[Italy-process] [IL RUOLO DI INDYMEDIA] facilitazione

marco marco a paranoici.org
Sab 16 Dic 2006 13:33:23 UTC


Ecco quella che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe essere una prima
facilitazione dell'argomento degli argomenti: il ruolo di Indymedia.
O meglio: perché indymedia oggi?
Ognuno ha la sua risposta, ma manca un manifesto comune.
Gli interventi che ho riportato qui sotto contengono, a mio avviso,
alcuni elementi-base per costruire la nuova indymedia.
Mi scuso subito per i tagli infami che ho apportato ai testi, nella
speranza di non essere fustigato dagli autori. Sappiano che l'ho fatto a
fin di bene. :P Gli interventi mancanti sono una mia mancanza.

Non sarò qui io a stilare una bozza del manifesto, ma la tentazione di
esprimere il mio punto di vista è fortissima. Eccola.

Indymedia deve vivere perché la libertà di informazione non deve morire.
Oggi in Italia i giornalisti lottano contro gli editori perché la così
detta informazione voluta dai "poteri forti" non è degna di un Paese
democratico. Infatti, l'informazione e la cultura in generale sono alla
base di ogni forma di convivenza civile e democratica, nel senso pieno
del termine. Senza libertà di informazione non vi è libertà.
E la libertà che ho in mente non è soltanto la libertà di consumare,
come i padroni dei mezzi di comunicazione di massa vogliono
maliziosamente farci credere. Indymedia ha nelle mani questo immenso
potere condiviso di approssimarsi al vero, di informare ed essere
informati, di esercitare lo spirito critico, ma anche di narrare e di
sensibilizzare alle concrete esperienze di lotta che contrastano gli
autoritarismi e tutte le discriminazioni ingiuste (sessuali, politiche,
economiche, razziali, territoriali, sociali). E qui la sete di libertà,
presupposto inalienabile, si colora di politica e ci aggrega contro una
democrazia asfittica per raggiungere la meta ambiziosa di un mondo più
giusto (sembra una canzone di Ramazzotti). In conclusione, vorrei che in
Indymedia risuonasse il grido "que se vayan todos" verso la classe
dirigente politico-affaristica del nostro Paese (e del mondo), in favore
di un potere decisionale condiviso dal popolo. Per ora, mi
"accontenterei" della liberà di informazione e, se non altro, almeno di
espressione. Vogliatemi perdonare gli eccessi retorici.

durito ha scritto:

> parto da una breve riflessione sul senso di indymedia ieri ed oggi e su 
> quale ruolo puo' svolgere ora. [...] 
> 
> indymedia nasce in un contesto specifico e se le ragioni che ne hanno 
> segnato la nascita ("l'informazione è ancora infeudata alle burocrazie 
> di regime o ai grandi gruppi economici") sono ancora attuali, l'ambiente 
> da cui trae le sue risorse e' radicalmente mutato. nel 1999 (2000 in 
> italia) si stava sviluppando un movimento forte, propositivo che ha dato 
> vita a importanti contestazioni (seattle, goteborg, genova, argentina, 
> chiapas e chi piu' ne ha piu' ne metta) e ha creato una rete di 
> relazioni tra realta' e individui a livello globale e locale, che ha 
> permesso uno scambio di esperienze e di contenuti che sono stati il 
> punto di forza di questa esperienza. [...]

> ora questo movimento ha concluso il suo percorso e si e' frazionato in 
> una miriade di realta' che operano a livello locale e faticano a trovare 
> forme di relazione e idee comuni su cui collaborare. [...]
> quale ruolo puo' quindi avere 
> indymedia(italia) in questo contesto? da semplice 
> strumento trasformarsi in elemento propositivo nel tentativo di far 
> riemergere quei contenuti che possono essere alla base di una nuova 
> collaborazione tra realta' diverse. [...]

ombra ha scritto:

