[Italy-process] il ruolo di indymedia
max roch
eurobici a yahoo.com
Mar 12 Dic 2006 02:19:03 UTC
vedevo tempo fa un documentario su di una tribu dove non esiste, fin da bambini, nessun gioco o pratica di violenza.
questo popolo è in via di estinzione!
la cultura di violenza di cui siamo ereditari (non a caso siamo figli della nostra storia) non può che esprimersi anche nell'incapacita di poter concepire un modo diverso d'interaggire con gli altri (per altri intendo i diversi, coloro che non riconosciamo nel nostro gruppo per cui accettabili) che non rifletta questa violenza di fondo.
La difficolta maggiore è quella di pensare che non esiste una sola vera logica ma che la logica che utiliziamo nel nostro quotidiano e la risultante di ciò che il mondo ci ha costruito addosso rendendoci spesso ciechi di fronte a chi ha subito, inevitabilmente, la stessa sorte e che con altre strategie (esistenziali) cerca di rivoltare in funzione di ?
quoto per una scelta politica di condivisione e partecipazione sapendo che non è una strada semplice ma inevitabile per poter crescere con la possibilita di divenire come quella tribu destinata all'estinzione.
Credo che prima di ogni cosa bisogna decidere una direzione come ha scritto ameba in "organizzazione"
magius <gmagius a gmail.com> wrote: Questo commento sul blog di blicero è un bel modo per affrontare al
cuore la discussione.
m.
...
la crisi
Inviato da cybergobbo — 21 Nov 2006, 16:27
da nero.noblogs.org
E' appena ri-cominciata una discussione sullo stato e sul futuro del
progetto indymedia e gia' qualcuno ha deciso di tracciare una linea
ultra', di demarcazione tra quelli che sono pessimisti e sfiduciati e
quelli che invece ottimisticamente corrono verso il nuovo; l' indy
zero.due, il prodi.zero.due, la fase due.zero e via dicendo. Il post
precedente e questo che ne segue mi sembrano una narrazione, certo
soggettiva, ma non per questo meno oggettiva della storia di indymedia
italia. Quindi l' idea ventilata da alcuni commenti al post precedente
che in fondo, dopotutto, la gente che invecchia declina al cinismo,
quasi biologicamente, mi sembra, come la divisione manichea e
superficiale tra ottimisti e pessimisti per "natura"sul futuro di
indymedia, l' ennesima riprova che i problemi si preferisce aggirarli
piuttosto che cercare di risolverli. Non parlo da protagonista, mi si
consenta tuttavia di dire alcune cose...in merito. Quale che siano
state le nostre passate e diverse prospettive ideologiche, culturali,
esistenziali ecc. mi e' sembrato che indymedia, pure questa e' una
visione molto soggettiva, anche solo nell' ambito della comunicazione
sociale avesse un progetto ambizioso: costruire dal basso. Costruire
un potere senza governo, senza funzionari, senza comitati burocratici;
di creare sulla base di un' assemblea sociale benche' virtuale uno
strumento, una potenza di comunicazione e quindi di influenza e
cambiamento sociale. In riferimento a quali valori? Perche' e'
evidente che una "rete" una "comunita'" e anche uno "strumento
tecnico" si articolano rispetto a dei fini. Per me si trattava dei
valori di una societa' deistituzionalizzata,quindi aperta alla
solidarieta' con tutti/e e sulla fiducia...-non parlo in termini
intimistici ovviamente. Il metodo in fondo era semplice semplice agire
sulle persone producendo dei "risultati", mettendo in pratica senza
catechizzare nessuno, senza dover aspettare dopo le "avanguardie
cattive" quelle "buone" e via discorrendo di tattiche, tattici,
strateghi del sabato pomeriggio, di happy hours del leninismo, di
metafisiche moltitudini e garbugli vari. Indymedia e' nata come una
struttura autogestita dal basso, quindi come il risultato, la
traduzione tecnica di una collettivita' che ha creduto nella
possibilita' di autogovernare se stessa e la potenza che riusciuva a
generare dal punto di vista sociale e comunicativo. E' mi pare anche
ovvio che la rete sociale che ha messo in piedi indy fosse consapevole
del fatto che uno strumento, quale che sia, ha sempre un '
articolazione politica oppure e' semplicemente un diversivo, una
distrazione di massa o d' elite (o tutte e due insieme)testata dai
