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Fri Feb 24 08:27:30 PST 2006


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Editato da layla
Jeffrey Blankfort è un giornalista americano di sinistra. 
Produce trasmissioni per varie radio, KPOO di San Francisco, KZYX di Mendocino, KPFT-Pacifica a Houston. 
Ebreo, subisce attacchi senza precedenti dagli ebrei, e anche dalla sinistra americana che gravita attorno a Noam Chomsky, perché osa rompere un tabù: denuncia il potere della lobby ebraica negli Stati Uniti. 
Qui di seguito parti dell'intervista che a Blankfort ha fatto Silvia Cattori, e che è pubblicata da Reseau Voltaire. 
Dove spiega e rivela molti dei modus operandi occulti della lobby. 



Domanda: «Washington e Tel Aviv intensificano le minacce all'Iran. Secondo lei Israele ha un interesse preciso a indebolire o distruggere i Paesi arabi vicini? E in qual misura riesce a orientare in questo senso la politica degli USA?» 
Blankfort: «la mia posizione, che del resto ho esposto in articoli, è la seguente: la guerra in Iraq non è stata una guerra per il petrolio, bensì una guerra a profitto di Israele, concepita a questo scopo dai neo-conservatori e dalla lobby pro-israeliana in USA. Essa mira a porre Israele in posizione dominante in Medio Oriente, nel quadro di un piano che mira a consolidare il controllo globale USA. Tutto il progetto è scritto nero su bianco nel documento al titolo 'Project for a new american cenytury' del PNAC [una delle lobby neocon]. Inoltre un certo numero di personalità sia politiche sia militari ha detto chiaramente che si trattava di una guerra condotta al servizio di Israele…». 
«Nonostante ciò, il movimento pacifista americano si rifiuta ostinatamente di parlare di questo. In queste stesse ore, la sola componente della società USA che sta premendo sulla Casa Bianca perché scateni il confronto militare con l'Iran, è l'establishment sionista - o la lobby. Parlo di organizzazioni come l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e altre organizzazioni ebraiche. La sinistra e il movimento pacifista sono così accecati dall'imputazione di tutti i mali all'imperialismo americano, e dal panico di provocare un preteso 'antisemitismo', che non sollevano l'argomento della responsabilità di Israele in tutto ciò. E così la lobby, non avendo pagato alcun prezzo per aver gettato gli USA nella guerra contro l'Iraq, si prepara a fare lo stesso con l'Iran. Anche per una lobby è un comportamento senza precedenti, assolutamente unico». 



Domanda: «dunque per lei gli USA agirebbero in funzione degli interessi di Israele. Chomsky sostiene la tesi contraria: sono gli USA che utilizzano Israele come 'poliziotto di servizio' in Medio Oriente». 
Blankfort: «Chomsky tende a gettare tutte le colpe sul governo, occultando accuratamente il ruolo del Congresso. Chomsky e i suoi amici agitano, direttamente o no, lo spettro dell'antisemitismo, e il risultato è che ciò blocca la denuncia essenziale. Bisogna sapere che Chomsky è stato sionista in gioventù, ha vissuto in Israele, pensa di viverci per sempre. E ha riconosciuto in un vecchio scritto del 1974 che questo fatto influenza le sue prese di posizione […]. Per anni non ha detto una parola su Israele. E' stato un amico comune, Israel Shahak, a convincere Chomsky a esprimersi pubblicamente sulla sorte che Israele riserva ai palestinesi. Nel suo libro, 'The Fateful Triangle', Chomsky comincia di fatto con una difesa di Israele: nel senso che accusa principalmente gli Stati Uniti di consentire le esazioni israeliane contro i palestinesi. Una scusa che può essere usata per Pinochet in Cile, per qualunque altro dittatore sostenuto dagli USA, per scusarli delle loro atrocità. Io, a questo, non ci sto […]». 



Domanda: «e anche sull'Iran oggi nel mirino, Chomsky minimizzerebbe il ruolo della lobby che agisce in USA nell'interesse di Israele?». 
Blankfort: «anche sull'Iran Chomsky e gli altri [della sinistra pacifista] non vogliono vedere la campagna che la lobby sta conducendo per trascinarci in una guerra nuova, una guerra che sarà più catastrofica del disastro in Iraq…». 
«C'è in USA una coalizione di dodici organizzazioni femminili ebraiche, che si chiama 'One Voice for Israel', che si è formata nel 2002, per rispondere alla pubblicità negativa seguita alla distruzione di Jenin. Ogni anno, nel corso di un raduno chiamato 'Take-5', questa coalizione fa sì che un milione di donne ebree chiamino al telefono la Casa Bianca allo stesso momento, e il giorno seguente il Congresso. Riescono a far saltare i centralini del Campidoglio. E' uno dei modi con cui la lobby mostra la sua potenza… Il 22 febbraio hanno deciso di telefonare a Bush per comunicargli la loro opinione su quello che lui dovrebbe fare verso l'Iran. Operazioni di questo genere sono continue, ma per il movimento pacifista questo non ha importanza. Anche Chomsky mi ha scritto che questa questione non lo interessa» […]. 



