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Mon Aug 29 13:46:38 PDT 2005


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Editato da mazzetta
Ricordate i 7 anarchici fatti arrestare dall'indagine bolognese sulla FAI (Federazione anarchica informale)?

Secondo il Tribunale del riesame che li scarcerò due mesi fa (due di loro sono ancora in carcere per un'analoga inchiesta romana), non vi sono elementi a loro carico.

Non solo, secondo i 3 giudici che hanno vergato le motivazioni, Liviana Gobbi, Anna Travia e Mery De Luca, le indagini della Digos contrastano con i rilievi dei Ros e tutto l'impianto accusatorio non è dimostrato, ne dimostrabile.

Male che gli inquirenti abbiano proceduto sulla base di intercettazioni già acquisite per un vecchia indagine, poi archiviata; male che le stesse non esistano più in quanto "smagnetizzate".

Male l'esame comparato che legava il volantino "Fuoco agli avvoltoi", con testi della "Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare)", definito inconsistente e che secondo i magistrati non consentirebbe affatto di concludere che tra i documenti vi siano analogie in grado di attribuirne la paternità alla stessa "mano".

Ancora più grave che, a carico di uno degli indagati, sia stata assunta come prova del legame con gli attentati, una segnalazione dei carabinieri, dalla quale risultava presente a Bologna nelle ore di uno degli attentati; grave perchè la segnalazione rilevava che l'accusato era in stato di palese ubriachezza, circostanza giudicata poi poco compatibile con un terrorista in azione, ma trascurata da chi ha costruito le accuse.

"Violazione dei diritti della difesa" (vorrà dire che si sono inventati le accuse?), "Il quadro indiziario resta ben lontano dallo standard normativo che legittimi l'emissione di una misura cautelare"; questi i virgolettati che ci dicono come gli anarchici accusati siano stati arrestati senza prove, se non quelle fai-da-te e un pò raffazzonate che la volontà persecutoria è riuscita ad arrangiare.

Di più: secondo i magistrati la FAI (informale) non esiste, o meglio: non è stata prodotta alcuna prova reale della sua esistenza, con questo assestando un duro colpo alle altre audaci indagini sul territorio nazionale.

Al tempo degli arresti la Procura bolognese aveva intrapreso un "poderosa" operazione investigativa, ma i giudici del riesame dicono che da nessuna delle numerosissime intercettazioni, telefoniche ed ambientali emerge alcun profilo di reato o di partecipazione all'invio degli ordigni per posta o alla fantomatica organizzazione anarchica.

Ricordiamo che tra i provvedimenti tesi ad incastrare i "terroristi anarchici" vi fu anche il sequestro dei server di Indymedia commissionato all'Fbi e l'acquisizione delle copie delle memorie di www.ecn.org ed altri siti con migliaia di utenti, con gravi infrazioni ai diritti di privacy di migliaia di persone: dalle  infrazioni alla legge che tutela la riservatezza delle comunicazioni postali di persone neanche indagate, fino alla violazione del segreto garantito a quegli avvocati che su tali server conservavano gli elementi raccolti nel corso di importanti processi, come quelli relativi ai giorni del G8 di Genova; gli stessi processi che stanno dimostrando analoghi comportamenti da parte dei tutori dell'ordine, e una diffusa tendenza a non rispettare la legge da parte dell'apparato repressivo, nonchè la coazione a ripetere nel fabbricare false accuse, per finire poi bugiardati nei tribunali.

L'unico dato rilevabile dalle indagini è che gli indagati sono anarchici; ma questo nel nostro paese non è reato, e per avere conferma di questo dato bastava chiederlo agli interessati, non essendo certo un segreto, per disvelare il quale fossero necessarie tante indagini.

Ancora una volta la legalità è infranta dagli investigatori, alla spasmodica ricerca di pretesti per colpire chi dissente e fare bella figura a poco prezzo.

Ancora una volta, come per i casi di "eversione" la fantomatica legalità è dalla parte degli accusati.

Ancora una volta la notizia del ribaltamento delle ipotesi accusatorie meriterà poco più che un richiamo distratto in cronaca, e nessuno di quanti si erano pronunciati,per accusare pubblicamente i capri espiatori (con espressioni spesso da querela)si scuserà.

