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Wed Jul 6 17:06:15 PDT 2005


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Editato da mazzetta
Grazie ad una legge fortemente voluta da Clinton, sono diventati consultabili i documenti relativi ai primi anni ’70, quando l’accoppiata Nixon-Kissinger metteva a ferro e fuoco il pianeta, con una particolare preferenza per il Sudamerica e per l’Asia. Dopo il sostegno e le autorizzazioni esplicite alla dittatura indonesiana, vengono alla luce le responsabilità sul genocidio in Bangladesh.

Se nel nostro paese conosciamo fin nei dettagli il menù previsto  dai falchi americani per i latinos, scontiamo al contempo una clamorosa ignoranza della storia del sub-continente indiano, oscurata dal bombardamento mediatico sulla guerra in Vietnam.
Non è strano, le vicende che hanno coinvolto l’India ed i suoi vicini sono sempre state viste, da noi,  come una questione che non vedeva coinvolti gli Usa, se non in maniera marginale.
La verità storica ci consegna, invece interi capitoli segnati dalla nefasta ingerenza americana, messa ora nero su bianco dai memo presidenziali finalmente pubblicati.
La storia è quella della divisione tra India e Pakistan, e in particolare di quella parte del primo Pakistan che ora si chiama Bangladesh; lo stato con la più alta densità della popolazione al mondo; ad oggi composta di 140 milioni di abitanti.

Alla costituzione delle due entità, nel 1947, si disegnarono due stati, uno a preponderanza islamica e uno a maggioranza indù, che a loro volta contenevano numerose comunità che potremmo definire nazionali, veri e propri stati assorbiti nell’immenso spazio colonizzato dalla Compagnia delle Indie e poi confluito sotto la Corona inglese. 
In questa occasione ebbe luogo la più imponente migrazione umana che la storia ricordi, con decine di milioni di persone che per mesi si incrociarono in cammino verso la loro nuova terra.
L’entità pakistana venne così composta dall’unione di due parti, una a occidente e una ad oriente dell’India. Quella occidentale (l’attuale Pakistan) era a sua volta il risultato dell’accorpamento degli stati indiani a maggioranza islamica, quella orientale derivò dalla divisione del bengala in due parti, la più occidentale diventò lo stato indiano del Bengala Occidentale, l’altra venne denominata East Pakistan, in seguito Bangladesh.
L’East Pakistan era la parte più ricca, e fondava il suo benessere sul commercio della iuta, il Pakistan occidentale era, ed è, povero di risorse.
Agli inizi degli anni ’70 a reggere il paese era il generale Zulfikar Ali Bhutto, esponente dell’oligarchia familiare pachistana, con il sostegno del generale Yahya Khan e degli americani; e il rapporto tra i due pakistan vedeva l’occidente dominare sull’oriente in virtù del controllo del potere militare. 
L’attuale Pakistan, oltre ad avere una composizione etnica differente da quella bengalese, aveva costumi decisamente più rigidi, e li imponeva anche al resto del paese, con le buone o le cattive, non rinunciando a depredare i più ricchi fratelli, separati da 1200 miglia e settecento milioni di indiani.
Nel 1970 le elezioni in Bengala consegnano all’Est la maggioranza parlamentare, e costringono l’Ovest a rompere ogni indugio e infrangere ogni limite.
Povero e meno popolato, l’attuale Pakistan, e con lui i suoi leader, poteva contare solo sulla propria determinazione e sulla forza delle armi; armi che provenivano da Washington, o procurate con i fondi americani.
Perché Nixon, o meglio Kissinger, sostenessero le operazioni del generale Yaia, poi destinato a prendere il potere e presto detto, quanto noto; Yaia era per gli americani la chiave per accedere al gotha del potere cinese, vera e propria fissazione del gruppo che, ora come allora, aveva in mano le redini della politica estera Usa. Kissinger e Nixon cercavano la Cina comunista, proponevano loro alleanze e spartizioni in Asia, ed erano particolarmente ostili all’India. Amici di estremisti islamici e comunisti cinesi, nemici della più grande democrazia del pianeta, curioso, ma non troppo.
Quando la Awami League guidata dallo sceicco Mujibur Rahman si aggiudica le elezioni, il parlamento non viene più convocato. Dopo mesi di attesa Rahaman annuncia che l’Est dichiara la sua “piena autonomia regionale”, e di avere il completo controllo dell’amministrazione bengalese.