Domanda:«e l'AIPAC?». 
Blankfort: «l'AIPAC è qualcosa di molto speciale. Benchè sia una lobby dichiarata e registrata in favore di Israele, non è tenuta a registrarsi in quanto lobby straniera. Un caso assolutamente unico in USA. Ad ogni audizione del Congresso che implichi le questioni del Medio Oriente vedrete che vi partecipano dei funzionari dell'AIPAC. Nessuna altra lobby - e specialmente straniera -ha lo stesso privilegio. E' la lobby che scrive le leggi che il Congresso poi adotterà. 
Così per esempio il recente decreto 'Syrian Acountability and Lebanese Sovereignty Restoration Act' (Legge sulla responsabilità della Siria e la sovranità del Libano), approvata due anni fa, e che ha condotto alla situazione attuale il Libano e la Siria, è stata redatta dall'AIPAC, che se ne è anche vantata. Lo dice nel suo sito web. Solo la sinistra finge di non accorgersene. L'AIPAC fornisce anche degli stagisti - giovani studenti ebrei, brillanti - che lavorano negli uffici dei parlamentari. I funzionari AIPAC chiedono di essere ricevuti da un membro del Congresso, e gli dicono: 'abbiamo questo giovanotto che vorrebbe effettuare uno stage a Capitol Hill, ve lo offriamo per un anno, può darvi una mano nei vostri uffici…'. Quanti membri credete che abbiano il coraggio di rifiutare? L'AIPAC ha anche una speciale 'fondazione' che organizza viaggi gratuiti in Israele per i membri del Congresso. L'anno scorso più di cento membri del Congresso sono andati in Israele così, spese pagate. Oggi infuria una polemica sui viaggi gratuiti dei parlamentari pagati da varie lobby, ma l'AIPAC ne è tenuta accuratamente fuori. 
Se si prenderanno delle misure dure per disciplinare questa forma di corruzione, vedrete, il Congresso farà un'eccezione per Israele. Noi americani abbiamo un Paese vicino, al Sud, che si chiama Messico. Molto più importante per gli USA, per la nostra economia, anche perchè abbiamo più cittadini d'origine messicana che ebrei… e tuttavia, non ci sono delegazioni di senatori americani che visitano continuamente il Messico, né il Congresso insiste sull'importanza fondamentale del Messico per gli Stati Uniti come si fa per Israele». 



Domanda: «e perché?». 
Blankfort: «le cause sono due, e molto semplici: il denaro e l'intimidazione. Il Partito democratico si affida da sempre a ricchi sponsor ebrei per ottenere i contributi finanziari che riceve. Non è l'AIPAC a dare direttamente il denaro [ciò che è proibito a una lobby]: l'AIPAC coordina i versamenti, e dice agli sponsor a chi bisogna dare. Mettiamo che un donatore ebreo voglia aiutare la causa di Israele; è l'AIPAC che gli dice dove e a chi versare il denaro. E' così che oggi in USA abbiamo una quarantina di Comitati d'Azione Politica (PAC) la cui sola ragion d'essere è convogliare il denaro ai candidati alle elezioni americane, a tutti i livelli, che sostengono Israele. Qui in California abbiamo un 'Comitato dei Californiani del nord per il buon Governo'. A Saint Louis, nel Missouri, un 'Saint Lousisians for Good government', e poi un 'Hudson Valley Political Action Committee', eccetera. In base alla ragione sociale di questi Comitati (PAC), 'good government', non si capisce affatto qual è il loro scopo; al contrario di tutte le altre lobby, che dichiarano apertamente le loro finalità. Non si chiamano, come dovrebbero, 'Comitato degli ebrei partigiani per Israele', che sarebbe più chiaro»… 
«Ma c'è qualcosa di ancora più grave per i democratici e per una parte dei repubblicani: il denaro che ricevono da personalità ebree sioniste. Nel 2002 Haim Saban, un miliardario israeliano d'origine egiziana, ha donato 12,3 milioni di dollari al Partito Democratico. Quasi quanto la lobby dei fabbricanti d'armi, insieme, hanno donato ad entrambi i partiti. E' lo stesso Saban che ha creato, in seno alla Brookings Institution [una fondazione liberal, ndr.] l'Istituto Savam per gli affari israeliani. E anche uno dei grandi finanziatori dell'AIPAC e sponsorizza dei raduni a Washington, nel corso dei quali l'AIPAC forma gli studenti alla propaganda israeliana. Oggi i campus universitari sono la zona d'operazione principale per i movimenti lobbistici pro-Israele…I lobbisti contano così di influenzare la nuova generazione dei leader futuri». 



Domanda: «per aiutare i palestinesi ad ottenere giustizia, dunque, bisognerebbe che chi li sostiene dicesse questa verità, che viene invece soffocata». 
Blankfort: « […] Una delle ragioni è che il movimento di solidarietà coi palestinesi è influenzato da gruppi marxisti, che vivono sempre in ritardo: vivono in un'altra epoca, in un passato in cui le lobby non avevano un ruolo. I militanti spesso mi dicono che parlare della lobby ebraica 'non è marxista', o che 'non è socialista'. Del resto ad occupare posizioni di dirigenti nel movimento pro-Palestina sono un gran numero di anti-sionisti ebrei: i quali dicono che denunciare la lobby è provocare l'antisemitismo. Sono quelli che chiamo 'ebrei eccezionalisti', che rigettano ogni critica agli atti compiuti collettivamente da ebrei, come quello di fare lobby per Israele - il che non li rende distinguibili dai sionisti patentati». […] 
«Dal 1988 al 1995 ho pubblicato una rivista, 'Middle East Labor Bulletin', a cui Chomsky si era abbonato. Vi tenevo una rubrica speciale sulle azioni della lobby ebraica al Congresso: vi rivelavo i nomi dei membri del Congresso che stavano con la lobby, e pubblicavo le fonti, per lo più prese dalla stampa ebraica. Ogni lettore dunque disponeva delle prove sufficienti sul controllo del Congresso USA da parte della lobby israeliana. Chomsky non può far finta di non sapere. Temo che le sue paure sull'avvenire degli ebrei sono così incombenti al suo spirito, che si comporta come un bambino che rifiuta di ammettere la verità. Pietoso. Appartiene alla categoria che in USA chiamiamo i 'gatekeeper', i guardiani della soglia. Chomsky lo è su un altro fatto fondamentale: gli eventi dell'11 settembre. Egli rifiuta le molte domande sollevate attorno alla versione ufficiale di Bush. Chomsky sostiene che non c'è alcuna vera ragione per mettere in dubbio la versione di Bush». […] 



