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Mon Aug 1 03:23:20 PDT 2005


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n nero per Wind, precari alla Cos
Scoperti 106 lavoratori irregolari a Padova, addetti in un appalto Wind. Cos verso lo sciopero nazionale


Nessun contributo, né versamenti al fisco. In Veneto operatori subordinati camuffati da collaboratori. A Roma, i dipendenti Cos temono il «dimagrimento» del gruppo, e preparano una piattaforma valida per tutti i territori. Cgil: «L'intera filiera va ricondotta nel contratto nazionale»
ANTONIO SCIOTTO
Dal fronte dei call center, purtroppo, continuano ad arrivare pessime notizie. Le grandi compagnie telefoniche si ostinano a utilizzare il lavoro precario (favorito e moltiplicato dall'applicazione della legge 30) e, sempre più spesso, l'impiego di addetti in nero. Ovviamente non si sporcano le mani direttamente, ma scaricano l'utilizzo di queste forme di «lavoro» al massimo risparmio sulla catena di appalti e subappalti che si nasconde dietro il paravento degli spot patinati e martellanti. L'ultimo caso di cronaca vede protagonista la Wind: la guardia di finanza di Este, in Veneto, ha scoperto ben 106 operatori in nero che lavoravano per una ditta di Montaganana, nel padovano, dislocati in piccole succursali di Trieste, Genova, Brescia, Imperia e altri centri del nord Italia. Dall'altro lato, cresce la protesta nel gruppo Cos e nella controllata Atesia, in appalto per Tim-Telecom: dipendenti e precari sono ormai da giorni in agitazione, mentre per settembre si annuncia uno sciopero nazionale.

Gli «invisibili» e il codice etico di Wind

Non si può ancora dire se Wind sapesse delle condizioni di lavoro della ditta in appalto di Montagnana, è possibile anche che le compagnie telefoniche non conoscano a fondo la catena di fornitori e subfornitori che opera a nome loro. Ma questo non rende certamente meno grave il problema della responsabilità. La guardia di finanza, infatti, ha appurato che i 106 «invisibili» proponevano contratti via telefono a nome della Wind, e che successivamente altri addetti - sempre a nome della compagnia - si recavano nelle case dei clienti per l'attivazione di determinati servizi. Nessun contratto subordinato, diversi erano inquadrati come cococò o cocoprò, altri pagati a provvigione, come fornitori di prestazioni occasionali. L'azienda padovana non aveva regolarizzato dal punto di vista contributivo, assicurativo e previdenziale i suoi addetti, né aveva versato all'erario la ritenuta d'acconto Irpef. A denunciare il caso, le Rsu Wind di Milano e Sesto San Giovanni: «E' incredibile che debba essere la guardia di finanza a scoprire queste cose, eppure Wind un anno fa si è certificata in base al codice etico SA 8000, ci dovrebbe essere un controllo», dice il delegato Slc Cgil Maurizio Dotti. «Il rischio è che questi codici etici - continua - si trasformino solo in strumenti di marketing per i clienti e i dipendenti, non risolvendo i gravi problemi legati alla catena di fornitori e subfornitori».

A spiegare come funziona la certificazione di responsabilità sociale è il delegato Cgil di Napoli Nicola Liguori, membro nel comitato SA 8000 della Wind: «Nel comitato - dice - sono presenti un delegato Cgil, uno Cisl e uno Uil; c'è poi il Csr (responsabile comunicazione azienda), i direttori del personale, dei servizi generali, degli acquisti e della sicurezza. In più, c'è il rappresentante del Dnv, l'organismo indipendente che ha certificato l'azienda. Abbiamo a disposizione l'elenco completo dei fornitori Wind - oltre 400 - ed eseguiamo controlli a campione periodici, circa 10 ogni 3 mesi. Se si verificano irregolarità - in contratti, orari, sicurezza - le segnaliamo alla Wind. Dopo un certo lasso di tempo si torna per il controllo: se non sono stati rimossi tutti i problemi, chiediamo all'azienda di rescindere il contratto di fornitura». «La soluzione a monte - spiega Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil - sarebbe ricondurre tutta la filiera nel contratto nazionale. Il tema è sul tavolo del rinnovo, ma ancora le imprese sono lontane dall'accettarlo».

