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Sat Feb 11 05:42:04 PST 2006


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Editato da obaz
Lomellina: spianare, costruire, inquinare

La Lomellina è un territorio pianeggiante posto a sud ovest di Milano, in provincia di Pavia. Una terra fertile fatta di paesini, cittadine (Mortara, capoluogo coi suoi 15 mila abitanti e Vigevano, 60 mila abitanti nel cuore del parco del Ticino, già periferia della metropoli), e sterminate campagne coltivate prevalentemente a risaia. La risaia, un tempo fonte di lavoro per migliaia di braccianti; luogo di lotte politiche e di fatiche epocali, è oggi l’amplesso tra l’agricoltura meccanizzata e l’arricchimento chimico necessario in monocolture intensive che permangono da decenni. L’agricoltura stessa è fonte di lavoro per pochi addetti alle manovre di grandi macchinari e al dispendio di forti quantità di inquinanti come i diserbanti chimici che, forniti come allegati naturali (si fa per dire...) ai concimi, concedono alle multinazionali del settore enormi fonti di guadagno. Gli oneri negativi spettano invece agli ospedali della zona, che registrano un numero molto superiore alla media di casi di calcinoma alla vescica e patologie complementari.
Un articolo pubblicato dal settimanale Informatore Lomellino lo scorso primo febbraio a firma della giornalista Daniela Arlenghi traccia un resoconto dell’impatto delle attività umane sull’ambiente in Lomellina. Il punto della situazione è fornito da Gianfranco Bernardinello, segretario del circolo Legambiente “Il Colibrì” e presidente dell’associazione Naturalmente Lomellina. Si viene così a sapere (ma non è una novità) che nel solo 2005 è cresciuto, e di molto, il numero di attività pericolose in un ambiente già storicamente martoriato sul piano ecologico.
Il raddoppio del termodistruttore di Parona è il primo caso emblematico: costruito per incenerire l’immondizia di mezza provincia, con una tecnologia “Foster Wheeler” già scartata tempo addietro dagli Stati Uniti perchè considerata poco sicura e potenzialmente molto inquinante, è stato raddoppiato. La nuova caldaia affiancata alla prima consente di incenerire il doppio dei rifiuti (da 200 mila tonnellate annue a quasi 400 mila) producendo elettricità che l’Enel paga a caro prezzo alla società che gestisce l’impianto, Lomellina Energia, perchè il metodo di produzione è considerato “ecologico” e quindi incentivato a livello statale. Anche se non esistono dati certi perchè non ci sono enti pubblici nè privati ad occuparsi del monitoraggio di aria e salute, non è affatto azzardato presupporre un’incidenza dei tumori in tutta la zona provocati dalle forti emissioni di NO2 che rendono di fatto la Lomellina uno dei posti più inquinati del pianeta. Ad esempio, è confermato da fonti popolari un numero rilevante di casi di neurinoma al nervo acustico, patologia che in condizioni normali ha un’incidenza di un caso ogni 300 mila persone e di cui ne sono stati registrati almeno una decina di casi in pochi mesi nel raggio di 10 km dall’impianto. A palesare l’esclusiva ragione di lucro sulla gestione dei rifiuti, a fronte dell’irreale esigenza di raddoppio dell’impianto – per gran parte alimentato con combustibile secco di importazione inquanto soggetto alle regole del libero mercato - è una ridicola gestione del riciclaggio: se infatti il rifiuto viene erroneamente considerato un combustibile “rinnovabile”, dove la tecnologia ha apportato reali possibilità di riciclaggio si resta indietro continuando una raccolta indifferenziata soprattutto per quanto riguarda la suddivisione secco/umido. In pratica è vero che i rifiuti organici e alimentari potrebbero essere separati all’origine e riutilizzati per la produzione di concime; se non che essi “fanno peso”, ed è meglio per gli industriali del rifiuto bruciare tutto, il più possibile anche facendo più fatica (avete mai provato a bruciare legna umida?) perchè per ogni chilo di rifiuto entrano nelle loro tasche circa novanta centesimi di euro.
