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Fri Nov 4 06:27:50 PST 2005


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Editato da erprincipe
COFFERATI VATTENE

Oggi, dopo aver concentrato su di sé l’attenzione politica e mediatica nazionale fomentando l’ossessione securitaria, inventando a tavolino una serie di “nemici della legalità” ed aggredendo settori deboli e indifesi della popolazione, Sergio Cofferati presenta a Bologna e all’Italia intera il suo famoso/famigerato documento sulla “legalità”.
Non ci sentiamo traditi da Sergio Cofferati perché la nostra alterità nei suoi confronti  è totale e di lunga durata. Lo ricordiamo quando, segretario dei chimici, esprimeva le posizioni più arrendevoli  di tutta la Cgil; e poi come grande sostenitore della legge antisciopero 146 del ‘90. O nel ’92, durante l’“autunno dei bulloni”, mentre, da strenuo oppositore del movimento che contestava Cgil-Cisl-Uil (che avevano liquidato la scala mobile), parlava protetto da schermi di plexigas. In seguito, Cofferati fu uno dei massimi artefici dell’accordo del luglio ’93, che inaugurò  la nefasta “concertazione”.  Divenuto segretario generale Cgil, firmò nel ’95 con il governo Dini la controriforma delle pensioni, e con i governi di centrosinistra appoggiò il pacchetto Treu e i patti territoriali che hanno fatto dilagare la precarietà e l’immiserimento di salari e diritti per i lavoratori.
Poi nel ‘97, per cancellare le opposizioni alla politica concertativa e al monopolio confederale nei luoghi di lavoro, in combutta con i ministri del centrosinistra il “cinese” impose il varo di una normativa iniqua ed antidemocratica sulla rappresentanza nel Pubblico Impiego con la quale ai Cobas e a vari sindacati non legati a Cgil-Cisl-Uil venne sottratto persino il diritto di assemblea.
Nessuno ha dimenticato la guerra alla Jugoslavia nel ‘99, che il governo D’Alema entusiasticamente promosse e che Cofferati definì una “contingente necessità”, cercando invano di suscitare consenso tra i lavoratori/trici all’infame impresa. E lo ricordiamo nel suo momento di massimo fulgore, il 23 marzo 2002, quando riuscì ad assorbire il movimento no-global (tranne i Cobas) nella manifestazione dei “tre milioni”, agendo con incredibile e totale arroganza, rifiutando di concedere al movimento persino la lettura di un comunicato dal palco. Poi, con una serie di sorprendenti autogol, il “cinese” si dissolse, confinandosi in quel di Bologna, dopo aver invitato ad astenersi nel referendum per l’estensione dell’art.18.
E da Bologna ora Cofferati intende cinicamente rilanciare il suo protagonismo politico sulla pelle dei più deboli: i migranti, i poveri, gli emarginati. Dopo aver ingigantito paure e fobie di parti consistenti della popolazione, dopo aver attaccato come “nemici della legalità”  migranti e giovani dei centri sociali, studenti e dipendenti comunali, lavavetri e consumatori di birra, dopo il feroce sgombero delle baracche dei rumeni, dopo aver incoraggiato il pestaggio poliziesco di coloro che protestavano, ora vuole  assaltare ogni insediamento popolare e giovanile non conforme con la sua idea di “normalità”.
Cofferati intende fornire al centrosinistra un modello di gestione ultra-autoritaria dell’ordine pubblico, candidandosi magari al ruolo di ministro degli Interni, come hanno già auspicato all’unisono Bersani e Giuliano Ferrara, mentre il leghista Calderoni gli ha offerto la tessera onoraria della Lega e AN ne ha invocato il suo nome a lungo, durante la discussione alla Camera del ddl Moratti, come vero modello di “uomo d’ordine”.
Proprio grazie alla nostra coerente e storica opposizione all’uomo e alle forze che ha rappresentato e rappresenta, possiamo dire quello che molti/e pensano ma non dicono: COFFERATI VATTENE! E non solo da Bologna. Cofferati sostiene che gli sgomberi spietati raccolgono largo consenso anche in quell’inquietante e presunto “popolo di sinistra”, il cui razzismo è stato messo a nudo dagli eventi di questi giorni. Ma ci sono anche tanti/e bolognesi (e non) che sono ostili alla sua spietatezza e  brutalità securitaria: e con essi/e ripetiamo con forza e decisione: COFFERATI VATTENE! 

