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Mon Aug 22 02:51:28 PDT 2005


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Editato da mazzetta
                 13 agosto 1943, quando a terrorizzare Milano furono gli inglesi.
                                          Cronaca commentata di un bombardamento terroristico.
La sera del 2 agosto 43 gli italiani sintonizzati su radio Algeri ascoltarono un lugubre proclama lanciato dalle forze angloamericane:- Il governo Badoglio non ha ancora chiesto l’armistizio, attenzione italiani le nostre offerte di pace sono rimaste senza risposta…-
Cosa voleva dire quel proclama? Eppure gli italiani appena otto giorni prima erano stati lodati dalla stessa BBC per le imponenti manifestazioni di giubilo per la caduta del fascismo e segno  di come gli italiani volessero al più presto uscire da una guerra disastrosa a cui li aveva condotti un regime che ormai aveva perso la faccia  mentre  i partiti e le organizzazioni antifasciste acquistavano consenso in tutti gli strati sociali della  Nazione.
Nonostante ciò nelle stanze del Gabinetto di Guerra britannico si disponeva un terribile attacco contro quelle stesse popolazioni che avevano manifestato  per la pace ed del quale, a  distanza di 62 anni, ancora oggi non si comprende l’imprenscindibile necessità per gli Alleati di scatenare l’inferno in prossimità del ferragosto del 43 sulle città del triangolo industriale del Nord Italia: Milano, Torino e Genova.
In tutte e tre le città la caduta del fascismo era stata accolta con giubilo. La stampa inglese ed americana  ne aveva dato ampio risalto esprimendo simpatia per  i milanesi, genovesi e torinesi  ma, a quanto pare, in qualcuno ciò aveva destato qualche preoccupazione.
Forti movimenti di piazza accuratamente manovrati da agitatori comunisti e socialisti avrebbero potuto far crescere l’influenza dei partiti legati a Stalin e alla Terza Internazionale nel quadro politico italiano in veloce movimento, creando una forte ipoteca sul controllo politico militare della futura Italia occupata dalle forze angloamericane.
Queste città esprimevano la massima concentrazione operaia e lo sciopero del marzo del 43 era stato la cartina tornasole di come la classe operaia  del Nord  stesse acquistando consapevolezza del proprio peso politico in un contesto in cui ,il governo Badoglio, in grande difficoltà, era stato costretto il 7 agosto, con regio decreto  n 714 a proclamare sul territorio nazionale lo stato di guerra.
Occorreva per gli alleati lanciare un doppio segnale  al titubante governo Badoglio e ai sovversivi annidati nella cintura operaia quanto  grande fosse il potere distruttivo dei prossimi occupanti e di come sarebbero stati implacabili in caso di insurrezione comunista una volta liberatisi dal fascismo.
L’incarico  di ciò fu affidato  al Dio della Guerra inglese sir Arthur Harris, l’Angelo della morte, lo sterminatore delle città tedesche, colui che aveva incenerito Amburgo con tutti i suoi abitanti il 27-28 luglio del 43 , il comandante  del Bomber Command , l’enorme potenza distruttiva del Comando Bombardieri Strategici inglese, colui che aveva messo in pratica la teoria dei bombardamenti terroristici, quelli volti a colpire solo e unicamente le popolazioni e gli insediamenti civili onde  distruggere la capacità di resistenza di ogni nazione nemica.
Dai documenti segreti dell’epoca si scopre che il 28 luglio mentre la carne di oltre 70.000 abitanti di Amburgo continuava a bruciare,  dal Gabinetto di Guerra inglese partiva l’ordine di attaccare le città italiane. La sete di morte ormai aveva invaso l’intero apparato politico militare alleato  e il senso dell’onnipotenza del potere dell’aeronautica utilizzata come arma per terrorizzare ( e controllare) il mondo  dilagava tra generali e politici.
Sir Arthur Harris a questa richiesta rispose  un po’ malincuore poiché ,avendo un odio feroce per i tedeschi, avrebbe voluto continuare l’opera di sterminio sistematico sulle città naziste.
 La data del primo “assaggio” cadde sulla notte a cavallo tra il 7  e l’8agosto, un sabato.
Faceva caldo  a Milano in quel torrido mese di agosto del 43, molta gente era sfollata, ma tantissima, centinaia di migliaia, in particolar modo  gli operai ( e le loro famiglie) delle fabbriche  belliche, erano nelle città anche di notte.
