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Editato da maska
Persino peggio dell'anti-ebraismo tradizionale

Da un articolo di Amnon Rubinstein

17 febbraio 2004

Lo scorso novembre Neil Mackay, uno degli editorialisti del giornale scozzese Sunday Herald, pubblico' un articolo nel quale riproponeva la calunnia - da tempo in circolazione in molti ambienti arabi - secondo cui agenti del Mossad negli Stati Uniti sapevano in anticipo dell'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre ma non fecero nulla per impedirlo. Fino ad allora questa paranoica accusa era rimasta quasi completamente confinata ad alcuni ambienti estremisti arabi e neonazisti. 

Ma il giornale di Glasgow ritenne appropriato divulgare la menzogna senza neppure citare la fonte, come se si trattasse di un fatto perfettamente attendibile. L'articolo lascio' sbalorditi due esponenti della comunita' ebraica, il parlamentare laburista Jim Murphy e Lord Greville Janner, i quali protestarono vivacemente chiedendo al direttore del giornale di pubblicare una rettifica. Cosa che il direttore si rifiuto' di fare, sostenendo che il servizio era basato su fonti verificate. Nella risposta, il direttore suggeriva piuttosto a Lord Janner di non cadere nella trappola di Ariel Sharon accusando di antisemitismo chiunque si mostri in disaccordo con il primo ministro israeliano. Curioso suggerimento, visto che Lord Janner non aveva mosso nessuna accusa del genere. Per lo stato d'Israele, la risposta piu' diretta al direttore del Sunday Herald sarebbe quella di querelare il giornale per diffamazione a mezzo stampa, cosa che il ministero degli esteri israeliano sta effettivamente prendendo in considerazione. Ma il problema e' che l'articolo del giornale scozzese non rappresenta che un esempio estremo delle aggressioni furibonde ed isteriche di cui Israele e' fatto oggetto, e non solo a causa dell'occupazione e degli insediamenti. Aggressioni che descrivono Israele in modo virulento come un paese mostruoso, che sarebbe capace non solo di fare tutto il male possibile ai palestinesi, ma persino di non impedire una strage di massa a New York solo perche' tornerebbe utile ai suoi interessi. Chiunque conosca anche solo un poco Israele sa che, naturalmente, Israele non a nulla a che vedere con il paese che viene descritto in molti organi di informazione anche molto importanti, e che le menzogne dette sul suo conto infrangono ogni regola di buon giornalismo. I servizi di questi mass-media ignorano completamente la complessita' della societa' israeliana e presentano Israele come una assurda caricatura: la stessa che appare ogni giorno sulla stampa araba, dove Israele viene ritratto come un mostro che calpesta i poveri arabi. Le cose sono arrivate a un punto tale che, durante una conferenza sull'antisemitismo organizzata due settimane fa dal ministro Natan Sharansky, un delegato ebreo svedese ha espresso soddisfazione per l'incidente che ha visto l'ambasciatore israeliano a Stoccolma danneggiare un'opera d'arte che ai suoi occhi glorificava la terrorista suicida della strage al ristorante Maxim di Haifa. 

Era contento, spiego' il delegato, perche' grazie a quell'incidente molti svendesi hanno sentito parlare per la prima volta del terrorismo contro civili israeliani. Tutto questo e' antisemitismo? Sentimenti antisemiti certamente aiutano a scrivere cose infamanti contro Israele, ma non possono spiegare tutto. Qui c'e' in gioco qualcos'altro. Tradizionalmente l'ostilita' anti-ebraica rigetta la presenza di ebrei nella societa' cristiana, ma - almeno in linea di principio - non nega loro il diritto di condurre un'esistenza separata, magari segregata, da qualche altra parte. Prima della Kristallnacht, la "Notte dei Cristalli", persino i nazisti predicavano "fuori gli ebrei dalla Germania". Il tono anti-ebraico di giornali come il Sunday Herald nega invece agli ebrei il diritto di esistere in modo separato, negando legittimita' allo Stato di Israele che essi descrivono (grazie anche all'aiuto di alcuni accademici israeliani) come uno stato nazista e da apartheid. E' chiaro quale sia la conclusione logica di articoli calunniatori come quello del Sunday Herald: un paese democratico che e' a conoscenza di un piano volto a perpetrare un massacro a New York e non fa nulla per impedirlo, e' un paese incivile che non ha nemmeno il diritto di esistere. E questo e' persino peggio dell'antiebraismo tradizionale. E' negare il diritto del popolo ebraico all'autodeterminazione. Quando opinioni di questo genere si accompagnano alla ripresa delle piu' tradizionali manifestazioni di antisemitismo, significa che stanno tornando tempi cupi. 