Domanda: «quanti altri, però, sostengono la sua tesi in USA?». 
Blankfort: «appartengo a una minoranza, ma ho una lunga lista di corrispondenti, e parlo di questo tema in due radio. I sionisti hanno cercato di farmi tacere, ma non ci sono riusciti. Uno dei loro metodi d'intimidazione consiste nell'usare le diverse organizzazioni ebraiche. Ciascuna ha un compito particolare. La più importante è forse l'Anti-Defamation League (ADL), la cui missione è diffamare, intimidire e spiare le persone che criticano Israele. Siccome sono fra gli spiati, so quello che dico… Un loro agente aveva infiltrato la nostra organizzazione, la Commissione del Lavoro per il Medio Oriente, di cui sono stato uno dei fondatori nel 1987. Poi abbiamo appreso che stavano spiando centinaia di associazioni di tutto lo spettro politico, e migliaia di individui. 
Per essere precisi: 600 associazioni e non meno di 12mila privati! Sono riuscito a mettere le mani sul dossier che stavano montando contro di me, ho constatato che mi spiavano illegalmente, e perciò li ho querelati. Sono andato in tribunale con due altri militanti. Dopo dieci anni, i tizi dell'ADL hanno accettato una transazione amichevole […]. Il tizio che mi spiava per conto dell'ADL lavorava anche per i servizi segreti sudafricani, per colpire il movimento anti-apartheid in USA. Di fatto la lobby israeliana e il Sudafrica erano nella stessa pagina dell'elenco telefonico. Alleati strettissimi. Su tutti i piani: sociali, culturali e militari […] Vorrei dire che gli ostacoli che incontra un vero movimento pacifista in USA è che un leale movimento è bloccato da una parte dai sionisti di destra, e dall'altra dal rifiuto, da parte dei vari Chomsky, di parlare apertamente del ruolo che la lobby sionista ha negli USA. Nel 1988, all'epoca dei primi mesi della prima Intifada, il movimento rifiutò di sostenere che Israele ponesse fine all'occupazione dei Territori. Allora un indiano d'America, capo degli indigeni americani, mi disse che il primo problema del movimento della sinistra USA era questo: troppo ebrei progressisti nel movimento. E' vero. Non cito il nome di questo indiano, perché sarebbe immediatamente accusato di antisemitismo…». 



«Io stesso sono accusato continuamente di essere un ebreo che odia se stesso, un antisemita…Me ne infischio, perché l'accusa di antisemitismo è il primo rifugio dei mascalzoni. Il patriottismo, si dice, è l'ultimo rifugio dei mascalzoni, ma l'antisemitismo è il primo. In questo Paese, lo si è usato per obbligare al silenzio una quantità di persone oneste. Per questo sono contro tutte le organizzazioni specificamente ebraiche che si proclamano all'avanguardia nella lotta per la Palestina. Sono tanti ebrei antisionisti, o che si credono tali, a dire: 'noi, in quanto ebrei antisionisti, noi dobbiamo prendere la leadership, perchè gli altri vedano che non tutti gli ebrei stanno con Israele'. Sono contro, perché, siccome tutti i contribuenti americani pagano le imposte, tutti loro sostengono Israele! E' un problema al cento per cento americano. Quando gli ebrei progressisti vogliono assolutamente essere i leader, quando dicono che gli ebrei fanno questo, che fanno quello… di fatto, che cosa stanno dicendo ai non-ebrei? Dicono: 'noi sì, noi possiamo permetterci di fare questo, perché noi siamo ebrei'. E' un gioco così vecchio. Così, quando io, Jeff Blankfort, parlo, non mi esprimo in quanto ebreo, ma in quanto essere umano. Quando nel 1970 sono andato per la prima volta in Medio Oriente, non ho detto alla gente che ero ebreo. Non è l'ebreo Blankfort ad essere andato là, è il giornalista Blankfort. 
Che c'entra il fatto di essere ebrei o no con il fatto di denunciare ciò che gli israeliani fanno subire ai palestinesi? In realtà, gli ebrei dovrebbero essere molto prudenti in quanto ai ruoli dirigenti. Non sono posti che spettano agli ebrei che si identificano come ebrei. E le persone più citate a sinistra, quelle che più si esprimono sulla questione palestinese negli USA, sono tutti ebrei, in fondo, che vogliono proteggere Israele…. Chomsky, beninteso, è il più in vista fra questi. […] 
Ritorcono la responsabilità principale sugli Stati Uniti e, così facendo, proteggono Israele da ogni forma di ritorsione, di sanzione, di disinvestimento». 



Domanda: «anche Hugo Chavez, presidente del Venezuela, è stato accusato di 'antisemitismo' da Libération e da Le Monde… non sarà che questa etichetta criminalizzante diventa vacua, a forza di manipolarla per fini politici?». 
Blankfort: «lo si dice a volte in privato, ma mai pubblicamente. Anzi. Le cose erano più aperte e libere qualche anno fa, sulle radio molto ascoltate si potevano dire più cose di quanto sia possibile oggi. Nel 1982 ho fatto un'intervista a un soldato israeliano che si rifiutava di andare in Libano, e questo nel più grande talk-show di San Francisco. Ha detto la verità sul Libano, ha detto che non erano i palestinesi a bombardare quel Paese. Nella seconda ora della trasmissione, che era diffusa in tutti gli Stati Uniti, un ascoltatore, con forte accento straniero, ha chiamato la stazione. E ha domandato: 'chi è il responsabile che lascia parlare questo comunista in diretta?' Il conduttore ha risposto di essere lui […] Subito dopo, questo conduttore, che era tra i più popolari alla radio di San Francisco, è stato sostituito da un sionista sfegatato, che è ancora al suo posto. In onda nelle principali stazioni radio trovate fra i decisori principali o i proprietari, dei sionisti.Il presidente della CBS, Leslie Moonves, per esempio, è un bisnipote di Ben Gurion. 
La maggior parte delle persone non possono (o non vogliono) credere, quando parlo dell'influenza sionista sui media. Io leggo la stampa ebraica, ed è piena di informazioni su questo tema: informazioni che non sono pubblicate dagli altri media. […]. Una è particolarmente utile a questo proposito: si tratta di Forward, un settimanale ebraico che equivale al Wall Street Journal, rivolto agli ebrei… E' incredibile che la maggior parte della gente che conosco, che si batte per i palestinesi, non abbia mai letto la stampa ebraica!». 
«In effetti possiamo fare poco o nulla, in USA, per ciò che avviene in Palestina, almeno in modo diretto. Ma ciò che possiamo fare è lottare contro il sostegno di cui gode Israele negli Stati Uniti, denunciare la lobby israeliana e minare le posizioni d'Israele in USA. Solo indebolendo il potere di Israele sopra di noi, americani, possiamo aiutare il popolo palestinese». 

