[Italy-process] FW: governo e sinistra

Tual malcom x tual a hotmail.it
Lun 5 Feb 2007 08:09:08 PST




>From: "hugh!" <camilosan a libero.it>
>To: "ju.cawwa" <ju.cawwa a libero.it>
>Subject: governo e sinistra
>Date: Mon, 5 Feb 2007 16:04:51 +0100
>
>             Quale spazio per una critica da sinistra
>
>             di S. Cannavò* (Il Manifesto 03/01/07) - Dopo il voto del 
>Senato sulla base di Vicenza ci si chiede chi è che mette in pericolo il 
>governo Prodi. La sinistra «radicale» e i suoi «dissidenti» o «la sirena 
>neocentrista?». La risposta forse è più semplice, perché tutta l'attività 
>dell'esecutivo dimostra che il responsabile principale è lo stesso Prodi, 
>visto l'impegno profuso a deludere e demotivare il proprio elettorato.
>
>
>             Vicenza è il caso più emblematico ma l'Afghanistan non scherza 
>e nemmeno scherzano la riforma delle pensioni, le nuove privatizzazioni, la 
>timidezza sui Pacs.
>             Il problema, non contingente ma di fondo, è che se continua 
>così il governo non solo si condanna alla sparizione ma contribuirà per il 
>futuro a delegittimare lo stesso concetto di sinistra sempre più associato 
>a «guerra multilaterale», «fondi pensione», «lenzuolata di 
>liberalizzazioni» e così via. Un buon collante per il costituendo Partito 
>democratico ma un cupio dissolvi per la sinistra che rischia di coinvolgere 
>anche quella «radicale» confinata a «ridurre il danno» delle politiche di 
>governo. A solo nove mesi dalle elezioni, infatti, questa miscela ha 
>prodotto un rafforzamento significativo delle destre e un appannamento non 
>già dell'immagine pacifista dell'attuale governo ma di qualsiasi sua 
>dinamica di trasformazione. La sinistra si rinsecchisce a difesa 
>dell'ordine esistente sovvertendo la sua funzione storica e la sua natura. 
>La destra si rafforza.
>             Di tutto questo si discute poco nel complessivo processo di 
>riorganizzazione in corso. E è a questo dibattito che, come corrente di 
>Rifondazione, abbiamo deciso di dare un contributo trasformandoci, 
>nell'assemblea tenuta lo scorso sabato, in associazione «interna-esterna» 
>al partito, Sinistra critica. Una volta tanto con l'obiettivo non di 
>scindere ma di definire a positivo un progetto e un percorso di lavoro. 
>Superando anche connotati ideologici del secolo passato - ad esempio 
>definizioni come quella di trotzkisti - e puntando a un serio lavoro di 
>ricerca sapendo che gli importanti punti di riferimento del Novecento, da 
>Trotzki a Luxemburg, da Gramsci al buon vecchio Che Guevara devono oggi 
>cimentarsi con il nuovo internazionalismo, il femminismo, la critica 
>ecologista. Abbiamo però scelto un punto di vista nitido, l'unico in grado 
>di reggere all'urto dell'offensiva liberista, quello dell'anticapitalismo 
>che ovviamente va ripensato, precisato, declinato. Per questo ci siamo 
>cimentati con un lavoro antico come il «manifesto programmatico» o con la 
>definizione meticolosa di percorsi concreti.
>             Il campo dell'anticapitalismo resta oggi l'unico in cui 
>progettare un futuro diverso e questo per ragioni che il movimento no 
>global ha reso più che evidenti. Un campo di ricerca, ovviamente, che non 
>può non fare i conti con le sconfitte del Novecento ma soprattutto un campo 
>il cui cuore e senso resta la ricostruzione di un «Soggetto della 
>trasformazione» - soggetto plurale e sessuato - che oggi appare invece 
>disperso, scomposto, sconfitto. Una soggettività cui la Sinistra dovrebbe 
>dedicare tutte le sue migliori energie comprendendo che il lavoro di 
>ricostruzione è reso più difficile dalla tolda del governo. Anzi, proprio 
>quella postazione rischia di alimentare una moderna fatica di Sisifo dove 
>quello che si è costruito nella «lenta impazienza» del movimento viene 
>disfatto e sfracellato dall'azione del «governo amico». Altra cosa è la 
>ricerca paziente dell'unità sociale su campagne, mobilitazioni, battaglie 
>culturali che possano aspirare nel tempo e con la necessaria accumulazione 
>di forza, alla prospettiva di governo. E' appena il caso di dire che un 
>conto sono Morales o Chavez, un altro Prodi o Ségolène Royal.
>             Una sinistra anticapitalista oggi è quello che dovrebbe 
>preoccupare la maggior parte di noi e se l'ancoraggio di classe ne 
>costituisce l'ordinata il no «senza se e senza ma» alla guerra ne 
>rappresenta l'ascissa. Per questo la mozione finale di quell'assemblea ha 
>indicato come non mediabile la scelta sull'Afghanistan e quindi il No al 
>rifinanziamento delle missioni. Perché se non dice no alla guerra, con 
>nettezza e nitidezza, una sinistra del futuro non va da nessuna parte.
>             *Deputato Prc-Ass. Sinistra Critica
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