[www-it] Re: un progetto di traduzione collettiva
obaz
obaz at incal.net
Sat Jul 30 04:33:09 PDT 2005
ciao :)
dopo la mail che lascio incollata sotto varie persone mi hanno risposto,
ma io ho sempre rimandato il dibattito a quando fosse stata disponibile
un'apposita mailing list. ora finalmente ce l'abbiamo, su ippolita.net:
chi sia interessato puo' iscriversi all'indirizzo
http://www.ippolita.net/cgi-bin/mailman/listinfo/traduzioni ,
raggiungibile anche da http://www.ippolita.net/content/devel/devel.php
cliccando su mailing list a partire dal progetto "traduzioni".
non vedo l'ora di cominciare la chiacchierata, anche se so che non e' il
momento piu' felice dell'anno.
allora a presto
obaz
obaz ha scritto:
> ciao.
> ieri a verona si è concluso brutti caratteri, la rassegna dell'editoria
> indipendente organizzata dal csoa la chimica.
> con pinna, e alcun* di ippolita (http://www.ippolita.net/) si è parlato
> di licenze e scrittura collettiva.
> io ho lanciato un'idea su un progetto di traduzione collettiva che
> potrebbe inserirsi tra le attività di ippolita. vorrei farlo passare in
> lista per raccogliere commenti, critiche e partecipazioni varie...
> a presto :)
> obaz
> --------------------------------------------------------
> Quello che vorrei proporre con queste righe è un progetto di
> esplorazione e traduzione collettiva radicale di opere difficilmente
> raggiungibili per i lettori italiani. Difficilmente raggiungibili sia
> perché gli editori tradizionali le considerano impubblicabili in quanto
> poco proficue sul piano economico o troppo radicali (in entrambi i casi
> loro direbbero poco interessanti per il mercato), sia perché sono già
> state pubblicate, ma con traduzioni che o le hanno addomesticate per le
> presunte aspettative dei lettori italiani o le hanno snaturate per
> semplice incuria (Gramsci diceva che i traduttori guadagnano male e
> quindi lavorano male).
> Chi sa che io per lavoro traduco potrebbe pensare che questa idea non
> sia che una deformazione professionale, e in parte lo è, perché se sono
> arrivata a usare tutti e due i miei neuroni per arrivare a elaborare
> qualcosa in più di qualche parola sconnessa è successo solo grazie al
> mio contatto continuo con le problematiche della traduzione e del
> rapporto con le letterature di paesi stranieri. Dalla deformazione
> professionale, però, queste mie riflessioni si sono spinte oltre la
> semplice quotidianità, e in questa proposta c'è più di una riflessione
> che nella mia vita normale potrei facilmente ignorare e rimuovere. Di
> fatto, un progetto che ricerchi opere inedite o edite male e che le
> traduca a più mani per poi pubblicarle con una licenza libera solleva
> questioni relative sia alla possibilità di modificare un'opera difesa da
> diritto d'autore, sia alla liceità di mettere in discussione la
> “paternità” dell'opera stessa, e soprattutto permette di condividere
> saperi sia attraverso la scoperta di opere infruibili per i lettori
> italiani sia attraverso la condivisione delle riflessioni traduttive.
> In effetti, oltre a permettere di diffondere scritti importanti che in
> italiano non comparirebbero mai per via della mancanza di fondi degli
> editori indipendenti e per la tensione verso il profitto e
> l'omologazione delle grosse case editrici, traendo dall'opera
> “originale” un'opera “derivata” elaborata collettivamente già si
> metterebbero in discussione sia le dinamiche che determinano la
> fruizione delle opere scritte in Italia, sia l'approccio alla
> traduzione, che è improntato all'idea di paternità dell'opera e in
> genere viene effettuata da una sola persona.
> Ma non solo: nel progetto che ho in mente si potrebbero anche compiere
> esperimenti di traduzione radicale in cui chi traduce potrebbe decidere
> di proporre una “edit version” dell'opera, modificando o cambiando
> alcuni passaggi che riterrebbe più efficaci se proposti in modo diverso
> da quello usato nella lingua originale. Finora l'idea che il traduttore
> possa prendere posizione e decidere di trattare la sua traduzione come
> opera propria, modificando il testo originale se lo ritiene necessario
> per realizzare il suo scopo comunicativo è stata accettata soltanto da
> alcuni studiosi particolarmente radicali dei translation studies e dei
> culture studies, ma in ambito editoriale si applicano ancora vecchi
> criteri secondo cui il traduttore dovrebbe sforzarsi il più possibile di
> non essere un “traditore”. Questo approccio non viene messo in
> discussione quasi mai, e finora neanche nel dibattito sulle licenze
> libere è stato affrontato con consapevolezza. Eppure tra licenze libere
> e approccio all'opera originale il rapporto c'è, ed è decisamente degno
> di nota.
> In effetti, spesso il dibattito sulle licenze come alternative al
> copyright si incentra sulla possibilità di copiare e diffondere l'opera,
> ma più di rado, soprattutto per quanto riguarda carta stampata e parole
> in generale, si ammette che l'opera debba essere modificabile e si mette
> in discussione il concetto di attribuzione della “paternità”: anche alle
> licenze si chiede, insomma, di tutelare il nome dell'autore e la sua
> volontà, la cosiddetta intenzione dell'opera.
> Se insomma Perrault avesse potuto proteggere la sua opera e,
> immaginiamolo illuminato, avesse pensato a tutte le nonnine che
> avrebbero raccontato Cappuccetto Rosso ai nipotini e avesse protetto la
> sua fiaba con una licenza Creative Commons no derivative, tutte le
> rielaborazioni della sua opera non avrebbero mai potuto aver luogo, e
> film come In compagnia dei lupi di Neil Jordan non avrebbero mai potuto
> vedere la luce. E che dire degli autori delle saghe germaniche e delle
> novelle cui Shakespeare attinse a piene mani per i suoi drammi?
> Questi sono naturalmente esempi estremi, e senz'altro discutibili visto
> che né all'epoca di Perrault né a quella di Shakespesare si parlava di
> diritto d'autore, ma l'importante è che ormai da filosofi poco letti e
> molto citati (anche dalla sottoscritta) come Derrida a scrittori pop
> come Wu Ming, il concetto di opera originale è messo diffusamente in
> discussione e i suoi confini si fanno sempre più sfumati: l'arte non è
> un dono divino che ti coglie all'improvviso con un'ispirazione
> assolutamente unica, e tutto quanto viene creato deriva da creazioni
> precedenti. Insomma, di ogni opera che nasce oggi si può dire che sia
> derivata da altre opere preesistenti. Se questo è vero, il concetto di
> opera originale, e quindi di opera derivata, diventa discutibile tanto
> quanto la definizione del rapporto tra opera originale e sue derivazioni.
> Per questo, proporre un progetto che fondi la sua esistenza sulla
> creazione di opere derivate, tradotte o anche riscritte, può dischiudere
> con la pratica e la diffusione di scritti importanti e stimolanti un
> mondo in cui anche la letteratura, uccidendo il padre, ritorni a uno
> stato di fluidità e condivisibilità e rimetta in moto lo scambio
> culturale e tutte le opportunità creative legate alla possibilità di
> fondare la creazione artistica su un patrimonio culturale accessibile e
> fruibile.
> Quello che vorrei quindi proporre è un progetto collettivo di ricerca e
> traduzione aperta (su wiki) da pubblicare online se l'opera da cui si
> parte è protetta da una licenza che lo permette oppure, se lo scritto è
> protetto da copyright, da diffondere via P2P con un semplice riferimento
> sul sito di riferimento.
>
>
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