Per i militari fu il segnale, seguendo le intuizioni di Yaia ( “uccidetene tre milioni ed il resto mangerà dalle nostre mani”) venne dato corso alla “Operation Searchlight” destinata a devastare il Bengala Orientale. Non si conoscono i numeri effettivi del genocidio bengalese, basti l’impressionate dato di 50.000 sterminati nei primi tre giorni dell’operazione. I tre milioni di vittime, sono una cifra realistica.
Furono uccisi tutti i maschi bengalesi che si trovarono, con particolare preferenza per militari e studenti o intellettuali, in una sola notte a Dacca vennero sterminati 7.000 bengalesi, la popolazione dimezzata in una settimana. 
Scioccati da tale violenza i bengalesi fuggirono in ogni direzione, dopo poche settimane dall’inizio dell’operazione si contavano già 30 milioni di profughi.
L’Awami League, fu bandita e Rahman arrestato; all’India non restò che aprire i confini, e accogliere 10 milioni di rifugiati in un lampo.
Poi cominciarono gli stupri di massa, paragonati da una studiosa americana a quelli praticati dai giapponesi a Nanchino, 400.000 o forse più bengalesi vennero stuprate sistematicamente.
Paradigmatico il racconto della reporter Aubrey Menen, presente ad un matrimonio bengalese, quando una pattuglia pakistana entrò nella casa, portò la sposa nella camera nuziale ove venne stuprata, con calma, da ciascuno dei soldati mentre gli altri tenevano sotto tiro i presenti. Andandosene alla fine senza dire niente, lasciarono lo sposo distrutto ,inginocchiato a terra a vomitarsi addosso e la sposa incosciente e sanguinante alla vista dei parenti e degli amici. Lo stupro usato come arma non l’hanno inventato nei balcani.

L’India chiese a Nixon di intervenire, ma questi era di parere diverso, visto che alla Casa Bianca dichiarava “ Yaia è un buon amico, capisco l’angoscia di aver dovuto prendere misure del genere”.
Militari e diplomatici americani obbiettarono con forza, vennero rimossi.
Kissinge: “In tutta onestà, il presidente ha sentimenti speciali per Yaia. Non si può fare politica su queste basi, ma sono cose che capitano nella vita”.
Nixon a Yaia: “Quelli che si augurano un mondo più pacifico nella prossima generazione, vi saranno debitori per sempre”


Lo schieramento sulla questione bengalese vedeva Usa e Cina inattive che consideravano la questione un “affare interno pakistano” e sostenevano la parte pachistana, opposte a India, Russia e satelliti, ai quali si aggiungevano le popolazioni delle nazioni europee e del Giappone, solidamente in sostegno dei bengalesi. Bbc continuerà la sua emissione per il Bengala, che diventa il media nazionale d’emergenza.

Nixon sul “Concerto per il Bangladesh”: “Così il Beatle sta dando i soldi ai dannati indiani?”
Kissinger: “Sì……..dobbiamo tenere sotto l’India, ridurre il problema dei rifugiati e della carestia, per toglierlgli la scusa per fare la guerra……cominciare a formare una struttura politica (remeber Iraq? ndr) e anche se succederà che nasca un altro stato in un paio d’anni, non deve succedere nei prossimi sei mesi” 
Nixon aveva una spiegazione antropologica anche per la sua opposizione interna, affermando che gli ambasciatori in India rimanevano affascinati dei modi da traditori indiani, e di preferire i pachistani, forse più stupidi (sic) ma diretti. Per Nixon gli indiani erano traditori e bastardi (testuale).
E’ agli atti, con firma autografa, quel “Don’t squeeze Yaia” che la dice lunga; per gli Usa era questione da nulla schiacciare il burattino.
Mentre rifiutavano aiuti all’India e li consegnava ai pachistani; pur convinti dell’inevitabilità storica della divisione del Pakistan, Nixon  e Kissinger mostravano di preferire che la situazione di guerra si prolungasse almeno per un paio di anni; al fine di riempire di profughi gli odiati indiani.
 Nell’agosto del 1971, dopo che Kissinger e Nixon avevano inutilmente provato a convincere i cinesi a muovere truppe ai confini dell’India, questa firma un trattato di pace e collaborazione con l’U.r.s.s; chiudendo definitivamente l’esperienza terzomondista inaugurata a Bandung nel 1955.
 ( Da allora “terzo mondo” diventerà sinonimo di arretratezza, ma allora indicava la divisione nella quale il primo mondo era quello schierato accanto agli americani nella Guerra Fredda, il secondo era composto dai paesi ad ispirazione comunista schierati con l’U.r.s.s, il terzo era quello dei “Paesi non allineati” associati a Bandung ed il quarto quello composto dagli stati rimanenti)

