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Wed Aug 31 02:20:08 PDT 2005


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Acerra, 29 Agosto 2005: 

PER NON DIMENTICARE, CONTINUANDO LA LOTTA!!

Ad un anno dalla brutale aggressione militare contro una Manifestazione popolare di oltre 20000 persone che esprimeva la propria contrarietà all’apertura coatta del cantiere del maxi-inceneritore si è svolto, organizzato dai compagni del Presidio di Lotta – che da una anno mantiene viva la mobilitazione nella zona -  un Corteo per le strade del paese.

Alcune migliaia di persone hanno percorso le strade di Acerra per riaffermare la propria volontà di non dismettere la lotta contro l’Inceneritore nonostante la repressione poliziesca ed il complesso di piani affaristici e speculativi che prosperano attorno alla questione della monnezza ad Acerra come altrove.

Certo, dopo un anno, è risultato evidente il pesante rinculo che la mobilitazione di piazza registra in termini di partecipazione numerica e, soprattutto, il calo di quel necessario entusiasmo popolare fondamentale per la tenuta e l’affermazione degli obiettivi delle lotte. 

La repressione militare e giudiziaria (oltre le decine e decine di feriti, a seguito delle brutali cariche poliziesche, circa 350 tra attivisti dei movimenti di lotta e cittadini sono stati inquisiti dalla Magistratura e condannati a pagare multe amministrative di decine di migliaia di euro), le promesse demagogiche avanzate dalle Istituzioni sulla pronta realizzazione di una bonifica ambientale del territorio, qualche assunzione clientelare nel cantiere e nell’indotto dei lavori di costruzione dell’Inceneritore, il defilarsi dei partiti che, in un primo momento, si erano schierati contro la decisione della Regione Campania di realizzare ad Acerra questo mostro antiecologico…..tutte queste questioni hanno indebolito la volontà di lotta popolare seminando rassegnazione e passivizazione.

In questo lavorio si sono distinti coloro i quali – in primis il P.R.C. – hanno sempre ascritto e trattato la “questione-Acerra” in un ambito locale e territoriale come se la costruzione del mega-Inceneritore non fosse un tassello di un più articolato Piano Regionale dei Rifiuti fondato, prioritariamente, sulla logica dell’incenerimento, dei CDR e delle discariche. 

Infatti, in questo anno, non c’è stata provincia della Campania che non sia stata attraversata da proteste, blocchi stradali e ferroviari, scioperi di vario tipo esprimendo un diffuso rifiuto verso una paventata soluzione del problema dei rifiuti che penalizza – esclusivamente – la salute, e gli interessi sociali delle popolazioni. 

Per i dirigenti del PRC della Campania, per alcune consorterie verdi, alla Pecoraio Scario o come il Presidente della Provincia di Napoli, Di Palma, la “questione-Acerra” và affrontata senza mettere in discussione e spezzare - per davvero – le compatibilità economiche e gli intrecci affaristici che legano pezzi consistenti dell’Amministrazione Regionale con il novero delle imprese interessate all’intero circuito del trattamento dei rifiuti (la FIBE, la IMPREGIGLIO, le piccole e medie imprese spesso copertura di facciata dei capitali della criminalità organizzata). 
Del resto anche la nuova Amministrazione Regionale, nonostante le “grida” (…a voce bassa!!) di P.R.C. e Verdi ha mantenuto nel suo programma e nella concreta azione di governo la costruzione dei mega-Inceneritori, il contratto/capestro con la FIBE, il rapporto con i cosiddetti Commissariati Straordinari ed il rifiuto di qualsiasi avvio di politiche tese alla salvaguardia dell’ambiente da produzioni nocive, inquinanti e distruttive.

Anzi, se andranno a compimento le nuove decisioni che Bassolino, Catenacci e Bertolasio intendono realizzare, l’intera Campania sarà dotata di Termovalorizzatori in ogni provincia (con la relativa filiera di CDR e sozzerie varie…) sancendo, in questo modo, la grande redditività ed alta valorizzazione di capitale che la “questione monnezza” rappresenta per i poteri forti dell’economia e della finanza. 

E’ evidente – quindi – che a fronte di questa complessa progettualità di parte capitalistica le lotte popolari scontano tutti i limiti oggettivi che derivano da questa situazione. Infatti l’intera operazione che la Regione Campania ed il Commissariato Straordinario stanno realizzando è, sempre più, un sapiente mix tra produzioni di morte e blindatura poliziesca dei territori in modo da inibire costantemente qualsiasi insorgenza sociale contro questi provvedimenti.  

In questa dimensione sociale, per certi aspetti più complicata per quanto riguarda la possibilità dell’espansività e della generalizzazione delle lotte, la resistenza di Acerra assume un valore importante se riuscirà a collegarsi, in forme non episodiche, alle proteste che si sono sviluppate nei diversi territori, superando, nel concreto dei percorsi di lotta, ogni fuorviante suggestione localista e particolarista. 

Nel corso di alcune Assemblee, in preparazione del Corteo del 29 Agosto, abbiamo ascoltato le testimonianze ed i contributi di compagni e comitati che in altre località della Campania e del resto del paese stanno alimentando proteste e conflitti contro i diversi aspetti (inceneritori, discariche, depositi di scorie, basi militari..) dell’uso e della devastazione capitalistica del territorio. 

Si tratta, allora, per non disperdere un capitale umano e politico di lotta importante, di rafforzare quei necessari legami politici ed organizzativi capaci di rinvigorire e rilanciare la Vertenza della comunità di Acerra in un contesto più ampio dove sotto accusa non sono solo le palesi inadempienze e le bugie di Bassolino o di Catenacci ma l’intero arco delle questioni su cui si fonda l’infernale ciclo della produzione dei rifiuti ed il loro variegato utilizzo antisociale.