A mezzanotte e cinquanta  la prima a cadere  nel terrore è Torino. Ben 74 quadrimotori Lancaster  sganciano sulla città un vasto assortimento di ordigni del terrore: 27 cookies (biscottini li chiamano gli inglesi) ovvero le orribili block –busters da 4000 e 8000 libbre. Uno solo è capace di devastare una strada e radere al suolo un isolato di tre edifici da sette piani in cemento armato, Ma ancora più terribili sono le migliaia di bombe al magnesio da 4 libbre  che trasformano ogni casa in una fornace e il   rifugiarsi  nelle cantine è inutile poiché si muore per l’enorme calore.
All’una e 11 del 8 agosto a bruciare tocca Milano. Il punto di mira è Piazza Duomo ma vanno in pezzi il Castello Sforzesco, la Pinacoteca di Brera, l’Ospedale Fatebenefratelli, colpito persino lo Zoo con scimmie che vagano per la città.
L’Innocenti, la Pirelli, la Bianchi sono devastate.
 Ben presto  scoppiano seicento incendi che in teoria dovrebbero provocare quell’effetto uragano di fuoco  che ha incenerito qualche giorno prima Amburgo. Fortunatamente Milano  ha una bassa percentuale di case in legno, la gran parte è muratura e cemento e ciò impedisce il crearsi della tempesta di fuoco che ha incenerito Amburgo e bruciati vivi i suoi abitanti.
La fortuna aiuta Milano quella notte ed i morti saranno “solo” un centinaio, quasi altrettanto a Torino e Genova.
A questi risultati poco incoraggianti , l’Angelo della Morte, sir Artur Harris risponde con un piano diabolico: concentrare su Milano e solo in parte su Torino l’intero potenziale bellico del Bomber Command, ovvero lanciare  ben 500 bombardieri pesanti su Milano e 150 su Torino la notte tra il 12 e il 13 Agosto.
La volontà è quella  di colpire l’area nord che comprende le fabbriche e l’intera cintura operaia con in testa uno dei quartieri covo di sovversivi/comunisti:  Quarto Oggiaro 
All’una e dieci del 13 Agosto, in piena notte scoppia l’inferno su Milano: in soli 12 minuti centinaia di bombe da 500 e 1000 libbre, più di cento enormi block-busters, forse centomila bombe incendiarie precipitano sulla città in una valanga di metallo, trinitol, benzolo, magnesio, termite. Interi blocchi di edifici si gonfiano e scoppiano come palle incandescenti,, tocca prima ai quartieri operai a nord, poi il punto di mira cambia e sono colpite le zone bene.
Per un errore di mira non si avrà una concentrazione del bombardamento in un punto solo tale da creare quella tempesta di fuoco con venti a 250 km/h che avevano distrutto Amburgo, Comunque  si creerà un vento di cinquanta km/h che renderà difficile il lavoro dei pompieri attizzando numerosi piccoli fuochi secondari.
Il giorno dopo si conteranno danni : Alfa Romeo, Innocenti, Isotta Fraschini sono tra le fabbriche colpite, ma anche la stazione, la Galleria, il conservatorio, 4000 le abitazioni distrutte e altrettante lesionate.
I morti saranno circa mille, i senza tetto tra 130.000 e 160.000.
Nonostante ciò la sete di sangue del Bomber Command non ha fine e gli attacchi replicheranno ancora a ferragosto.
Alla fine della guerra l’istituto di statistica riportava che  l’Italia ebbe 64.354 morti civili a causa dei bombardamenti , la maggior parte di tipo terroristico sulle città. Di essi 20.952 prima dell’8 settembre 1943, ovvero quando eravamo ufficialmente in guerra contro gli angloamericani, ma ben 43.402 quando formalmente essi erano nostri alleati nella liberazione dal fascismo.
Purtroppo questa piccola differenza non ebbe posto nei logici e cinici calcoli che si facevano nelle stanze dei bottoni  degli strateghi militari alleati e nei propugnatori del terrorismo aereo.
Purtroppo finita la guerra in Europa toccò al Giappone,   prima con la tempesta di fuoco su Tokio, sperimentata dagli americani prendendo esempio dai risultati avuti dal Bomber Command su Amburgo e Dresda e poi infine l’olocausto di Hiroshima e Nagasaki, esempio tragico e crudele di sperimentazione sul campo dell’arma Atomica su esseri umani.
Poi venne l’equilibrio del terrore, la guerra Fredda, l’angoscia per il possibile sterminio dell’umanità con le bombe termonucleari, batteriologiche, poi fu il Vietnam ad essere devastato dai B-52 con l’equivalente di tutte le bombe della II GM, poi l’Iraq…ma questa è un’altra storia…

                                              Ant.                                Osservatorio sui Balcani di Brindisi

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                 13 agosto 1943, quando a terrorizzare Milano furono gli inglesi.