Il fronte sempre più caldo della Cos

Nell'occhio del ciclone, in questo periodo, anche il gruppo Cos. Tra i dipendenti gira voce che voglia dimagrire il personale a tempo indeterminato per puntare sugli atipici. Ecco che nelle piattaforme territoriali - vedi quella del Lazio, dato che Roma è stata definita dal gruppo «troppo costosa perché rigida» - accanto ai temi di una migliore organizzazione del lavoro e dei turni per le lavoratrici madri, del passaggio dai part time ai full time, del premio di risultato, è comparsa anche la stabilizzazione dei precari, «utilizzando contratti a tempo indeterminato». La Cos avrebbe assegnato alla sede di Roma una rognosissima commessa Aci, difficile da soddisfare perché ottenuta con un ribasso troppo alto, in modo da poter poi dire che va in perdita e investire su territori più «morbidi» e meno sindacalizzati. «A questo punto dobbiamo uscire dalla logica territoriale e presentare una piattaforma nazionale, per evitare la concorrenza tra lavoratori di diverse sedi italiane - conclude il segretario generale Slc Cgil - In settembre è opportuno uno sciopero nazionale, in solidarietà anche con gli atipici di Atesia e degli altri call center: pure loro, ad esempio, hanno diritto al premio di risultato». Per Atesia, tra l'altro, l'azienda ha proposto un'assunzione di 550 contratti di inserimento più qualche altro centinaio da concordare, insieme a 1100 in apprendistato. Ma resterebbero ancora fuori i 1400 cocoprò assunti negli ultimi mesi.

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n nero per Wind, precari alla Cos
Scoperti 106 lavoratori irregolari a Padova, addetti in un appalto Wind. Cos verso lo sciopero nazionale


Nessun contributo, né versamenti al fisco. In Veneto operatori subordinati camuffati da collaboratori. A Roma, i dipendenti Cos temono il «dimagrimento» del gruppo, e preparano una piattaforma valida per tutti i territori. Cgil: «L'intera filiera va ricondotta nel contratto nazionale»
ANTONIO SCIOTTO
Dal fronte dei call center, purtroppo, continuano ad arrivare pessime notizie. Le grandi compagnie telefoniche si ostinano a utilizzare il lavoro precario (favorito e moltiplicato dall'applicazione della legge 30) e, sempre più spesso, l'impiego di addetti in nero. Ovviamente non si sporcano le mani direttamente, ma scaricano l'utilizzo di queste forme di «lavoro» al massimo risparmio sulla catena di appalti e subappalti che si nasconde dietro il paravento degli spot patinati e martellanti. L'ultimo caso di cronaca vede protagonista la Wind: la guardia di finanza di Este, in Veneto, ha scoperto ben 106 operatori in nero che lavoravano per una ditta di Montaganana, nel padovano, dislocati in piccole succursali di Trieste, Genova, Brescia, Imperia e altri centri del nord Italia. Dall'altro lato, cresce la protesta nel gruppo Cos e nella controllata Atesia, in appalto per Tim-Telecom: dipendenti e precari sono ormai da giorni in agitazione, mentre per settembre si annuncia uno sciopero nazionale.

