[Italy-process] ripensare la privacy
pwd
pwd9148 a inventati.org
Ven 22 Dic 2006 06:15:17 PST
la stella della dissipazione wrote:
> tutta la questione dell'anonimato non è proprio quello che
> l'informazione egemone vuole?
> nel senso
> l'informazione de-autorizzata, ovvero senza autore, non passa
> automaticamente per illegittima?
Colgo l'occasione perche' mi pare che sia una questione che emerge
spesso soprattutto nelle mail di chi ha seguito meno le liste di
indymedia dal 2001 a oggi. Su questo, credo che le persone appena
sbarcate su indy (delle 300 iscritte) debbano dire la loro ma anche
tenere conto del percorso che precede alcune scelte. Se non se ne
conoscono le radici, poi le prese di posizione "impazienti" (mentre
scrivo e' arrivata l'ultima mail di blackcat) possono sembrare
ideologiche o, addirittura, conservatrici. Quindi invito chi abbia idee
diverse in merito a confrontarsi su questo, perche' e' inutile discutere
dei tag se non si e' d'accordo sull'open publishing.
0) Intanto, un'info tecnica: non e' vero che chi ci vuole trovare ci
trova. I sequestri del sito di indymedia sono stati sempre intimidatori,
perche' tanto non e' possibile risalire a autori, indirizzi ip e altri
dati di chi pubblica su indy prendendo i dati dei server.
1) Ovviamente la garanzia dell'anonimato permette di pubblicare in
maniera protetta contenuti che, se tracciabili, possono diventare
mettere in pericolo chi li pubblica. Chiaramente, protegge anche troll,
spammer e altri agenti inquinanti (ma fino ad un certo punto: meccanismi
di protezione antispam esistono pure su indy). Ma questo compromesso che
non e' mai stato un problema, finche' il contenuto socialmente rilevante
giustificava il resto.
2) Inoltre, la scelta dell'anonimato corrispondeva ad una scelta
"politica": indymedia nasceva per rompere i meccanismi gerarchici della
comunicazione, validi sia nel mainstream che nei movimenti sociali (la
mitologica "logica del portavoce"). Diminuire l'importanza della fonte
vuol dire proprio basare l'autorevolezza di un contenuto non sulla fonte
garantita DOCG ma sul contributo collettivo di chiunque puo'
contraddire, commentare, dire la sua.
L'autorevolezza dell'autore crea rendite di posizione: se oggi scrivo un
articolo bellissimo su X poi cio' che e' firmato da me (magari su Y)
diventa automaticamente "autorevole". E cosi' vale per la "testata" di
un giornale e per ogni altra forma di "Etichettatura di origine
controllata". E vale anche per un volantino o un intervento in
assemblea, cosa molto piu' triste perche' ci riguarda piu' da vicino.
Questo e' uno dei meccanismi fondamentali con cui si costruiscono
gerarchie e poteri (sociali ed economici) nella sfera comunicativa, e
che erano proprio i bersagli di indy dalla sua fondazione.
Questo non vuol dire rigettare la "credibilita'" dell'informazione come
un valore: come detto, indymedia ha cercato di affidare all'intelligenza
collettiva la patente di credibilita' di un contenuto o di un altro,
invece che alla "proprieta' privata" sull'informazione. Cioe': sei
credibile non perche' ti chiami XY ma perche' lo dice la comunita' che
ha vissuto le stesse cose che hai vissuto tu e puo' dire la sua,
migliorando o contraddicendo quello che hai scritto tu.
Purtroppo, questo lavoro di "intelligenza collettiva" su indy 1.0
faticava negli ultimi tempi. Ma il progetto Indy 2.0 partiva da
un'ipotesi: e' possibile, adottando regole e strumenti nuovi, mantenere
l'apertura dello strumento Indy e recuperare in fruibilita' (piu' che
credibilita', che la verita' non esiste) dell'info. Se per rendere il
sito piu' "leggibile" occorre abdicare a questo obiettivo politico
(circa l'unico che indy ha perseguito in questi anni), non solo faremmo
qualcosa che esiste gia' e che non merita tanto sforzo, ma non si
saprebbe nemmeno perche' chiamarlo indymedia. Meglio volantinare per
noblogs, allora, che fa gia' tutto cio' ed e' molto gradevole e
politically correct.
Detto cio': io sono anche favorevole ad aggiungere un blogwire al
newswire, per dire di quanto non "odi" gli "autori" a prescindere. Ma a
patto che chiunque abbia ANCHE la possibilita' di pubblicare anonimamente.
Maggiori informazioni sulla lista
Italy-process