 

WORSE THAN ANTI-SEMITISM

by Amnon Rubinstein

 

In November 2003, Neil Mackay, one of the editors of the Scottish Sunday Herald, published an article in which he recycled claims made in some Arab circles - that Mossad agents in the United States knew in advance of the terror plot to attack the Twin Towers, and did nothing to prevent it. Up to now this insane accusation was limited to extremist Arab propagandists and neo-Nazis. The Glasgow newspaper found it proper to repeat this canard, without citing its source, as an expression of faith in its accuracy.

The article shocked Labor MP Jim Murphy and Lord Greville Janner, Jewish leaders who protested, asking the paper's editor to print a correction. The editor refused, saying the report was based on verified sources. In his letter to Lord Janner, the editor asked him not to fall into the trap of Ariel Sharon, by condemning everyone who disagrees with him as an anti-Semite, even though Janner's letter contained no such accusation.

As an example of Mackay's self righteousness, the paper's editor cited articles Mackay had written condemning anti-Semitism. He failed to mention, for some reason, that some of his best friends are Jews. The simplest way to answer the editor of the Sunday Herald is for the State of Israel to sue the paper for libel, which the Foreign Ministry is now considering.

But the problem is that the article in the Scottish newspaper is only one extreme example of the wild and hysterical attacks on Israel, and not only because of the occupation and the settlements. In such attacks, Israel is portrayed virulently, as a monstrous country capable not only of harming Palestinians, but of not preventing mass murder in New York if it serves its base interests.

Anyone who knows Israel even a little knows that of course the country is nothing how it is reported in some important newspapers, and that such lies contravene every rule of journalism. The reports in these papers ignore the complexities of its society and present Israel as a caricature - the same as appears in the Arab press, where every Israeli is a monster stomping on an unfortunate Arab.

Things reached the point where, during a conference on anti-Semitism organized by Minister Natan Sharansky two weeks ago, a Jewish delegate from Sweden expressed satisfaction over the incident in which the Israeli ambassador in Sweden damaged an exhibit he interpreted as praising the woman suicide bomber of Haifa's Maxim restaurant. He was pleased, he said, because through it many Swedes heard for the first time about terror against Israeli civilians.

Is there anti-Semitism in all of this? Anti-Semitism certainly aids writing villainously against Israel, but it doesn't explain everything. Something more serious may be afoot. Traditional anti-Semitism did not accept Jews in Christian society, but it usually did not negate their right, at least in principle, to separate existence. Before Kristallnacht - the night of broken glass in Germany - even the Nazis preached "Jews to Palestine."

The anti-Semitic tone of newspapers like the Sunday Herald negates the Jewish right to separate existence by delegitimizing the State of Israel, which is described - also with the assistance of Israeli academics - as a Nazi apartheid state. 

The logical conclusion of the Sunday Herald's libelous article is that a democratic country that knows about a plan to commit mass murder in New York and does nothing to prevent it has no right at all to exist. This is worse than anti-Semitism. 

This is negating the right of the Jewish people to self-determination. When such views are accompanied by a rise in anti-Semitism, it takes us back as Jews to dark days.


