[imc-italy] ancora la stampa (E Polis Roma)
Wu Ming 63
wuming63 at gmail.com
Fri Dec 1 01:26:12 PST 2006
da E Polis Roma di oggi:
Fenomeni
Chiuso da un paio di giorni il popolare sito d'informazione
indipendente, sezione Italia. Problemi di soldi? No, era venuto meno
il progetto per cui era nato: comunicare. di Giancarlo Castelli
Bye bye "Indymedia"
EPOLIS
La morte si è consumata tra la mezzanotte e l'una di un paio di sere
fa. Annunciata
da uno schermo tutto nero e un ultimo messaggio con l'auspicio di una
pronta rinascita. Il sito d'informazione indipendente
www.italy.indymedia.org ha deciso di chiudere i battenti dopo sei anni
di onorata carriera.
L'indirizzo web che pubblicato numerose inchieste come quelle sul G8
di Genova, sull'antifascismo, le lotte sociali, la questione
palestinese e che ha avuto
anche un morto tra i suoi attivisti un mese fa in Messico, sembra
seguire il destino di
quello stesso movimento che, da Seattle in poi, è andato piano piano
scemando. Tant'è che, come dice uno degli "admin" di Indymedia, uno
dei 40 sparsi in tutta Italia, "non ci si divertiva più".
«Indymedia Italia si era trasformato in una bacheca venendo meno a
quel progetto su cui
era nato: un mezzo di informazione, una comunicazione in rete per chi
voleva comunicare le lotte sociali». La decisione di staccare la spina
è stata presa appena dieci giorni fa nel meeting degli admin che si è
tenuto a Torino. Primo problema: Jeff.
«Jeff è il nickname che abbiamo dato al server Usa che dall'inizio ci
ha offerto gratuitamente i suoi servizi - spiega l'admin - tempo fa ci
aveva fatto sapere che non era più disposto a supportare il progettoma
che non avrebbe staccato subito».
Problema di soldi? «Non proprio, anche se non abbiamo nessuna fonte di
finanziamento.
È che proprio così, non ci piaceva più». Nonostante questo, però, e
nonostante le caratteristiche di open-publishing del sito, con la
possibilità per chiunque di "postare" qualunque cosa, i numeri di
Indymedia Italia sembrano raccontare un successo di visibilità: si
contano fino a 1 milione e 200mila hits (contatti) al giorno. Fino a
diventare fonte di informazione per la stampa, almeno per quello che
riguarda le notizie sul fronte delle lotte sociali, visitato da
collettivi, comitati, single e, secondo i frequentatori del newswire
da fascisti, forze dell'ordine e mattacchioni qualunque.
Alcuni personaggi sono diventati eroi in negativo. Come quello che si
firma Squalo,
tendenze teocon, sostenitore dell'elettroshock in psichiatria,
puntualmente sbeffeggiato nei
commenti dei lettori. O Luana, Mazzetta nomi dietro i quali si
mascheravano quelli che sul sito venivano chiamati i "provocatori ".
Ogni tanto, proprio per le sue caratteristiche poteva accadere di
trovarsi nell'occhio del ciclone. Come quella volta che Papa Ratzinger
venne presentato in divisa da nazista o quando venne pubblicato
l'indirizzo di casa di un giovane
esponente romano di An. Levata di scudi, richiesta di chiusura del
sito (che fu effettivamente chiuso un paio d'anni fa con una rogatoria
internazionale).
«Il sito è aperto a tutti, quell'indirizzo potrebbe averlo messo
qualche provocatore, magari
un fascista, per farci chiudere.
Noi non pubblichiamo indirizzi privati di nessuno», spiegò una delle
admin. Se Indymedia Italia muore, però, Indymedia Italia è viva.
Perché rimarrà aperta la mailing list per chiunque vorrà farsi avanti
e seriamente rimettere in funzione il server.
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