Alla fine dell’Ottobre del 1971, Indira Ghandi comincia un tour dei paesi occidentali per perorare la fine dei massacri, tour che si conclude a Washington.

I nuovi documenti a disposizione ci raccontano i gentiluomini esportatori di democrazia senza filtri, non stupisce che la cifra resti quella ben conosciuta dei pupari dell’invasione irachena.

Nixon e Kissinger discutono del giorno precedente, dell’incontro con Indira Ghandi:
K.-“ Anche se è un puttana, abbiamo ottenuto ciò che volevamo, non potrà tornare a casa e dire che non le abbiamo dato un caldo benvenuto, e nonostante questo dovrà andare alla guerra per la disperazione”
N.-“Abbiamo davvero fregato la vecchia strega”

Non appena tornata in patria, alla fine di novembre, la “puttana” scrisse a Nixon di sperare in un rafforzamento delle relazioni tra i due paesi.
Il giorno dopo, il 21 novembre, l’India invase il Bengala con un corpo di 200.000 uomini, mettendo fine ai massacri; in dieci giorni costrinse alla resa e catturò i pakistani, e li portò in India per sottrarli alla vendetta bengalese.
E’ opinione comune che l’attacco fosse pianificato fin da prima del viaggio della Ghandi.
Gli Stati Uniti protestarono all’Onu contro l’aggressione al Pakistan, dislocarono una portaerei nucleare nel Golfo del Bengala, fecero pressioni su russi, tagliarono gli aiuti all’India e fornirono altri fondi alla dittatura pachistana. 
Quando nulla si rivelò efficace, chiesero alla Cina di intervenire, offrendo aiuto in caso di contro-intervento sovietico, anche qui inutilmente. Il 10 Dicembre 1971, Kissinger suggerì l’idea all’ambasciatore cinese all’Onu, Huang Ha. Dai documenti declassificati risulta che dopo un paio di giorni i cinesi risposero picche.

Dopo tre mesi le truppe indiane si ritirarono, lasciando ai bengalesi la libertà e un governo formato dal vincitore delle elezioni Rahman, destinato poi ad essere soffocata da una serie di dittature militari. 
Avevano portato la democrazia, che qualcun altro poi ruberà.
Nei giorni scorsi Henry Kissinger, ora sedicente sostenitore della collaborazione con il gigante indiano, si è scusato per aver dato della “strega” ad Indira Gandhi, invocando a scusante che quello fosse “il linguaggio di Nixon”, un gergo abituale tra i due, causa la passione di Nixon per il turpiloquio. 
Ancora oggi la politica statunitense mantiene un patto d’acciaio con la dittatura militare pakistana, penalizzando l’India ad ogni occasione; le recentissime aperture sono state accolte con diffidenza da Dehli, dove da allora sono convinti che “Gli americani capiscono solo la forza”.
L’affermazione della supremazia del più forte guida, ora come allora, la proiezione militare americana sul globo non l’esportazione della democrazia, o la lotta ai comunisti, agli islamici o al prossimo nemico da dare in pasto alle opinioni pubbliche.

La notizia ha fatto il giro del mondo, “puttana” è sparito in quasi tutti i paesi, e anche nel nostro la vicenda non ha meritato che un trafiletto riguardo al “vecchia strega”.