  

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Persino peggio dell'anti-ebraismo tradizionale

Da un articolo di Amnon Rubinstein

17 febbraio 2004

Lo scorso novembre Neil Mackay, uno degli editorialisti del giornale scozzese Sunday Herald, pubblico' un articolo nel quale riproponeva la calunnia - da tempo in circolazione in molti ambienti arabi - secondo cui agenti del Mossad negli Stati Uniti sapevano in anticipo dell'attentato alle Torri Gemelle dell'11 settembre ma non fecero nulla per impedirlo. Fino ad allora questa paranoica accusa era rimasta quasi completamente confinata ad alcuni ambienti estremisti arabi e neonazisti. 

Ma il giornale di Glasgow ritenne appropriato divulgare la menzogna senza neppure citare la fonte, come se si trattasse di un fatto perfettamente attendibile. L'articolo lascio' sbalorditi due esponenti della comunita' ebraica, il parlamentare laburista Jim Murphy e Lord Greville Janner, i quali protestarono vivacemente chiedendo al direttore del giornale di pubblicare una rettifica. Cosa che il direttore si rifiuto' di fare, sostenendo che il servizio era basato su fonti verificate. Nella risposta, il direttore suggeriva piuttosto a Lord Janner di non cadere nella trappola di Ariel Sharon accusando di antisemitismo chiunque si mostri in disaccordo con il primo ministro israeliano. Curioso suggerimento, visto che Lord Janner non aveva mosso nessuna accusa del genere. Per lo stato d'Israele, la risposta piu' diretta al direttore del Sunday Herald sarebbe quella di querelare il giornale per diffamazione a mezzo stampa, cosa che il ministero degli esteri israeliano sta effettivamente prendendo in considerazione. Ma il problema e' che l'articolo del giornale scozzese non rappresenta che un esempio estremo delle aggressioni furibonde ed isteriche di cui Israele e' fatto oggetto, e non solo a causa dell'occupazione e degli insediamenti. Aggressioni che descrivono Israele in modo virulento come un paese mostruoso, che sarebbe capace non solo di fare tutto il male possibile ai palestinesi, ma persino di non impedire una strage di massa a New York solo perche' tornerebbe utile ai suoi interessi. Chiunque conosca anche solo un poco Israele sa che, naturalmente, Israele non a nulla a che vedere con il paese che viene descritto in molti organi di informazione anche molto importanti, e che le menzogne dette sul suo conto infrangono ogni regola di buon giornalismo. I servizi di questi mass-media ignorano completamente la complessita' della societa' israeliana e presentano Israele come una assurda caricatura: la stessa che appare ogni giorno sulla stampa araba, dove Israele viene ritratto come un mostro che calpesta i poveri arabi. Le cose sono arrivate a un punto tale che, durante una conferenza sull'antisemitismo organizzata due settimane fa dal ministro Natan Sharansky, un delegato ebreo svedese ha espresso soddisfazione per l'incidente che ha visto l'ambasciatore israeliano a Stoccolma danneggiare un'opera d'arte che ai suoi occhi glorificava la terrorista suicida della strage al ristorante Maxim di Haifa. 

Era contento, spiego' il delegato, perche' grazie a quell'incidente molti svendesi hanno sentito parlare per la prima volta del terrorismo contro civili israeliani. Tutto questo e' antisemitismo? Sentimenti antisemiti certamente aiutano a scrivere cose infamanti contro Israele, ma non possono spiegare tutto. Qui c'e' in gioco qualcos'altro. Tradizionalmente l'ostilita' anti-ebraica rigetta la presenza di ebrei nella societa' cristiana, ma - almeno in linea di principio - non nega loro il diritto di condurre un'esistenza separata, magari segregata, da qualche altra parte. Prima della Kristallnacht, la "Notte dei Cristalli", persino i nazisti predicavano "fuori gli ebrei dalla Germania". Il tono anti-ebraico di giornali come il Sunday Herald nega invece agli ebrei il diritto di esistere in modo separato, negando legittimita' allo Stato di Israele che essi descrivono (grazie anche all'aiuto di alcuni accademici israeliani) come uno stato nazista e da apartheid. E' chiaro quale sia la conclusione logica di articoli calunniatori come quello del Sunday Herald: un paese democratico che e' a conoscenza di un piano volto a perpetrare un massacro a New York e non fa nulla per impedirlo, e' un paese incivile che non ha nemmeno il diritto di esistere. E questo e' persino peggio dell'antiebraismo tradizionale. E' negare il diritto del popolo ebraico all'autodeterminazione. Quando opinioni di questo genere si accompagnano alla ripresa delle piu' tradizionali manifestazioni di antisemitismo, significa che stanno tornando tempi cupi. 

