[Italy-process] [Indymedia 2.0] definitiva
kri
kri a inventati.org
Sab 24 Maggio 2008 06:58:22 PDT
Riprendo da dove avevo lasciato...ne ho fatto un altro piccolo pezzettino,
provando a renderlo di più scorrevole lettura, senza stravolgerne troppo
il senso...è pochino, ma chiaiano insorge e essere online mi fa assolvere
obblighi locali piuttosto e prima che nazionali ;P
e mi autoquoto per quanto riguarda la parte precedente, lasciando le
note... il resto del documento non l'ho incollato, evidentemente.
Kri
>
> Indymedia Italia 2.0
>
> Nel dicembre 2006 indymedia italia ha deciso di sospendere la
> pubblicazione sulle sue pagine, con l'intenzione di marcare una radicale
> discontinuità nel percorso politico che la comunità stava seguendo.
> La crisi che il network italiano attraversava e che ha portato a questa
> decisione è stata determinata dai seguenti fattori:
>
> * il non funzionamento del metodo del consenso utilizzato nelle
liste;
>
> * il dissolvimento di indymedia italia come comunita';
>
> * il crollo del livello di partecipazione e della consapevolezza
dello
> strumento;
>
> * la conseguente burocratizzazione di alcuni ambiti decisionali, ad
> esempio italy list e italy editorial editorial;
>
> * la parziale arretratezza dello strumento nel panorama del
cosiddetto
> "web 2.0"
>
> Per una trattazione più approfondita delle cause e delle motivazioni che
> hanno portato al congelamento del sito, si faccia riferimento al report
> del Meeting X.
>
>>>>Durante l’incontro torinese, molto partecipato, fu decretata, con il
> metodo del consenso e non senza sofferenza, la decisione del congelamento
> del sito, attuata di fatto alla scadenza della deadline decisa al X
> Meeting.
>
>>>>La chiusura di quella fase avrebbe però consentito, nelle intenzioni
> di
> molt*, di aprire un nuovo spazio di discussione per Indymedia 2.
>
> HO PROVATO A SINTETIZZARE LE NOTE RECUPERATE DA VECCHIE PRECEDENTI
> CORRISPONDENZE (IN PARTICOLARE PESPY-OMBRA-WADADA): OVVIAMENTE, E' STATO
> NECESSARIO CAMBIARE TUTTO IL PARAGRAFETTO CHE SE SI METTE "la
scadenza..."
> NON HA PIù SENSO IL RESTO PRIMA!
>
> Nel frattempo, mentre il nuovo process nazionale stentava a decollare,
gli
> attivisti e le
> attiviste della vecchia indymedia italia hanno cominciato a riaggregarsi
> intorno a comunità più ristrette, geograficamente determinate, dando
> l'avvio a percorsi separati che hanno portato all'attuale strutturazione
> dei diversi imc italiani.
>
> La chiusura di Indymedia Italia
>
> Dall'Independent media center Italia alla rete degli Imc italiani.
>
> Il processo che ha portato la sospensione del progetto Indymedia Italia e
> la sua riconfigurazione in termini differenti, nasce da alcune
> considerazioni che
>
>>>>durante tutto il 2006
> ORAMAI "L'ANNO" VA SPECIFICATO...SIAMO NEL 2008 ;P
>
> sono state condotte dalla rete degli
> attivisti che si sono impegnati nella ridefinizione del progetto.
> Schematicamente eccole elencate.
>
> La dissoluzione della comunità
>
> Indymedia Italia ha puntato costantemente alla costruzione ed al
> mantenimento di una comunità nazionale in grado di consentire una
> pluralità di linguaggi e l'incontro di differenti esperienze di
> resistenza
> e pratica politica in Italia, oltre che alla narrazione collettiva a
> partecipata della realtà. Negli ultimi anni la comunità era una
semplice
> scatola vuota,
>
>>>>una definizione oramai inadeguata per una realtà che non esisteva
> più.
>
>
>>>> L'esistenza di un'unica comunità, unificante e totalizzante, quale
> spazio in cui contenere le differenze, tutelandole come singole minoranze
> attraverso l'applicazione del metodo del consenso, non risultava
> essere più sufficiente e soddisfacente. Una lista generale (italy-list)
> ed
> una editoriale (italy-editorial) non riuscivano più ad essere i
> contenitori delle energie e delle spinte che derivavano dalle singole
> comunità territoriali, diventando di fatto gli strumenti manutentori di
> uno
> status quo prevalentemente procedurale/strumentale che determinava di
> fatto
> il blocco di ogni innovazione tecnica, metodologica e
> politica.
>
> LEGGETELO, plS!
> OLTRE A QUESTIONI DI SCORRIMENTO TESTO, HO CAMBIATO QUALCHE FRASE PER
> RENDERE PIU' COMPRENSIBILE (NEL SENSO DI MENO CRIPTICO ;) IL CONCETTO...
>
> L'emergere progressivo di singole comunità in aree
> territoriali definite (regioni, grandi città, ecc) si contrapponeva al
> “nazionale” in chiave oppositiva. Il conflitto in quanto tale non
veniva
> percepito più come spinta al cambiamento e possibile prassi in grado di
> rinnovare il progetto, ma come contrapposizione tendente
all'annientamento
> dell'”altro”, giocato spesso a livello di sottocomunità. Del resto, la
> maggiore
> facilità di incontro e di elaborazione che permetteva la vicinanza
> geografica, era un fattore determinante nella formazione di “sentire
> comuni” geograficamente determinati e non condivisibili a livello
> nazionale.