    [...]
> Indymedia nasce da relazioni umane. Da bisogni concreti e dalla necessità
> di costruire un progetto ed uno strumento utile ed in grado di seminare
> sabbia in molti ingranaggi del potere. Questo è un pre innegabile quando
> si vuole pensare ad indymedia.
> La sperimentazione di strumenti "nuovi" e l'identificazione di "perche'"
> dello strumento hanno contribuito a creare quel che è diventato indymedia.
> 
> Quel che vedo oggi è il tentativo di bypassare questo passaggio
> fondamentale (l'esplicitazione di bisogni e di immaginari), cercando
> semplicemente di innovare un progetto, ridisegnandolo. Non si disegna
> nulla senza uno schema concettuale. Non mi sto riferendo alla Policy, che
> è un'isieme di regole, ma dell'attitudine di ognuno nei confronti di uno
> strumento.
> 
> Ora, oggi, quale senso puo' assumere indymedia?
> 
> E' una domanda difficile, ma cerchiamo di capire a quale stadio si è
> arrivati su internet.
> 
> http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1804418&r=PI
> 
> La notizia di qualche giorno fa, ci da' parte di questo panorama.
> Oggi su internet il livello di condivisione e la potenzialità degli
> strumenti cui ognuno puo' accedere è enorme. Puoi pubblicare sul tuo blog,
> puoi diventare studio televisivo. puoi' diventare giornalista dal basso.
> Indymedia che ci sta a fa?
> 
> Due questioni a me sembrano fondamentali:
> 
> Il mondo di internet ti offre tanti strumenti, ma nessuno sicuro. Puoi
> divenatre giornalita, puoi pubblicare quel che vuoi, ma quando questo
> diventa scomodo, scompare. Esistono i blog di movimento, ma la dispersione
> che producono, non li fa assomigliare ad uno strumento come indymedia. Su
> indymedia puoi scrivere quel che vuoi e non viene cancellato. Su indymedia
> puoi scrivere ed uploadare il tuo materiale e sei sicuro che il tuo IP non
> è reperibile. Non sono molti i luoghi dove questo avviene. Poi, certo, ci
> sono usi sbagliati di sta cosa, ma, in linea di principio, è questo uno
> dei valori aggiunti di indymedia, soprattutto in riferimento alla
> questione dell'autoreferenzialità. Ovvero puoi pubblicare a confrontare
> quello che tu o il tuo gruppo ha prodotto con quello che altri diversi da
> te hanno prodotto. [...]
> questo è uno dei possibili scenari. che non vuol dire diventare tutti
> giornalisti, ma decostruire la professione del giornalismo, dalla figura
> dell'esperto o del tuttologo, a quella di un modo diverso di concepire il
> "giornalismo". Wikipedia ha rivoluzionato l'accesso ai saperi specifici
> decostruendo il rapporto fruitore/creatore del sapere. Perche' indymedia
> non potrebbe fare una cosa del genere? Questo ad esempio risponderebbe
> all'esidùgenza di molti di andare al di la' delle ftr volantino o delle
> ftr autorefenziali o delle ftr "sgomberi/occipazioni". [...]

Magius ha scritto:

> Questo commento sul blog di blicero è un bel modo per affrontare al
> cuore la discussione.
> m.
>  
> la crisi
> Inviato da cybergobbo — 21 Nov 2006, 16:27
> da nero.noblogs.org
> 
> E' appena ri-cominciata una discussione sullo stato e sul futuro del
> progetto indymedia e gia' qualcuno ha deciso di tracciare una linea
> ultra', di demarcazione tra quelli che sono pessimisti e sfiduciati e
> quelli che invece ottimisticamente corrono verso il nuovo; [...] Quale che siano
> state le nostre passate e diverse prospettive ideologiche, culturali,
> esistenziali ecc. mi e' sembrato che indymedia, anche solo nell' ambito della comunicazione
> sociale avesse un progetto ambizioso: costruire dal basso. Costruire
> un potere senza governo, senza funzionari, senza comitati burocratici;
> di creare sulla base di un' assemblea sociale benche' virtuale uno
> strumento, una potenza di comunicazione e quindi di influenza e
> cambiamento sociale. In riferimento a quali valori? Perche' e'
> evidente che una "rete" una "comunita'" e anche uno "strumento
> tecnico" si articolano rispetto a dei fini. Per me si trattava dei
> valori di una societa' deistituzionalizzata,quindi aperta alla
> solidarieta' con tutti/e e sulla fiducia...-non parlo in termini
> intimistici ovviamente. [...]   Indymedia e' nata come una
> struttura autogestita dal basso, quindi come il risultato, la
> traduzione tecnica di una collettivita' che ha creduto nella
> possibilita' di autogovernare se stessa e la potenza che riusciuva a
> generare dal punto di vista sociale e comunicativo. E' mi pare anche
> ovvio che la rete sociale che ha messo in piedi indy fosse consapevole
> del fatto che uno strumento, quale che sia, ha sempre un '
> articolazione politica oppure e' semplicemente un diversivo, una
> distrazione di massa o d' elite  [...]. Discutere su
> indymedia secondo me ha a che fare col riflettere se ci si vuole
> prendere o meno collettivamente la responsabilita' di creare e
> organizzare un nuovo tipo di potere e di partecipazione. Se ci si
> riduce a discutere di pure soluzioni tecniche o finanziarie(- e poi
> esistono mai soluzioni tecniche neutre? di centro?)ancora una volta,
> ed e' il mio personalissimo parere, si delega, si butta via nell'
> immondizia tutto il meglio di indy,si finisce a dover scegliere fra le
> opzioni elaborate da una classe politica di movimento o da un' altra o
> da un' altra ancora... Si chiama democrazia diretta, controllo dal
> basso, autogestione di un potere sociale e dello strumento che lo
> genera: poi questa cosa la possiamo nominare come ci pare:
> condivisione del sapere ecc.: ma alla fine sono questi i nodi che
> nelle discussioni su e in indy non vengono al pettine.Oggi meno che
> mai. E poi, senza scomodare nobili concetti, costruire dal basso ha un
> senso pratico e quotidiano, ognuno secondo le sue possibilita' ma con
> una bella dose di serieta'e di continuita'. Ora leggendo il report del
> meeting, varie e-mail, post ecc in cui si parla della "crisi di
> indymedia" l' impressione e' che ci sia una esaltazione del
> mezzo-indy, senza piu' alcun riferimento politico. [...]


