[Italy-process] to hide or to canc?
carl0s
carl0s a riseup.net
Mar 25 Mar 2008 02:29:32 PDT
On 24/mar/08, at 10:18, kaos.mkr wrote:
> Questa cosa di fare finta che la policy non sia uno strumento per
> garantire la fruizione e l'amministrazione del sito su base
> consensuata
> ma alternativamente un dito dietro cui nascondersi e/o un mostro
> contro
> cui scagliarsi e' estemporanea?
scusate se riemergo dal nulla. E scusate se ripeterò cose già dette,
già sentite, già triturate. Come molti hanno già fatto, potete
semplicemente ignorarmi :)
Ma mi pare che ci sia un elemento duplice che riguarda questa cosa
della policy e che forse sarebbe ora (se non lo si è fatto
precedentemente - ma sono pronto a esser pancato) di esplicitarlo.
Se da una parte l'episodio in questione ha "emendato" la stessa policy
che nel nodo si erano dati, dall'altra mi pare che questa cosa ponga
un problema ben peggiore.
Sulla base di quali principi ci si potrà aggregare nel feed di indy.it
2.0?
Ecco questa è una questione centrale.
Perché non credo che ci basti la appartenenza nazionale
all'aggregazione, né il fatto di aver superato un process. Nel primo
caso avremmo un nodo sovralocale con delle tendenze nazionali e non
solo mi fa schifo, ma mi pare pure ridicolo, nell'altro avremmo un
sottoinsieme di indy.org che non credo abbia alcun senso.
Qui poi
http://lists.indymedia.org/pipermail/imc-milano/2008-March/0313-jw.html
ad esempio si fa una proposta di modifica che di per sé è molto grave.
Perché introduce l'arbitrio totale. Posto che si fa riferimento
all'esperienza (imho molto discutibile) di nascondimento alla maniera
svizzera e non si vuole introdurre veramente l'arbitrio, di fatto si
cancella con questo tipo di proposta la trasparenza e la facilitazione
che indy ha sempre permesso.
Puoi pubblicare tutto, puoi ritrovare tutto. Facciamo solo in modo che
la gente possa evitarsi la mmerda.
Anche qui avviene imho un fatto grave e sottovalutato
http://lists.indymedia.org/pipermail/italy-process/2007-January/0129-by.html
in particolare questo passaggio
> Per quanto riguarda invece il non vedersi da due anni non sono
> daccordo
> semplicemente perchè chi ha fatto indy_lombarda negli ultimi due anni
> sono persone che si vedevano costantemente ogni giorno per cui non
> c'era il bisogno per fortuna di avere liste che funzionassero perchè
> funzionava chi faceva le cose.
perché il problema dal mio punto di vista è sorto qui ed è continuato
in questo episodio discusso del post ripetutamente cancellato.
Dichiarare senza mezzi termini che il problema delle liste non si pone
perché le persone che fanno indymedia del nodo X si possono vedere
tutti i giorni, è la negazione TOTALE del progetto per come è nato.
Mi spiego:
Uno strumento aperto, con gestione distribuita, aperta e trasparente,
si muta in un sistema identitario. Identificabile in un numero finito
di persone, costante e riconoscibile.
Questo è ciò che si è sempre voluto evitare.
Questo escamotage - seppur fatto in buona fede, per snellire - rischia
di avere come effetto collaterale la non partecipazione, la non
apertura e quindi l'autoreferenzialità del progetto tutto.
Questi due riferimenti che ho usato sono evidentemente strumentali a
capire come si dovrà sviluppare il nodo indy.it 2.0 aggregante.
A questo punto forse sarebbe bene evitare di stigmatizzare l'episodio
ed esplicitare quali sono i criteri per l'aggregazione.
Così come esistono i principles of unity, dovremmo stabilire un comun
denominatore tale per cui chi ne "soddisfa" i requisiti abbia il
diritto-dovere di esser aggregato.
Capiamoci: non credo che la sola appartenenza al territorio italiano
dia il diritto-dovere tout-court di essere aggregati.
È il caso che si espliciti la policy condivisa, che il minimo di
regole condivise (che poi possano essere declinate diversamente
casopercaso ok) che rappresentino uno zoccolo comune.
Perché altrimenti io personalmente avrei seri problemi di vedere
aggregato il nodo che applica questo tipo di regole e di policy,
assieme ad altri. E credo che valga lo stesso ragionamento anche per i
principles of unity del network mondiale. Aggiungo che delle modifiche
alla policy nel senso proposto, probabilmente dovrebbero ripassare il
vaglio del process internazionale.
Ho sempre insistito in ogni mio passato intervento affinché si
stabilisse un principio per cui indymedia fosse restituito alla
categoria del pensiero a cui appartiene: un metodo più che altro.
Questo metodo è stato nascosto da un livello di gestione farraginoso
che le persone (e non lo strumento) avevano raggiunto negli ultimi
mesi della versione 1.0.
Se si vuole ripartire, e si deve ripartire con un ambito su scala più
larga - che per comodità chiamo - nazionale, si deve farlo su basi
comuni, condivise e di reciproco rispetto.
Credo che questo episodio, al di là della mancata risposta (che pure è
sorprendente nell'ambito di richiesta di spiegazioni articolate E
collettive), sia un esempio di quello che io non vorrei accadesse.
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l'orizzontalità è morta de freddo
ciacia
carl0s
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