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Tue Oct 11 14:13:34 PDT 2005
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Editato da mazzetta
Se c'è una cosa che è emersa con chiarezza dal dibattito al TPO di Bologna tra Simona Panzino, senzavolto ed altri da una parte, e Bertinotti dall'altra, è che i movimenti sono tornati ad essere privi di rappresentanti.
Fausto Bertinotti ha fatto obiettivamente miglior figura di chi lo ospitava, ma è evidente a chiunque abbia ascoltato il dibattito che l'uno e l'altro candidato siano, per motivi diversi, inadatti a rappresentare i movimenti.
Che i riuniti dietro il senzavolto non potessero rappresentare che l'ostilità alle primarie e all'Unione, era chiaro già prima del dibattito, che in definitiva ha solo contribuito a confermare chiassosamente la loro distanza da una reltà molto più vasta e dalle aspirazioni sensibilmente diverse.
Pur stravolto dalla conduzione e dalla confusione, il dibattito ci ha però restitutito un Bertinotti a tratti imbarazzante, colto con le mani nella marmellata dei movimenti.
Bertinotti da consumato politico ha evitato i trappoloni e ha rilanciato senza vergogna fidando in una platea irritata dalla situazione.
A chi lo ascoltato con attenzione non sono però sfuggite alcune terrificanti affermazioni.
Prima di tutto Bertinotti si è detto contento delle primarie perchè gli anno permesso di visitare un paese che non conosceva, nel quale il disagio è peggiore di quanto immaginasse; e qui verrebbe da chiedersi: se il segretario del partito più comunista che c'è, che siede da anni in parlamento, non ha conoscenza del paese reale; quale paese conosceranno gli altri chiamati ad occuparsi dei nostri destini?
Alla domanda sul perchè delle bizzarre primarie del centrosinistra ha sfoderato demagogia a tutto spiano; il nocciolo del ragionamento è: facciamo le primarie sulle persone perchè farle sui programmi era peggio; non volevamo farci bocciare il programma.
Bertinotti non ha però spiegato quale siano i suoi programmi e nemmeno come imporli una volta che Prodi abbia ottenuto la maggioranza.
Sui CPT stesso schema; ha detto che RC ha già ammesso di aver sbagliato votando la Turco-Napolitano, e ha rilanciato proponendo una manifestazione a Lampedusa per chiudere il locale Cpt. Si è guardato bene dal dire che il governo unionista li chiuderà.
Dai numerosi interventi su Genova, emerge che Bertinotti propone una commissione d'inchiesta su quei giorni (molto utile a perdere tempo) e che per il resto si sente la coscienza a posto, visto che ha il sostegno dei genitori di Carlo Giuliani. Bertinotti ha citato spesso Genova, quasi mai i motivi di Genova, quasi sempre usando Genova come un feticcio utile ad ingrazarsi la platea.
Sul rapporto di RC con i movimenti Bertinotti ha detto diverse cose. Una serie di affermazioni per accusare i disobbedienti di essere un partito e di spacciarsi per movimento. Una lunga digressione nel passato ricordando la sua presenza a Genova fino alle recenti iniziative con Sud ribelle. Bertinotti ha ricordato la rinuncia allo stalinismo nel suo partito, per dire che Rc è -nei- movimenti che vede come motori della politica, e che ne assume le decisioni come proprie.
Questa ovviamente è una cosa che non può credere nessuna persona dotata di buon senso.
Tanto ha insistito, fino a dire di immaginarsi un governo che valorizzi i movimenti e liberi spazi di autonomia nei quali questi possano agire. Alla faccia delle utopie; ovviamente anche queste affermazioni sono scivolate nel nulla, e non è dato sapere come potrebbero realizzarsi e con il consenso di quali dei suoi compagni di governo.
Al di là della rissa verbale e della confusione, è emersa la figura di un leader per nulla diverso dalla media italiana.
Un leader lontano dai problemi reali, interessato ai movimenti solo in quanto serbatoi di voti e in lotta con quelli che ritiene concorrenti al bottino, quello che definisce il partito di Negri e Casarini.
Un segretario di partito incline alla facile retorica, dal richiamo strampalato a "zone deprecarizzate", all'assalto a Lampedusa, fino al pistolotto finale; nel quale afferma che , analizzando il sistema globale, e i danni che da questo provocati, non si può prescindere dal fatto che gli alluvionati di New Orleans, secondo lui, una volta colpiti dalla tragedia: "si fanno lupi, si stuprano, si uccidono...." fino a provocare l'invio di gente armata con l'ordine di sparare a vista per ristabilire al calma.
