[imc-italy] Indymedia distribuita
Elettrico
elettrico at ecn.org
Mon Nov 13 03:40:05 PST 2006
ameba00x scrisse:
>
>> trovare un server come quello di jeff? trovare
>> una serie di artifici tecnici per limitare la banda
>
> a me piace questa opzione.
> sono vetero? :(
mah non è questione di vetero, e poi hanno fatto anche il muro con
stalin e indymedia vicini :P
cmq sia io ci terrei anche a cambiare la "forma" e l'impostazione del
tutto per una questione di feeling. cerco di spiegare anche se so che
non si capirà molto :P
torino decide che il suo strumento ottimale è un blog a categorie, roma
che userà una piattaforma ad hoc scritta da alcuni, milano sceglie mir.
tutti avranno i loro buoni motivi per aver fatto queste scelte che
corrisponderanno ad idee, risorse, ecc.
ognuno sperimenterà la propria forma se vorrà, organizzerà se stesso
come riterrà opportuno (ovviamente stando dentro i paletti condivisi del
network indymedia) e potrà condividere la propria esperienza nelle liste
di coordinamento nazionale. la gente poi non dovrà più andare su
italy.indymedia.org/features/sexgender ma imparerà
sexgender.italy.indymedia.org (o in qualsiasi forma decideremo di fare).
la home nazionale dovrà essere un misto di meccanismi automatici per
prelevare le ftr, i post, gli appuntamenti o quello che sarà dalle
categorie geografiche e tematiche (nonchè da robe affini tipo blogs o
altri siti di informazione), e di parti scritte nelle liste nazionali.
secondo me poi robe tipo oaxaca o palestina non è che non ci sono più,
semplicemente la loro categoria esiste già e si chiama guerre globali,
essa subirà la sorte di tutte le altre categorie: una sua lista, dove
uno ci si può iscrivere quando vuole seguire una cosa per poi
disiscriversi una volta fatta, dove non ci sono 150 persone, ecc ecc.
stessa cosa capiterà per le questioni considerate "nazionali", anche se
a ben vedere le ftr che ricadono *solo* sul nazionale senza avere una
loro categoria sono pochissime.
chi dice che così uno è costretto a iscriversi a 123894 liste secondo me
sta continuando a pensare ad indymedia così com'è adesso, con tutti
iscritti a tutto, in una maniera poco flessibile e con un traffico di
mail su qualsiasi argomento che devasta chi ci si approccia per la prima
volta.
di certo per discutere di una ftr sul gassificatore è molto meglio
iscriversi alla lista della categoria ecologie, dove l'argomento è
piuttosto specifico ed il traffico non è eccessivo, piuttosto che
iscriversi ad una lista dove passano una marea di mail.
> no, nn ho mai detto questo, sicuramente dobbiamo fare altro, sia a
> livello tecnico, come confederarci con alcuni blog che fanno
> _informazione_ nell'esempio di planet.autistici.org (che pero' dopo
> l'apertura di noblogs e' diventata una pattumiera secondo me) o
> facendo uplodare i video su ngvision, o torrentizzandoli con le nostre
> risorse di banda che gia' paghiamo mensilmente e mille altre cose che
> _devono_ aiutare la partecipazione personale della gente a indy.
il punto di questioni come ngvision è che da spin-off di indymedia sono
diventati progetti a sè senza quasi alcun rapporto con indy. se la lista
nazionale potesse evitare di occuparsi di quanti hiding fa xyz forse
potrebbe tornare a parlare di questioni relative alla creazione di
networks, per cui magari anche a strumenti e collaborazioni con i
progetti affini.
> poi c'e' la questione sociopolitica che e' la + difficile.
> e secondo me se nn si torna a parlare con la gente per strada nn
> andiamo da nessuna parte.
> pero' definiamo anche cosa dire alla gente, cosa vuol dire _per noi_
> fare informazione in quest'era.
secondo me può essere utile ma in questa fase la vedo dura. cioè io vado
per strada e faccio cose, a volte, collaboro con realtà varie, ecc.
dirci in una plenaria che dobbiamo tornare in strada lascia il tempo che
trova, così come dirci che indymedia non è per nulla graffiante e che a
volte gli articoli del manifesto sono più radicali.
il punto chiave è che secondo me serve un cambiamento che "obblighi" un
po' tutti a non considerare le liste nazionali il proprio palco o il
luogo "dove si fa", ma che smuova le energie e le diriga alla maniera di
un network vero, dove piccoli gruppi costruiscono relazioni e fanno cose
consumando le energie che trovano sul territorio e in sè stessi per poi
far confluire tutto in un concentratore. attualmente è il contrario,
secondo me.
arvreze
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