[Italy-process] Riassunto nodi locali

pepsy pepsy a inventati.org
Gio 8 Feb 2007 15:54:08 UTC


At 11:40 +0100 7-02-2007, ombra wrote:

>E' chiaro tuttavia che questo dovrebbe essere consensuato da tutti i nodi
>locali interessati...
>
>capiamo se vogliamo sta roba?

Penso che, prima di tutto, bisogna chiarire - soprattutto ai nuovi iscritti
- di cosa stiamo discutento. Perche' mi sembra proprio, a giudicare dagli
ultimi messaggi, che non sia molto chiaro.

Quelli che gia' lo sanno possono saltare la spiega. Quelli che trovano
degli errori nella spiega li segnalano.

<spiega>

Il network internazionale chiamato "indymedia" e' costituito da una serie
di "nodi". Ognuno di essi puo' essere delimitato ad una citta', una
regione, un intero paese o qualsiasi altra entita' geografica o meno.

Cosi', per esempio, esistono barcelona.indymedia.org e madrid.indymedia.org
ma non esiste invece spagna.indymedia.org

I diversi "nodi" per diventare parte del network devono seguire un
"process", vale a dire una procedura particolare che consiste
principalmente nella produzione di documenti di intenti compatibili con i
principi fondanti del network ("indymedia").

Una volta seguito questo "process" il "nodo" diventa parte integrante del
network.

Non esiste una regola per cui in un paese debba esistere solo un "nodo"
(vedi l'esempio fatto sopra a proposito della Spagna), per cui, se domani
mattina ad Ischia un gruppo di persone decide di formare un "nodo", questo
si fa il suo bravo "process" e alla fine, nell'elenco dei "nodi" del
network ci sara' elencato anche ischia.indymedia.org che avra' la medesima
dignita' ed autonomia di madrid.indymedia.org

Nella sua precedente vita, il "nodo" italiano ("italy.indymedia") aveva
creato una serie di categorie locali (Abruzzo, Bologna, Calabria, Genova,
Lombardia, Napoli, Nordest, Puglia, Roma, Sardegna, Sicilia, Piemonte,
Toscana, Umbria) che non erano dei veri e propri "nodi" del network ma una
specie di "sub-nodi" (e' brutto ma non mi viene un altro termine...) che
facevano capo all'unico "nodo" realmente esistente in Italia, vale a dire
"italy.indymedia".

Questi "sub-nodi" erano gestiti ognuno dalla sua lista di discussione ma
esisteva una lista, quella di "italy.indymedia", che aveva il potere di
controllare le cose che venivano fatte dai "sub-nodi".

In diverse occasioni, alcune delle cose fatte dai "sub-nodi" sono state
contestate sulla lista "italy.indymedia" e le decisioni finali sono state
prese (come era giusto) sull'unica lista che aveva l'autorita' per farlo.

Questo in quanto il "nodo" italiano era *uno solo* e non tanti quanti erano
le categorie ("sub-nodi") locali.

Infatti, quando e' stato "surgelato" il sito italy.indymedia.org i diversi
"sub-nodi" hanno seguito la medesima sorte.

In questo momento la situazione e' questa:

- alcuni degli ex "sub-nodi" hanno iniziato il "process" per diventare
"nodi" del network a tutti gli effetti

- altri, invece, preferirebbero ripartire con una versione, riveduta e
corretta, della precedente italy.indymedia

</spiega>

La proposta fatta di fare un unico "process" che valga per diversi "nodi"
non tiene conto di come funziona il network e della differenza tra un
"nodo" (vedi spiega) e un qualcosa di altro ma che somiglia molto ai
"sub-nodi" esistenti nella precedente vita di Indymedia (vedi spiega).

Sarebbe quindi una specie di "ritorno al futuro" che non tiene conto, o ne
tiene conto solo in minima parte, delle ragioni che hanno portato al
"surgelamento" del sito.

Il "collasso" di italy.indymedia a mio parere non e' stato causato
dall'esistenza di spinte localistiche ma e' accaduto esattamente il
contrario, ovvero che la delocalizzazione e' uno dei risultati del
"collasso" di italy.indymedia

Se questa lista e' in una situazione di stallo non e' certo perche' stanno
provando a nascere dei nodi locali come mi sembra proprio che qualcuno
continui a pensare ed a scrivere, e se non si riesce a coagulare su questa
lista un gruppo in grado di far ripartire italy.indymedia vuol dire, tra le
altre cose, che molti dei problemi che hanno portato al "surgelamento" del
sito sono ancora irrisolti.

A me non fa piacere che italy.indymedia sia chiusa, altrimenti non sarei
qui a perder tempo, ma farebbe ancora meno piacere che riaprisse "a tutti i
costi", come mi sembra che qualcuno voglia.

In altre parole preferisco che ci siano piu' "nodi" locali che collaborano
fra di loro piuttosto che un "nodo" centrale che riproduca ancora le
dinamiche che hanno portato al "collasso" della precedente italy.indymedia

Ma questo *non* significa che sono contrario (lo ripeto per i piu' duri)
alla riapertura, penso solo che per fare questo debba venire fuori da
questa lista un gruppo che riesca a trovare una base condivisa per
rilanciare italy.indymedia e che tenga conto anche, tra le varie cose,
dell'eventuale esistenza di altri "nodi" italiani.

	ciao
	Pepsy

PS Si, in questo e-mail mi sono decisamente "annodato" :-)




-- 
Troppo vecchio per giocare soltanto/Troppo giovane per non desiderare (Faust)



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