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Sun Jan 15 09:06:48 PST 2006
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Esiste sul serio un sistema dell'arte? La catena di Sant'Antonio teorizzata e proposta con orgoglio e vanto da Don Benito Ulivo da Caggiano artista-critico-gallerista-utente collezionista esiste o è invece una invenzione dello stesso sistema culturale?
Questa catena di Sant'Antonio che si sviluppa in maniera piramidale ed esponenziale potrebbe avere anche uno sviluppo laterale, trasversale ed orizzontale?
Questo sistema dell'arte (sempre che esista sul serio e non sia invece una invenzione degli attori principali del sistema stesso che sguazzano allegramente in un acquario artificiale creato da loro stessi) contribuisce sul serio a fare conoscere e diffondere l'arte contemporanea?
La mia sensazione è che tale protezione sistemica del'arte costituisce un insormontabile muro di confine che invece si limita semplicemente a creare una barriera informativa tra l'arte sistemica specialistica e specializzata ed i suoi possibili fruitori altri.
L'arte è un prodotto culturale o forse è più semplicemente un prodotto tout court, sacrosanto, ma questo mercato dell'arte privatizzato anarco liberista sistemico e sistematicamente chiuso consente veramente una sana concorrenza liberale e liberista basata sul rapporto qualità-prezzo?
Il risultato di questa rete costituita dai vari tasselli del mondo dell'arte, dagli artisti ai galleristi, dai critici ai curatori, fino ai direttori dei musei di arte contemporanea e alle riviste patinate del settore, rete chiusa ed autoreferenziale, fondamentalmente impermeabile ad influssi esterni è il più livellante appiattimento culturale, il conformismo timoroso di "uscire dal seminato", l'omologazione più codina qual'è se non l'esclusione? Eppure il liberismo dovrebbe essere in linea di principio concorrenza sana di mercato.
Il panorama che ne scaturisce, é talmente desolante specialmente in questa nostra periferia culturale che perfino il direttore di Trash Art, il punto g Pulito piange l'assoluta mancanza di fantasia e di autentica creatività.
Forse il bravo Punto G., in fondo, ama davvero l'arte e avverte costernato il clima paludoso in cui vede impantanarsi ogni possibile guizzo di aria fresca.
Quelle pecche di cui punto G. incolpa i singoli operatori del settore, ad un'analisi più attenta ci appaiono le inesorabili conseguenze di un sistema in cui sembriamo muoverci tutti su traiettorie e percorsi culturali guidati, per cui dipingiamo, scolpiamo , fotografiamo e realizziamo video sforzandoci di emulare quello che la quotazione sistemica di mercato (la stessa che stabilisce il prezzo del petrolio) impone dall'alto, il risultato è tutti pittori, fotografi, scultori, videoartisti alla maniera di.......
Ogni espressione artistica che si discosti anche di poco dai canoni immutabili fissati dai "sacerdoti" preposti a garantire l'imprimatur di "arte contemporanea" vengono bollati inesorabilmente come "provinciali", "non attuali", non aderenti al "nostro tempo".
I dogmi fissati da questa casta sacerdotale sono, notoriamente, ben più infallibili di quelli proclamati dal papa in materia di fede cattolica: il papa, infatti, ha bisogno di proclamare i dogmi di fede in maniera ufficiale, "ex cathedra" e di solito lo fa dopo lungo e ampio dibattito teologico, mentre i sacerdoti dell'arte proclamano i loro assertivi e indimostrabili decreti infallibili in qualunque momento e circostanza, anche durante una chiacchierata al bar, tra un gossip e l'altro.
L'eretico artista locale sommerso non viene bruciato, e anzi non viene neppure combattuto e contrastato, viene semplicemente assolutamente ignorato e condannato all'oblio della non esistenza attraverso il silenzio mediatico, in modo che non si abbia neppure il vago sentore della sua esistenza, pericolosamente portatrice di differenza.
In questo contesto chi garantisce all'artista la sua libertà di ricerca artistica autonoma ed individuale?