Non il sindaco, dalla parte della legalità illegale, non i partiti della sinistra troppo preoccupati del "centro" per occuparsi di chi paga il prezzo di accuse infondate, ma trovandosi alla loro sinistra deve morire nell'indifferenza; così  come insegnano le regole della comunicazione applicate al  vetero-stalinismo.

A nessuno tra queste vittime verrà chiesto scusa, solo qualche mini-partito esprimerà loro solidarietà; neanche ora che la farsa emerge nella sua chiarezza; e, alla prossima occasione, alla prossima tornata di arresti fondati sul nulla, ci sarà comunque la corsa alle dichiarazioni da sceriffo padano.

Ancora una volta si dimostra che gli -Illegali- siedono nei Palazzi; nelle strade ci sono solo vittime e sfruttati di un sistema che è quanto di più lontano sia previsto dalla nostra stessa Costituzione.

Potrà sembrare incredibile a chi legga solo i giornali o segua le televisioni, ma la quasi totalità dei fermati per "terrorismo" o "eversione" negli ultimi anni, siano italiani o immigrati stranieri, sono poi risultati estranei agli addebiti; parrà strano ma la maggior parte delle accuse si fondava su "fantasiose interpretazioni" del diritto o su prove false o manomesse.

Parrà strano, ma Bologna è in testa a questa particolare classifica della fantasia e dell'intraprendenza inquirente, a parte il procedimento contro le Br, tutte le accuse ad altri fantomatici "eversori" non hanno retto al vaglio delle istanze di controllo, rivelando in definitiva come a Bologna esista una vera e propria "fabbrica" di accuse infondate.

Una situazione insopportabile che meriterebbe ben più di una ispezione e prese di posizione durissime da parte di tutti i garantisti, ma che per il momento non avrà conseguenze se non sull'amor proprio di quanti si sono visti smentiti.

Ancora una volta non resta che esprimere solidarietà alle vittime di queste macchinazioni e prendere nota del fatto che chi infrange le leggi è arruolato tra coloro i quali sono chiamati a farle rispettare, e non tra chi le contesta a viso aperto nelle strade, nelle piazze e negli spazi di comunicazione collettiva.

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Ricordate i 7 anarchici fatti arrestare dall'indagine bolognese sulla FAI (Federazione anarchica informale)?

Secondo il Tribunale del riesame che li scarcerò due mesi fa (due di loro sono ancora in carcere per un'analoga inchiesta romana), non vi sono elementi a loro carico.

Non solo, secondo i 3 giudici che hanno vergato le motivazioni, Liviana Gobbi, Anna Travia e Mery De Luca, le indagini della Digos contrastano con i rilievi dei Ros e tutto l'impianto accusatorio non è dimostrato, ne dimostrabile.

Male che gli inquirenti abbiano proceduto sulla base di intercettazioni già acquisite per un vecchia indagine, poi archiviata; male che le stesse non esistano più in quanto "smagnetizzate".

Male l'esame comparato che legava il volantino "Fuoco agli avvoltoi", con testi della "Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare)", definito inconsistente e che secondo i magistrati non consentirebbe affatto di concludere che tra i documenti vi siano analogie in grado di attribuirne la paternità alla stessa "mano".

Ancora più grave che, a carico di uno degli indagati, sia stata assunta come prova del legame con gli attentati, una segnalazione dei carabinieri, dalla quale risultava presente a Bologna nelle ore di uno degli attentati; grave perchè la segnalazione rilevava che l'accusato era in stato di palese ubriachezza, circostanza giudicata poi poco compatibile con un terrorista in azione, ma trascurata da chi ha costruito le accuse.

"Violazione dei diritti della difesa" (vorrà dire che si sono inventati le accuse?), "Il quadro indiziario resta ben lontano dallo standard normativo che legittimi l'emissione di una misura cautelare"; questi i virgolettati che ci dicono come gli anarchici accusati siano stati arrestati senza prove, se non quelle fai-da-te e un pò raffazzonate che la volontà persecutoria è riuscita ad arrangiare.

Di più: secondo i magistrati la FAI (informale) non esiste, o meglio: non è stata prodotta alcuna prova reale della sua esistenza, con questo assestando un duro colpo alle altre audaci indagini sul territorio nazionale.