Il business del rifiuto, accolto a braccia aperte dall’allora sindaco di Parona Silvano Colli (democristiano di antica guardia), già crociato della cementificazione avendo concesso fior di autorizzazioni edilizie prima ad un mega centro commerciale e poi ad una pericolosissima quanto mastodontica industria di vernici, ha alimentato in Lomellina un altro mercato: quello del “rifiuto del rifiuto”. Infatti i residui della combustione – quelli che restano al suolo senza disperdersi nell’atmosfera - sono le ceneri: un rifiuto considerato speciale perchè contenente, oltre a numerosi composti chimici, metalli pesanti e altre sostanze pericolose soprattutto per le falde acquifere di superficie. E dove stoccare dunque queste ceneri se non nel bel mezzo delle colture risicole su di un terreno giudicato fortemente permeabile? Sembrerebbe una barzelletta se non ci fossero di mezzo le vite di migliaia di cittadini che, perlopiù ignari e pronti a delegare tutto, anche scelte fondamentali, ai politici, continuano ancora oggi a vivere e lavorare in Lomellina (e a votare Forza Italia, Lega Nord o AN) senza accorgersi dei rischi che stanno correndo. E’ successo: ad Albonese, per esempio. Dove un comitato di cittadini e le denunce di pochi giornalisti combattivi quanto isolati non sono riuscite ad impedire la realizzazione di una discarica di “inerti” che per circa tre anni ha continuato a stoccare novanta tonnellate al giorno di “rifiuti dei rifiuti” su un terreno perfettamente circondato – se si esclude la strada per arrivarci – da risaia. E non ci è voluto molto a capire che il cellophan nero non è una barriera affidabile, e che il velodromo (!) promesso dalla ditta costruttrice – e mai costruito – altro non era che una tangente. Oggi sindaco e amministrazione che hanno firmato le concessioni sono tutti indagati, dopo che Albonese è rimasta senz’acqua potabile (guarda il caso...) ed è stato il parroco a pagare da bere a tutti;  ma intanto dove prima c’erano i campi, proprio vicino a un canale dove i ragazzini vanno a pesca, c’è un capannone di cemento e una montagna di schifezze che nessuno vuole e che inquinano le falde acquifere che scorrono verso Mortara.
Sorte diversa è toccata invece ad altri comuni, come Semiana (90 abitanti di cui 88 anziani) che già alle prime ipotesi di discarica ha visto nascere un’associazione di gente agguerrita e pronta a tutto pur di non concedere la propria tranquillità e la propria salute ad un manipolo di becchini del rifiuto.
Intanto gli acquedotti pescano nella terza falda, la più profonda, perchè quelle superficiali sono già inquinate irrimediabilmente dall’agricoltura intensiva. L’erogazione stessa di acqua potabile ha continuato ad essere possibile solo grazie all’innalzamento progressivo delle soglie minime di inquinanti consentite dalla legge, e non sono casi isolati gli episodi di chiusura di intere reti idriche come quella di due anni fa a Valle Lomellina dove erano stati rilevati picchi fuorilegge di bentazone.
Quelle che erano in antichità terre di bosco e di palude sono oggi spianate al laser dai trattori, riempite di composti chimici o asfaltate ed edificate a cemento, con ciminiere che svettano per decine di metri. I paesini sono spopolati perchè la campagna non offre lavoro: l’Italia contadina qui è un ricordo morto e sepolto, e le case e le cascine crollano una dopo l’altra portandosi dietro la storia di questa Terra mentre tra i giovani molti scappano in città e chi resta si fa di coca, di eroina, o di alcool, e nel complesso conduce una vita che i mass media ufficiali chiamano ancora progresso o civiltà senza sondare la realtà oggettiva, che è davvero inquietante.
Presto saranno scavati pozzi per l’estrazione del gas naturale in un altro paese rimasto vivo per la presenza di qualche industria: Robbio. Intanto i politici di turno si battono per cause nobili e vantaggiose per i residenti come l’autostrada Mortara Broni – un’opera indubbiamente essenziale visto che la Lomellina è servita attualmente “solo” da due caselli autostradali; e come politiche ambientali provano a costruire piste ciclabili allargando viali alberati. Sì, ma alla loro maniera: tagliando gli alberi! Come è successo proprio a Mortara con la giunta di destra guidata dal sindaco Giorgio Spadini; e purtroppo neanche stavolta si tratta di una barzelletta...