Com'è possibile in questo clima culturale così bigotto e timoroso di uscire dai binari consacrati un' espressione artistica varia e portatrice delle differenze, sfaccettature e sfumature del nostro mondo, un'arte autenticamente originale, in cui l'originalità non si riduca all'effimera "trovatina" buona per accaparrarsi i famosi quindici minuti di celebrità di quel tale proveniente dall'est che ha pensato bene di farsi chiamare all'americana per vendere meglio?
Com'è possibile dar corpo e voce ad un fare arte in grado di parlare veramente del nostro tempo in tutta la sua complessità e multiculturalità?
Un dato di fatto innegabile sembra essere che questo sistema non lavora per integrare a pieno titolo diverse e variabili situazioni artistiche.
Ragion per cui bisogna progettare un sistema artistico in grado di riuscire ad integrare quello che intendiamo per arte contemporanea, concetto differente da quello di artista imperiale e transnazionale imposto alla piazza mediante un sistema economico globalizzato e privatizzato anarco liberista, insomma qualche cosa che deve essere distante anni luce dal concetto di pubblico museo obbligatorio di matrice Benito Uliviana.
Urge un progetto sociale in grado di rendere agli artisti contemporanei il loro vero ruolo di interpreti e ricercatori sociali.
Innegabile appare il dato di fatto che questo sistema artistico valorizza e legittima globalmente pochissimi artisti eletti e relega, marginalizza e sommerge la moltitudine artistica che in quanto consumatrice sorregge tale sistema dalle fondamenta.
Questo sistema muove dal dato di fatto che un artista sistemico abbia necessariamente bisogno di un apparato di protezione critica che in teoria dovrebbe rendere la sua opera maggiormente fruibile dalla moltitudine; concretamente ci pare che l'apparato critico e curatoriale lavori esattamente nella direzione opposta, e infatti la critica artistica ufficiale altro non fa che contribuire ad alimentare quel deterioramento semantico e quello svuotamento di senso che tanto caratterizza sia l'arte celebrata nelle sedi istituzionali pubbliche e private, sia la moltitudine artistica sommersa costretta ad inseguire una citazione od una autorevole recensione critica su Trash Art, Tomo Incolore, Ex Art o Arte Mediasot.
Sembra che gli artisti (salvo rare e lodevoli eccezioni) siano completamente esautorati dalla facoltà di ragionare criticamente e di teorizzare sull'arte, esclusa la possibilità di un fare artistico che possa rivolgersi direttamente al pubblico e ai fruitori è negata la possibilità di un dialogo franco e di un confronto costruttivo diretto con chi l'arte la produce.
Una volta consumata la cesura tra l'arte e il suo pubblico, realizzato l'arroccamento del linguaggio artistico in forme sempre più lontane e incomprensibili dai più, ecco che tra l'artista e il pubblico si ergono queste figure di mediatori sacerdotali, di moderni scribi che hanno assunto il ruolo di soli interpreti autorizzati dei Sacri Testi.
Nell'ambito ovattato e protetto delle gallerie, in presenza del pubblico ammaestrato e compiacente, grato di essere ammesso ai vernissages, sotto la tutela del curatore-mediatore, viene celebrata l'assoluta alienazione dell'artista dal corpo vivo della società.
L'artista sacerdote sistemico del nuovo ordine globale dell'arte dell'impero privatizzato, delimitato e transnazionale, non ha più nulla da dare o da dire e da dare, ma deve continuare a recitare la sua parte e a fingere di avere chissà quali oracoli da disvelare e in questa recita gli è prezioso il curatore, cui è affidato il compito di rivestire il vuoto con sontuose vesti di parole, che tutti fingeranno di vedere e di ammirare grandemente, proprio come nella favola del re nudo e gabbato.
E' ora che gli artisti tornino liberamente a scrivere di arte, a teorizzare e a discutere così come un tempo era normale.
Se l'artista è un professionista che compie il suo lavoro con consapevolezza e con cognizione di causa, chi meglio di lui può parlare e scrivere del suo lavoro?
Chi meglio di lui può riannodare un dialogo diretto con il pubblico ed un confronto spassionato che gioverà grandemente ad entrambi?
Restituiamo alla società quella grande ricchezza immaginativa e progettuale che è così essenziale alla specie cui apparteniamo , l'"Homo Sapiens", ed all'artista il suo ruolo più autentico di testimone di questa essenzialità in seno alla società.
redazione wiki e p.a.aff.