>
>>>> In quest'ottica, la chiusura del sito di Indymedia Italia non è stata
> altro che la conseguenza inevitabile della presa d'atto di tale
> situazione,
> nonchè un gesto necessario a ricercare le forme e le modalità per
> rilanciare il progetto.
>
>
>>> La rete italiana di indymedia nasce a partire dalla riflessione su
questa situazione. Un progetto come quello di un centro di media
indipendenti, necessita di una comunità in grado di essere da stimolo e
luogo di riflessione ed azione. I gruppi locali, che sono senz'altro in
grado di interagire fisicamente con maggiore frequenza e di discutere su
temi e questioni locali e non locali con più facilità, possono rispondere
a questa necessità ed essere propulsori di sinergie positive. Infatti,
nelle singole comunità di indymedia dove si è costruito un nodo
territoriale, pur nella conservazione della pluralità di vedute e
sensibilità, si riescono a condurre discussioni ed elaborazioni
maggiormente coinvolgenti e produttive, declinando le differenze ed i
conflitti come spunti di crescita piuttosto che come problematiche empasse.
Il ritorno della comunità
Il fatto che oggi esistano in Italia una decina di comunità che fanno
parte di uno stesso progetto con modi e tempi diversi, non significa che
non esista oggi una volontà di cooperare e costruire un progetto nazionale
che guardi oltre le singole specificità. La nuova configurazione del
network, nata un po' per caso ed un po' a seguito di rielaborazioni locali,
porta alla considerazione di un modo diverso d intendere Indymedia: non una
comunità singola ma una pluralità di comunità, non la ricerca di
cooperazione all'interno di un solo progetto ma una cooperazione tra
progetti simili che individuano unicità d'intenti, nella reciproca
autonomia. Nasce in questo modo Indymedia 2.0, che trova nel connubio tra
esigenze collettive locali e progettualità comune la sua forza e la sua
novità. Una comunità, in questo senso, vissuta non come limite ma come
opportunità.
Un nodo della rete
Ogni rete ha dei nodi ed ogni nodo non è altro che un elemento messo a
sistema, uguale agli altri per importanza/ruolo. Indymedia Italia si
configura in questo senso come un nodo della rete italiana di Indymedia,
nel quale far confluire necessità ed energie tese alla copertura e alla
elaborazione collettiva diversa da quella strettamente locale. Un nodo
“primus inter pares” nel quale convogliare, nel rispetto dell'autonomia
dei singoli progetti, il flusso di informazione che ogni singolo Imc
territoriale produce. Un nodo della rete che permetta di raccogliere il
caos comunicativo prodotto da 10 indymedia e di renderlo fruibile.
Il Web 2.0
Comunicazione 2.0, tra produzione e fruibilità
Partiamo da una considerazione: oggi, nel web cooperativo e sociale, non
esiste più il problema dello spazio dove pubblicare i propri contenut.
Migliaia di servizi e possibilità di tipo differente permettono a chiunque
di pubblicare, uploadare, editare informazioni online. Il fatto che per la
maggior parte si tratti di luoghi commerciali che traggono profitto proprio
dai contenuti caricati da migliaia di intelligenze che nulla hanno in
cambio, non scoraggia nessuno. Oggi le riflessioni critiche rispetto al web
non riguardano più dunque solo i luoghi dove pubblicare un contenuto, ma
soprattutto concernono le possibilità di fruizione dei contenuti stessi.
Tanta informazione equivale a nessuna. In questo senso Indymedia 2.0 si
configura come progetto tendente alla ricerca di modalità di comunicazione
libera, attraverso queste caratteristiche:
* L'anonimato e l'assenza di log, perchè, se è vero che esistono migliaia
di possibilità di pubblicazione, praticamente nessuna tutela la privacy ed
il diritto a non diffondere le generalità di chi condivide il contenuto.
* La libertà di pubblicazione dietro una policy comune, e la tutela che
qualsiasi contenuto pubblicato non verrà cancellato o censurato, ma
semplicemente (se non in policy) nascosto. La maggior parte dei social
media preferisce invece procedere all'eliminazione dei dati, se ritenuti
scomodi per qualcuno o qualcosa.
* La possibilità di gestire e personalizzare il flusso informativo secondo
le proprie esigenze e necessità, in modo da facilitare l'accesso ai
contenuti e limitare il caos derivante dalla troppa informazione (che puo'
anche semplicemente tradursi in un minor tempo di visualizzazione delle
notizie che scompaiono in fretta).
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Una strada ha senso solo se è la strada che porta a casa. Tutto al mondo
ha senso solo se ti aiuta a trovarti là dove ti devi trovare. La strada
che porta a casa è tortuosa. Percorrere i rettilinei è sempre più
facile. Ma che fare, se la strada diritta ti conduce dove non hai alcuna
intenzione di andare? In tal caso è molto importante fermarsi, fare una
completa inversione di marcia...e dirigerci là dove ci aspettano. Potete
anche non fare inversione di marcia. Però in questo caso non
meravigliatevi se vi ritroverete dentro una fogna dalla quale non vi
tirerete mai più fuori. (IL'JA STOGOFF_mASIAfucker)
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