I tre milioni di vittime, e gli altri milioni di devastati non hanno meritato una riga, le responsabilità del loro genocidio neppure; non una riga.
Ancora oggi la politica statunitense mantiene un patto d’acciaio con la dittatura militare pakistana, penalizzando l’India ad ogni occasione; le recentissime aperture sono state accolte con diffidenza da Dehli, dove da allora sono convinti che “Gli americani capiscono solo la forza”.
L’affermazione della supremazia del più forte guida, ora come allora, la proiezione militare americana sul globo non l’esportazione della democrazia, o la lotta ai comunisti, agli islamici o al prossimo nemico da dare in pasto alle opinioni pubbliche. Non stupisce che nessuno comprenda perché le nostre città sono piene di bengalesi e pachistani, quanti italiani sanno da cosa sono dovuti fuggire, quanti sanno chi ringraziare?
Opinioni pubbliche non certo impressionabili dall’apprendere che Kissinger chiamasse strega Indira Ghandi; una disattenzione per la storia davvero sospetta, quasi a non voler incrinare l’immagine del fiero alleato, costruita nei decenni sul lavoro di migliaia di utili giornalisti dalla schiena non troppo dritta.
That’s all folks.

Storia	
http://en.wikipedia.org/wiki/Bangladesh#History
dicono di loro dall’asia:
http://www.atimes.com/atimes/South_Asia/GF23Df04.html
e dal Pakistan:
http://www.paktribune.com/news/index.php?id=109929 
canta che gli passa, e che soprattutto CI passa:
http://en.wikipedia.org/wiki/Concert_for_Bangladesh
le scuse pietose:
http://www.usatoday.com/news/world/2005-07-01-henry-india_x.htm?csp=34 
http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/4633263.stm
terzo mondo:
http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo5e26.htm 
Gli amici e l’Indonesia, altri morti sulla coscienza di Kissinger:
http://italy.indymedia.org/news/2004/07/586320.php

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Grazie ad una legge fortemente voluta da Clinton, sono diventati consultabili i documenti relativi ai primi anni ’70, quando l’accoppiata Nixon-Kissinger metteva a ferro e fuoco il pianeta, con una particolare preferenza per il Sudamerica e per l’Asia. Dopo il sostegno e le autorizzazioni esplicite alla dittatura indonesiana, vengono alla luce le responsabilità sul genocidio in Bangladesh.

Se nel nostro paese conosciamo fin nei dettagli il menù previsto  dai falchi americani per i latinos, scontiamo al contempo una clamorosa ignoranza della storia del sub-continente indiano, oscurata dal bombardamento mediatico sulla guerra in Vietnam.
Non è strano, le vicende che hanno coinvolto l’India ed i suoi vicini sono sempre state viste, da noi,  come una questione che non vedeva coinvolti gli Usa, se non in maniera marginale.
La verità storica ci consegna invece, interi capitoli segnati dalla nefasta ingerenza americana, messa ora nero su bianco dai memo presidenziali finalmente pubblicati.
La storia è quella della divisione tra India e Pakistan, e in particolare di quella parte del primo Pakistan che ora si chiama Bangladesh; lo stato con la più alta densità della popolazione al mondo; ad oggi composta di 140 milioni di abitanti.