Domanda: «eppure parecchi, dopo l'Iraq, stanno cominciando a capire che i media dicono menzogne». 
Blankfort: «oh sì, tutti lo dicono, i giornali mentono… ma ci sono tante informazioni su internet. Non credo siano più affidabili. Qui nella Baia di San Francisco avevano sette-otto quotidiani; ora ne sono rimasti due e mezzo. E sono diventati dei tabloid scandalistici, per restare a galla, non affondare a causa della TV… La TV in USA è di una qualità più deplorevole di quelle che ci sono in Europa, e gli americani sono più tele-drogati. E sono tossicomani dei gadget elettronici portatili, Walkman, MP3, e il celebre iPod. Ciò non fa presagire niente di buono. 
Inoltre, l'arena politica americana è completamente presidiata, non lascia alcuna opportunità. Abbiamo due partiti, che si somigliano in tutto: le due ali del Partito Unico capitalista. 
Uno compra la gente, ed è il partito democratico; l'altro la manda in guerra, è il partito repubblicano. Possono scontrarsi (meglio: far finta di scontrarsi) sui problemi interni, ma quando si tratta d'Israele, sono uno nelle braccia dell'altro. Esempio: ci sono donne al Congresso che lottano per il diritto all'aborto, la cosa più di sinistra negli Stati Uniti. Ma si uniscono alle donne del Congresso che stanno alla destra più estrema, le più fiere oppositrici dell'aborto, quando si tratta di sostenere Israele! E di questo nemmeno si parla a sinistra! Non si dice mai nulla sui legami fra la lobbye il Congresso… per ora non vedo un futuro brillante». 



Domanda: «ma allora se i media non cambiano, se l'influsso della lobby continua come prima, senza essere denunciato a sinistra, Israele può consentirsi di attaccare l'Iran oggi, e la Siria domani». 
Blankfort: «i neocon e la lobby ebraica hanno trascinato gli USA nella guerra in Iraq. E nonostante questa guerra sia catastrofica, in ogni senso, non hanno dovuto pagare alcun prezzo politico: perché solo qualche pubblicista isolato ha denunciato la loro responsabilità per iscritto. Perciò oggi le stesse forze sono all'opera per spingere gli USA al conflitto con l'Iran. Penso che non succederà, solo per il fatto che gli USA, in Iraq, sono impantanati. Oltretutto se attaccassimo l'Iran, le truppe irachene addestrate dagli USA, che sono sciite e pro-iraniane, tratte da formazioni come lo SCIRI e al-Da'wa (entrambe hanno combattuto contro Saddam a fianco di Teheran) certamente reagirebbero, approfondendo il caos iracheno ancor più di oggi. 
Per questo penso che gli USA non attaccheranno l'Iran, anche se tutti qui sembrano crederlo. 
Ma se lo fanno, sarà la prova definitiva che la lobby sionista esercita un controllo totale sulla politica americana … Bush è debole in questo momento, i repubblicani lo abbandonano, ha perso molti sostenitori al Congresso… E l'AIPAC lo critica perché troppo molle verso l'Iran. […] Circolano voci secondo cui sarà Israele ad attaccare l'Iran, anche se gli USA esitano, perché è un anno elettorale in America, e Israele sa bene - come la lobby israeliana in USA - che qualunque cosa faccia Israele, in un anno elettorale, il Congresso intero lo applaudirà». 
«E il bello è che i giornali e i network radio e TV lo dicono, che mai i membri del Congresso criticheranno Israele in un anno elettorale, ma senza mai spiegare perché…[…] Così, solo l'ebreo Forward ha coperto il caso di spionaggio che coinvolge l'AIPAC [l'incriminazione del funzionario del Pentagono Larry Franklin e di due membri della lobby ebraica per spionaggio a favore di Israele, ndr.] mentre i grandi media ignorano il caso, deliberatamente». 



Domanda: «posto che l'AIPAC è così forte, come mai è stato messo sotto inchiesta?». 
Blankfort: «ci sono elementi nei servizi segreti a Washington che, per le loro ragioni, sono estremamente allarmati dalla israelizzazione della politica estera USA. Sono persone che lavorano o hanno lavorato a Washington, e affrontano la lobby israeliana da parecchio tempo. Sanno cosa trama Israele, cosa trama la lobby ebraica, e vogliono mettere fine a tutto questo. Purtroppo, la sinistra non partecipa a questa lotta». […] 



Post scriptum 
Un solo commento a questa intervista illuminante, da parte di un cattolico. 
Uno dei segni della continua dilezione di Dio verso Israele, è che non la lascia mai senza profeti che gli dicono la verità, che parlano «contro» Israele. Morto Israel Shahak, scopriamo ora Jerry Blankfort. E' un segno di dilezione terribile. 
Verrà il giorno in cui ad Israele sarà detto: hai avuto i tuoi profeti, e non li hai ascoltati. 