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Esiste sul serio un sistema dell'arte? La catena di Sant'Antonio teorizzata e proposta con orgoglio e vanto da Don Benito Ulivo da Caggiano artista-critico-gallerista-utente collezionista esiste o è invece una invenzione dello stesso sistema culturale?
Questa catena di Sant'Antonio che si sviluppa in maniera piramidale ed esponenziale potrebbe avere anche uno sviluppo laterale, trasversale ed orizzontale?
Questo sistema dell'arte (sempre che esista sul serio e non sia invece una invenzione degli attori principali del sistema stesso che sguazzano allegramente in un acquario artificiale creato da loro stessi) contribuisce sul serio a fare conoscere e diffondere l'arte contemporanea?
La mia sensazione è che tale protezione sistemica del'arte costituisce un insormontabile muro di confine che invece si limita semplicemente a creare una barriera informativa tra l'arte sistemica specialistica e specializzata ed i suoi possibili fruitori altri.
L'arte è un prodotto culturale o forse è più semplicemente un prodotto tout court, sacrosanto, ma questo mercato dell'arte privatizzato anarco liberista sistemico e sistematicamente chiuso consente veramente una sana concorrenza liberale e liberista basata sul rapporto qualità-prezzo?
Il risultato di questa rete costituita dai vari tasselli del mondo dell'arte, dagli artisti ai galleristi, dai critici ai curatori, fino ai direttori dei musei di arte contemporanea e alle riviste patinate del settore, rete chiusa ed autoreferenziale, fondamentalmente impermeabile ad influssi esterni è il più livellante appiattimento culturale, il conformismo timoroso di "uscire dal seminato", l'omologazione più codina qual'è se non l'esclusione? Eppure il liberismo dovrebbe essere in linea di principio concorrenza sana di mercato.
Il panorama che ne scaturisce, é talmente desolante specialmente in questa nostra periferia culturale che perfino il direttore di Trash Art, il punto g Pulito piange l'assoluta mancanza di fantasia e di autentica creatività.
Forse il bravo Punto G., in fondo, ama davvero l'arte e avverte costernato il clima paludoso in cui vede impantanarsi ogni possibile guizzo di aria fresca.
Quelle pecche di cui punto G. incolpa i singoli operatori del settore, ad un'analisi più attenta ci appaiono le inesorabili conseguenze di un sistema in cui sembriamo muoverci tutti su traiettorie e percorsi culturali guidati, per cui dipingiamo, scolpiamo , fotografiamo e realizziamo video sforzandoci di emulare quello che la quotazione sistemica di mercato (la stessa che stabilisce il prezzo del petrolio) impone dall'alto, il risultato è tutti pittori, fotografi, scultori, videoartisti alla maniera di.......
Ogni espressione artistica che si discosti anche di poco dai canoni immutabili fissati dai "sacerdoti" preposti a garantire l'imprimatur di "arte contemporanea" vengono bollati inesorabilmente come "provinciali", "non attuali", non aderenti al "nostro tempo".
I dogmi fissati da questa casta sacerdotale sono, notoriamente, ben più infallibili di quelli proclamati dal papa in materia di fede cattolica: il papa, infatti, ha bisogno di proclamare i dogmi di fede in maniera ufficiale, "ex cathedra" e di solito lo fa dopo lungo e ampio dibattito teologico, mentre i sacerdoti dell'arte proclamano i loro assertivi e indimostrabili decreti infallibili in qualunque momento e circostanza, anche durante una chiacchierata al bar, tra un gossip e l'altro.
L'eretico artista locale sommerso non viene bruciato, e anzi non viene neppure combattuto e contrastato, viene semplicemente assolutamente ignorato e condannato all'oblio della non esistenza attraverso il silenzio mediatico, in modo che non si abbia neppure il vago sentore della sua esistenza, pericolosamente portatrice di differenza.
In questo contesto chi garantisce all'artista la sua libertà di ricerca artistica autonoma ed individuale?
Com'è possibile in questo clima culturale così bigotto e timoroso di uscire dai binari consacrati un' espressione artistica varia e portatrice delle differenze, sfaccettature e sfumature del nostro mondo, un'arte autenticamente originale, in cui l'originalità non si riduca all'effimera "trovatina" buona per accaparrarsi i famosi quindici minuti di celebrità di quel tale proveniente dall'est che ha pensato bene di farsi chiamare all'americana per vendere meglio?
