[imc-italy] il grado sero della comunicazione
sbancor
sbancor at gmail.com
Sun May 7 02:04:37 PDT 2006
Vi mando un testo che ho scritto per rekombinant. Spero possa essere utile
alla discusssione su OP2, meeting ecc.
Resto convinto che la crisi di Indymedia - e in parte di rekombinant - sia
più importante e grave della crisi politica in corso, delle elezioni e
dell'"angosciante" enigma di D'Alema presidente della Repubblica. A partire
dal 1999 centinaia di migliaia mediattivisti rivoluzionarono lo spazio
comunicativo. L'effetto più importante fu il movimento contro la guerra, ma
anche la lotta agli OGM, la discussione ambientale, il software open soure,
ma sopratutto la capacità di creare una comunità indipendente dalla logica
della merce. Questa comunità per un breve momento sembrò riuscire a bloccare
la produzione mainstream. A volte riuscì a contaminarla. La sua forza era
l'intelligenza, la capacità di far coinvivere gruppi diversi su percorsi
comuni. Una sorta di assemblea permanente non retorica, ma documentata: il
motore della rete, l'enorme quantità di informazioni riusciva aa aumentare
il potere informativo/comunicativo.
Inutile adesso analizzare i motivi del prima lento, poi rapido degrado.
Continuo a pensare che uno degli errori più gravi sia stato quello di aver
abbandonato a un gruppo di pochi militanti la difesa dei compagni di Genova.
Le immagini girate per testimoniare la violenza della polizia si erano
improvvisamente tramutate in atti di accusa verso i militanti. Poi l'Iraq.
L'incapacità di organizzare un "media center" in Iraq ha portato
all'oscuramento mediatico. L'uccisione e i sequestri dei giornalisti ha
fatto il resto. Il sostanziale fallimento dell'interposizione in Palestina
ha aumentato la frustrazione. Le diatribe dentro il movimento della pace, su
posizioni a dir poco dementi: "antiterroristi" contro "resistenti" hanno
chiuso il gioco. Incapaci di decifrare i giochi del potere abbiamo
abbandonato l'intelligenza e ci siamo rifugiati nell'identità di ogni
microcomunità. Marginali, inutili, a volte dannosi.
Ma la rete è ancora lì.
Si tratta di riattivarne i nodi, di implementarne le tecnologie, di formare
nuove generazioni di mediattivisti.
Proviamo a discutere su alcune ipotesi/progetti.
1. La tecnologia videodigitale e la possibilità di usare il WiFi in banda
larga (mi dicono basterebbe una licenza da operatore di telefonia) possono
ribaltare potenzialmente lo schema comunicativo della TV. Televisioni sui
computer. Anticipare una svolta tecnologica già in atto (i mediacenter XP di
windows, ad esempio) decine o centinaia di video che buchino la mappa di
copertura Mediaset e Rai. come l'inchiesta su Falluja di Rainews, che sta
ribaltandosi su migliai di siti.
2. Studiare la possibilità di comunicare dalle zone di guerra, reti
clandestine, come ai tempi dei maquis: battere l'oscuramento. Organizzarsi
con le ONG presenti, rompere il monopolio dell'orrore, come ha saputo fare
il blog della ragazza irachena.
3. Organizzare un grande meeting dei mediattivisti e dei blogger, per capire
come ricominciare dal "grado zero" della comunicazione alternativa.
Sono solo titoli. Qualcosa di meglio che digitare sul proprio ombelico.
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