Maurizio Blondet 

Copyright © - EFFEDIEFFE 

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Jeffrey Blankfort è un giornalista americano di sinistra. 
Produce trasmissioni per varie radio, KPOO di San Francisco, KZYX di Mendocino, KPFT-Pacifica a Houston. 
Ebreo, subisce attacchi senza precedenti dagli ebrei, e anche dalla sinistra americana che gravita attorno a Noam Chomsky, perché osa rompere un tabù: denuncia il potere della lobby ebraica negli Stati Uniti. 
Qui di seguito parti dell'intervista che a Blankfort ha fatto Silvia Cattori, e che è pubblicata da Reseau Voltaire. 
Dove spiega e rivela molti dei modus operandi occulti della lobby. 



Domanda: «Washington e Tel Aviv intensificano le minacce all'Iran. Secondo lei Israele ha un interesse preciso a indebolire o distruggere i Paesi arabi vicini? E in qual misura riesce a orientare in questo senso la politica degli USA?» 
Blankfort: «la mia posizione, che del resto ho esposto in articoli, è la seguente: la guerra in Iraq non è stata una guerra per il petrolio, bensì una guerra a profitto di Israele, concepita a questo scopo dai neo-conservatori e dalla lobby pro-israeliana in USA. Essa mira a porre Israele in posizione dominante in Medio Oriente, nel quadro di un piano che mira a consolidare il controllo globale USA. Tutto il progetto è scritto nero su bianco nel documento al titolo 'Project for a new american cenytury' del PNAC [una delle lobby neocon]. Inoltre un certo numero di personalità sia politiche sia militari ha detto chiaramente che si trattava di una guerra condotta al servizio di Israele…». 
«Nonostante ciò, il movimento pacifista americano si rifiuta ostinatamente di parlare di questo. In queste stesse ore, la sola componente della società USA che sta premendo sulla Casa Bianca perché scateni il confronto militare con l'Iran, è l'establishment sionista - o la lobby. Parlo di organizzazioni come l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC) e altre organizzazioni ebraiche. La sinistra e il movimento pacifista sono così accecati dall'imputazione di tutti i mali all'imperialismo americano, e dal panico di provocare un preteso 'antisemitismo', che non sollevano l'argomento della responsabilità di Israele in tutto ciò. E così la lobby, non avendo pagato alcun prezzo per aver gettato gli USA nella guerra contro l'Iraq, si prepara a fare lo stesso con l'Iran. Anche per una lobby è un comportamento senza precedenti, assolutamente unico». 



Domanda: «dunque per lei gli USA agirebbero in funzione degli interessi di Israele. Chomsky sostiene la tesi contraria: sono gli USA che utilizzano Israele come 'poliziotto di servizio' in Medio Oriente». 
Blankfort: «Chomsky tende a gettare tutte le colpe sul governo, occultando accuratamente il ruolo del Congresso. Chomsky e i suoi amici agitano, direttamente o no, lo spettro dell'antisemitismo, e il risultato è che ciò blocca la denuncia essenziale. Bisogna sapere che Chomsky è stato sionista in gioventù, ha vissuto in Israele, pensa di viverci per sempre. E ha riconosciuto in un vecchio scritto del 1974 che questo fatto influenza le sue prese di posizione […]. Per anni non ha detto una parola su Israele. E' stato un amico comune, Israel Shahak, a convincere Chomsky a esprimersi pubblicamente sulla sorte che Israele riserva ai palestinesi. Nel suo libro, 'The Fateful Triangle', Chomsky comincia di fatto con una difesa di Israele: nel senso che accusa principalmente gli Stati Uniti di consentire le esazioni israeliane contro i palestinesi. Una scusa che può essere usata per Pinochet in Cile, per qualunque altro dittatore sostenuto dagli USA, per scusarli delle loro atrocità. Io, a questo, non ci sto […]». 



Domanda: «e anche sull'Iran oggi nel mirino, Chomsky minimizzerebbe il ruolo della lobby che agisce in USA nell'interesse di Israele?». 
Blankfort: «anche sull'Iran Chomsky e gli altri [della sinistra pacifista] non vogliono vedere la campagna che la lobby sta conducendo per trascinarci in una guerra nuova, una guerra che sarà più catastrofica del disastro in Iraq…». 
«C'è in USA una coalizione di dodici organizzazioni femminili ebraiche, che si chiama 'One Voice for Israel', che si è formata nel 2002, per rispondere alla pubblicità negativa seguita alla distruzione di Jenin. Ogni anno, nel corso di un raduno chiamato 'Take-5', questa coalizione fa sì che un milione di donne ebree chiamino al telefono la Casa Bianca allo stesso momento, e il giorno seguente il Congresso. Riescono a far saltare i centralini del Campidoglio. E' uno dei modi con cui la lobby mostra la sua potenza… Il 22 febbraio hanno deciso di telefonare a Bush per comunicargli la loro opinione su quello che lui dovrebbe fare verso l'Iran. Operazioni di questo genere sono continue, ma per il movimento pacifista questo non ha importanza. Anche Chomsky mi ha scritto che questa questione non lo interessa» […]. 



