aggiornato l'indice in
> maniera che venga tolto dall'indice stesso.
>
> (in realtà per la precisione si aggiorna il database e ogni volta che
> un client fa una richiesta di questo indice, l'indice in questione si
> trova un database cambiato e quindi lo genera diverso. Ovvero
> l'indice è generato ad hoc ad ogni richiesta)
>
> Questo lo fa indy E lo fanno tutti i siti con dei software di
> pubblicazione (tipicamente anche la maggior parte dei blog).
>
> Questo significa che se le persone potessero pubblicare direttamente
> su indy questi indici di fatto potremmo avere tutta la collezione dei
> suoi post pubblicata.
> Chiaramente SENZA indici non l'avremmo.
>
> Di qui c'è la semplificazione dell'hiding (ovvero basta "rompere" il
> link all'indice che la collezione dei post non è più visibile, tutta).
>
> Inoltre siccome siamo dei fichi potremmo anche fare  in modo di
> scegliere dentro l'indice quale post lasciare (DEI SUOI non sul nw) e
> quindi rompere TUTTI i link che non ci piacciono tranne quelli ok con
> la policy (ovviamente da rivedere).
>
> Qeusto che è uno strumento può essere usato seocndo me (e pare non
> solo secondo me...) sia in modalità OP (magari dividendo il newswire
> sulla modalità atene affiancandolo a post e agenda) sia in modalità
> editoriale in cui gli admin si occupano di checkare materialmente una
> serie di questi indici (i feed sempre) che collettivamente abbiamo
> scelto come ok.
>
> La parte interessante è che ognuno di questi feed può essere
> aggregato insieme ad altri per data (come il link che ho passato
> prima) per argomento e per qualunque altro criterio purché
> implementati tecnicametne.

(ari ndr scusate l'ho messa tutta perché è la spiegazione completa...)




[non vogliatemene se ne è sfuggita qualcuna, integrate questa mail  
piuttosto...]

______________________________________
_ il meeting X e la sua organizzazione
______________________________________


[mi risparmio di citare tutti i passaggi di tutte le mail in cui si  
dice solo ok al meeting. scrivo invece i passaggi più "significativi"]


blicero (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0416-88.html)
> Per concludere, per lungo tempo non ci si e' visti. Forse a  
> distanza di oltre 5
> anni dalla fondazione di indymedia italia sarebbe il tempo di  
> rivedersi e di
> ripensare molte cose. Non e' mai troppo tardi per evitare di imboccare
> l'ingresso dell'ultimo crepaccio, e reinventarsi uno strumento  
> potenzialmente
> imoportantissimo ma in questo momento inusabile dalla maggior parte  
> delle
> perosne che vogliono ancora lottare.	

pepsy (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0417-fy.html)
> Ritengo importante arrivare ad un meeting di indymedia.it che si  
> limiti ad
> affrontare un punto solo: stato attuale del progetto e prospettive  
> future.
> Un meeting che pero' dovrebbe ridursi ad una sola giornata, senza  
> workshop
> e simili, e che si concentri - attraverso gruppi di lavoro e  
> plenarie -
> solo su quel punto. E gia' sarebbe un successo se si affrontasse  
> solo la
> meta' dei problemi in ballo.

bip (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/0419- 
l6.html)
> Ampliero' poi il discorso, io sono dell'idea che vedersi e conoscersi
> aiuterebbe anche molta gente nuova a relazionarsi in modo piu'  
> tranquillo.
> Cio' che e' successo a te con mustang per me e' la prova provata  
> che il
> non conoscersi direttamente (per quanto acaramente triste possa  
> sembrare
> questa cosa) complica le discussioni rimettendo continuamente di  
> mezzo la
> questione dei _toni_, della forma scavalcando a piedi pari il piu'  
> spinoso
> problema dei _contenuti_.

chang (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0418-b1.html)
> o con un meeting, che è sempre stato considerato una specie di
> toccasana, ma che invece si è spesso rivelato molto meno utile di  
> quanto
> si sperasse?
> ma per discutere di cosa, poi? di come interfacciarsi con la rete
> globale di indymedia (che è pressochè inesistente)? di come  
> governare lo
> spam del newsiwre con sistemi di rating?
> non mi sembra serio.

maska (http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-list/2006-April/ 
0420-em.html)
> visto che dobbiamo metterci in gioco, facciamolo davvero.
> io mi sono fatto due meeting indymedici (non e' un caso la parola).
> a mio avviso il meeting cosi' come lo si era conosciuto nella fase  
> I di
> indymedia, oggi e' uno strumento difficilmente proprinibile e  
> gestibile.
> sono cambiate le persone, le relazioni e le modalità. il meeting come
> assemblea + ws è UNA modalità di meeting che non sempre ha funzionato.
> difficilmente gestibile e molto dispersivo.
>
> io propongo una diversa gestione del meeting, partendo non
> dall'assemblea plenaria , ma da gruppi di lavoro.
> oggi quello di cui abbiamo bisogno è di una discussione che generi
> relazione. l'assemblea non sempre lo fa.

- --

there are very few personal problems that cannot be solved through a  
suitable application of high explosive.

cia'
carl0s

GPG key ID: 0xC282A306


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