Al tempo degli arresti la Procura bolognese aveva intrapreso un "poderosa" operazione investigativa, ma i giudici del riesame dicono che da nessuna delle numerosissime intercettazioni, telefoniche ed ambientali emerge alcun profilo di reato o di partecipazione all'invio degli ordigni per posta o alla fantomatica organizzazione anarchica.

Ricordiamo che tra i provvedimenti tesi ad incastrare i "terroristi anarchici" vi fu anche il sequestro dei server di Indymedia commissionato all'Fbi e l'acquisizione delle copie delle memorie di www.ecn.org ed altri siti con migliaia di utenti, con gravi infrazioni ai diritti di privacy di migliaia di persone: dalle  infrazioni alla legge che tutela la riservatezza delle comunicazioni postali di persone neanche indagate, fino alla violazione del segreto garantito a quegli avvocati che su tali server conservavano gli elementi raccolti nel corso di importanti processi, come quelli relativi ai giorni del G8 di Genova; gli stessi processi che stanno dimostrando analoghi comportamenti da parte dei tutori dell'ordine, e una diffusa tendenza a non rispettare la legge da parte dell'apparato repressivo, nonchè la coazione a ripetere nel fabbricare false accuse, per finire poi sbugiardati nei tribunali.

L'unico dato rilevabile dalle indagini è che gli indagati sono anarchici; ma questo nel nostro paese non è reato, e per avere conferma di questo dato bastava chiederlo agli interessati, non essendo certo un segreto, per disvelare il quale fossero necessarie tante indagini.

Ancora una volta la legalità è infranta dagli investigatori, alla spasmodica ricerca di pretesti per colpire chi dissente e fare bella figura a poco prezzo.

Ancora una volta, come per i casi di "eversione" la fantomatica legalità è dalla parte degli accusati.

Ancora una volta la notizia del ribaltamento delle ipotesi accusatorie meriterà poco più che un richiamo distratto in cronaca, e nessuno di quanti si erano pronunciati,per accusare pubblicamente i capri espiatori (con espressioni spesso da querela)si scuserà.

Non il sindaco, dalla parte della legalità illegale, non i partiti della sinistra troppo preoccupati del "centro" per occuparsi di chi paga il prezzo di accuse infondate, ma trovandosi alla loro sinistra deve morire nell'indifferenza; così  come insegnano le regole della comunicazione applicate al  vetero-stalinismo.

A nessuno tra queste vittime verrà chiesto scusa, solo qualche mini-partito esprimerà loro solidarietà; neanche ora che la farsa emerge nella sua chiarezza; e, alla prossima occasione, alla prossima tornata di arresti fondati sul nulla, ci sarà comunque la corsa alle dichiarazioni da sceriffo padano.

Ancora una volta si dimostra che gli -Illegali- siedono nei Palazzi; nelle strade ci sono solo vittime e sfruttati di un sistema che è quanto di più lontano sia previsto dalla nostra stessa Costituzione.

Potrà sembrare incredibile a chi legga solo i giornali o segua le televisioni, ma la quasi totalità dei fermati per "terrorismo" o "eversione" negli ultimi anni, siano italiani o immigrati stranieri, sono poi risultati estranei agli addebiti; parrà strano ma la maggior parte delle accuse si fondava su "fantasiose interpretazioni" del diritto o su prove false o manomesse.

Parrà strano, ma Bologna è in testa a questa particolare classifica della fantasia e dell'intraprendenza inquirente, a parte il procedimento contro le Br, tutte le accuse ad altri fantomatici "eversori" non hanno retto al vaglio delle istanze di controllo, rivelando in definitiva come a Bologna esista una vera e propria "fabbrica" di accuse infondate.

Una situazione insopportabile che meriterebbe ben più di una ispezione e prese di posizione durissime da parte di tutti i garantisti, ma che per il momento non avrà conseguenze se non sull'amor proprio di quanti si sono visti smentiti.

Ancora una volta non resta che esprimere solidarietà alle vittime di queste macchinazioni e prendere nota del fatto che chi infrange le leggi è arruolato tra coloro i quali sono chiamati a farle rispettare, e non tra chi le contesta a viso aperto nelle strade, nelle piazze e negli spazi di comunicazione collettiva.


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