Indymedia Lomellina
indylom at libero.it

link utili:

http://www.comune.mortara.pv.it/
http://www.lomellina.it/lomellinambiente/index.html
http://www.lomellina.it/lomellinambiente/page51.html
http://www.comune.parona.pv.it/
http://www.cogeme.net/bin/index.php?id=863
http://www.arpalombardia.it/new/live/provinciali/pavia/rete.html
http://www.intelligenza.it/amicidellanaturaedellapersona/inceneritore_di_Robbins.html

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Lomellina: spianare, costruire, inquinare

La Lomellina è un territorio pianeggiante posto a sud ovest di Milano, in provincia di Pavia. Una terra fertile fatta di paesini, cittadine (Mortara, capoluogo coi suoi 15 mila abitanti e Vigevano, 60 mila abitanti nel cuore del parco del Ticino, già periferia della metropoli), e sterminate campagne coltivate prevalentemente a risaia. La risaia, un tempo fonte di lavoro per migliaia di braccianti; luogo di lotte politiche e di fatiche epocali, è oggi l’amplesso tra l’agricoltura meccanizzata e l’arricchimento chimico necessario in monocolture intensive che permangono da decenni. L’agricoltura stessa è fonte di lavoro per pochi addetti alle manovre di grandi macchinari e al dispendio di forti quantità di inquinanti come i diserbanti chimici che, forniti come allegati naturali (si fa per dire...) ai concimi, concedono alle multinazionali del settore enormi fonti di guadagno. Gli oneri negativi spettano invece agli ospedali della zona, che registrano un numero molto superiore alla media di casi di calcinoma alla vescica e patologie complementari.
Un articolo pubblicato dal settimanale Informatore Lomellino lo scorso primo febbraio a firma della giornalista Daniela Arlenghi traccia un resoconto dell’impatto delle attività umane sull’ambiente in Lomellina. Il punto della situazione è fornito da Gianfranco Bernardinello, segretario del circolo Legambiente “Il Colibrì” e presidente dell’associazione Naturalmente Lomellina. Si viene così a sapere (ma non è una novità) che nel solo 2005 è cresciuto, e di molto, il numero di attività pericolose in un ambiente già storicamente martoriato sul piano ecologico.
Il raddoppio del termodistruttore di Parona è il primo caso emblematico: costruito per incenerire l’immondizia di mezza provincia, con una tecnologia <a href="http://www.intelligenza.it/amicidellanaturaedellapersona/inceneritore_di_Robbins.html">
“Foster Wheeler”</a> già scartata tempo addietro dagli Stati Uniti perchè considerata poco sicura e potenzialmente molto inquinante, è stato raddoppiato. La nuova caldaia affiancata alla prima consente di incenerire il doppio dei rifiuti (da 200 mila tonnellate annue a quasi 400 mila) producendo elettricità che l’Enel paga a caro prezzo alla società che gestisce l’impianto, Lomellina Energia, perchè il metodo di produzione è considerato “ecologico” e quindi incentivato a livello statale. Anche se non esistono dati certi perchè non ci sono enti pubblici nè privati ad occuparsi del monitoraggio di aria e salute, non è affatto azzardato presupporre un’incidenza dei tumori in tutta la zona provocati dalle forti emissioni di NO2 che rendono di fatto la Lomellina uno dei posti più inquinati del pianeta. Ad esempio, è confermato da fonti popolari un numero rilevante di casi di neurinoma al nervo acustico, patologia che in condizioni normali ha un’incidenza di un caso ogni 300 mila persone e di cui ne sono stati registrati almeno una decina di casi in pochi mesi nel raggio di 10 km dall’impianto. A palesare l’esclusiva ragione di lucro sulla gestione dei rifiuti, a fronte dell’irreale esigenza di raddoppio dell’impianto – per gran parte alimentato con combustibile secco di importazione inquanto soggetto alle regole del libero mercato - è una ridicola gestione del riciclaggio: se infatti il rifiuto viene erroneamente considerato un combustibile “rinnovabile”, dove la tecnologia ha apportato reali possibilità di riciclaggio si resta indietro continuando una raccolta indifferenziata soprattutto per quanto riguarda la suddivisione secco/umido. In pratica è vero che i rifiuti organici e alimentari potrebbero essere separati all’origine e riutilizzati per la produzione di concime; se non che essi “fanno peso”, ed è meglio per gli industriali del rifiuto bruciare tutto, il più possibile anche facendo più fatica (avete mai provato a bruciare legna umida?) perchè per ogni chilo di rifiuto entrano nelle loro tasche circa novanta centesimi di euro.