Domanda:«e l'AIPAC?». 
Blankfort: «l'AIPAC è qualcosa di molto speciale. Benchè sia una lobby dichiarata e registrata in favore di Israele, non è tenuta a registrarsi in quanto lobby straniera. Un caso assolutamente unico in USA. Ad ogni audizione del Congresso che implichi le questioni del Medio Oriente vedrete che vi partecipano dei funzionari dell'AIPAC. Nessuna altra lobby - e specialmente straniera -ha lo stesso privilegio. E' la lobby che scrive le leggi che il Congresso poi adotterà. 
Così per esempio il recente decreto 'Syrian Acountability and Lebanese Sovereignty Restoration Act' (Legge sulla responsabilità della Siria e la sovranità del Libano), approvata due anni fa, e che ha condotto alla situazione attuale il Libano e la Siria, è stata redatta dall'AIPAC, che se ne è anche vantata. Lo dice nel suo sito web. Solo la sinistra finge di non accorgersene. L'AIPAC fornisce anche degli stagisti - giovani studenti ebrei, brillanti - che lavorano negli uffici dei parlamentari. I funzionari AIPAC chiedono di essere ricevuti da un membro del Congresso, e gli dicono: 'abbiamo questo giovanotto che vorrebbe effettuare uno stage a Capitol Hill, ve lo offriamo per un anno, può darvi una mano nei vostri uffici…'. Quanti membri credete che abbiano il coraggio di rifiutare? L'AIPAC ha anche una speciale 'fondazione' che organizza viaggi gratuiti in Israele per i membri del Congresso. L'anno scorso più di cento membri del Congresso sono andati in Israele così, spese pagate. Oggi infuria una polemica sui viaggi gratuiti dei parlamentari pagati da varie lobby, ma l'AIPAC ne è tenuta accuratamente fuori. 
Se si prenderanno delle misure dure per disciplinare questa forma di corruzione, vedrete, il Congresso farà un'eccezione per Israele. Noi americani abbiamo un Paese vicino, al Sud, che si chiama Messico. Molto più importante per gli USA, per la nostra economia, anche perchè abbiamo più cittadini d'origine messicana che ebrei… e tuttavia, non ci sono delegazioni di senatori americani che visitano continuamente il Messico, né il Congresso insiste sull'importanza fondamentale del Messico per gli Stati Uniti come si fa per Israele». 



Domanda: «e perché?». 
Blankfort: «le cause sono due, e molto semplici: il denaro e l'intimidazione. Il Partito democratico si affida da sempre a ricchi sponsor ebrei per ottenere i contributi finanziari che riceve. Non è l'AIPAC a dare direttamente il denaro [ciò che è proibito a una lobby]: l'AIPAC coordina i versamenti, e dice agli sponsor a chi bisogna dare. Mettiamo che un donatore ebreo voglia aiutare la causa di Israele; è l'AIPAC che gli dice dove e a chi versare il denaro. E' così che oggi in USA abbiamo una quarantina di Comitati d'Azione Politica (PAC) la cui sola ragion d'essere è convogliare il denaro ai candidati alle elezioni americane, a tutti i livelli, che sostengono Israele. Qui in California abbiamo un 'Comitato dei Californiani del nord per il buon Governo'. A Saint Louis, nel Missouri, un 'Saint Lousisians for Good government', e poi un 'Hudson Valley Political Action Committee', eccetera. In base alla ragione sociale di questi Comitati (PAC), 'good government', non si capisce affatto qual è il loro scopo; al contrario di tutte le altre lobby, che dichiarano apertamente le loro finalità. Non si chiamano, come dovrebbero, 'Comitato degli ebrei partigiani per Israele', che sarebbe più chiaro»… 
«Ma c'è qualcosa di ancora più grave per i democratici e per una parte dei repubblicani: il denaro che ricevono da personalità ebree sioniste. Nel 2002 Haim Saban, un miliardario israeliano d'origine egiziana, ha donato 12,3 milioni di dollari al Partito Democratico. Quasi quanto la lobby dei fabbricanti d'armi, insieme, hanno donato ad entrambi i partiti. E' lo stesso Saban che ha creato, in seno alla Brookings Institution [una fondazione liberal, ndr.] l'Istituto Savam per gli affari israeliani. E anche uno dei grandi finanziatori dell'AIPAC e sponsorizza dei raduni a Washington, nel corso dei quali l'AIPAC forma gli studenti alla propaganda israeliana. Oggi i campus universitari sono la zona d'operazione principale per i movimenti lobbistici pro-Israele…I lobbisti contano così di influenzare la nuova generazione dei leader futuri». 



Domanda: «per aiutare i palestinesi ad ottenere giustizia, dunque, bisognerebbe che chi li sostiene dicesse questa verità, che viene invece soffocata». 
Blankfort: « […] Una delle ragioni è che il movimento di solidarietà coi palestinesi è influenzato da gruppi marxisti, che vivono sempre in ritardo: vivono in un'altra epoca, in un passato in cui le lobby non avevano un ruolo. I militanti spesso mi dicono che parlare della lobby ebraica 'non è marxista', o che 'non è socialista'. Del resto ad occupare posizioni di dirigenti nel movimento pro-Palestina sono un gran numero di anti-sionisti ebrei: i quali dicono che denunciare la lobby è provocare l'antisemitismo. Sono quelli che chiamo 'ebrei eccezionalisti', che rigettano ogni critica agli atti compiuti collettivamente da ebrei, come quello di fare lobby per Israele - il che non li rende distinguibili dai sionisti patentati». […] 
«Dal 1988 al 1995 ho pubblicato una rivista, 'Middle East Labor Bulletin', a cui Chomsky si era abbonato. Vi tenevo una rubrica speciale sulle azioni della lobby ebraica al Congresso: vi rivelavo i nomi dei membri del Congresso che stavano con la lobby, e pubblicavo le fonti, per lo più prese dalla stampa ebraica. Ogni lettore dunque disponeva delle prove sufficienti sul controllo del Congresso USA da parte della lobby israeliana. Chomsky non può far finta di non sapere. Temo che le sue paure sull'avvenire degli ebrei sono così incombenti al suo spirito, che si comporta come un bambino che rifiuta di ammettere la verità. Pietoso. Appartiene alla categoria che in USA chiamiamo i 'gatekeeper', i guardiani della soglia. Chomsky lo è su un altro fatto fondamentale: gli eventi dell'11 settembre. Egli rifiuta le molte domande sollevate attorno alla versione ufficiale di Bush. Chomsky sostiene che non c'è alcuna vera ragione per mettere in dubbio la versione di Bush». […] 