max rock ha scritto:

> vedevo tempo fa un documentario su di una tribu dove non esiste, fin 
> da bambini, nessun gioco o pratica di violenza.
> questo popolo è in via di estinzione! la cultura di violenza di cui siamo
> ereditari (non a caso siamo figli della nostra storia) non può che 
> esprimersi anche nell'incapacita di poter concepire un modo diverso 
> d'interaggire con gli altri (per altri intendo i diversi, coloro che non 
> riconosciamo nel nostro gruppo per cui accettabili) che non rifletta 
> questa violenza di fondo.  La difficolta maggiore è quella di pensare 
> che non esiste una sola vera logica ma che la logica che utiliziamo 
> nel nostro quotidiano e la risultante di ciò che il mondo ci ha costruito 
> addosso rendendoci spesso ciechi di fronte a chi ha subito, inevitabilmente,
> la stessa sorte e che con altre strategie (esistenziali) cerca di rivoltare 
> in funzione di ? quoto per una scelta politica di condivisione e 
> partecipazione sapendo che non è una strada semplice ma inevitabile per poter 
> crescere con la possibilita di divenire come quella tribu destinata 
> all'estinzione. Credo che prima di ogni cosa bisogna decidere una direzione
> come ha scritto ameba in "organizzazione"


Francesca La Bella ha scritto:

> Ciao a tutti,
> premetto che probabilmente devierò dal discorso molto tecnico che avete 
> intrapreso. Mi sono iscritta a questa mailing list pochi giorni fa per 
> capire cosa stava succedendo ad indy e come aveva intenzione di rinascere. 
> Sono stata per molto tempo una assidua frequentatrice del sito pur non 
> avendovi mai partecipato direttamente e la sua mancanza mi ha tolto un 
> canale fondamentale per la mia informazione nazionale-internazionale e 
> soprattutto quella più legata al mio territorio.
> Dato che le mie conoscenze tecniche sono pari a zero volevo indirizzarmi più 
> verso un discorso politico. Indy può, a mio parere, può e deve rinascere con 
> un progetto politico organico alle spalle e con dei paletti ben definiti. 
> Questo non significa censura, ma aderenza ad alcuni principi che, spero, 
> siano condivisi da tutt*. L'antirazzismo, l'antisessismo, l'antifascismo, 
> oltre al metodo del consenso e la tutela de* compagn* dovrebbero essere alla 
> base di un progetto di questo genere.
> L'importanza di Indy è poi, a mio parere, fortemente legata alle dimensioni 
> locali e alla loro interrrelazione. Oltre che un utile mezzo informativo 
> Indy può essere un ponte tra diverse realtà che partecipano a un progetto 
> comune senza avere margini per lavorare insieme perchè non conoscono la 
> vicendevole esistenza.
> -étoile-

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