Peccato, pur spinto da una lodevole intenzione, con tanti esempi a disposizione Bertinotti ha colto proprio un clamoroso falso mediatico; voci diffuse nell'imminenza della tragedia dai media forse interessati a distogliere l'attenzione dalla clamorosa inefficienza governativa, e poi rivelatesi clamorosamente false ed inesistenti.
Niente stupri, niente saccheggi, niente fucilate agli elicotteri; l'unica sparatoria confermata tra soldati del genio e polizia locale.
Come sempre dopo una tragedia, i crimini a New Orleans sono drasticamente calati, la natura umana è evidentemente migliore di quella assunta da Bertinotti, anche ove impera la discriminazione e la povertà.
Che credibilità possa avere un leader che ammette candidamente di non conoscere il proprio paese, che a chi gli chiede un mondo migliore propone manifestazioni sull'isola più lontana o demagogia buona per ragazzini, non riesco davvero a capirlo.
Ancora meno riesco a capire che tipo di critica al liberismo e ai processi di globalizzazione finanziaria possa articolare un vecchio arnese della politica che si lascia ingannare dalla grancassa mediatica bushista, e che infatti non cita una sola volta i media ed il loro controllo come punto qualificante dell'azione del prossimo governo.
Di certo Bertinotti ha dimostrato, non da ora, di non poter aspirare, per manifesta diversità dal movimentista medio, a dirsi rappresentante dei movimenti e a raccogliere i voti di quanti vi si riconoscano.
Anche se nel corso del dibattito è stato parecchie spanne al di sopra dei suoi, Bertinotti può aspirare al massimo a rappresentare poco più di metà del suo partito, non ha i mezzi e le qualità per altro; fuori dalle poltroncine di un palco, o di un salotto, si trova in un ambiente sconosciuto, del quale si mostra impaurito e sorpreso.
Una nuova stagione si apre per i movimenti, finalmente senza capi e capetti, senza partiti e partitini; un nuova stagione nella quale portare la speranza di mondi diversi, nella quale indagare e mettere a nudo le incongruenze di un sistema che ci opprime e che pare condotto verso la follia da guide che vivono fuori dal mondo. Una stagione nella quale recuperare quella compattezza persa a causa di personalismi e di azioni che con i movimenti hanno sempre avuto poco a che vedere.
E con il nuovo governo, ce ne sarà sicuramente bisogno
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Se c'è una cosa che è emersa con chiarezza dal dibattito al TPO di Bologna tra Simona Panzino, senzavolto ed altri da una parte, e Bertinotti dall'altra, è che i movimenti sono tornati ad essere privi di rappresentanti.
Fausto Bertinotti ha fatto obiettivamente miglior figura di chi lo ospitava, ma è evidente a chiunque abbia ascoltato il dibattito che l'uno e l'altro candidato siano, per motivi diversi, inadatti a rappresentare i movimenti.
Che i riuniti dietro il senzavolto non potessero rappresentare che l'ostilità alle primarie e all'Unione, era chiaro già prima del dibattito, che in definitiva ha solo contribuito a confermare chiassosamente la loro distanza da una reltà molto più vasta e dalle aspirazioni sensibilmente diverse.
Pur stravolto dalla conduzione e dalla confusione, il dibattito ci ha però restitutito un Bertinotti a tratti imbarazzante, colto con le mani nella marmellata dei movimenti.
Bertinotti da consumato politico ha evitato i trappoloni e ha rilanciato senza vergogna fidando in una platea irritata dalla situazione.
A chi lo ascoltato con attenzione non sono però sfuggite alcune terrificanti affermazioni.
Prima di tutto Bertinotti si è detto contento delle primarie perchè gli anno permesso di visitare un paese che non conosceva, nel quale il disagio è peggiore di quanto immaginasse; e qui verrebbe da chiedersi: se il segretario del partito più comunista che c'è, che siede da anni in parlamento, non ha conoscenza del paese reale; quale paese conosceranno gli altri chiamati ad occuparsi dei nostri destini?
Alla domanda sul perchè delle bizzarre primarie del centrosinistra ha sfoderato demagogia a tutto spiano; il nocciolo del ragionamento è: facciamo le primarie sulle persone perchè farle sui programmi era peggio; non volevamo farci bocciare il programma.
Bertinotti non ha però spiegato quale siano i suoi programmi e nemmeno come imporli una volta che Prodi abbia ottenuto la maggioranza.
Sui CPT stesso schema; ha detto che RC ha già ammesso di aver sbagliato votando la Turco-Napolitano, e ha rilanciato proponendo una manifestazione a Lampedusa per chiudere il locale Cpt. Si è guardato bene dal dire che il governo unionista li chiuderà.