Gli «invisibili» e il codice etico di Wind

Non si può ancora dire se Wind sapesse delle condizioni di lavoro della ditta in appalto di Montagnana, è possibile anche che le compagnie telefoniche non conoscano a fondo la catena di fornitori e subfornitori che opera a nome loro. Ma questo non rende certamente meno grave il problema della responsabilità. La guardia di finanza, infatti, ha appurato che i 106 «invisibili» proponevano contratti via telefono a nome della Wind, e che successivamente altri addetti - sempre a nome della compagnia - si recavano nelle case dei clienti per l'attivazione di determinati servizi. Nessun contratto subordinato, diversi erano inquadrati come cococò o cocoprò, altri pagati a provvigione, come fornitori di prestazioni occasionali. L'azienda padovana non aveva regolarizzato dal punto di vista contributivo, assicurativo e previdenziale i suoi addetti, né aveva versato all'erario la ritenuta d'acconto Irpef. A denunciare il caso, le Rsu Wind di Milano e Sesto San Giovanni: «E' incredibile che debba essere la guardia di finanza a scoprire queste cose, eppure Wind un anno fa si è certificata in base al codice etico SA 8000, ci dovrebbe essere un controllo», dice il delegato Slc Cgil Maurizio Dotti. «Il rischio è che questi codici etici - continua - si trasformino solo in strumenti di marketing per i clienti e i dipendenti, non risolvendo i gravi problemi legati alla catena di fornitori e subfornitori».

A spiegare come funziona la certificazione di responsabilità sociale è il delegato Cgil di Napoli Nicola Liguori, membro nel comitato SA 8000 della Wind: «Nel comitato - dice - sono presenti un delegato Cgil, uno Cisl e uno Uil; c'è poi il Csr (responsabile comunicazione azienda), i direttori del personale, dei servizi generali, degli acquisti e della sicurezza. In più, c'è il rappresentante del Dnv, l'organismo indipendente che ha certificato l'azienda. Abbiamo a disposizione l'elenco completo dei fornitori Wind - oltre 400 - ed eseguiamo controlli a campione periodici, circa 10 ogni 3 mesi. Se si verificano irregolarità - in contratti, orari, sicurezza - le segnaliamo alla Wind. Dopo un certo lasso di tempo si torna per il controllo: se non sono stati rimossi tutti i problemi, chiediamo all'azienda di rescindere il contratto di fornitura». «La soluzione a monte - spiega Emilio Miceli, segretario generale Slc Cgil - sarebbe ricondurre tutta la filiera nel contratto nazionale. Il tema è sul tavolo del rinnovo, ma ancora le imprese sono lontane dall'accettarlo».

Il fronte sempre più caldo della Cos

Nell'occhio del ciclone, in questo periodo, anche il gruppo Cos. Tra i dipendenti gira voce che voglia dimagrire il personale a tempo indeterminato per puntare sugli atipici. Ecco che nelle piattaforme territoriali - vedi quella del Lazio, dato che Roma è stata definita dal gruppo «troppo costosa perché rigida» - accanto ai temi di una migliore organizzazione del lavoro e dei turni per le lavoratrici madri, del passaggio dai part time ai full time, del premio di risultato, è comparsa anche la stabilizzazione dei precari, «utilizzando contratti a tempo indeterminato». La Cos avrebbe assegnato alla sede di Roma una rognosissima commessa Aci, difficile da soddisfare perché ottenuta con un ribasso troppo alto, in modo da poter poi dire che va in perdita e investire su territori più «morbidi» e meno sindacalizzati. «A questo punto dobbiamo uscire dalla logica territoriale e presentare una piattaforma nazionale, per evitare la concorrenza tra lavoratori di diverse sedi italiane - conclude il segretario generale Slc Cgil - In settembre è opportuno uno sciopero nazionale, in solidarietà anche con gli atipici di Atesia e degli altri call center: pure loro, ad esempio, hanno diritto al premio di risultato». Per Atesia, tra l'altro, l'azienda ha proposto un'assunzione di 550 contratti di inserimento più qualche altro centinaio da concordare, insieme a 1100 in apprendistato. Ma resterebbero ancora fuori i 1400 cocoprò assunti negli ultimi mesi.


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