 

WORSE THAN ANTI-SEMITISM

by Amnon Rubinstein

 

In November 2003, Neil Mackay, one of the editors of the Scottish Sunday Herald, published an article in which he recycled claims made in some Arab circles - that Mossad agents in the United States knew in advance of the terror plot to attack the Twin Towers, and did nothing to prevent it. Up to now this insane accusation was limited to extremist Arab propagandists and neo-Nazis. The Glasgow newspaper found it proper to repeat this canard, without citing its source, as an expression of faith in its accuracy.

The article shocked Labor MP Jim Murphy and Lord Greville Janner, Jewish leaders who protested, asking the paper's editor to print a correction. The editor refused, saying the report was based on verified sources. In his letter to Lord Janner, the editor asked him not to fall into the trap of Ariel Sharon, by condemning everyone who disagrees with him as an anti-Semite, even though Janner's letter contained no such accusation.

As an example of Mackay's self righteousness, the paper's editor cited articles Mackay had written condemning anti-Semitism. He failed to mention, for some reason, that some of his best friends are Jews. The simplest way to answer the editor of the Sunday Herald is for the State of Israel to sue the paper for libel, which the Foreign Ministry is now considering.

But the problem is that the article in the Scottish newspaper is only one extreme example of the wild and hysterical attacks on Israel, and not only because of the occupation and the settlements. In such attacks, Israel is portrayed virulently, as a monstrous country capable not only of harming Palestinians, but of not preventing mass murder in New York if it serves its base interests.

Anyone who knows Israel even a little knows that of course the country is nothing how it is reported in some important newspapers, and that such lies contravene every rule of journalism. The reports in these papers ignore the complexities of its society and present Israel as a caricature - the same as appears in the Arab press, where every Israeli is a monster stomping on an unfortunate Arab.

Things reached the point where, during a conference on anti-Semitism organized by Minister Natan Sharansky two weeks ago, a Jewish delegate from Sweden expressed satisfaction over the incident in which the Israeli ambassador in Sweden damaged an exhibit he interpreted as praising the woman suicide bomber of Haifa's Maxim restaurant. He was pleased, he said, because through it many Swedes heard for the first time about terror against Israeli civilians.

Is there anti-Semitism in all of this? Anti-Semitism certainly aids writing villainously against Israel, but it doesn't explain everything. Something more serious may be afoot. Traditional anti-Semitism did not accept Jews in Christian society, but it usually did not negate their right, at least in principle, to separate existence. Before Kristallnacht - the night of broken glass in Germany - even the Nazis preached "Jews to Palestine."

The anti-Semitic tone of newspapers like the Sunday Herald negates the Jewish right to separate existence by delegitimizing the State of Israel, which is described - also with the assistance of Israeli academics - as a Nazi apartheid state. 

The logical conclusion of the Sunday Herald's libelous article is that a democratic country that knows about a plan to commit mass murder in New York and does nothing to prevent it has no right at all to exist. This is worse than anti-Semitism. 

This is negating the right of the Jewish people to self-determination. When such views are accompanied by a rise in anti-Semitism, it takes us back as Jews to dark days.


  


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