soliti "sfigati" e poi venduta nei salotti buoni del mercato globale e
dei nuovi eroi dello spettacolo dell' antispettacolo. Discutere su
indymedia secondo me ha a che fare col riflettere se ci si vuole
prendere o meno collettivamente la responsabilita' di creare e
organizzare un nuovo tipo di potere e di partecipazione. Se ci si
riduce a discutere di pure soluzioni tecniche o finanziarie(- e poi
esistono mai soluzioni tecniche neutre? di centro?)ancora una volta,
ed e' il mio personalissimo parere, si delega, si butta via nell'
immondizia tutto il meglio di indy,si finisce a dover scegliere fra le
opzioni elaborate da una classe politica di movimento o da un' altra o
da un' altra ancora... Si chiama democrazia diretta, controllo dal
basso, autogestione di un potere sociale e dello strumento che lo
genera: poi questa cosa la possiamo nominare come ci pare:
condivisione del sapere ecc.: ma alla fine sono questi i nodi che
nelle discussioni su e in indy non vengono al pettine.Oggi meno che
mai. E poi, senza scomodare nobili concetti, costruire dal basso ha un
senso pratico e quotidiano, ognuno secondo le sue possibilita' ma con
una bella dose di serieta'e di continuita'. Ora leggendo il report del
meeting, varie e-mail, post ecc in cui si parla della "crisi di
indymedia" l' impressione e' che ci sia una esaltazione del
mezzo-indy, senza piu' alcun riferimento politico.(E "politico" lo
intendo in termini terra terra: avere un obiettivo condiviso-calibrare
i mezzi piu' adeguati per ottenerlo-spendersi). Mi rendo conto che qui
il "mezzo" e' anche un marchio ormai e dunque qualcosa di piu'
complesso di una fionda... (((I))) e' un logo da accaparrarsi, un logo
per identificarsi, un logo per farsi una coscienza tranquilla, un logo
da boy scout, un logo per impegnati di sinistra, un logo per farsi
belli, un logo per darsi un credito politico, un logo. Ritornando al
discorso di cui sopra anche la creazione degli imc locali era un modo
, coscienti tutti/e di alcuni "valori" di base, di introdurre
anticorpi al rischio di creare anche involontariamente(anzi
sicuramente per dinamiche oggettive) caste tecno-cratiche e centrali o
nodi dominanti;allargare la partecipazione ed esercitare in maniera
piu' egualitaria possibile il "potere indymedia". La spinta a creare
gli indy locali questo si'! , nel bene o nel male, era un tentativo di
risolvere anticipare politicamente/tecnicamente alcune dinamiche
potenzialmente riduttive del progetto indymedia...di rivitalizzarlo.
E' ovvio che questo ha pure creato delle inefficienze, vari problemi
ecc Tuttavia anche la creazione di nodi periferici, chiamiamoli cosi'
per comodita', alla fine e' stata trascinata nella pressione generale
esercitata dagli eterni statici, i funzionari permanenti e autounti
dell' antagonismo storico e dei partiti-partitini-particelle ecc.
Questo e' accaduto, secondo me, perche' nel territorio ci e' mancata
la forza di continuare a sviluppare una pratica e un discorso sociale
di autogoverno e gestione diretta senza finire a fare risse da bar:
forse noi stessi non eravamo pronti e abbastanza maturi per portarlo
avanti. Ci voleva un esercizio costruttivo e continuo nel fare una
battaglia culturale, intellettuale, di informazione sul territorio ma
tante'''... Ora il quid e': mettiamo per l' ennesima volta queste due
o tre cose importanti-di cui sopra- in disparte perche' tanto sono
solo i soliti discorsi altisonanti e tiriamo a campare? Si e' scritto
"chiudere per rinascerere ": ma con cio si intende: provare a riaprire
un processo di critica, informazione e progettualita'collettiva o
semplicemente ad organizzare la sopravvivenza di indy italia? (Di
creare una nuova nicchia mediatico-ecologica per mettersi al riparo
dai flussi e riflussi?) Ok va' bene l' arte per l' arte ma il
movimento per il movimento o indymedia per indymedia non e' che mi
sembrano delle cose molto stimolanti o attraenti. ciao ps. anche il
cosiddetto "metodo del consenso" preso per se' come una mera tecnica
decisionale e privato di una condivisione politica di base e diffusa
non puo' che svuotarsi nel silenzio-assenso e alla fine nel puro e
semplice silenzio...
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