Com'è possibile dar corpo e voce ad un fare arte in grado di parlare veramente del nostro tempo in tutta la sua complessità e multiculturalità?
Un dato di fatto innegabile sembra essere che questo sistema non lavora per integrare a pieno titolo diverse e variabili situazioni artistiche.
Ragion per cui bisogna progettare un sistema artistico in grado di riuscire ad integrare quello che intendiamo per arte contemporanea, concetto differente da quello di artista imperiale e transnazionale imposto alla piazza mediante un sistema economico globalizzato e privatizzato anarco liberista, insomma qualche cosa che deve essere distante anni luce dal concetto di pubblico museo obbligatorio di matrice Benito Uliviana.
Urge un progetto sociale in grado di rendere agli artisti contemporanei il loro vero ruolo di interpreti e ricercatori sociali.
Innegabile appare il dato di fatto che questo sistema artistico valorizza e legittima globalmente pochissimi artisti eletti e relega, marginalizza e sommerge la moltitudine artistica che in quanto consumatrice sorregge tale sistema dalle fondamenta.
Questo sistema muove dal dato di fatto che un artista sistemico abbia necessariamente bisogno di un apparato di protezione critica che in teoria dovrebbe rendere la sua opera maggiormente fruibile dalla moltitudine; concretamente ci pare che l'apparato critico e curatoriale lavori esattamente nella direzione opposta, e infatti la critica artistica ufficiale altro non fa che contribuire ad alimentare quel deterioramento semantico e quello svuotamento di senso che tanto caratterizza sia l'arte celebrata nelle sedi istituzionali pubbliche e private, sia la moltitudine artistica sommersa costretta ad inseguire una citazione od una autorevole recensione critica su Trash Art, Tomo Incolore, Ex Art o Arte Mediasot.
Sembra che gli artisti (salvo rare e lodevoli eccezioni) siano completamente esautorati dalla facoltà di ragionare criticamente e di teorizzare sull'arte, esclusa la possibilità di un fare artistico che possa rivolgersi direttamente al pubblico e ai fruitori è negata la possibilità di un dialogo franco e di un confronto costruttivo diretto con chi l'arte la produce.
Una volta consumata la cesura tra l'arte e il suo pubblico, realizzato l'arroccamento del linguaggio artistico in forme sempre più lontane e incomprensibili dai più, ecco che tra l'artista e il pubblico si ergono queste figure di mediatori sacerdotali, di moderni scribi che hanno assunto il ruolo di soli interpreti autorizzati dei Sacri Testi.
Nell'ambito ovattato e protetto delle gallerie, in presenza del pubblico ammaestrato e compiacente, grato di essere ammesso ai vernissages, sotto la tutela del curatore-mediatore, viene celebrata l'assoluta alienazione dell'artista dal corpo vivo della società.
L'artista sacerdote sistemico del nuovo ordine globale dell'arte dell'impero privatizzato, delimitato e transnazionale, non ha più nulla da dare o da dire e da dare, ma deve continuare a recitare la sua parte e a fingere di avere chissà quali oracoli da disvelare e in questa recita gli è prezioso il curatore, cui è affidato il compito di rivestire il vuoto con sontuose vesti di parole, che tutti fingeranno di vedere e di ammirare grandemente, proprio come nella favola del re nudo e gabbato.
E' ora che gli artisti tornino liberamente a scrivere di arte, a teorizzare e a discutere così come un tempo era normale.
Se l'artista è un professionista che compie il suo lavoro con consapevolezza e con cognizione di causa, chi meglio di lui può parlare e scrivere del suo lavoro?
Chi meglio di lui può riannodare un dialogo diretto con il pubblico ed un confronto spassionato che gioverà grandemente ad entrambi?
Restituiamo alla società quella grande ricchezza immaginativa e progettuale che è così essenziale alla specie cui apparteniamo , l'"Homo Sapiens", ed all'artista il suo ruolo più autentico di testimone di questa essenzialità in seno alla società.
redazione wiki e p.a.aff.
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