Dai numerosi interventi su Genova, emerge che Bertinotti propone una commissione d'inchiesta su quei giorni (molto utile a perdere tempo) e che per il resto si sente la coscienza a posto, visto che ha il sostegno dei genitori di Carlo Giuliani. Bertinotti ha citato spesso Genova, quasi mai i motivi di Genova, quasi sempre usando Genova come un feticcio utile ad ingrazarsi la platea.
Sul rapporto di RC con i movimenti Bertinotti ha detto diverse cose. Una serie di affermazioni per accusare i disobbedienti di essere un partito e di spacciarsi per movimento. Una lunga digressione nel passato ricordando la sua presenza a Genova fino alle recenti iniziative con Sud ribelle. Bertinotti ha ricordato la rinuncia allo stalinismo nel suo partito, per dire che Rc è -nei- movimenti che vede come motori della politica, e che ne assume le decisioni come proprie.
Questa ovviamente è una cosa che non può credere nessuna persona dotata di buon senso.
Tanto ha insistito, fino a dire di immaginarsi un governo che valorizzi i movimenti e liberi spazi di autonomia nei quali questi possano agire. Alla faccia delle utopie; ovviamente anche queste affermazioni sono scivolate nel nulla, e non è dato sapere come potrebbero realizzarsi e con il consenso di quali dei suoi compagni di governo.
Al di là della rissa verbale e della confusione, è emersa la figura di un leader per nulla diverso dalla media italiana.
Un leader lontano dai problemi reali, interessato ai movimenti solo in quanto serbatoi di voti e in lotta con quelli che ritiene concorrenti al bottino, quello che definisce il partito di Negri e Casarini.
Un segretario di partito incline alla facile retorica, dal richiamo strampalato a "zone deprecarizzate", all'assalto a Lampedusa, fino al pistolotto finale; nel quale afferma che , analizzando il sistema globale, e i danni che da questo provocati, non si può prescindere dal fatto che gli alluvionati di New Orleans, secondo lui, una volta colpiti dalla tragedia: "si fanno lupi, si stuprano, si uccidono...." fino a provocare l'invio di gente armata con l'ordine di sparare a vista per ristabilire al calma.
Peccato, pur spinto da una lodevole intenzione, con tanti esempi a disposizione Bertinotti ha colto proprio un clamoroso falso mediatico; voci diffuse nell'imminenza della tragedia dai media forse interessati a distogliere l'attenzione dalla clamorosa inefficienza governativa, e poi rivelatesi clamorosamente false ed inesistenti.
Niente stupri, niente saccheggi, niente fucilate agli elicotteri; l'unica sparatoria confermata tra soldati del genio e polizia locale.
Come sempre dopo una tragedia, i crimini a New Orleans sono drasticamente calati, la natura umana è evidentemente migliore di quella assunta da Bertinotti, anche ove imperano la discriminazione e la povertà.
Che credibilità possa avere un leader che ammette candidamente di non conoscere il proprio paese, che a chi gli chiede un mondo migliore propone manifestazioni sull'isola più lontana o demagogia buona per ragazzini, non riesco davvero a capirlo.
Ancora meno riesco a capire che tipo di critica al liberismo e ai processi di globalizzazione finanziaria possa articolare un vecchio arnese della politica che si lascia ingannare dalla grancassa mediatica bushista, e che infatti non cita una sola volta i media ed il loro controllo come punto qualificante dell'azione del prossimo governo.
Di certo Bertinotti ha dimostrato, non da ora, di non poter aspirare, per manifesta diversità dal movimentista medio, a dirsi rappresentante dei movimenti e a raccogliere i voti di quanti vi si riconoscano.
Anche se nel corso del dibattito è stato parecchie spanne al di sopra dei suoi opponenti, Bertinotti può aspirare al massimo a rappresentare poco più di metà del suo partito, non ha i mezzi e le qualità per altro; fuori dalle poltroncine di un palco, o di un salotto, si trova in un ambiente sconosciuto, del quale si mostra impaurito e sorpreso.
Una nuova stagione si apre per i movimenti, finalmente senza capi e capetti, senza partiti e partitini; un nuova stagione nella quale portare la speranza di mondi diversi, nella quale indagare e mettere a nudo le incongruenze di un sistema che ci opprime e che pare condotto verso la follia da guide che vivono fuori dal mondo. Una stagione nella quale recuperare quella compattezza persa a causa di personalismi e di azioni che con i movimenti hanno sempre avuto poco a che vedere.
E con il nuovo governo, ce ne sarà sicuramente bisogno
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