                                          Cronaca commentata di un bombardamento terroristico.
La sera del 2 agosto 43 gli italiani sintonizzati su radio Algeri ascoltarono un lugubre proclama lanciato dalle forze angloamericane:- Il governo Badoglio non ha ancora chiesto l’armistizio, attenzione italiani le nostre offerte di pace sono rimaste senza risposta…-
Cosa voleva dire quel proclama? Eppure gli italiani appena otto giorni prima erano stati lodati dalla stessa BBC per le imponenti manifestazioni di giubilo per la caduta del fascismo e segno  di come gli italiani volessero al più presto uscire da una guerra disastrosa a cui li aveva condotti un regime che ormai aveva perso la faccia  mentre  i partiti e le organizzazioni antifasciste acquistavano consenso in tutti gli strati sociali della  Nazione.
Nonostante ciò nelle stanze del Gabinetto di Guerra britannico si disponeva un terribile attacco contro quelle stesse popolazioni che avevano manifestato  per la pace ed del quale, a  distanza di 62 anni, ancora oggi non si comprende l’imprenscindibile necessità per gli Alleati di scatenare l’inferno in prossimità del ferragosto del 43 sulle città del triangolo industriale del Nord Italia: Milano, Torino e Genova.
In tutte e tre le città la caduta del fascismo era stata accolta con giubilo. La stampa inglese ed americana  ne aveva dato ampio risalto esprimendo simpatia per  i milanesi, genovesi e torinesi  ma, a quanto pare, in qualcuno ciò aveva destato qualche preoccupazione.
Forti movimenti di piazza accuratamente manovrati da agitatori comunisti e socialisti avrebbero potuto far crescere l’influenza dei partiti legati a Stalin e alla Terza Internazionale nel quadro politico italiano in veloce movimento, creando una forte ipoteca sul controllo politico militare della futura Italia occupata dalle forze angloamericane.
Queste città esprimevano la massima concentrazione operaia e lo sciopero del marzo del 43 era stato la cartina tornasole di come la classe operaia  del Nord  stesse acquistando consapevolezza del proprio peso politico in un contesto in cui ,il governo Badoglio, in grande difficoltà, era stato costretto il 7 agosto, con regio decreto  n 714 a proclamare sul territorio nazionale lo stato di guerra.
Occorreva per gli alleati lanciare un doppio segnale  al titubante governo Badoglio e ai sovversivi annidati nella cintura operaia quanto  grande fosse il potere distruttivo dei prossimi occupanti e di come sarebbero stati implacabili in caso di insurrezione comunista una volta liberatisi dal fascismo.
L’incarico  di ciò fu affidato  al Dio della Guerra inglese sir Arthur Harris, l’Angelo della morte, lo sterminatore delle città tedesche, colui che aveva incenerito Amburgo con tutti i suoi abitanti il 27-28 luglio del 43 , il comandante  del Bomber Command , l’enorme potenza distruttiva del Comando Bombardieri Strategici inglese, colui che aveva messo in pratica la teoria dei bombardamenti terroristici, quelli volti a colpire solo e unicamente le popolazioni e gli insediamenti civili onde  distruggere la capacità di resistenza di ogni nazione nemica.
Dai documenti segreti dell’epoca si scopre che il 28 luglio mentre la carne di oltre 70.000 abitanti di Amburgo continuava a bruciare,  dal Gabinetto di Guerra inglese partiva l’ordine di attaccare le città italiane. La sete di morte ormai aveva invaso l’intero apparato politico militare alleato  e il senso dell’onnipotenza del potere dell’aeronautica utilizzata come arma per terrorizzare ( e controllare) il mondo  dilagava tra generali e politici.
Sir Arthur Harris a questa richiesta rispose  un po’ malincuore poiché ,avendo un odio feroce per i tedeschi, avrebbe voluto continuare l’opera di sterminio sistematico sulle città naziste.
 La data del primo “assaggio” cadde sulla notte a cavallo tra il 7  e l’8agosto, un sabato.
Faceva caldo  a Milano in quel torrido mese di agosto del 43, molta gente era sfollata, ma tantissima, centinaia di migliaia, in particolar modo  gli operai ( e le loro famiglie) delle fabbriche  belliche, erano nelle città anche di notte.
