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Thu Jan 19 07:11:31 PST 2006


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Editato da arccx
“Data la gravità e la drammaticità di quanto accaduto domenica 25 settembre a Ferrara, quando un giovane, Federico Aldrovandi, è morto dopo essere stato fermato dalla polizia mentre ritornava a casa, il Ministro dell’interno intende avviare un'indagine nella questura di Ferrara per ricostruire la vicenda nei minimi particolari, affinché vengano chiariti i fatti, vengano individuati i responsabili e vengano informati i familiari di tutti i dati necessari a ricostruire la vicenda? – è la domanda posta da Titti De Simone, deputata di Rifondazione Comunista, nell’interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro Pisanu - Una prima versione dell'accaduto fornita dalla polizia avrebbe addotto a motivo del decesso quello di un malore dovuto a probabile overdose, ma la versione della questura contrasterebbe con la relazione di servizio della squadra mobile. La famiglia – spiega De Simone - è stata avvertita soltanto dopo cinque ore dal decesso e, nonostante la madre abbia presentato richiesta di relazione medica relativa all'accaduto, ancora oggi, a quasi quattro mesi dall'episodio, non è riuscita ad averne una copia. La perizia tossicologica non sembra essere coerente con la versione dell'overdose e il procuratore capo si sarebbe affrettato a negare l'ipotesi di morte per percosse, ancora prima che fossero resi noti gli esiti dell'autopsia. A suscitare dubbi sull'accaduto si aggiungono i segni di sangue sul viale e anche i segni di manganellate sul corpo (viso, schiena e gambe) del ragazzo, anche con manganello impugnato al contrario, uno dei quali si è rotto ed è stato trovato sul luogo dove è deceduto il ragazzo. Si aggiunge al già fumoso quadro il fatto che, nonostante alcuni agenti abbiano dovuto ricorrere al pronto soccorso con prognosi da 7 a 20 giorni, alla questione non si è voluto in alcun modo dare pubblicità e non è stata in alcun modo citata la possibilità di una resistenza o di una reazione da parte del ragazzo; al momento nessun testimone avrebbe ufficialmente ammesso di aver visto qualcosa, ma qualcuno avrebbe visto il ragazzo immobilizzato con il ginocchio da un poliziotto che gli puntava il manganello sulla gola e con l'altra mano gli tirava i capelli. La madre del ragazzo ha aperto un blog su internet da cui risulta quanto segue: «dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri. Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse. Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jeans. Sono completamente imbevuti di sangue. (...) I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all'occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. ». È necessario – conclude De Simone - che sia fatta luce sulla morte di Federico Aldrovandi, ricostruendo l’accaduto e identificando i responsabili per dare le adeguate risposte ai familiari.”

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“Data la gravità e la drammaticità di quanto accaduto domenica 25 settembre a Ferrara, quando un giovane, Federico Aldrovandi, è morto dopo essere stato fermato dalla polizia mentre ritornava a casa, il Ministro dell’interno intende avviare un'indagine nella questura di Ferrara per ricostruire la vicenda nei minimi particolari, affinché vengano chiariti i fatti, vengano individuati i responsabili e vengano informati i familiari di tutti i dati necessari a ricostruire la vicenda? – è la domanda posta da Titti De Simone, deputata di Rifondazione Comunista, nell’interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro Pisanu - Una prima versione dell'accaduto fornita dalla polizia avrebbe addotto a motivo del decesso quello di un malore dovuto a probabile overdose, ma la versione della questura contrasterebbe con la relazione di servizio della squadra mobile. La famiglia – spiega De Simone - è stata avvertita soltanto dopo cinque ore dal decesso e, nonostante la madre abbia presentato richiesta di relazione medica relativa all'accaduto, ancora oggi, a quasi quattro mesi dall'episodio, non è riuscita ad averne una copia. La perizia tossicologica non sembra essere coerente con la versione dell'overdose e il procuratore capo si sarebbe affrettato a negare l'ipotesi di morte per percosse, ancora prima che fossero resi noti gli esiti dell'autopsia. A suscitare dubbi sull'accaduto si aggiungono i segni di sangue sul viale e anche i segni di manganellate sul corpo (viso, schiena e gambe) del ragazzo, anche con manganello impugnato al contrario, uno dei quali si è rotto ed è stato trovato sul luogo dove è deceduto il ragazzo. Si aggiunge al già fumoso quadro il fatto che, nonostante alcuni agenti abbiano dovuto ricorrere al pronto soccorso con prognosi da 7 a 20 giorni, alla questione non si è voluto in alcun modo dare pubblicità e non è stata in alcun modo citata la possibilità di una resistenza o di una reazione da parte del ragazzo; al momento nessun testimone avrebbe ufficialmente ammesso di aver visto qualcosa, ma qualcuno avrebbe visto il ragazzo immobilizzato con il ginocchio da un poliziotto che gli puntava il manganello sulla gola e con l'altra mano gli tirava i capelli. La madre del ragazzo ha aperto un blog su internet da cui risulta quanto segue: «dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri. Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse. Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jeans. Sono completamente imbevuti di sangue. (...) I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all'occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. ». È necessario – conclude De Simone - che sia fatta luce sulla morte di Federico Aldrovandi, ricostruendo l’accaduto e identificando i responsabili per dare le adeguate risposte ai familiari.”


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