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Acerra, 29 Agosto 2005: 

PER NON DIMENTICARE, CONTINUANDO LA LOTTA!!

Ad un anno dalla brutale aggressione militare contro una Manifestazione popolare di oltre 20000 persone che esprimeva la propria contrarietà all’apertura coatta del cantiere del maxi-inceneritore si è svolto, organizzato dai compagni del Presidio di Lotta – che da una anno mantiene viva la mobilitazione nella zona -  un Corteo per le strade del paese.

Alcune migliaia di persone hanno percorso le strade di Acerra per riaffermare la propria volontà di non dismettere la lotta contro l’Inceneritore nonostante la repressione poliziesca ed il complesso di piani affaristici e speculativi che prosperano attorno alla questione della monnezza ad Acerra come altrove.

Certo, dopo un anno, è risultato evidente il pesante rinculo che la mobilitazione di piazza registra in termini di partecipazione numerica e, soprattutto, il calo di quel necessario entusiasmo popolare fondamentale per la tenuta e l’affermazione degli obiettivi delle lotte. 

La repressione militare e giudiziaria (oltre le decine e decine di feriti, a seguito delle brutali cariche poliziesche, circa 350 tra attivisti dei movimenti di lotta e cittadini sono stati inquisiti dalla Magistratura e condannati a pagare multe amministrative di decine di migliaia di euro), le promesse demagogiche avanzate dalle Istituzioni sulla pronta realizzazione di una bonifica ambientale del territorio, qualche assunzione clientelare nel cantiere e nell’indotto dei lavori di costruzione dell’Inceneritore, il defilarsi dei partiti che, in un primo momento, si erano schierati contro la decisione della Regione Campania di realizzare ad Acerra questo mostro antiecologico…..tutte queste questioni hanno indebolito la volontà di lotta popolare seminando rassegnazione e passivizazione.

In questo lavorio si sono distinti coloro i quali – in primis il P.R.C. – hanno sempre ascritto e trattato la “questione-Acerra” in un ambito locale e territoriale come se la costruzione del mega-Inceneritore non fosse un tassello di un più articolato Piano Regionale dei Rifiuti fondato, prioritariamente, sulla logica dell’incenerimento, dei CDR e delle discariche. 

Infatti, in questo anno, non c’è stata provincia della Campania che non sia stata attraversata da proteste, blocchi stradali e ferroviari, scioperi di vario tipo esprimendo un diffuso rifiuto verso una paventata soluzione del problema dei rifiuti che penalizza – esclusivamente – la salute, e gli interessi sociali delle popolazioni. 

Per i dirigenti del PRC della Campania, per alcune consorterie verdi, alla Pecoraio Scario o come il Presidente della Provincia di Napoli, Di Palma, la “questione-Acerra” và affrontata senza mettere in discussione e spezzare - per davvero – le compatibilità economiche e gli intrecci affaristici che legano pezzi consistenti dell’Amministrazione Regionale con il novero delle imprese interessate all’intero circuito del trattamento dei rifiuti (la FIBE, la IMPREGIGLIO, le piccole e medie imprese spesso copertura di facciata dei capitali della criminalità organizzata). 
Del resto anche la nuova Amministrazione Regionale, nonostante le “grida” (…a voce bassa!!) di P.R.C. e Verdi ha mantenuto nel suo programma e nella concreta azione di governo la costruzione dei mega-Inceneritori, il contratto/capestro con la FIBE, il rapporto con i cosiddetti Commissariati Straordinari ed il rifiuto di qualsiasi avvio di politiche tese alla salvaguardia dell’ambiente da produzioni nocive, inquinanti e distruttive.

Anzi, se andranno a compimento le nuove decisioni che Bassolino, Catenacci e Bertolasio intendono realizzare, l’intera Campania sarà dotata di Termovalorizzatori in ogni provincia (con la relativa filiera di CDR e sozzerie varie…) sancendo, in questo modo, la grande redditività ed alta valorizzazione di capitale che la “questione monnezza” rappresenta per i poteri forti dell’economia e della finanza. 

E’ evidente – quindi – che a fronte di questa complessa progettualità di parte capitalistica le lotte popolari scontano tutti i limiti oggettivi che derivano da questa situazione. Infatti l’intera operazione che la Regione Campania ed il Commissariato Straordinario stanno realizzando è, sempre più, un sapiente mix tra produzioni di morte e blindatura poliziesca dei territori in modo da inibire costantemente qualsiasi insorgenza sociale contro questi provvedimenti.  

In questa dimensione sociale, per certi aspetti più complicata per quanto riguarda la possibilità dell’espansività e della generalizzazione delle lotte, la resistenza di Acerra assume un valore importante se riuscirà a collegarsi, in forme non episodiche, alle proteste che si sono sviluppate nei diversi territori, superando, nel concreto dei percorsi di lotta, ogni fuorviante suggestione localista e particolarista. 

Nel corso di alcune Assemblee, in preparazione del Corteo del 29 Agosto, abbiamo ascoltato le testimonianze ed i contributi di compagni e comitati che in altre località della Campania e del resto del paese stanno alimentando proteste e conflitti contro i diversi aspetti (inceneritori, discariche, depositi di scorie, basi militari..) dell’uso e della devastazione capitalistica del territorio. 

Si tratta, allora, per non disperdere un capitale umano e politico di lotta importante, di rafforzare quei necessari legami politici ed organizzativi capaci di rinvigorire e rilanciare la Vertenza della comunità di Acerra in un contesto più ampio dove sotto accusa non sono solo le palesi inadempienze e le bugie di Bassolino o di Catenacci ma l’intero arco delle questioni su cui si fonda l’infernale ciclo della produzione dei rifiuti ed il loro variegato utilizzo antisociale.




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