Alla costituzione delle due entità, nel 1947, si disegnarono due stati, uno a preponderanza islamica e uno a maggioranza indù, che a loro volta contenevano numerose comunità che potremmo definire nazionali, veri e propri stati assorbiti nell’immenso spazio colonizzato dalla Compagnia delle Indie e poi confluito sotto la Corona inglese. 
In questa occasione ebbe luogo la più imponente migrazione umana che la storia ricordi, con decine di milioni di persone che per mesi si incrociarono in cammino verso la loro nuova terra.
L’entità pakistana venne così composta dall’unione di due parti, una a occidente e una ad oriente dell’India. Quella occidentale (l’attuale Pakistan) era a sua volta il risultato dell’accorpamento degli stati indiani a maggioranza islamica, quella orientale derivò dalla divisione del bengala in due parti, la più occidentale diventò lo stato indiano del Bengala Occidentale, l’altra venne denominata East Pakistan, in seguito Bangladesh.
L’East Pakistan era la parte più ricca, e fondava il suo benessere sul commercio della iuta, il Pakistan occidentale era, ed è, povero di risorse.
Agli inizi degli anni ’70 a reggere il paese era il generale Zulfikar Ali Bhutto, esponente dell’oligarchia familiare pachistana, con il sostegno del generale Yahya Khan e degli americani; e il rapporto tra i due Pakistan vedeva l’occidente dominare sull’oriente in virtù del controllo del potere militare. 
L’attuale Pakistan, oltre ad avere una composizione etnica differente da quella bengalese, aveva costumi decisamente più rigidi, e li imponeva anche al resto del paese, con le buone o le cattive, non rinunciando a depredare i più ricchi fratelli, separati da 1200 miglia e settecento milioni di indiani.
Nel 1970 le elezioni in Bengala consegnano all’Est la maggioranza parlamentare, e costringono l’Ovest a rompere ogni indugio e infrangere ogni limite.
Povero e meno popolato, l’attuale Pakistan, e con lui i suoi leader, poteva contare solo sulla propria determinazione e sulla forza delle armi; armi che provenivano da Washington, o procurate con i fondi americani.
Perché Nixon, o meglio Kissinger, sostenessero le operazioni del generale Yaia, poi destinato a prendere il potere e presto detto, quanto noto; Yaia era per gli americani la chiave per accedere al gotha del potere cinese, vera e propria fissazione del gruppo che, ora come allora, aveva in mano le redini della politica estera Usa. Kissinger e Nixon cercavano la Cina comunista, proponevano loro alleanze e spartizioni in Asia, ed erano particolarmente ostili all’India. Amici di estremisti islamici e comunisti cinesi, nemici della più grande democrazia del pianeta, curioso, ma non troppo.
Quando la bengalese Awami League guidata dallo sceicco Mujibur Rahman si aggiudica le elezioni, il parlamento non viene più convocato. Dopo mesi di attesa Rahaman annuncia che l’Est dichiara la sua “piena autonomia regionale”, e di avere il completo controllo dell’amministrazione bengalese.

Per i militari fu il segnale, seguendo le intuizioni di Yaia ( “uccidetene tre milioni ed il resto mangerà dalle nostre mani”) venne dato corso alla “Operation Searchlight” destinata a devastare il Bengala Orientale. Non si conoscono i numeri effettivi del genocidio bengalese, basti l’impressionate dato di 50.000 sterminati nei primi tre giorni dell’operazione. I tre milioni di vittime, sono una cifra realistica.
Furono uccisi tutti i maschi bengalesi che si trovarono, con particolare preferenza per militari e studenti o intellettuali, in una sola notte a Dacca vennero sterminati 7.000 bengalesi, la popolazione dimezzata in una settimana. 
Scioccati da tale violenza i bengalesi fuggirono in ogni direzione, dopo poche settimane dall’inizio dell’operazione si contavano già 30 milioni di profughi.
L’Awami League, fu bandita e Rahman arrestato; all’India non restò che aprire i confini, e accogliere 10 milioni di rifugiati in un lampo.
Poi cominciarono gli stupri di massa, paragonati da una studiosa americana a quelli praticati dai giapponesi a Nanchino, 400.000 o forse più bengalesi vennero stuprate sistematicamente.
Paradigmatico il racconto della reporter Aubrey Menen, presente ad un matrimonio bengalese, quando una pattuglia pakistana entrò nella casa, portò la sposa nella camera nuziale ove venne stuprata, con calma, da ciascuno dei soldati mentre gli altri tenevano sotto tiro i presenti. Andandosene alla fine senza dire niente, lasciarono lo sposo distrutto ,inginocchiato a terra a vomitarsi addosso e la sposa incosciente e sanguinante alla vista dei parenti e degli amici. Lo stupro usato come arma non l’hanno inventato nei balcani.