A mezzanotte e cinquanta  la prima a cadere  nel terrore è Torino. Ben 74 quadrimotori Lancaster  sganciano sulla città un vasto assortimento di ordigni del terrore: 27 cookies (biscottini li chiamano gli inglesi) ovvero le orribili block –busters da 4000 e 8000 libbre. Uno solo è capace di devastare una strada e radere al suolo un isolato di tre edifici da sette piani in cemento armato, Ma ancora più terribili sono le migliaia di bombe al magnesio da 4 libbre  che trasformano ogni casa in una fornace e il   rifugiarsi  nelle cantine è inutile poiché si muore per l’enorme calore.
All’una e 11 del 8 agosto a bruciare tocca Milano. Il punto di mira è Piazza Duomo ma vanno in pezzi il Castello Sforzesco, la Pinacoteca di Brera, l’Ospedale Fatebenefratelli, colpito persino lo Zoo con scimmie che vagano per la città.
L’Innocenti, la Pirelli, la Bianchi sono devastate.
 Ben presto  scoppiano seicento incendi che in teoria dovrebbero provocare quell’effetto uragano di fuoco  che ha incenerito qualche giorno prima Amburgo. Fortunatamente Milano  ha una bassa percentuale di case in legno, la gran parte è muratura e cemento e ciò impedisce il crearsi della tempesta di fuoco che ha incenerito Amburgo e bruciati vivi i suoi abitanti.
La fortuna aiuta Milano quella notte ed i morti saranno “solo” un centinaio, quasi altrettanto a Torino e Genova.
A questi risultati poco incoraggianti , l’Angelo della Morte, sir Artur Harris risponde con un piano diabolico: concentrare su Milano e solo in parte su Torino l’intero potenziale bellico del Bomber Command, ovvero lanciare  ben 500 bombardieri pesanti su Milano e 150 su Torino la notte tra il 12 e il 13 Agosto.
La volontà è quella  di colpire l’area nord che comprende le fabbriche e l’intera cintura operaia con in testa uno dei quartieri covo di sovversivi/comunisti:  Quarto Oggiaro 
All’una e dieci del 13 Agosto, in piena notte scoppia l’inferno su Milano: in soli 12 minuti centinaia di bombe da 500 e 1000 libbre, più di cento enormi block-busters, forse centomila bombe incendiarie precipitano sulla città in una valanga di metallo, trinitol, benzolo, magnesio, termite. Interi blocchi di edifici si gonfiano e scoppiano come palle incandescenti,, tocca prima ai quartieri operai a nord, poi il punto di mira cambia e sono colpite le zone bene.
Per un errore di mira non si avrà una concentrazione del bombardamento in un punto solo tale da creare quella tempesta di fuoco con venti a 250 km/h che avevano distrutto Amburgo, Comunque  si creerà un vento di cinquanta km/h che renderà difficile il lavoro dei pompieri attizzando numerosi piccoli fuochi secondari.
Il giorno dopo si conteranno danni : Alfa Romeo, Innocenti, Isotta Fraschini sono tra le fabbriche colpite, ma anche la stazione, la Galleria, il conservatorio, 4000 le abitazioni distrutte e altrettante lesionate.
I morti saranno circa mille, i senza tetto tra 130.000 e 160.000.
Nonostante ciò la sete di sangue del Bomber Command non ha fine e gli attacchi replicheranno ancora a ferragosto.
Alla fine della guerra l’istituto di statistica riportava che  l’Italia ebbe 64.354 morti civili a causa dei bombardamenti , la maggior parte di tipo terroristico sulle città. Di essi 20.952 prima dell’8 settembre 1943, ovvero quando eravamo ufficialmente in guerra contro gli angloamericani, ma ben 43.402 quando formalmente essi erano nostri alleati nella liberazione dal fascismo.
Purtroppo questa piccola differenza non ebbe posto nei logici e cinici calcoli che si facevano nelle stanze dei bottoni  degli strateghi militari alleati e nei propugnatori del terrorismo aereo.
Purtroppo finita la guerra in Europa toccò al Giappone,   prima con la tempesta di fuoco su Tokio, sperimentata dagli americani prendendo esempio dai risultati avuti dal Bomber Command su Amburgo e Dresda e poi infine l’olocausto di Hiroshima e Nagasaki, esempio tragico e crudele di sperimentazione sul campo dell’arma Atomica su esseri umani.
Poi venne l’equilibrio del terrore, la guerra Fredda, l’angoscia per il possibile sterminio dell’umanità con le bombe termonucleari, batteriologiche, poi fu il Vietnam ad essere devastato dai B-52 con l’equivalente di tutte le bombe della II GM, poi l’Iraq…ma questa è un’altra storia…

                                              Ant.                                Osservatorio sui Balcani di Brindisi



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