Domanda: «quanti altri, però, sostengono la sua tesi in USA?». 
Blankfort: «appartengo a una minoranza, ma ho una lunga lista di corrispondenti, e parlo di questo tema in due radio. I sionisti hanno cercato di farmi tacere, ma non ci sono riusciti. Uno dei loro metodi d'intimidazione consiste nell'usare le diverse organizzazioni ebraiche. Ciascuna ha un compito particolare. La più importante è forse l'Anti-Defamation League (ADL), la cui missione è diffamare, intimidire e spiare le persone che criticano Israele. Siccome sono fra gli spiati, so quello che dico… Un loro agente aveva infiltrato la nostra organizzazione, la Commissione del Lavoro per il Medio Oriente, di cui sono stato uno dei fondatori nel 1987. Poi abbiamo appreso che stavano spiando centinaia di associazioni di tutto lo spettro politico, e migliaia di individui. 
Per essere precisi: 600 associazioni e non meno di 12mila privati! Sono riuscito a mettere le mani sul dossier che stavano montando contro di me, ho constatato che mi spiavano illegalmente, e perciò li ho querelati. Sono andato in tribunale con due altri militanti. Dopo dieci anni, i tizi dell'ADL hanno accettato una transazione amichevole […]. Il tizio che mi spiava per conto dell'ADL lavorava anche per i servizi segreti sudafricani, per colpire il movimento anti-apartheid in USA. Di fatto la lobby israeliana e il Sudafrica erano nella stessa pagina dell'elenco telefonico. Alleati strettissimi. Su tutti i piani: sociali, culturali e militari […] Vorrei dire che gli ostacoli che incontra un vero movimento pacifista in USA è che un leale movimento è bloccato da una parte dai sionisti di destra, e dall'altra dal rifiuto, da parte dei vari Chomsky, di parlare apertamente del ruolo che la lobby sionista ha negli USA. Nel 1988, all'epoca dei primi mesi della prima Intifada, il movimento rifiutò di sostenere che Israele ponesse fine all'occupazione dei Territori. Allora un indiano d'America, capo degli indigeni americani, mi disse che il primo problema del movimento della sinistra USA era questo: troppo ebrei progressisti nel movimento. E' vero. Non cito il nome di questo indiano, perché sarebbe immediatamente accusato di antisemitismo…». 



«Io stesso sono accusato continuamente di essere un ebreo che odia se stesso, un antisemita…Me ne infischio, perché l'accusa di antisemitismo è il primo rifugio dei mascalzoni. Il patriottismo, si dice, è l'ultimo rifugio dei mascalzoni, ma l'antisemitismo è il primo. In questo Paese, lo si è usato per obbligare al silenzio una quantità di persone oneste. Per questo sono contro tutte le organizzazioni specificamente ebraiche che si proclamano all'avanguardia nella lotta per la Palestina. Sono tanti ebrei antisionisti, o che si credono tali, a dire: 'noi, in quanto ebrei antisionisti, noi dobbiamo prendere la leadership, perchè gli altri vedano che non tutti gli ebrei stanno con Israele'. Sono contro, perché, siccome tutti i contribuenti americani pagano le imposte, tutti loro sostengono Israele! E' un problema al cento per cento americano. Quando gli ebrei progressisti vogliono assolutamente essere i leader, quando dicono che gli ebrei fanno questo, che fanno quello… di fatto, che cosa stanno dicendo ai non-ebrei? Dicono: 'noi sì, noi possiamo permetterci di fare questo, perché noi siamo ebrei'. E' un gioco così vecchio. Così, quando io, Jeff Blankfort, parlo, non mi esprimo in quanto ebreo, ma in quanto essere umano. Quando nel 1970 sono andato per la prima volta in Medio Oriente, non ho detto alla gente che ero ebreo. Non è l'ebreo Blankfort ad essere andato là, è il giornalista Blankfort. 
Che c'entra il fatto di essere ebrei o no con il fatto di denunciare ciò che gli israeliani fanno subire ai palestinesi? In realtà, gli ebrei dovrebbero essere molto prudenti in quanto ai ruoli dirigenti. Non sono posti che spettano agli ebrei che si identificano come ebrei. E le persone più citate a sinistra, quelle che più si esprimono sulla questione palestinese negli USA, sono tutti ebrei, in fondo, che vogliono proteggere Israele…. Chomsky, beninteso, è il più in vista fra questi. […] 
Ritorcono la responsabilità principale sugli Stati Uniti e, così facendo, proteggono Israele da ogni forma di ritorsione, di sanzione, di disinvestimento». 



Domanda: «anche Hugo Chavez, presidente del Venezuela, è stato accusato di 'antisemitismo' da Libération e da Le Monde… non sarà che questa etichetta criminalizzante diventa vacua, a forza di manipolarla per fini politici?». 
Blankfort: «lo si dice a volte in privato, ma mai pubblicamente. Anzi. Le cose erano più aperte e libere qualche anno fa, sulle radio molto ascoltate si potevano dire più cose di quanto sia possibile oggi. Nel 1982 ho fatto un'intervista a un soldato israeliano che si rifiutava di andare in Libano, e questo nel più grande talk-show di San Francisco. Ha detto la verità sul Libano, ha detto che non erano i palestinesi a bombardare quel Paese. Nella seconda ora della trasmissione, che era diffusa in tutti gli Stati Uniti, un ascoltatore, con forte accento straniero, ha chiamato la stazione. E ha domandato: 'chi è il responsabile che lascia parlare questo comunista in diretta?' Il conduttore ha risposto di essere lui […] Subito dopo, questo conduttore, che era tra i più popolari alla radio di San Francisco, è stato sostituito da un sionista sfegatato, che è ancora al suo posto. In onda nelle principali stazioni radio trovate fra i decisori principali o i proprietari, dei sionisti.Il presidente della CBS, Leslie Moonves, per esempio, è un bisnipote di Ben Gurion. 
La maggior parte delle persone non possono (o non vogliono) credere, quando parlo dell'influenza sionista sui media. Io leggo la stampa ebraica, ed è piena di informazioni su questo tema: informazioni che non sono pubblicate dagli altri media. […]. Una è particolarmente utile a questo proposito: si tratta di Forward, un settimanale ebraico che equivale al Wall Street Journal, rivolto agli ebrei… E' incredibile che la maggior parte della gente che conosco, che si batte per i palestinesi, non abbia mai letto la stampa ebraica!». 
«In effetti possiamo fare poco o nulla, in USA, per ciò che avviene in Palestina, almeno in modo diretto. Ma ciò che possiamo fare è lottare contro il sostegno di cui gode Israele negli Stati Uniti, denunciare la lobby israeliana e minare le posizioni d'Israele in USA. Solo indebolendo il potere di Israele sopra di noi, americani, possiamo aiutare il popolo palestinese». 