L’India chiese a Nixon di intervenire, ma questi era di parere diverso, visto che alla Casa Bianca dichiarava “ Yaia è un buon amico, capisco l’angoscia di aver dovuto prendere misure del genere”.
Militari e diplomatici americani obbiettarono con forza, vennero rimossi.
Kissinger: “In tutta onestà, il presidente ha sentimenti speciali per Yaia. Non si può fare politica su queste basi, ma sono cose che capitano nella vita”.
Nixon a Yaia: “Quelli che si augurano un mondo più pacifico nella prossima generazione, vi saranno debitori per sempre”

Lo schieramento sulla questione bengalese vedeva Usa e Cina, inattive , che consideravano la questione un “affare interno pakistano” e sostenevano la parte pachistana; opposte a India, Russia e satelliti, ai quali si aggiungevano le popolazioni delle nazioni europee e del Giappone, solidamente in sostegno dei bengalesi. Bbc continuerà la sua emissione per il Bengala, che diventa così il media nazionale d’emergenza.

Nixon sul “Concerto per il Bangladesh”: “Così il Beatle sta dando i soldi ai dannati indiani?”
Kissinger: “Sì……..dobbiamo tenere sotto l’India, ridurre il problema dei rifugiati e della carestia, per toglierlgli la scusa per fare la guerra……cominciare a formare una struttura politica (remeber Iraq? ndr) e anche se succederà che nasca un altro stato in un paio d’anni, non deve succedere nei prossimi sei mesi” 

Nixon aveva una spiegazione antropologica anche per la sua opposizione interna, affermando che gli ambasciatori in India rimanevano affascinati dai modi da traditori degli indiani, e di preferire i pachistani, forse più stupidi (sic) ma diretti. Per Nixon gli indiani erano traditori e bastardi (testuale).
E’ agli atti, con firma autografa, quel “Don’t squeeze Yaia” che la dice lunga; per gli Usa era questione da nulla schiacciare il burattino.

Mentre rifiutavano aiuti all’India e li consegnavano ai pachistani; pur convinti dell’inevitabilità storica della divisione del Pakistan, Nixon  e Kissinger mostravano di preferire che la situazione di guerra si prolungasse almeno per un paio di anni; al fine di riempire di profughi gli odiati indiani.
Nell’agosto del 1971, dopo che Kissinger e Nixon avevano inutilmente provato a convincere i cinesi a muovere truppe ai confini dell’India, questa firma un trattato di pace e collaborazione con l’U.r.s.s; chiudendo definitivamente l’esperienza terzomondista inaugurata a Bandung nel 1955.
 ( Da allora “terzo mondo” diventerà sinonimo di arretratezza, ma allora indicava la divisione nella quale il primo mondo era quello schierato accanto agli americani nella Guerra Fredda, il secondo era composto dai paesi ad ispirazione comunista schierati con l’U.r.s.s, il terzo era quello dei “Paesi non allineati” associati a Bandung ed il quarto quello composto dagli stati rimanenti)

Alla fine dell’Ottobre del 1971, Indira Ghandi comincia un tour dei paesi occidentali per perorare la fine dei massacri, tour che si conclude a Washington.

I nuovi documenti a disposizione ci raccontano i gentiluomini esportatori di democrazia senza filtri, non stupisce che la cifra resti quella ben conosciuta dei pupari dell’invasione irachena.

Nixon e Kissinger discutono del giorno precedente, dell’incontro con Indira Ghandi:
K.-“ Anche se è un puttana, abbiamo ottenuto ciò che volevamo, non potrà tornare a casa e dire che non le abbiamo dato un caldo benvenuto, e nonostante questo dovrà andare alla guerra per la disperazione”
N.-“Abbiamo davvero fregato la vecchia strega”