Piero Bernocchi      Confederazione Cobas

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COFFERATI VATTENE

Oggi, dopo aver concentrato su di sé l’attenzione politica e mediatica nazionale fomentando l’ossessione securitaria, inventando a tavolino una serie di “nemici della legalità” ed aggredendo settori deboli e indifesi della popolazione, Sergio Cofferati presenta a Bologna e all’Italia intera il suo famoso/famigerato documento sulla “legalità”.
Non ci sentiamo traditi da Sergio Cofferati perché la nostra alterità nei suoi confronti  è totale e di lunga durata. Lo ricordiamo quando, segretario dei chimici, esprimeva le posizioni più arrendevoli  di tutta la Cgil; e poi come grande sostenitore della legge antisciopero 146 del ‘90. O nel ’92, durante l’“autunno dei bulloni”, mentre, da strenuo oppositore del movimento che contestava Cgil-Cisl-Uil (che avevano liquidato la scala mobile), parlava protetto da schermi di plexigas. In seguito, Cofferati fu uno dei massimi artefici dell’accordo del luglio ’93, che inaugurò  la nefasta “concertazione”.  Divenuto segretario generale Cgil, firmò nel ’95 con il governo Dini la controriforma delle pensioni, e con i governi di centrosinistra appoggiò il pacchetto Treu e i patti territoriali che hanno fatto dilagare la precarietà e l’immiserimento di salari e diritti per i lavoratori.
Poi nel ‘97, per cancellare le opposizioni alla politica concertativa e al monopolio confederale nei luoghi di lavoro, in combutta con i ministri del centrosinistra il “cinese” impose il varo di una normativa iniqua ed antidemocratica sulla rappresentanza nel Pubblico Impiego con la quale ai Cobas e a vari sindacati non legati a Cgil-Cisl-Uil venne sottratto persino il diritto di assemblea.
Nessuno ha dimenticato la guerra alla Jugoslavia nel ‘99, che il governo D’Alema entusiasticamente promosse e che Cofferati definì una “contingente necessità”, cercando invano di suscitare consenso tra i lavoratori/trici all’infame impresa. E lo ricordiamo nel suo momento di massimo fulgore, il 23 marzo 2002, quando riuscì ad assorbire il movimento no-global (tranne i Cobas) nella manifestazione dei “tre milioni”, agendo con incredibile e totale arroganza, rifiutando di concedere al movimento persino la lettura di un comunicato dal palco. Poi, con una serie di sorprendenti autogol, il “cinese” si dissolse, confinandosi in quel di Bologna, dopo aver invitato ad astenersi nel referendum per l’estensione dell’art.18.
E da Bologna ora Cofferati intende cinicamente rilanciare il suo protagonismo politico sulla pelle dei più deboli: i migranti, i poveri, gli emarginati. Dopo aver ingigantito paure e fobie di parti consistenti della popolazione, dopo aver attaccato come “nemici della legalità”  migranti e giovani dei centri sociali, studenti e dipendenti comunali, lavavetri e consumatori di birra, dopo il feroce sgombero delle baracche dei rumeni, dopo aver incoraggiato il pestaggio poliziesco di coloro che protestavano, ora vuole  assaltare ogni insediamento popolare e giovanile non conforme con la sua idea di “normalità”.
Cofferati intende fornire al centrosinistra un modello di gestione ultra-autoritaria dell’ordine pubblico, candidandosi magari al ruolo di ministro degli Interni, come hanno già auspicato all’unisono Bersani e Giuliano Ferrara, mentre il leghista Calderoni gli ha offerto la tessera onoraria della Lega e AN ne ha invocato il suo nome a lungo, durante la discussione alla Camera del ddl Moratti, come vero modello di “uomo d’ordine”.
Proprio grazie alla nostra coerente e storica opposizione all’uomo e alle forze che ha rappresentato e rappresenta, possiamo dire quello che molti/e pensano ma non dicono: COFFERATI VATTENE! E non solo da Bologna. Cofferati sostiene che gli sgomberi spietati raccolgono largo consenso anche in quell’inquietante e presunto “popolo di sinistra”, il cui razzismo è stato messo a nudo dagli eventi di questi giorni. Ma ci sono anche tanti/e bolognesi (e non) che sono ostili alla sua spietatezza e  brutalità securitaria: e con essi/e ripetiamo con forza e decisione: COFFERATI VATTENE! 

Piero Bernocchi      Confederazione Cobas



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