Domanda: «eppure parecchi, dopo l'Iraq, stanno cominciando a capire che i media dicono menzogne». 
Blankfort: «oh sì, tutti lo dicono, i giornali mentono… ma ci sono tante informazioni su internet. Non credo siano più affidabili. Qui nella Baia di San Francisco avevano sette-otto quotidiani; ora ne sono rimasti due e mezzo. E sono diventati dei tabloid scandalistici, per restare a galla, non affondare a causa della TV… La TV in USA è di una qualità più deplorevole di quelle che ci sono in Europa, e gli americani sono più tele-drogati. E sono tossicomani dei gadget elettronici portatili, Walkman, MP3, e il celebre iPod. Ciò non fa presagire niente di buono. 
Inoltre, l'arena politica americana è completamente presidiata, non lascia alcuna opportunità. Abbiamo due partiti, che si somigliano in tutto: le due ali del Partito Unico capitalista. 
Uno compra la gente, ed è il partito democratico; l'altro la manda in guerra, è il partito repubblicano. Possono scontrarsi (meglio: far finta di scontrarsi) sui problemi interni, ma quando si tratta d'Israele, sono uno nelle braccia dell'altro. Esempio: ci sono donne al Congresso che lottano per il diritto all'aborto, la cosa più di sinistra negli Stati Uniti. Ma si uniscono alle donne del Congresso che stanno alla destra più estrema, le più fiere oppositrici dell'aborto, quando si tratta di sostenere Israele! E di questo nemmeno si parla a sinistra! Non si dice mai nulla sui legami fra la lobbye il Congresso… per ora non vedo un futuro brillante». 



Domanda: «ma allora se i media non cambiano, se l'influsso della lobby continua come prima, senza essere denunciato a sinistra, Israele può consentirsi di attaccare l'Iran oggi, e la Siria domani». 
Blankfort: «i neocon e la lobby ebraica hanno trascinato gli USA nella guerra in Iraq. E nonostante questa guerra sia catastrofica, in ogni senso, non hanno dovuto pagare alcun prezzo politico: perché solo qualche pubblicista isolato ha denunciato la loro responsabilità per iscritto. Perciò oggi le stesse forze sono all'opera per spingere gli USA al conflitto con l'Iran. Penso che non succederà, solo per il fatto che gli USA, in Iraq, sono impantanati. Oltretutto se attaccassimo l'Iran, le truppe irachene addestrate dagli USA, che sono sciite e pro-iraniane, tratte da formazioni come lo SCIRI e al-Da'wa (entrambe hanno combattuto contro Saddam a fianco di Teheran) certamente reagirebbero, approfondendo il caos iracheno ancor più di oggi. 
Per questo penso che gli USA non attaccheranno l'Iran, anche se tutti qui sembrano crederlo. 
Ma se lo fanno, sarà la prova definitiva che la lobby sionista esercita un controllo totale sulla politica americana … Bush è debole in questo momento, i repubblicani lo abbandonano, ha perso molti sostenitori al Congresso… E l'AIPAC lo critica perché troppo molle verso l'Iran. […] Circolano voci secondo cui sarà Israele ad attaccare l'Iran, anche se gli USA esitano, perché è un anno elettorale in America, e Israele sa bene - come la lobby israeliana in USA - che qualunque cosa faccia Israele, in un anno elettorale, il Congresso intero lo applaudirà». 
«E il bello è che i giornali e i network radio e TV lo dicono, che mai i membri del Congresso criticheranno Israele in un anno elettorale, ma senza mai spiegare perché…[…] Così, solo l'ebreo Forward ha coperto il caso di spionaggio che coinvolge l'AIPAC [l'incriminazione del funzionario del Pentagono Larry Franklin e di due membri della lobby ebraica per spionaggio a favore di Israele, ndr.] mentre i grandi media ignorano il caso, deliberatamente». 



Domanda: «posto che l'AIPAC è così forte, come mai è stato messo sotto inchiesta?». 
Blankfort: «ci sono elementi nei servizi segreti a Washington che, per le loro ragioni, sono estremamente allarmati dalla israelizzazione della politica estera USA. Sono persone che lavorano o hanno lavorato a Washington, e affrontano la lobby israeliana da parecchio tempo. Sanno cosa trama Israele, cosa trama la lobby ebraica, e vogliono mettere fine a tutto questo. Purtroppo, la sinistra non partecipa a questa lotta». […] 



Post scriptum 
Un solo commento a questa intervista illuminante, da parte di un cattolico. 
Uno dei segni della continua dilezione di Dio verso Israele, è che non la lascia mai senza profeti che gli dicono la verità, che parlano «contro» Israele. Morto Israel Shahak, scopriamo ora Jerry Blankfort. E' un segno di dilezione terribile. 
Verrà il giorno in cui ad Israele sarà detto: hai avuto i tuoi profeti, e non li hai ascoltati. 

Maurizio Blondet 

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