Il business del rifiuto, accolto a braccia aperte dall’allora sindaco di Parona Silvano Colli (democristiano di antica guardia), già crociato della cementificazione avendo concesso fior di autorizzazioni edilizie prima ad un mega centro commerciale e poi ad una pericolosissima quanto mastodontica industria di vernici, ha alimentato in Lomellina un altro mercato: quello del “rifiuto del rifiuto”. Infatti i residui della combustione – quelli che restano al suolo senza disperdersi nell’atmosfera - sono le ceneri: un rifiuto considerato speciale perchè contenente, oltre a numerosi composti chimici, metalli pesanti e altre sostanze pericolose soprattutto per le falde acquifere di superficie. E dove stoccare dunque queste ceneri se non nel bel mezzo delle colture risicole su di un terreno giudicato fortemente permeabile? Sembrerebbe una barzelletta se non ci fossero di mezzo le vite di migliaia di cittadini che, perlopiù ignari e pronti a delegare tutto, anche scelte fondamentali, ai politici, continuano ancora oggi a vivere e lavorare in Lomellina (e a votare Forza Italia, Lega Nord o AN) senza accorgersi dei rischi che stanno correndo. E’ successo: ad Albonese, per esempio. Dove un comitato di cittadini e le denunce di pochi giornalisti combattivi quanto isolati non sono riuscite ad impedire la realizzazione di una discarica di “inerti” che per circa tre anni ha continuato a stoccare novanta tonnellate al giorno di “rifiuti dei rifiuti” su un terreno perfettamente circondato – se si esclude la strada per arrivarci – da risaia. E non ci è voluto molto a capire che il cellophan nero non è una barriera affidabile, e che il velodromo (!) promesso dalla ditta costruttrice – e mai costruito – altro non era che una tangente. Oggi sindaco e amministrazione che hanno firmato le concessioni sono tutti indagati, dopo che Albonese è rimasta senz’acqua potabile (guarda il caso...) ed è stato il parroco a pagare da bere a tutti;  ma intanto dove prima c’erano i campi, proprio vicino a un canale dove i ragazzini vanno a pesca, c’è un capannone di cemento e una montagna di schifezze che nessuno vuole e che inquinano le falde acquifere che scorrono verso Mortara.
Sorte diversa è toccata invece ad altri comuni, come Semiana (90 abitanti di cui 88 anziani) che già alle prime ipotesi di discarica ha visto nascere un’associazione di gente agguerrita e pronta a tutto pur di non concedere la propria tranquillità e la propria salute ad un manipolo di becchini del rifiuto.
Intanto gli acquedotti pescano nella terza falda, la più profonda, perchè quelle superficiali sono già inquinate irrimediabilmente dall’agricoltura intensiva. L’erogazione stessa di acqua potabile ha continuato ad essere possibile solo grazie all’innalzamento progressivo delle soglie minime di inquinanti consentite dalla legge, e non sono casi isolati gli episodi di chiusura di intere reti idriche come quella di due anni fa a Valle Lomellina dove erano stati rilevati picchi fuorilegge di bentazone.
Quelle che erano in antichità terre di bosco e di palude sono oggi spianate al laser dai trattori, riempite di composti chimici o asfaltate ed edificate a cemento, con ciminiere che svettano per decine di metri. I paesini sono spopolati perchè la campagna non offre lavoro: l’Italia contadina qui è un ricordo morto e sepolto, e le case e le cascine crollano una dopo l’altra portandosi dietro la storia di questa Terra mentre tra i giovani molti scappano in città e chi resta si fa di coca, di eroina, o di alcool, e nel complesso conduce una vita che i mass media ufficiali chiamano ancora progresso o civiltà senza sondare la realtà oggettiva, che è davvero inquietante.
Presto saranno scavati pozzi per l’estrazione del gas naturale in un altro paese rimasto vivo per la presenza di qualche industria: Robbio. Intanto i politici di turno si battono per cause nobili e vantaggiose per i residenti come l’autostrada Mortara Broni – un’opera indubbiamente essenziale visto che la Lomellina è servita attualmente “solo” da due caselli autostradali; e come politiche ambientali provano a costruire piste ciclabili allargando viali alberati. Sì, ma alla loro maniera: tagliando gli alberi! Come è successo proprio a Mortara con la giunta di destra guidata dal sindaco Giorgio Spadini; e purtroppo neanche stavolta si tratta di una barzelletta...

Indymedia Lomellina
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http://www.comune.mortara.pv.it/
http://www.lomellina.it/lomellinambiente/index.html
http://www.lomellina.it/lomellinambiente/page51.html
http://www.comune.parona.pv.it/
http://www.cogeme.net/bin/index.php?id=863
http://www.arpalombardia.it/new/live/provinciali/pavia/rete.html
http://www.intelligenza.it/amicidellanaturaedellapersona/inceneritore_di_Robbins.html



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