Non appena tornata in patria, alla fine di novembre, la “puttana” scrisse a Nixon di sperare in un rafforzamento delle relazioni tra i due paesi.
Il giorno dopo, il 21 novembre, l’India invase il Bengala con un corpo di 200.000 uomini, mettendo fine ai massacri; in dieci giorni costrinse alla resa e catturò i pakistani, e li portò in India per sottrarli alla vendetta bengalese.
E’ opinione comune che l’attacco fosse pianificato fin da prima del viaggio della Ghandi.
Gli Stati Uniti protestarono all’Onu contro l’aggressione al Pakistan, dislocarono una portaerei nucleare nel Golfo del Bengala, fecero pressioni sui russi, tagliarono gli aiuti all’India e fornirono altri fondi alla dittatura pachistana. 
Quando nulla si rivelò efficace, chiesero alla Cina di intervenire, offrendo aiuto in caso di contro-intervento sovietico; anche qui inutilmente. Il 10 Dicembre 1971, Kissinger suggerì l’idea all’ambasciatore cinese all’Onu, Huang Ha. Dai documenti declassificati risulta che dopo un paio di giorni i cinesi risposero picche.

Dopo tre mesi le truppe indiane si ritirarono, lasciando ai bengalesi la libertà e un governo formato dal vincitore delle elezioni Rahman, destinato poi ad essere soffocata da una serie di dittature militari. 
Avevano portato la democrazia, che qualcun altro poi avrebbe rubato.

Nei giorni scorsi Henry Kissinger, ora sedicente sostenitore della collaborazione con il gigante indiano, si è scusato per aver dato della “strega” ad Indira Gandhi, invocando a scusante che quello fosse “il linguaggio di Nixon”, un gergo abituale tra i due, causa la passione di Nixon per il turpiloquio. 
Ancora oggi la politica statunitense mantiene un patto d’acciaio con la dittatura militare pakistana, penalizzando l’India ad ogni occasione; le recentissime aperture sono state accolte con diffidenza da Dehli, dove da allora sono convinti che “Gli americani capiscono solo la forza”.
L’affermazione della supremazia del più forte guida, ora come allora, la proiezione militare americana sul globo, non certo la diffusione e l’esportazione della democrazia, o la lotta ai comunisti, agli islamici o al prossimo nemico da dare in pasto alle opinioni pubbliche.

La notizia ha fatto il giro del mondo, “puttana” è sparito in quasi tutti i paesi, e anche nel nostro la vicenda non ha meritato che un trafiletto riguardo al “vecchia strega” su qualche giornale.
I tre milioni di vittime, e gli altri milioni di devastati non hanno meritato una riga, le responsabilità del loro genocidio neppure; non una riga.

Ancora oggi la politica statunitense mantiene un patto d’acciaio con la dittatura militare pakistana, penalizzando l’India ad ogni occasione; le recentissime aperture sono state accolte con diffidenza da Dehli, dove da allora sono convinti che “Gli americani capiscono solo la forza”.
L’affermazione della supremazia del più forte guida, ora come allora, la proiezione militare americana sul globo non l’esportazione della democrazia, o la lotta ai comunisti, agli islamici o al prossimo nemico da dare in pasto alle opinioni pubbliche. 
Non stupisce che nessuno comprenda perché le nostre città sono piene di bengalesi e pachistani, quanti italiani sanno da cosa sono dovuti fuggire, quanti sanno chi ringraziare?
Opinioni pubbliche non certo impressionabili dall’apprendere che Kissinger chiamasse strega Indira Ghandi; una disattenzione per la storia davvero sospetta, quasi a non voler incrinare l’immagine del fiero alleato, costruita nei decenni sul lavoro di migliaia di utili giornalisti dalla schiena non troppo dritta.
That’s all folks.

Storia	
http://en.wikipedia.org/wiki/Bangladesh#History
dicono di loro dall’asia:
http://www.atimes.com/atimes/South_Asia/GF23Df04.html
e dal Pakistan:
http://www.paktribune.com/news/index.php?id=109929 
canta che gli passa, e che soprattutto CI passa:
http://en.wikipedia.org/wiki/Concert_for_Bangladesh
le scuse pietose:
http://www.usatoday.com/news/world/2005-07-01-henry-india_x.htm?csp=34 
http://news.bbc.co.uk/2/hi/south_asia/4633263.stm
terzo mondo:
http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo5e26.htm 
Gli amici e l’Indonesia, altri morti sulla coscienza di Kissinger:
http://italy.indymedia.org/news/2004/07/586320.php


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